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Non entri negli Stati Uniti se sei sieropositivo

Se non l'avessi letto non ci crederei. Negli Stati Uniti - e in alcuni altri paesi del mondo come la Russia, il Sudan e l'Arabia Saudita - non puoi immigrare e neppure viaggiare per turismo se sei sieropositivo. Lo stabilisce una legge del 1987, confermata poi nel 1993. Personalmente non sapevo di questa norma e forse è di difficile applicazione per i viaggi brevi (chi vuole entrare negli Usa non dichiara la propria sieropositività, credo); di certo, invece, è applicata per quanto riguarda l'immigrazione. La buona notizia è che il Senato degli Stati Uniti si muove per cancellare questo divieto medievale, che sa di untori e caccia alle streghe. Un movimento bipartisan - guidato dal senatore democratico John Kerry e dal repubblicano Gordon Smith - sostiene un progetto di legge per cancellare questo divieto, che anche la Cina ha deciso di abolire. Intanto però la legge è ancora lì a ricordarci che le discriminazioni non hanno mai fine.

Immigrati, gay e diritti: difficile convivenza

Siamo tutti nomadi, tutti rom, tutti africani, tutti palestinesi. Difendiamo il diritto di tutti di migliorare le proprie condizioni di vita e arrivare in Italia per lavorare senza essere trattati automaticamente da delinquenti. Ma come dobbiamo comportarci di fronte alle culture maschiliste, tradizionaliste, machiste, conservatrici che ci investono? Come contrastarle se proprio la politica - anche quando vuole contrastare l'immigrazione - lo fa da posizioni conservatrici, reazionarie, bigotte? Oggi, 10 giugno 2008, a Milano, alla fermata del tram ho incrociato un nordafricano, direi egiziano, sulla trentina: ha sputato di lato con ostentazione e si è messo a urlare "gay di merda"; poi è andato oltre e ha ripetuto "gay di merda". L'avessi guardato, almeno! Stavo pensando proprio ai fatti miei, in più il tipo era di una bruttezza tale che lo mette al sicuro da qualunque abbordaggio. Eppure si è sentito in diritto, lui in teoria discriminato come minoranza, di...