Thursday, May 31, 2007

Spagna, multata la giudice anti-gay

Vi ricordate Laura Alabau? Questa giovane signora di Denia, in Spagna, lavora come giudice amministrativo per il registro civile. Lo stesso anno in cui fu introdotto il matrimonio fra persone dello stesso sesso la Alabau finì su tutti i giornali per essersi rifiutata di trasmettere le richieste di matrimonio fra gay o lesbiche, per una presunta incostituzionalità.

Dopo un rapido passaggio al Costituzionale, la giudice fu smentita e dovette concedere la trasmissione degli atti.

Poco dopo, la stessa storia si è ripetuta, stavolta per i matrimoni stesso-sesso fra stranieri o fra uno spagnolo e uno straniero. Secondo la giudicessa, non poteva essere trasmesso l'atto per i cittadini di paesi - come l'Italia - che non riconoscono il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Dopo un altro braccio di ferro, la Alabau si è dovuta piegare alla legge, ma non solo: adesso è stata anche punita con una multa.

Un atto simbolico ma significativo: per lei un'ammenda da 305 euro.

Tuesday, May 29, 2007

Centrosinistra battuto, per Cacciari colpa dei Dico

Ve l'aspettavate? Noi un po' sì.

Il centrosinistra del partito democratico ha preso uno schiaffone in piena faccia, soprattutto dalle regioni settentrionali, quelle del mitico "ceto produttivo" cui avrebbe dovuto parlare proprio il neonato partito democratico. In realtà ceti preoccupati delle tasse e nulla più, un po' come gli Stati rossi degli Usa. In ogni caso, mentre la sinistra-sinistra vince e convince in casa della destra (L'Aquila, Taranto), il partito democratico arranca, non sfonda e perde i pezzi.

La colpa? Tutta dei Dico! Straordinario il sindaco di Venezia,il professore di filosofia Massimo Cacciari, che punta il dito
Uno dei fattori che ha portato a questo risultato sono proprio i condizionamenti e i veti posti continuamente al governo dall'ala radicale della maggioranza. Vedi i Dico, il blocco della riforma delle pensioni e tanti altri temi, tra cui la politica estera. La sinistra radicale sta semplicemente vaneggiando
Come si possa attribuire la sconfitta ai Dico, che NON sono stati approvati, che non sono stati introdotti in Italia e che sostanzialmente il governo ha abbandonato è impossibile capire. Ma, si sa, Cacciari è un professore di filosofia e noi non siamo alla sua altezza...

La questione, a mio avviso, è che il Partito democratico non ha convinto i famosi ceti produttivi, perché non ha identità. Dall'altro lato ha allontanato l'elettorato di sinistra, perché non ha identità, non ha realizzato niente, non ha riformato nulla, non ha ampliato i diritti civili. E quando ha tirato fuori i soldi per il contratto degli statali lo ha fatto dopo la chiusura delle urne. Geniali!

Ma alla fine è più facile dare la colpa ai Dico. Tanto dei gay e dei loro diritti non frega nulla a nessuno.

Sunday, May 27, 2007

Fassino in preda a una crisi di nervi

Forse sarebbe più umano smettere di parlare di Piero Fassino e delle sue imbarazzanti giravolte. Per dovere di informazione, però, è necessario conoscere le decisioni dell'ultimo segretario dei Ds a proposito dei diritti civili.

I Ds - è confermato - aderiscono al Gay Pride unitario di Roma, il 16 giugno, ma non sottoscrivono la piattaforma politica della manifestazione. Aderisco, ma non sono aderente, insomma. La piattaforma - che potete leggere qui - si basa su tre principi inderogabili: Parità - Dignità - Laicità. Un po' troppo forse per Fassino.

Questa è l'ultima tragica, se non fosse esilarante, trasformazione dell'ex più grande partito della sinistra, ormai avviato a diventare la Dc del Duemila, senza De Gasperi Aldo Moro e la riforma agraria, ma con un occhio di riguardo per i poteri forti.

Bene hanno fatto il Mario Mieli e l'Arcigay e tutti i promotori a esprimere sdegno per questa precisazione vergognosa. Meglio che i Ds stiano a casa se non sono pronti a battersi per i diritti concreti delle persone lgbt. Meglio farebbero i compagni di Gayleft ad andarsene sul serio senza riaprire il balletto un po' vieto degli addii annunciati e non consumati.

