Monday, December 22, 2008

Onu: 56 paesi contro la depenalizzazione dell'omosessualità

All’Onu più di 60 paesi hanno firmato lo statement promosso da Francia e Unione Europea per difendere i diritti umani delle persone lgbt in tutto il mondo. Subito dopo, l’ambasciatore della Siria Abdullah al-Hallaq ha letto una dichiarazione di segno opposto, in cui si sostiene - in linea con le posizioni del Vaticano - che i diritti umani non devono includere i concetti di orientamento sessuale e identità di genere e che anzi un’apertura del genere può condurre “alla normalizzazione sociale e persino alla legalizzazione della pedofilia.
All’inizio al-Hallaq elenca 58 paesi firmatari, ma sul numero c’è un piccolo giallo: al termine del discorso aggiunge che “Uzbekistan e Kurdistan non sono inclusi nella lista”. L’Uzbekistan era stato nominato, ma il Kurdistan no, visto che non esiste come stato sovrano: forse si trattava del Kirgizhstan. In tal caso i paesi firmatari della contro-dichiarazione sono 56 e non 58. (qui trovate il video con tutti gli interventi, in Real Player, recuperato grazie al lavoro prezioso di Fda: a partire da 2:25:00 il documento pro-gay letto dall'ambasciatore, da 2:35:00 l'intervento siriano).

Ecco la traduzione (mia) di alcuni passaggi

Queste due nozioni (orientamento sessuale e identità di genere, ndt) non sono e
non dovrebbero essere incluse negli attuali strumenti di protezione dei diritti
umani.Questioni del genere riguardano la giurisdizione interna degli stati, per
cui le Nazioni Unite non possono violare due principi richiamati nella Carta
dell’Onu, il rispetto della sovranità degli stati e il principio di non
interferenza. Esortiamo gli stati membri, le Nazioni Unite e le organizzazioni
internazionali a riservare attenzione speciale e risorse per proteggere la
famiglia come il naturale e fondamentale gruppo della società.
Sembra proprio di sentire i deliri di Papa Ratzinger, che non a caso oggi è tornato a sproloquiare di gender e "ecologia dell'uomo": non ha altro a cui pensare quell'uomo...
Di seguito la lista dei paesi che hanno firmato la dichiarazione letta dall’ambasciatore della Siria.

Afghanistan, Algeria, Arabia Saudita, Bahrein, Bangladesh, Benin, Brunei, Camerun, Ciad, Comore, Costa d’Avorio, Korea del Nord, Gibuti, Giordania, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Eritrea, Etiopia, Fiji, Gambia, Guinea, Indonesia, Iran, Iraq, Kazahstan, Kenya, Kirghistan, Kuweit, Libano, Libia, Malawi, Malaysia, Maldive, Mali, Mauritania, Marocco, Niger, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Ruanda, Senegal, Sierra Leone, St Lucia, Salomone, Siria, Somalia, Sudan, Swatziland, Tajikistan, Tanzania, Tunisia, Turkmenistan, Uganda, Uzbekistan, Yemen, Zimbabwe.

Sunday, December 21, 2008

Peggio della Thailandia, peggio della Birmania

(conversazione realmente avvenuta e registrata fedelmente)
aelred: Oddio, Berlusconi impazza, la Gelmini taglia i fondi alla scuola, Calderoli prepara il "federalismo", Frattini bacia la pantofola al Papa, Sacconi ricatta la clinica che ha accolto Eluana Englaro. Ma come siamo ridotti? Persino la Thailandia, che aveva un premier proprietario di televisioni, si è ribellata. Hanno bloccato l'aeroporto per giorni e hanno abbattuto il governo...
fda: Ma quelli sono seri, mica come noi italiani, che ci facciamo andar giù di tutto.
aelred: forse solo il Myanmar (Birmania) è peggio di noi, con la giunta militare.
fda: ma che dici? Quelli hanno un governo che fa schifo, ma almeno il leader dell'opposizione è Aung San Suu Kyi. Noi abbiamo Veltroni!
aelred: ...

Friday, December 19, 2008

Onu: 66 paesi hanno firmato per i diritti di gay e lesbiche

(Pubblicato originariamente su Queerblog)

Sono stati 66 alla fine i paesi che hanno firmato il documento letto ieri dal rappresentante dell’Argentina all’Assemblea Generale dell’Onu: la dichiarazione (statement) sosteneva la depenalizzazione universale dell’omosessualità e i diritti delle persone lgbt. Da qui si può scaricare il video dell’evento.

Tra i paesi che alla fine non hanno firmato lo statement, ci sono a sorpresa anche gli Stati Uniti, dove il presidente Bush dà l’ennesima prova della sua politica di esclusione delle minoranze, e il Sudafrica, che in passato ha sempre sostenuto i diritti umani.

È la prima volta, comunque, che in un documento ufficiale delle Nazioni Unite viene menzionata esplicitamente la persecuzione delle persone lgbt e si richiama il rispetto dei diritti umani per questa minoranza, ancora perseguitata in 86 paesi al mondo. La dichiarazione è stata seguita da una contro-dichiarazione letta dalla Siria e firmata da una sessantina di paesi, che negano la persecuzione delle persone lgbt.

La lista:
Albania, Andorra, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Belgio, Bolivia, Bosnia ed Herzegovina, Brasile, Bulgaria, Canada, Capo Verde, Repubblica Centrafricana, Cile, Colombia, Croazia, Cuba, Cipro, Cechia, Danimarca, Ecuador, Estonia, Finlandia, Francia, Gabon, Georgia, Germania, Grecia, Guinea-Bissau, Ungheria, Islanda, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Mauritius, Messico, Montenegro, Nepal, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Paraguay, Polonia, Portogallo, Romania, San Marino, Sao Tome e Principe, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, ex Yugoslav Republic of Macedonia, Timor Est, Regno Unito, Uruguay e Venezuela.