Friday, May 25, 2007

Napolitano, la chiesa e le famiglie

Il vero titolo di questo post (quello che avevo pensato tra ieri e oggi era "Napolitano, ancora uno sforzo", ma visto che l'ha già usato lui per un'attenta analisi preferisco non ripetere).

Come sapete, se leggete ogni tanto questo blog, non sono stato e non sono tenero con il nostro presidente della Repubblica, l'ottuagenario Giorgio Napolitano, che finora si è speso molto di più per rassicurare la chiesa cattolica che per tutelare i cittadini della Repubblica italiana. Però nemmeno la disinformazione è accettabile, dunque andiamo a vedere che cosa ha detto davvero il Capo dello stato all'inaugurazione della Conferenza nazionale sulla famiglia, voluta dalla ministra Bindi.

Mi ha suggerito questo intervento l'ottimo fda, indignato per i travisamenti operati dalle agenzie di stampa e dai principali quotidiani online sulle parole di Napolitano. I titoli dei giornali riportavano un ovvio "sostegno alla famiglia" e "attenzione alla chiesa", come se fossero il punto centrale dell'intervento. E invece al primo punto c'è un richiamo alla Costituzione, alla sua lettera e allo spirito con cui fu formulata (in particolare l'art. 29 sulla famiglia) e soprattutto alla primazia degli articoli 2 e 3 (e dei primi 12 articoli, i principi fondamentali) sui successivi.

La fonte migliore è il sito del Quirinale, che riporta per intero il discorso del Presidente. Vi offro solo un paio di passi che si discostano sia dalle ribadite affermazioni della chiesa sia, soprattutto, dalla piattaforma del Family day
...i problemi attuali della famiglia.
Della famiglia reale, quale si è venuta configurando negli ultimi tempi in Italia. Se ne puntualizzerà l'analisi in questa Conferenza, ma è già in piena evidenza la portata di certi dati e di certe tendenze. Si è dinanzi a forme famigliari nuove mai tanto presenti nel nostro paese : coppie non unite in matrimonio, coppie senza figli, madri e padri single, coppie anziane - fenomeni che, tutti, riflettono non solo cambiamenti nel costume ma mutazioni profonde nella struttura demografica e tensioni molteplici nella società.
E poi
C'è ampio spazio ... per una ricerca di risposte che non dividano il paese, che non scivolino sul piano inclinato di un'artificiosa e perniciosa contrapposizione tra cattolici e laici. La ricerca deve vedere impegnati il Parlamento, le istituzioni rappresentative dello Stato democratico nel pieno e sereno esercizio dell'autonomia sancita dalla Costituzione e nell'attento e serio ascolto delle preoccupazioni e dei contributi di pensiero che possono venire dalla Chiesa e dalle organizzazioni cattoliche, come da ogni altra componente della società civile.
Come a dire che la chiesa non ha il monopolio dei valori. Da ultimo si fa riferimento ai diritti delle unioni che non formano famiglia.

Ora: indubbiamente questo discorso è un notevole passo avanti, anche in termini di chiarezza, rispetto agli ultimi interventi del Capo dello stato e segna, a mio avviso, anche un altolà alle ingerenze di alcuni settori della società. Specie dove sottolinea l'esigenza di riconoscere e tutelare le coppie non matrimoniali e rivendica il valore sociale delle convivenze
E' solo parte del discorso pubblico sulla famiglia, la soluzione - che comunque non può essere elusa - dei problemi per quanto delicati di un riconoscimento formale dei diritti e dei doveri di unioni che non sono confondibili o equiparabili rispetto alla famiglia fondata sul matrimonio, ma che vanno concretamente assunte come destinatarie dei principi fondativi della Costituzione senza alcuna discriminazione. Ben comprendendo come tutte le solidarietà e le corresponsabilità che nascano da stabili rapporti di affetto e di reciproco rispetto, costituiscano una realtà da considerare significativa sotto il profilo della convivenza civile e della coesione sociale.
Lo sforzo in più? Come scrive Gabo, Napolitano non è riuscito - forse è più forte di lui - a pronunciare la parola omosessuali, le parole gay e lesbiche. Veri convitati di pietro a questa Conferenza e diretti destinatari di quella uguaglianza sancita dagli articoli 2 e 3 Cost alla luce dei quali andrebbe letto l'articolo 29.

Monday, May 21, 2007

Laici senza rappresentanza

La democrazia è in pericolo quando fasce sempre più ampie della popolazione non hanno e non trovano rappresentanza politica. In pratica quando nessuno in Parlamento e nelle altre istituzioni si fa carico di alcune questioni, perché sono scomode o perché ci sono motivi, validi o meno, per eluderle.

In questo momento, in Italia, succede con la laicità dello stato e in particolare con i diritti delle persone omosessuali. Non solo questi diritti sono conculcati, negati e rifiutati, ma quando qualcuno solleva la questione e chiede di discuterne, ecco che le forze politiche - persino quelle sedicenti di sinistra - cercano di ridimensionare, mettere a tacere, tranquillizzare.

e poi di fatto si allineano ai diktat delle gerarchie ecclesiastiche. Vi ricordate le parole del cardinale Ruini allora presidente della Cei? Per le coppie di fatto, al più, sono ammissibili modifiche al codice civile.

E che cosa propone adesso il segretario del moribondo partito della sinistra italiana? Modifiche al codice civile. Tout si tient.

E allora, chi non ha rappresentanza politica che cosa deve fare per esistere?

Sunday, May 20, 2007

La verità ti fa male, lo so

L'Avvenire, ovviamente, non ha potuto fare ancora finta di niente e si è trovato costretto a replicare al video della Bbc sugli abusi dei preti cattolici nei confronti di bambine e bambini, con la protezione delle più alte sfere vaticane. Un video che in Italia non è mai arrivato e solo ora, grazie all'impegno di un un blogger, è stato almeno sottotitolato e diffuso via Internet anche per il pubblico del nostro paese.

Il quotidiano della Cei, ovviamente, ha dato voce all'insofferenza e all'incredulità delle gerarchie ecclesiastiche che non possono credere di essere messe, per la prima volta, sul banco degli imputati. E dispiace che i mezzi di comunicazione italiani non abbiamo avuto il coraggio di affrontare questo tema, per paura di scontentare i cattolici. Per una volta, però, l'antica sapienza dell'Inquisizione ha lasciato spazio a una reazione isterica, abbandonando la tecnica più efficace, quella di tacere di nascondere col silenzio di avvolgere con una cappa di oblio.

In realtà non si può più tacere e dunque andate anche voi a vedere questo video, che tanto agita i sonni dei vescovi e di più di un cardinale.

Saturday, May 19, 2007

I Ds hanno hanno già svenduto i Dico (e l'anima)

Povero Piero Fassino.

Non ha una linea politica, non ha un'idea forte, non ha una strategia, fra poco non avrà neppure un partito tutto suo e presto non avrà nemmeno un elettorato. Di certo non l'elettorato laico, socialista e (realmente) riformista che per tanti anni ha sperato di trovare nei Ds (democratici di sinistra) una bastione per la difesa e la promozione dei diritti civili.

Per un attimo ci aveva illusi con l'annuncio di una delegazione Ds al Gay Pride e l'impegno per riconoscere diritti alle coppie di fatto, comprese quelle dello stesso sesso. Adesso invece ha deciso di trattare addirittura con la piazza reazionaria del Family Day (con il sindacalista Pezzotta, quello del Patto per l'Italia con Berlusconi) a proposito dei diritti delle coppie gay. In fondo sarebbe come discutere con Pio IX dei diritti per gli ebrei. Ottima scelta!

Il segretario dei Ds ha proposto a Pezzotta di "sedersi attorno a un tavolo" e discutere le possibili modifiche al codice civile per concedere diritti ai conviventi. Capito? Prima i Ds sostenevano i Pacs, poi hanno accettato un programma elettorale timidissimo, poi hanno ingoiato i Dico e adesso, alla fine, sostengono la linea del cardinale Ruini. Complimenti!

Ovviamente gay e lesbiche non sono assolutamente disposti ad accettare un simile mercimonio sulla nostra pelle: lo dice Arcigay, lo conferma il Mario Mieli. Meno male che a sinistra è rimasto qualcuno - non solo tra le forze radicali ma anche altrove come nel giro del Riformista - che non è ancora disposto a farsi scrivere le leggi dal Vaticano.

Ma perché la sinistra di governo in Italia deve scomparire in modo così inglorioso?