Thursday, December 18, 2008

Oggi all'Onu il testo sulla depenalizzazione dell'omosessualità

Oggi, giovedì 18 dicembre 2008, è prevista la lettura dello statement presentato dalla Francia, a nome di tutta l'Ue, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla depenalizzazione universale dell'omosessualità. Come mi spiegava Stefano Fabeni in questa intervista, è la prima volta che paesi di tutti e cinque i continenti (comprese Asia e Africa) firmano un documento a tutela delle persone lgbt nel mondo.

Sono oltre 60 gli stati che hanno già firmato la dichiarazione, ma qualcun altro si potrebbe aggiungere all'ultimo momento. Fra essi quasi tutti i paese europei, il Giappone e il Nepal, Australia e Nuova Zelanda, Canada, Israele e molti paesi dell'America Latina (fra cui Cuba e Venezuela); e persino qualche paese africano: Gabon, Repubblica Centrafricana, Mauritius, Capo Verde, Sao Tomé e Principe.

La presentazione è fissata alle 14:30 ora di New York (le 21:30 quindi). Si può seguire il dibattito in diretta su

http://www.un.org/webcast/

il documento in questione è il 64 (b)

Grazie a Vanessa Jackson, del Servizio Internazionale per i Diritti Umani.

Monday, December 15, 2008

Brokeback: invece della censura, Ferrara parla di morale

Certo, subire una sconfitta come quella di Giuliano Ferrara alle ultime elezioni politiche dev'essere uno choc non da poco; però è incredibile come ancora l'intellettuale ex comunista, ex socialista, ex berlusconiano e attualmente ratzingeriano insista testardamente sulle proprie posizioni.

Anche la censura della Rai ai danno di Brokeback Mountain è stata l'occasione per Ferrara, che dispensa le sue lezioni anche dalle colonne di Panorama, di ripetere le proprie trite e ritrite posizioni moralistiche, ammantandole di tolleranza e apertura che definire pelose è un'esagerazione.

Invece di parlare dello scandalo di un canale pubblico che censura un film - pluripremiato per di più - Ferrara insiste sulla tesi della lotta dei valori, per cui non si può cedere a una modernità fatta di valori relativi, di accettazioni di qualsiasi realtà e di rinuncia a dare giudizi di valore:
tutto è eguale, non ci sono differenze e dobbiamo conformarci definitivamente al dogma zapateriano della coppia gay benedetta dalla legge matrimoniale eguale e dal diritto di famiglia in cui madre e padre diventano progenitore A e progenitore B al fine di tutelare la famiglia omosessuale con bimbi fabbricati per via eterologa o adottati.
C'è una serie di obiezioni a queste affermazioni. Innazitutto, i critici della censura Rai non parlavano in nome dell'uguaglianza tra matrimonio dello stesso diverso e matrimonio dello stesso sesso; parlvano in nome della libertà di espressione e del rifiuto di una morale di stato, imposta tramite il servizio pubblico. Quella di Ferrara sul matrimonio gay e su Zapatero - vera nemesi degli atei devoti, in quanto capace di pensiero forte senza doversi sostenere sulle spalle bimillenarie della chiesa cattolica - sta diventando una vera ossessione.

Sfatiamo poi la questione, diventata un cavallo di battaglia polemico, del "progenitore A" e "progenitore B". Si tratta solo dell'indicazione su un modulo, della burocrazia astratta: nella vita reale si continua a dire padre e madre; e ci saranno sempre più bambini con due padri e bambini con due madri, accanto alla maggioranza tradizionale e rassicurante dei bimbi con un padre e una madre. Non si preoccupino Ferrara e i suoi accoliti.

Quanta insicurezza, quanta paura per sé e per la propria stirpe di maschi eterosessuali ci deve essere in un simile affanno per ribadire la superiorità dell'amore eterosessuale su quello omosessuale. Forse Ferrara ha paura che sempre più persone scelgano di essere gay, lasciando il dorato campo dell'eterosessualità? Non si preoccupi: ognuno continuerà ad andare dove lo conducono le proprie inclinazioni, solo non si sentirà costretto come è successo finora ada abbracciare l'orientamento di maggioranza, anche se intimamente sa di sperimentarne un altro. In pratica non ci saranno "più gay", ma solo "meno finti etero".

Quanto a Ferrara, quanta ipocrisia nella conclusione del suo articolo:
Combattere l’omofobia è sacrosanto e ormai lo si fa in coro. Confondere questa battaglia con la rinuncia a un principio di educazione e autoeducazione fondato sull’amore tra uomo e donna, generatore di figli e di futuro, è un’altra cosa. E qualcuno deve dirlo.
Mi sembra che lui lo dica abbastanza di frequente e anche in buona compagnia. Quanto alla lotta contro l'omofobia, non mi pare proprio che sia così condivisa e "corale".

Friday, December 12, 2008

Omofobia, Paola Concia chiede le dimissioni di Carfagna

Da quando ha giurato come ministro, otto mesi fa, non ha mai incontrato le associazioni lgbt italiane e non sa dire nulla a proposito dell'Osservatorio sulle discriminazioni verso le persone omosessuali e transessuali, che il governo Prodi aveva annunciato e finanziato, grazie alla ministra Pollastrini.

Mara Carfagna finora non ha dato buona prova di sé come ministro, almeno per quanto riguarda le discriminazioni subite dal collettive lgbt, che fino a prova contraria sono parte del suo mandato. Per questo motivo la deputata del Pd Paola Concia la accusa di "omertà" e chiede a Berlusconi che le ritiri la delega.

"Oggi, durante il mio intervento alla Camera sul rispetto dei diritti umani - spiega Concia - ho interrogato la ministra Carfagna, che era presente in Aula, su che fine abbiano fatto i fondi stanziati dal Governo Prodi per la costituzione dell'Osservatorio sulle discriminazioni verso le persone omosessuali e transessuali nel nostro Paese. Ho anche sollecitato Carfagna sull'adozione di azioni formative ed informative per favorire l'inclusione sociale delle persone gay, lesbiche e transessuali. Il ministro nella sua replica è stata omertosa, ha ignorato le mie domande e non ha detto una parola sulla condizione di omosessuali e transgender: questo è inconcepibile per un paese civile, come è inconcepibile che, a otto mesi dalla sua nomina, Carfagna non abbia ancora incontrato le associazioni omosessuali e transessuali. A questo punto è chiarissimo che la ministra per le Pari Opportunità non si vuole occupare dei cittadini gay, lesbiche e transessuali e Berlusconi deve revocarle la delega".