Friday, May 18, 2007

Fioroni: campagna anti-omofobia a scuola

Non ci credo ancora, ma è giusto segnalare la notizia.

Per la prima volta - dopo il suicidio del giovane Matteo a Torino e gli altri episodi di bullismo anti-gay - il ministro Fioroni (democristiano e partecipante al Family Day) ha pronunciato la parola omofobia e soprattutto nella giornata mondiale contro l'omofobia si è lanciato in un annuncio impegnativo: una campagna contro l'omofobia nelle scuole.
"Oggi -ha spiegato Fioroni- è la giornata mondiale contro l'omofobia, combattere contro tutte le discriminazioni, dal razzismo all'omofobia significa affermare il primato della dignita' della persona umana. La scuola può e deve essere anche una palestra per la crescita della persona. Occorre essere quotidianamente esempi concreti di tolleranza e soprattutto dobbiamo favorire il rispetto della diversità, che è sempre una ricchezza e mai può essere colpa. Per questo, l'anno prossimo - ha annunciato Fioroni - avvieremo nelle scuole una riflessione sulla carta costituzionale, partendo dal valore della dignità della persona che sarà anche una lotta contro ogni forma di omofobia nelle scuole".

Thursday, May 17, 2007

Monsignore si dia una calmata

Chiara Saraceno è una dei maggiori esperti europei di famiglia, insieme a Marzio Barbagli. Entrambi hanno rinunciato a partecipare alla Conferenza nazionale sulla famiglia organizzata dalla ministra Bindi, a causa del mancato invito alle associazioni gay e lesbiche.

Dalla Saraceno arriva l'unica possibile risposta alle deliranti affermazioni di monsignor Betori, che ieri a Gubbio ha paragonato i gay a Federico Barbarossa.
PS: grazie a G. per la segnalazione.

Insieme per la giornata contro l'omofobia

Il 17 maggio del 1990 l'Assemblea generale dell'Oms - Organizzazione mondiale della sanità - cancellava l'omosessualità dall'elenco delle malattie.

Da tre anni il 17 maggio si celebra la Giornata internazionale contro l'omofobia, Idaho, che è stata riconosciuta anche dal Parlamento Europeo. Mai come adesso c'è bisogno di un impegno forte, collettivo e deciso contro le discriminazioni, a favore dell'accoglienza e dell'inclusione.

Come minoranza perseguitata, noi lesbiche gay bisessuali e trans non saremo mai sicuri del tutto, mai pienamente accettati; però si può e si deve progredire nella lotta all'ignoranza e al pregiudizio da cui nasce la violenza.

Non è un caso che nelle ultime settimane si siano moltiplicati gli attacchi, le aggressioni, le minacce a persone omosessuali che non si nascondono. L'ultimo caso riguarda Milano e il presidente del Cig Arcigay, Paolo Ferigo, picchiato in una pizzeria martedì sera. Sono il frutto di una campagna di odio anti-gay, alimentato dalle accuse e dalle ingiurie che ci vengono scagliate contro dagli integralisti e dai fondamentalisti religiosi.

Lottare contro l'omofobia dev'essere una priorità di tutti, donne e uomini, etero e gay: perché la civiltà di una società si misura da come tutela le proprie minoranze.

Wednesday, May 16, 2007

I Ds al Gay Pride ma senza Dico

Alla fine Piero Fassino è stato costretto - dai laici del suo partito, i Ds ormai in via di scioglimento - a prendere posizione sui diritti delle coppie omosessuali e sulla laicità dello stato. Gli dev'essere costato, ma ha anche annunciato la partecipazione di una delegazione Ds al Gay Pride del 16 giugno a Roma. Tutto questo mentre anche Franco Grillini ha abbandonato i Ds per entrare in Sinistra democratica, il gruppo dei fuorusciti con Mussi, Katia Zanotti e Fulvia Bandoli.

La marcia del 16 giugno è l'occasione per tutta la sinistra - sindacati, associazioni, partiti, circoli - di ribadire che l'Italia è laica e che le minoranze devono essere tutelate, proprio perché sono più deboli. E già sul Gay Pride si appuntano le critiche ("deturpa") e le polemiche degli organizzatori del Family Day.

Di fatto il cammino dei Dico in Parlamento è finito e finalmente le associazioni glbt di questo paese hanno alzato il tiro, chiedendo la piena uguaglianza di tutti i cittadini, cioè il matrimonio per tutti.

PARITÀ - DIGNITÀ - LAICITÀ

Chiediamo che sia data applicazione alla Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2000 che chiede di garantire «alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie ed alle famiglie tradizionali ».È una misura di civiltà cui anche l’Italia si deve adeguare per non restare ai margini del cammino di allargamento dei diritti civili intrapreso dall’Europa.

Il Parlamento dovrebbe affrontare, dopo il disegno di legge proposto dal Governo, il tema delle unioni di fatto. Consideriamo il livello della discussione del tutto arretrato. Le esigenze e i bisogni delle coppie lesbiche e gay, comunque escluse dall’accesso al matrimonio per un’ingiusta discriminazione, non vengono tenuti nella dovuta considerazione.

Chiediamo, quindi, la parità dei diritti, attraverso l’estensione del matrimonio civile o istituto equivalente. Nel rispetto delle differenti modalità di legami sentimentali, ed in linea con ciò che è avvenuto in Europa chiediamo inoltre la creazione di istituti differenti e distinti dal matrimonio che prevedano il riconoscimento giuridico pubblico delle unioni civili.

Andrà affrontato con un’apposita legge il tema della responsabilità genitoriale dei partner di fatto, anche dello stesso sesso, nell’interesse delle migliaia di figli di lesbiche e gay presenti nel paese.

Monday, May 14, 2007

Cattolici in piazza contro i diritti civili

Non sono io, ahimé, l'autore del titolo che leggete qui sopra. Questa frase è la sintesi dei titoli dei giornali stranieri, i quali non sono caduti nello specchietto per le allodole sulla "piazza per la famiglia", ma sono andati al cuore del problema: una manifestazione contro i diritti per le coppie gay.

Così nel Pais Vasco: "Cattolici uniti contro i diritti civili". Le Monde: "Adunata cattolica contro il pacs all'italiana". Poi "Grande manifestazione contro il pacs italiano"; sulla stessa linea Libération.

Reuters: "In migliaia riuniti a Roma contro la legge per i diritti gay". Guardian: "Migliaia in Italia contro la legge sul matrimonio (sic)".

Da lontano forse si vede meglio.

Sunday, May 13, 2007

La piazza dei reazionari

D'accordo, sono arrivati a Roma, hanno sfilato, hanno mostrato i muscoli. E poi sono tornati a casa.

Erano 200mila, come dice la questura, o 300mila o un milione? Non importa il numero. Qualcuno pensava forse che la potenza di fuoco del Vaticano, che può contare su migliaia di parrocchie, non riuscisse a mobilitare fino a un milione di persone e oltre? In Spagna ne scesero in piazza 300mila...

La questione è: chi erano? Mi dispiace smentire Massimo Franco che sul Corriere parla di nuovi protagonisti e di piazza non politica che ha a cuore la famiglia. Il punto è un altro: l'unico collante di quella piazza del Family Day è l'odio per le persone omosessuali e la paura che due gay o due lesbiche ottengano un riconoscimento pubblico. Lo abbiamo letto sugli striscioni, lo ha spiegato bene Andreotti, che si chiede Come si fa a scrivere in una legge "coppie conviventi anche dello stesso sesso?".

Quella piazza non è il "popolo cattolico", ma la falange armata dei vescovi, organizzata dalla Cei come si è lasciato sfuggire il cardinale Lopez Trujillo

«I vescovi italiani hanno già detto tutto. E spetta anche a loro ovviamente - si è schermito - decidere se ripetere l'esperienza ogni anno».

Altro che iniziativa dei laici, altro che associazioni impegnate per la famiglia! Si è trattato - ma lo sapevamo tutti - di una prova di forza della chiesa cattolica che ha impegnato i suoi movimenti più reazionari, a partire da Cl fino ai neocatecumeni. Di cattolici "adulti" non c'era neppure l'ombra

Paradossalmente ha ragione Berlusconi: chi è cattolico (al modo del Family Day) non può essere di sinistra. Farebbe bene a metterselo in testa Prodi, insieme a Fassino e a tutti gli altri che professano ancora di essere progressisti. La laicità è un bene troppo importante per lasciarlo alle cure del partito democratico.