In effetti dal sito del dipartimento Pari opportunità è sparito ogni riferimento all'Osservatorio e qualsiasi accenno alla discriminazione subita dalle persone lgbt. Chissà che ne pensa Christian Floris, l'ex giornalista di Radio Deegay, che se ne andò sostenendo che la Carfagna era criticata ingiustamente e che di recente ha ripetuto le stesse cose ad Annozero da Santoro.

La comunità gay Usa pronta per Stonewall 2.0


Post pubblicato su Queerblog

Nuovi attivisti, nuove strategie, nuova voglia di rivendicare diritti e farsi sentire. Il no californiano ai matrimoni gay ha spiazzato in un primo tempo il movimento lgbt, ma ha anche animato una nuova ondata di attivismo, di cui si stanno accorgendo anche i mezzi di comunicazione.

Lo choc per la vittoria dei Sì alla Proposition 8 ha riacceso la voglia di impegnarsi, un po’ come nel 1969 le vessazioni da parte della polizia spinsero trans e gay del bar di New York Stonewall a ribellarsi e organizzare una vera e propria guerriglia urbana: da lì nasceva il movimento lgbt moderno.

Adesso una nuova generazione di volontari e attivisti a cominciato a interessarsi ai diritti civili e alla lotta della comunità lgbt, usando tutti gli strumenti a disposizione compreso Internet, come si può vedere con Join the impact, un movimento nato dal basso e che sta modificando il modo di agire delle associazioni lgbt tradizionali. Meno “politica” e più “movimento”. Una bella reazione da parte della comunità americana.

Prop 8: non è questione di pelle, ma di religione

Post pubblicato su Queerblog

Non sono stati tanto l’etnia o l’età, ma piuttosto il grado di istruzione e la religione a dividere i sostenitori e gli avversari dei matrimoni gay in California, nel referendum sulla Proposition 8 che ha cancellato il diritto di sposarsi per le coppie dello stesso sesso.

Una ricerca statistica, condotta dal prestigioso Public Policy Institute della California, rivela che dietro la vittoria del Sì alla proposta - secondo cui il matrimonio è solo l’unione fra uomo e donna - non bisogna vedere tanto il peso dell’elettorato latino o afroamericano, quanto la frattura tra chi è strettamente religioso e chi è laico.

Secondo il sondaggio, il sì ha ottenuto i suoi migliori risultati fra i cristiani evangelici e fra le persone che non sono andate al college; mentre ha votato sì “solo” il 56% di chi ha più di 55 anni e il 57% degli elettori non bianchi. Il sostegno più alto al sì è venuto dai cristiani praticanti, con l’85% di sì tra gli evenagelici, il 66% tra i protestanti e il 60% tra i cattolici. La Proposition 8, poi, ha vinto a mani basse tra chi si è fermato alle superiori (69% di sì), cgi guadagna meno di 40mila dollari all’anno (63%) e i latinos (61%).

In generale il 48% dice No ai matrimoni gay, il 47% è favorevole e un 5% indeciso, in linea con i precedenti sondaggi dello stesso istituto. “Mai - ha detto il direttore Mark Baldassare - la maggioranza dei californiani ha detto di essere a favore dei matrimoni gay”. Ma le due posizioni adesso sono più vicine che mai, il che è un buon segno visto che pochi anni fa i contrari erano molti di più.

Wednesday, December 10, 2008

Una "Giornata senza gay" negli Stati Uniti

Giorno di sciopero oggi per i gay d'oltreoceano, che hanno provato a mostrare che succederebbe se gay e lesbiche sparissero dai loro posti di lavoro. Visto che non abbiamo il diritto di sposarci come gli altri - è il punto - allora non è il caso che diamo il nostro contributo alla società. In questo modo è nata la protesta Day without a gay.

Come scrive il New York Times, a parte alcuni posti vuoti in città come New York e San Francisco, l'impatto non sarà stato notevole, ma alcune comunità hanno potuto misurare che cosa vuol dire una giornata senza gay; soprattutto se chi non è andato al lavoro ha deciso davvero di devolvere la propria giornata al volontariato a favore della comunità, spendendo soltanto in locali commerciali gay o gay friendly.

Tuesday, December 09, 2008

Brokeback Mountain su Raidue orrendamente tagliato

Che schifo!
Passi che la Rai - Raidue - decida di trasmettere il film vincitore del Leone d'oroInserisci link 2005 in seconda serata, perché è "vietato ai minori di 14 anni". Passi che non venga quasi per nulla pubblicizzato il primo passaggio televisivo di Brokeback Mountain, per qualche forma di pudore o vergogna dei responsabili di rete, che però hanno speso dei soldi per acquisire i diritti.

Ma che il film di Ang Lee, con l'interpretazione da Oscar di Heath Ledger, venga addirittura tagliato, in almeno tre scene è scandaloso! Che cosa credono alla Rai che siamo tutti idioti? Siamo forse tornati agli anni Cinquanti, con i mutandoni per le gemelle Kessler? Ovviamente la scena di sesso etero non è stata affatto tagliata.

A questo punto la Rai farebbe meglio a non trasmettere nulla, se deve censurare in questo modo sia le scene di sesso - in cui comunque non si vedeva niente - sia i baci (!) tra i protagonisti. Su Raidue è andato in onda un altro film...

Sunday, December 07, 2008

Depenalizzare l'omosessualità non c'entra nulla con i matrimoni

C'è un equivoco, alimentato ad arte dalla chiesa cattolica e dai suoi corifei consapevoli o inconsapevoli: Buttiglione, Eugenia Roccella, Luca Volontè, Maurizio Lupi. La proposta europea all'Onu per depenalizzare universalmente l'omosessualità riguarda unicamente i diritti umani e la difesa dell'incolumità e della vita delle persone omosessuali.
Inserisci link
Non c'è quindi nessun riferimento al diritto al matrimonio o alle unioni civili o ad altre richieste della comunità lgbt: tutte cose di cui parla pretestuosamente monsignor Migliore a nome del Vaticano per motivare il No della Santa Sede alla proposta dell'Ue che la Francia presenterà il 10 dicembre alle Nazioni Unite.

Ma allora di che cosa stiamo parlando? O meglio, di che parlano tutti quelli (pochi, in verità) che si ostinano a difendere l'indifendibile, cioè la posizione della chiesa cattolica di Roma? O sono ignoranti e non si sono neppure preoccupati di leggere il testo o sono in mala fede: in entrambi i casi non sono affidabili.

Sul mio Facebook sto raccogliendo adesioni alla depenalizzazione: se avete un profilo Facebook potete aderire anche voi. Qui di seguito gli articoli più significativi della proposta:

...
4. Siamo profondamente preoccupati per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere;
5. Siamo anche preoccupati che le persone di tutti i paesi del mondo siano oggetto di violenze, persecuzioni, discriminazioni, esclusioni, stigmatizzationi e pregiudizi a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere e che queste pratiche minino la loro integrità e dignità;
6. Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere ovunque avvengano ed in particolare la loro penalizzazione attraverso la pena di morte, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura, altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, l’arresto o la detenzione arbitrarie e la privazione dei diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute;
...
8. Accogliamo con favore l’attenzione conferita attraverso speciali procedure a questi temi dal Consiglio dei Diritti Umani e dai soggetti del trattato e li incoraggiamo a continuare a considerare, nell’esercizio dei loro mandati, le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale;
...
10. Richiamiamo tutti gli stati e i maggiori organismi per la protezione dei diritti umani ad impegnarsi a promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere;
11. Esortiamo gli Stati a prendere tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, per assicurare che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano essere, in nessuna circostanza, la base per l’attuazione di pene criminali, in particolare di esecuzioni, arresti o detenzioni;
12. Esortiamo gli Stati ad assicurare che le violazioni dei diritti umani legate all’ orientamento sessuale o all’identità di genere siano investigate e che gli autori siano perseguiti e tenuti a renderne conto in termini giudiziari;
...

Thursday, December 04, 2008

Il Pse difende i diritti lgbt, il Pd non è in grado di farlo

Da Madrid arriva il segnale ufficiale che il Pse è il partito dei diritti e dell'uguaglianza, anche per gay lesbiche bisex e trans. E che l'Italia, con un Pd terremotato e senzatetto in Europa, è nella retroguardia su questi temi a livello continentale.

Nel manifesto del partito

Tuesday, December 02, 2008

Gay perseguitati, il Vaticano è uno stato canaglia

A questo punto non restano più troppi dubbi: il Vaticano, su tutti i temi che riguardano diritti civili, si comporta esattamente come gli stati canaglia - Iran in testa - in cui il peccato è anche reato e lo stato si arroga il diritto di spiegare che cosa i cittadini devono fare in base alla morale. Per di più, al contrario dell'Iran dove il presidente è democraticamente eletto, il Vaticano è una teocrazia assoluta, con un monarca che governa a vita, eletto con il meccanismo della cooptazione. Se non fosse arrivato a fine mandato, forse Bush invaderebbe la Santa Sede per esportarvi la democrazia...

A parte le boutade, fa davvero piacere che il rappresentante del Vaticano all'Onu, monsignor Celestino Migliore, si sia scagliato per primo contro la proposta francese di depenalizzare a livello mondiale l'omosessualità, adesso perseguita in ben 91 paesi. In un'intervista il vescovo premette che “tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale”, ma poi va all’attacco:

Qui, la questione è un’altra: con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come ‘matrimonio’ verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni”.

Capito? Per non rischiare - del tutto in astratto - che un domani i gay si possano sposare tra di loro, meglio continuare a permettere che in quasi metà degli stati i gay siano perseguitati, arrestati, frustati, torturati e persino uccisi. Vogliamo forse mettere a repentaglio la sacralità del matrimonio?

C'è davvero un'alta dose di ipocrisia e di fariseismo in queste posizioni. Caifa in confroInserisci linknto è un dilettante! Bersagliata dalle critiche la Santa Sede si è poi schermita, sostenendo che il Catechismo invita all'accoglienza delle persone omosessuali contro cui viene bandita ogni forma di violenza. Va bene, ma qual è la risposta alla depenalizzazione dell'omosessualità? No.

Anche i pochi che si avventurano a difendere il Papa anche di fronte all'indifendibile - Maurizio Lupi di Forza Italia, Buttiglione dell'Udc, il direttore dell'Osservatore Romano Vian - spostano il discorso dalle leggi punitive al matrimonio. Qui, però, non si parla di matrimonio fra persone dello stesso sesso, bensì di criminalizzazione dell'omosessualità. Siete d'accordo ad abolire queste leggi o no? Il Vangelo - se non sbaglio - invita ad essere chiari: il vostro parlare sia "sì, sì, no, no. Tutto il resto appartiene al demonio". Ecco, siate chiari.

Monday, December 01, 2008

World Aids Day 2008. l'Hiv non è un virus dei gay

Per ricordare a tutti noi che vent'anni fa per la prima volta veniva celebrata in tutto il mondo una Giornata mondiale sull'Aids ripubblico l'intervista che ho fatto a Stefano Vella, uno dei maggiori esperti italiani di Hiv/Aids, ex presidente della Società internazionale Aids. Nelle sue parole c'è la smentita più chiara alle tesi delirante della dottoressa Atzori, l'infettivologa dell'ospedale Sacco che accusa i gay di essere gli untori del contagio.
Al contrario, fra i gay la prevenzione funziona e più persone si sottopongono al test, l'unico modo per contrastare in tempo il virus. Mentre fra gli eterosessuali, molti hanno abbassato la guardia.