Friday, May 11, 2007

Clericalismo, il male dei media italiani

Il Papa, in visita in Brasile, ha ammonito i mezzi di comunicazione a non svilire l'immagine del matrimonio e il valore della verginità. Ma il vero problema dei media, di quelli italiani soprattutto, è la papocentricità e la papolatria. Qualunque cosa dica, qualunque cosa faccia quell'uomo vestito di bianco, ecco i giornali italiani pronti a sottolinearlo, ripeterlo, amplificarlo.

Il paradosso arriva al punto che di ciò che fa Benedetto XVI in Brasile stanno parlando di più i giornali italiani che quelli di laggiù. Date un'occhiata alle due prime pagine di Google News che sono qui sotto (le ho appena salvate):

Come vedete nella versione italiana il Papa impazza; in quella brasiliana non c'è. Lo trovate solo nella seconda parte della pagina.
Eppure è in Brasile!


Thursday, May 10, 2007

Sui gay D'Alema ha detto una cosa di sinistra!

Roba da non credere, D'Alema che dice una cosa di sinistra. Ci voleva proprio il Family Day (e l'arroganza di Rutelli) per spingerlo a tanto!

Per il ministro degli Esteri il compito del governo è quello di agire a sostegno «della famiglia». E D'Alema aggiunge
«penso che difendendola non significa scagliarsi contro quei cittadini italiani che convivono senza essere sposati i cui diritti debbono essere riconosciuti come in tutti i paesi civili».
Grazie anche al presidente del Senato Marini, che - anche lui in funzione anti-rutelliana - conferma che i Dico non minacciano la famiglia.
Perché ci dobbiamo emozionare per l'ovvio?

Bullismo anti-gay, la scuola reagisce

Per fortuna la vicenda di Montebelluna (Treviso), di cui ha parlato Sciltian e di cui ho scritto su Queerblog, con la violenza su un ragazzino di 12 anni perseguitato come gay, sembra che stia producendo almeno una reazione positiva, di lotta all'omofobia e alla violenza anti-omosessuale.

È dovuta intervenire la dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale (ex Provveditorato, ex Csa) di Treviso, ma finalmente ho letto una risposta sensata da parte delle istituzioni. Apprezzo in particolare la dirigente che ha censurato l'omertà del preside («Personalmente sono sconcertata perché il fatto non è stato denunciato immediatamente - spiega Bigardi - Pur essendo un caso interno alla scuola, assume una sua grande rilevanza tenendo conto che è un nuovo episodio di bullismo che si aggiunge a quelli già registrati negli ultimi mesi») e poi perché ha avanzato una proposta condividibile per educare l'aggressore omofobo
«E’ troppo facile punire. Il provvedimento disciplinare a carico dell’aggressore doveva avere una natura riparatoria con valenza educativa, superando il cosiddetto modello sanzonatorio che non è efficace con ragazzi in età adolescenziale - chiarisce Bigardi - Oggi non basta più allontanare lo studente dalla scuola per alcuni giorni. Se qualcuno ha fatto un danno, deve riparare mettendo a disposizione qualcosa di proprio, ad esempio il tempo». Come si sarebbe dunque comportato il dirigente del Csa di fronte ad una situazione analoga? «Personalmente avrei coinvolto l’aggressore in un percorso educativo. Non servirà a niente che un adulto lo controlli durante l’intervallo: tutta questa attenzione lo farà sentire ancora più bullo - conclude Bigardi - Il ragazzino deve poter pagare per le sofferenze che ha creato, ad esempio assicurando un monte ore di compagnia al coetaneo che ha menato. Oppure deve andare a fare servizio in ospedale, interfacciandosi con la realtà della sofferenza».

Wednesday, May 09, 2007

Nuova data per il Gay Pride nazionale: 16 giugno

Attenzione, Attenzione!!! Comunicazione di servizo.

Apprendo adesso - e mi affretto a comunicarvi - che la parata del Pride nazionale unitario, già prevista per il 9 giugno a Roma - è stata spostata. Si svolgerà sempre nella capitale, ma sabato 16 giugno.

Nella data precedente coincidevano a Roma troppi eventi, fra cui la visita ufficiale del presidente degli Stati Uniti d'America, George Bush Minore, con ovvio codazzo di manifestazioni, cortei e anti-cortei.

Noi glbt, quindi, sfiliamo il 16. Di corsa a cambiare le prenotazioni del treno.