Quali sono i progressi della medicina?
I farmaci funzionano sempre meglio. Adesso ci sono nuove classi anche per chi è in fase avanzata. In un certo senso è possibile tornare a una fase di asintomaticità. Chi è in trattamento da anni può essere curato con nuovi farmaci che il virus non ha mai “visto”.
Quindi, tutto bene?
Molte terapie sono migliorate – in alcuni casi basta una compressa al giorno invece delle 28 dei primi anni – ma ci sono effetti collaterali anche pesanti. È fondamentale la prevenzione. C’è un abbassamento della guardia perché c’è la sensazione che l’Aids sia diventato una malattia guaribile; cosa che è falsa.
Alcune voci, come quella della dottoressa Atzori di Radio Maria, puntano il dito contro i gay come portatori del contagio.
È sbagliato, lo mostrano anche i dati sulle nuove infezioni. Per la maggior parte sono persone contagiate attraverso rapporti eterosessuali. Gli omosessuali ci sono, ma sono colpiti come tutti gli altri e non costituiscono più la maggioranza. Non è una patologia del mondo omosessuale: sarebbe un errore grave pensare il contrario.
Quali sono gli ultimi dati sul contagio?
Nell’ultimo anno sono state circa quattro/cinquemila le nuove infezioni, senza riduzioni significative rispetto al passato, e i sieropositivi stimati sono circa 120mila. Molti di meno, invece, i nuovi casi di Aids, circa duemila all’anno: questo risultato è dovuto all’efficacia delle cure, che rallentano l’insorgenza della sindrome da immunodeficienza acquisita, anche nelle persone che sono state infettate a molto tempo. Spesso però l’Aids non viene diagnosticato finché non c’è una polmonite o un’altra malattia correlata; oppure l’infezione da Hiv viene svelata da altre patologie a trasmissione sessuale, come la gonorrea o la sifilide, in notevole aumento soprattutto a Milano.
E chi sono i “nuovi” malati di Aids?
Molti degli ultimi casi riguardano persone, spesso di mezza età, che non sapevano di essere infette. Non pensavano di aver avuto comportamenti a rischio e scoprono l’infezione quando “scoppia” l’Aids. Si infettano di più persone di una certa età per rapporti sessuali non protetti; e le donne più degli uomini. Eppure l’uso profilattico non è aumentato in modo significativo.

Allam contro il matrimonio gay, il divorzio e l'aborto

Detesto dire "l'avevo detto", anche perché piuttosto è un "l'avevo scritto". Ma non era difficile intravedere fra le pieghe del discorso "profetico" di Magdi Allam posizioni integraliste, fondamentaliste, oscurantiste e confessionali. Del resto se uno attacca il relativismo e il laicismo non c'è molto di buono da sperare da quello lì.

A precisa domanda Magdi Cristiano Allam ha chiarito che il suo partito è contrario ai matrimoni gay ("Pur rispettando le scelte sessuali di ognuno e senza voler discriminare gli omosessuali", dove l'ho già sentita questa?), all'aborto, al divorzio, all'eutanasia, alla ricerca scientifica. Insomma, un programma che andrebbe benissimo al presidente iraniano Ahmadinejad e ai suoi ayatollah.

Per i risultati che otterrà valgono sempre le riflessioni di ieri, ma aggiungo: a quando l'elezione come presidente onorario del partito di Paola Binetti?

Sunday, November 30, 2008

Magdi Allam, cristiano rinato nemico di laicismo e relativismo

Finalmente! Finalmente non dovremo più sorbirci le omelie di Magdi Cristiano Allam (è questo il suo nuovo nome ed è giusto scriverlo così) dalle colonne del Corriere della Sera. Dopo il lancio ad opera di Repubblica (riusciranno mai a farsi perdonare?) e la consacrazione (a colpi di migliaia di euro al mese) al Corriere, adesso Allam lascia il giornalismo e fonda un partito politico, Protagonisti per l'Europa cristiana.

A naso, l'impressione è che farà la stessa fine delle liste No aborto di Giuliano Ferrara, che ottennero qualche centinaia di voti alle Politiche del 2008; anche questa sembra un'operazione sponsorizzata sottobanco da qualche cardinale, ma che poi sarà lasciata alla propria sorte senza sostegni reali. Certo, sorprende che un partito neonato, senza storia e senza passato, ottenga tanto spazio su uno dei maggiori quotidiani italiani...

È bellissimo, comunque, leggere l'intervista in cui Allam dà prova di tutto il suo zelo cristiano, tipico del neo-convertito, come quando critica addirittura il cardinale Jean-Louis Tauran per aver detto che tutte le religioni hanno in sé il germe della pace e della tolleranza. Invece no! ci avvisa il cristiano-rinato Allam, l'Islam è brutto e cattivo e invece il cattolicesimo è una religione che ci libera, a patto che rinunciamo al laicismo, al relativismo, al multiculturalismo, insomma a tutta la paccottiglia moderna, per lasciarci cullare e proteggere nell'abbraccio di Santa romana chiesa.

Insomma, come antidoto a un integralismo ecco un altro integralismo uguale e contrario. Del resto i convertiti mantengono sempre i caratteri che avevano anche prima e cambiano solo l'oggetto della loro fede. Personalmente mi tengo volentieri l'Europa laica, illuminista, greca, romana, democratica di Socrate, Platone, Pericle, Cicerone, Virgilio, Erasmo, Galileo e Voltaire. Se l'Europa tornasse a essere quella di Torquemada non potrebbe mai sconfiggere gli ayatollah, perché sarebbe come loro.

Tuesday, November 25, 2008

Australia, sì del Senato ai diritti per le coppie gay

L’Australia, che negli ultimi anni è stata uno dei paesi che più fieramente hanno contrastato l’uguaglianza dei diritti per le coppie dello stesso sesso, si avvia a riconoscere tutele e benefici per le coppie gay e lesbiche che convivono more uxorio. Il Senato, infatti, ha approvato una serie di emendamenti che correggono oltre 100 leggi federali su famiglia, tasse e sanità per includere anche le famiglie omosessuali. La proposta, di origine governativa, è stata presentata dal ministro Penny Wong - nella foto - primo esponente dell’esecutivo di origine asiatica e omosessuale dichiarato nella storia dell’Australia. Adesso le riforme passano alla Camera dei rappresentanti, che dovrebbe dare facilmente il proprio sì.

Con questo passo avanti, reso possibile dal nuovo governo laburista che ha posto fine a più di un decennio di esecutivi di destra guidati da John Howard, l’Australia riconosce una serie di diritti alle famiglie omosessuali, in tema di pensioni, sanità, diritto alla casa, fisco; ma tiene chiusa la porta al matrimonio, che proprio sotto il governo Howard fu “blindato” con una legge che lo definisce espressamente come “unione fra un uomo e una donna”.

Con la sconfitta delle destre, il movimento lgbt sperava che si riaprisse il dibattito sul matrimonio per tutti, ma il governo laburista proprio mentre si impegnava a sradicare ogni forma di discriminazione anti-gay aveva messo in chiaro che la definizione di matrimonio non sarebbe stata modificata.

Thursday, November 20, 2008

'Aridatece Giuseppe Saragat, che ci difendeva dal Vaticano

È esistito un tempo in cui il presidente della Repubblica non salutava ogni giorno il Santo Padre in televisione né si proclamava sempre d'accordo con le parole del Pontefice romano, pur essendo ateo.

Di fronte a un papa Paolo VI (mica Giovanni Paolo II o Benedetto XVI) che tuonava pubblicamente contro il divorzio e brandiva persino la Costituzione italiana per difendere la morale cattolica, Giuseppe Saragat - quinto inquilino del Quirinale repubblicano - intimava al presidente del Consiglio Aldo Moro di intervenire, perché le parole del Papa "riferendosi a atti del parlamento nazionale, rappresentano una non consentita ingerenza nella vita dello Stato".

Ve l'immaginate Napolitano (ma anche Ciampi) con una simile determinazione?

Tuesday, November 18, 2008

Gay padri davvero in India grazie alla madre surrogata

Conosciamo già alcune coppie italiane di uomini gay che sono riusciti ad avere un figlio - a volte anche due - grazie alla madre surrogata, quella tecnica che viene sprezzantemente apostrofata con il termine di "utero in affitto". In pratica uno dei due padri offre gli spermatozoi, una donatrice mette l'ovulo da fecondare e un'altra donna, la madre surrogata appunto, si incarica di portare avanti la gravidanza. Un orrore, sInserisci linkecondo alcuni; un commovente atto d'amore e di generosità altruistica secondo altri.

In ogni caso, le coppie italiane a quanto si sa preferiscono gli Stati Uniti (California, in particolare) o il Canada, dove comunque i costi sono molto elevati, anche per il viaggio. Il Canada in realtà è un po' più economico, ma siamo sempre nell'ordine di parecchie decine di migliaia di euro. Un'alternativa meno lussuosa è rappresentata dall'India, dove la fecondazione assistita è aperta anche alle coppie dello stesso sesso e persino due uomini possono ricorrere alla surrogata.

È appena successo a una coppia israeliana, Yonathan Gher (30 anni, direttore dell’associazione lgbt Jerusalem Open House) e il suo compagno Omer (31), che da pochi giorni coccolano il loro piccolo Evyatar, concepito e nato in una clinica indiana, la Rotunda, a Bandra. Un piccolo paradosso, dal momento che in India non solo due uomini non possono legalizzare la propria unione, ma addirittura l'omosessualità è punita dalla legge, in base alla Section 377, un relitto del colonialismo britannico.

Intanto però le coppie straniere - ché quelle indiane non si fanno neppure vedere - hanno l'opportunità di realizzare la propria paternità in questa struttura, che ha già visto almeno 40 famiglie gay andar via con un figlio o una figlia.

Sunday, November 16, 2008

Il calendario dei Blogger(s) per aiutare Anlaids

Alla fine una foto è stata scelta (non è questa qui accanto, ma un'altra sempre by Spock) e anche Aelred è finito nel calendario dei Blogger(s). Come farete voi affezionati lettori a rinunciare a un simile feticcio?

Per godervi questo mese di Agosto - e gli altri undici con altrettanti blogger italiani - vi basta andare sul sito di Gipris e comprare il Bloggers Calendario 2009: i 5 euro dell'acquisto saranno devoluti ad Anlaids, che utilizza i fondi per l'assistenza e la ricerca.

Ovviamente, anche la mia indegna partecipazione è stata motivata unicamente dal desiderio di sostenere una buona causa. Buon 2009, in anticipo.

Saturday, November 15, 2008

California: matrimoni gay, via direttore di teatro pro Prop 8

Scott Eckern fino a qualche giorno fa era il direttore artistico del California Musical Theater di Sacramento, capitale dello stato sul Pacifico. Adesso però si è dovuto dimettere dopo le dure critiche subite negli ultimi giorni e le minacce di boicottaggio contro il teatro. Eckern, infatti, che è mormone ha donato ben mille dollari alla campagna per il Sì alla Proposition 8, la proposta che ha cancellato i matrimoni gay dalla California.

Quando il suo sostegno all'iniziativa è diventato pubblico, grazie all'associazione Californian against Hate, lo scandalo è stato enorme soprattutto fra gli artisti che si sono sentiti "traditi" da un'associazione culturale che hanno sostenuto e al cui successo hanno contribuito con le proprie opere e il proprio lavoro. Per questo motivo l'autore del musical Hairspray Marc Shaiman ha annunciato che avrebbe cancellato dal cartellone la propria opera, anche se si sentiva a disagio nell'attaccare qualcuno, così come il movimento anti-gay aveva attaccato i matrimoni gay.

Alla fine comunque Eckern di è dimesso, spiegando che si sente "molto rattristato che le sue personali convinzioni e credenze abbiano offeso qualcuno" e che non aveva idea "che ci sarebbero state reazioni del genere". Da parte loro i sostenitori del divieto di matrimonio per i gay hanno difeso la libertà di espressione dell'ex direttore artistico, sostenendo che contro di lui è stata montata una campagna vergognosa.