Monday, May 07, 2007

Dico come incesto, il rabbino come il vescovo

Non è la Chiesa cattolica, non è il Santo Padre, non è l'Islam. Sono le religioni.

La rovina del mondo, la minaccia alla nostra civiltà non viene da una religione in particolare, ma da tutte. Specie dai monoteismi che pretendono di possedere la verità rivelata e, di conseguenza, si sentono in dovere di diffonderla e se necessario imporla. Con le ingerenze politiche, con il terrorismo, con i "martiri" terroristi suicidi.
Certo è che non possiamo rimanere indifferenti al superamento di determinati limiti, acconsentendo per esempio che la legge dello Stato ammetta l’omicidio, il furto, l’incesto. L’argomento di cui ora si dibatte rientra per certi suoi aspetti (non le convivenze in generale, quanto specificamente le coppie omosessuali maschili) in limiti ritenuti insuperabili
Stavolta non ha parlato monsignor Bagnasco né il cardinal Ruini né Benedetto XVI. Queste parole sono di Riccardo Di Segni, rabbino capo della comunità ebraica di Roma: egli, in un articolo per la rivista ebraica Shalom, ha sentenziato che la comunità ebraica deve opporsi ai Dico, in particolare in quanto legalizzano le unioni fra persone dello stesso sesso, perché i Dico minacciano la stessa sopravvivenza degli ebrei. E questa è davvero grossa.

Al Family Day, ricordiamolo, hanno aderito anche ebrei e musulmani, in quella santa alleanza delle discriminazioni che l'Arcigay non ha mancato di segnalare.

Ora, va detto che nel numero precedente di Shalom ben due articoli sostenevano invece il valore importante, sotto il profilo laico, della legge sui Dico per il progresso della società: dunque all'interno della comunità ebraica non c'è una visione monolitica. Fa effetto, comunque, che una delle maggiori autorità delle comunità israelitiche in Italia si schieri con questa nettezza sulle posizioni del Papa cattolico.

Paradossi della storia.

PS: mi va notare fda che il rabbino, bontà sua, risparmia le coppie omosessuali femminili. Lesbiche salve, per adesso.

Friday, May 04, 2007

Littizzetto, Vanoni e Ozpetek alla piazza laica

Non ne ho ancora parlato - colpevolmente - ma vi ricordo che sabato 12 maggio non andrà in scena solo l'osceno Family day, messo in piedi da chi della famiglia se n'è fregato per 50 anni, salvo ricordarsene solo ora per tenere fuori dalla porta gay e lesbiche e le loro famiglie.

A Piazza Navona, dalle 15:30, ci sarà una grande festa laica, con il Coraggio Laico promosso dalle ultime associazioni e partiti politici che non si vergognano di dirsi laici in Italia. La Rosa nel pugno, lo Sdi, i Radicali, i Verdi, i Socialisti di Bobo Craxi e poi sigle illustri come Pri, Pli, Psdi.

Ci saranno anche artisti, giornalisti e registi sensibili alla questione laica, ai diritti, attenti a tutte le famiglie, non solo a quelle da Mulino Bianco per cui si batte adesso Eugenia Roccella, femminista pentita passata dalla legge 194 alle legge 40: per lei sono sempre numeri.

In piazza ci saranno Luciana Littizzetto, Giorgio Albertazzi, Barbara Alberti; e poi Candido Cannavò, Pino Caruso, Claudio Coccoluto, Serena Dandini; fino a Oliviero Toscani, Ornella Vanoni, Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, Moni Ovadia, Helena Velena, Franco Battiato.

In difesa della laicità.

Wednesday, May 02, 2007

Uno stregone chiamato papa

"(Oltre a Luigi XIV) in Europa c'è un altro stregone che si chiama papa... Un vecchio idolo incensato per abitudine"
Charles de Secondat, baron de la Brède et de Montesquieu

Non lo hanno mai letto, ma vedrete che adesso daranno del terrorista anche a Montesquieu.

Il Vaticano e la libertà di parola

Davvero, è singolare l'idea che ha il Vaticano (il Papa, la Curia e il suo organo di stampa Osservatore romano) sulla libertà di espressione.