Eppure - obiettano i fautori del No alla Prop 8 - Eckern non si è preoccupato di violare i diritti di 18mila coppie che si sono già sposate e di tutte le altre che vorrebbero farlo; anzi di cancellare quei diritti dalla Costituzione. Non solo ha votato Sì alla Prop 8, ma ha dato 1000 dollari, che non sono pochi per il dipendente di un ente non profit.

Tuesday, November 11, 2008

Matrimonio gay: né politica né religione, una questione d'amore



Keith Olbermann è un giornalista della MsNbc e ieri ha dedicato il suo intervento in diretta a Coutdown alla questione del matrimonio gay e del voto californiano sulla Proposition 8, che è stata approvata e ha scritto nella Costituzione il divieto di matrimonio per le persone dello stesso sesso. Quel voto è stato "orribile... orribile", ha detto Olbermann, che si è appellato direttamente alle persone che hanno votato per il sì, chiedendo loro una spiegazione che non può arrivare.
Ecco il testo completo:

Monday, November 10, 2008

Gay, quello che Obama non ha fatto (e forse non farà)

Perché in California il voto popolare ha bocciato, seppur di poco, il matrimonio fra persone dello stesso sesso? E perché lo stesso stato che ha dato a Barack Obama oltre il 60% dei voti, poi ha appoggiato una proposta chiaramente discriminatoria?

Un'ampia minoranza di votanti bianchi, una buona maggioranza di ispanici e una schiacciante maggioranza di neri (7 su 10) hanno votato sì, cioè a favore del divieto di matrimonio gay. Da un lato pressati da una campagna che puntava sulle paure - sulla scuola, sulla libertà religiosa - dall'altro disorientati da un candidato presidente, Barack Obama, che si barcamenava tra le sue convinzioni religiose e le sue posizioni politiche: il matrimonio "è solo fra un uomo e una donna", ma "vanno combattute le discriminazioni contro gay e lesbiche". E dunque? La conclusione non poteva che essere un no ai matrimoni - che già erano in vigore peraltro - lasciando a gay e lesbiche il contentino di una qualche forma di unione civile.

Come uscirne? Di certo non con un rigurgito razzista contro neri e ispanici, che hanno dato retta alle loro chiese; ma più facilmente lottando per migliorare le condizioni morali, economiche e culturali di queste minoranze, che prima di essere differenti sotto il profilo etnico sono svantaggiate nell'accesso al sapere e al benessere; e dunque più sensibili ai richiami fondamentalisti e irrazionali delle religioni organizzate.

Saturday, November 08, 2008

Thursday, November 06, 2008

Usa: per i matrimoni gay è solo questione di tempo


Nell'immagine più a sinistra vedete i risultati della Proposition 8 di martedì 4 novembre 2008, contro i matrimoni gay; a destra invece la Proposition 22 del 2000, sempre contro i matrimoni gay. In verde i Sì (no al matrimonio), in arancio i No (sì al matrimonio).

In otto anni i contrari al matrimonio fra persone dello stesso sesso sono scesi dal 60% al 52%; fra i giovani, poi, la maggioranza sostiene in modo netto i matrimoni gay, mentre fra gli anziani c'è la maggiore opposizione. È solo questione di tempo e fra qualche anno le cose cambieranno.

Wednesday, November 05, 2008

Usa 2008: poco da festeggiare per gay e lesbiche

Barack Obama ha vinto le elezioni, anzi ha trionfato, sfondando anche in alcuni degli stati “rossi”, tradizionalmente appannaggio dei repubblicani. Ma noi gay e lesbiche abbiamo davvero poco di che gioire: Obama non è un sostenitore dei matrimoni gay, ma soprattutto la California ha bocciato le nozze fra persone dello stesso sesso, approvando la Proposition 8.

Mancano ancora alcuni seggi, ma con il 91% di voti scrutinati il Sì è al 51,8% mentre il No è fermo al 48,2%: solo un miracolo ormai potrebbe cambiare le cose. Non è bastato che San Francisco e quasi tutta la costa votasse in massa per il no: Los Angeles ha voltato le spalle ai diritti di gay e lesbiche, con il 50,4% di sì contro il 49,6% di no, mentre le contee dell’interno com’era prevedibile hanno detto sì. Con l’approvazione della Proposition 8, verrà scritto nella Costituzione della California che il matrimonio “è solo l’unione fra un uomo e una donna”.

Che succederà allora alle circa 16mila coppie dello stesso sesso che si sono sposate finora in California? Non si sa se resteranno sposate o no; o se nasceranno nuove battaglie legali, per contestare che la maggioranza possa conculcare i diritti di una minoranza. L’aspetto più triste, però, è che in California Obama ha vinto con quasi 6 milioni di voti (61,3 contro 36,8%), ma il Sì alla Prop 8 ha ottenuto quasi 5 milioni di voti contro poco più di 4milioni e 600mila No. Alcuni di quelli che hanno votato Obama hanno scelto la discriminazione contro i diritti, l’odio contro l’amore. Non si riesce a festeggiare per Obama.

Tuesday, November 04, 2008

La Binetti, il Pd (i gay pedofili) e i reati d'opinione

Oddio, non puoi assentarti tre giorni per vedere Dublino (presto il reportage), che qui ne succedono di ogni...
Nell'ordine: il Vaticano ha ribadito che i gay non possono diventInserisci linkare sacerdoti, anche se scelgono il celibato; la deputata del Pd Paola Binetti - intervistata dal Corriere - ha spiegato che è giusto così, visto che «tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia. Siamo davanti ad un' emergenza educativa»; ne è nata una bufera dentro il Pd, con alcuni iscritti (come Benedino) che hanno chiesto l'espulsione di Binetti, mentre Paola Concia chiede che sia smentita ufficialmente ma non allontanata dal partito.