Ogni giorno vengono giù alti lai, lacrime e lamenti sui "laicisti" che vogliono impedire al Papa, ai vescovi, a monsignor Bagnasco e alla Cei di esprimere la propria opinione e di condurre la propria opera pastorale: lamenti che esplodono ogni volta che un intellettuale, una persona pubblica, un famoso (non ultimi Banfi e Baudo) dichiarano di essere in disaccordo con la campagna delle gerarchie sui diritti civili e sulla famiglia. In soldoni: il Papa e Bagnasco dicono che i gay sono nocivi e che i Dico equivalgono alla pedofilia. E se qualcuno si alza per dire che non è proprio così che stanno le cose allora l'Osservatore romano lo bacchetta. "Tu, vuoi mettere a tacere la Chiesa".

Quando a esprimere la propria opinione - giusta o sbagliata - è il conduttore di un concerto, del concerto del Primo Maggio, allora non esiste più (secondo il Vaticano) la libertà di espressione.

Andrea Rivera si è permesso di dire che non accettava il No dei vescovi ai funerali di Piergiorgio Welby, mentre erano state benedette le salme di Pinochet e di Franco. Le sue parole - peraltro immediatamente criticate dai sindacati organizzatori del concerto - sono state giudicate dall'Osservatore "TERRORISMO". Avete capito bene: terrorismo!
«Anche questo è terrorismo - scrive il quotidiano d'Oltretevere -. È terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. È terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell'amore, l'amore per la vita e l'amore per l'uomo. È vile e terroristico - stigmatizza ancora l'organo della Santa Sede - lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire pur facendo tutt'altro mestiere».
Oh, ma siamo matti? L'altro giorno erano terrorismo (dal volto umano) l'aborto e l'eutanasia, adesso sono terrorismo i "vili attacchi" al Santo Padre. A parte che il Santo Padre non è stato neppure nominato, ma ci rendiamo conto che le parole sono pietre? Ma l'Osservatore romano dove crede di essere? In una repubblica teocratica? Non riescono a ridurre all'obbedienza il Messico neppure con la scomunica e maramaldeggiano sull'Italia e su un conduttore tv, che già sciedeva scusa con la coda fra le gambe?

Se Bagnasco può dire che gay e lesbiche sono disordinati e deviati, non vedo perché chicchessia non possa dissentire civilmente dalle scelte della Curia. Senza essere pubblicamente lapidato come "terrorista". Ma all'Osservatore hanno una copia del Vangelo? E soprattutto, l'hanno mai sfogliata?

Tuesday, May 01, 2007

Napolitano lascia soli soltanto gay e lesbiche

Per carità: solidarietà e vicinanza a monsignor Bagnasco per le ignobili minacce che ha ricevuto. Ma sono certo che lui, da generale, non si spaventa di certo per una pallottola spedita per posta. O di una scritta sul muro del genere "Bagnasco Vergogna!".

Comunque, come ho già scritto da un'altra parte, "Nessuno tocchi Bagnasco!", tanto più che gesti del genere non fanno che rafforzare la posizione dei clericali e dei conservatori italiani che sono già in buon numero e soprattutto rumorosi e agguerriti.

Sorprende, invece, il comportamente del presidente della Repubblica, che sui temi della laicità dello stato, della separazione fra stato e chiesa e della tutela delle minoranze è quantomeno deludente. E si conferma inadeguato anche stavolta.

"L'Italia non lascerà solo monsignor Bagnasco", si è affrettato a comunicare ufficialmente il Capo dello stato; e va bene così, è giusto che la più alta istituzione faccia sentire la propria vicinanza al rappresentante di una religione così importante e diffusa.

Ma dov'era Giorgio Napolitano quando nel mirino erano le persone omosessuali? Dov'era quando scritte offensive e minacciose comparivano su luoghi di cultura e di aggregazione lgbt? Dov'era quando parlamentari eletti insolentivano e aggredivano tutte le persone con una sessualità diversa da quella della maggioranza? Creando il brodo di coltura in cui si preparava il suicidio del giovane ragazzo di Torino? Dov'era Napolitano quando le gerarchie ecclesiastiche definivano gay e lesbiche come "deviati", "nocivi" e "minacciosi" per la famiglia tradizionale?

In tutti questi casi non ricordo un comunicato né una dichiarazione pubblica del Quirinale. Gay e lesbiche forse non sono cittadini italiani e non meritano la solidarietà del presidente della Repubblica?