Da ultimo è arrivato il segretario del Pd, Walter Veltroni, che come al solito dà un colpo al cerchio e uno alla botte: le discriminazioni non hanno cittadinanza dentro il Pd, ma nei partiti non esiste il reato di opinione e dunque non si possono "processare le idee".

Peccato che un partito sia, per definizione, il luogo dove ci si ritrova a causa delle proprie idee comuni, dunque dentro un partito è logico che si debbano condividere le idee di fondo; magari non le soluzioni, ma almeno l'analisi dei problemi. Chi ha una visione diversa del mondo e della società non può, ma deve cambiare partito, altrimenti un partito è un autobus dove ognuno sale e scende quando vuole. Se qualcuno, dentro il Pd, dicesse che gli ebrei sono avidi e responsabili dell'impoverimento mondiale e della crisi economica, non so se potrebbe continuare a restare nel partito; o se dicesse che i neri puzzano, sono indolenti e inferiori agli europei, difficilmente potrebbe restare. Invece va bene dire che i gay "convinti" sono potenzialmente pedofili. Grazie Veltroni.

Wednesday, October 22, 2008

Dopo l'esercito in città, la polizia negli atenei

Sorpresi? Delusi? Entusiasti?

Non c'è nulla di strano né di incoerente nell'annuncio del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che manderà le forze dell'ordine a sgomberare le occupazioni di scuole e università.
«È una violenza, convocherò oggi pomeriggio Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine. Lo Stato deve fare il suo ruolo garantendo il diritto degli studenti che vogliono studiare di entrare nelle classi e nelle aule».
Tutto si incastra al punto giusto, tutte le tessere formano il mosaico prevedibile. Anzi, è probabile che la maggioranza degli italiani esprimerà soddisfazione e condividerà l'iniziativa del "premier"; così come hanno approvato la lotta ai fannulloni della pubblica amministrazione, come hanno applaudito all'esercito mandato nelle città, come hanno accolto la proposta di creare classi speciali per bambini e ragazzi immigrati.

Se però Berlusconi andrà avanti per la sua strada e compirà le promesse, senza dire che era stato frainteso, forse avremo un risultato positivo: gli italiani vedranno che cosa vuol dire una destra autoritaria e, ovviamente, non faranno nulla (come non lo hanno mai fatto nel passato) per contrastarla, anzi impareranno rapidamente quali sono i metodi per farsi al meglio i fatti propri senza essere invischiati in affari pericolosi. Ma qualcuno, specie nelle nuove generazioni, forse immaginerà un'Italia diversa e migliore; e come già altre volte arriverà una nuova élite illuminata ed entusiasta a liberarci dal fango e dal pantano in cui siamo sprofondati. Più o meno fra vent'anni, quando tutti saranno anti-berlusconiani.

Aveva ragione Montanelli, quando diceva che Berlusconi è una malattia che si sconfigge con il vaccino; si era dimenticato di dirci quanto sarebbe stata lunga la terapia.

Saturday, October 18, 2008

Scuola pubblica, la profezia di Calamandrei

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito.

Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?

Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico".

Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950
Pubblicato nella rivista Scuola democratica, 20 marzo 1950.

Sunday, October 12, 2008

Usa: matrimoni gay adesso anche in Connecticut

Il Connecticut è diventato il terzo stato degli Usa - dopo Massachusetts e California - in cui si possono celebrare matrimoni anche fra persone dello stesso sesso; mentre lo stato di New York riconosce le nozze celebrate altrove. Il via libera al matrimonio anche per le coppie gay si deve a una sentenza della Corte Suprema, che ha votato 4-3 per modificare l’attuale legge.

In Connecticut, infatti, le coppie dello stesso sesso dal 2005 hanno la possibilità delle unioni civili, ma la Corte ha stabilito che questa differenza fra etero e gay è illecita e ha deciso che anche gay e lesbiche devono potersi sposare. Nella sentenza scritta dal giudice Richard N. Palmer, si legge che secondo la corte

“la segregazione delle coppie eterosessuali e omosessuali in istituti separati (matrimonio e unioni civili, ndt) costituisce una minaccia considerevole, soprattutto alla luce della perniciosa discriminazione subita da uomini gay e da lesbiche e visto che l’istituto del matrimonio porta con sé uno status e un valore che non appartengono alla neonata definizione di unioni civili”.

Tuesday, October 07, 2008

Gay e Aids, la dottoressa Atzori fa disinformazione



HIV, gay e DICO (video rimosso da YouTube)
Caricato da razionalismo

La dottoressa Chiara Atzori non demorde e, bersagliata dalle critiche, si schermisce accusando questo blog (quale onore) di travisare le sue parole. In realtà ieri ho pubblicato solo un estratto della trasmissione "incriminata" perchè Youtube aveva cancellato il video dove si poteva ascoltare (chi sa su pressione di chi?); adesso, per fortuna, il video è stato pubblicato su Daily Motion e chiunque può ascoltare e farsi un'idea. Ma sentite come si difende la dottoressa:

Gentile ascoltatore, dopo la sua mail di "sdegno" che mi è stata comunicata dalla redazione di Radio Maria, ho fatto un giro in rete e credo di aver capito cosa è successo: probabilmente lei non ha ascoltato la trasmissione ma ha letto quanto scritto ieri 6/10 da un attivista, su un sito web chiamato Village (villag.globspot.com), dove sostiene(chissà perchè solo ora, visto che ho trasmesso a metà del mese scorso) che io avrei "criminalizzato" i gay dai microfoni di Radio Maria.
Probabilmente qualcuno avrà raccontato in modo distorto di avere sentito durante la trasmissione (che verteva su aggiornamenti in tema di HIV e non sull'omosessualità), il riferimento al bollettino del 12/9/2008 emesso da CDC (Center fo Diseases Control) di Atlanta in cui sono riportati i preoccupanti dati sulle nuove infezioni HIV registrate negli USA nel 2006. Purtroppo non è una opinione o una "criminalizzazione" ma un triste dato di realtà: il 52% delle stesse sono a carico di MSM cioè di maschi omosessuali, e questo a 25 anni dalla scoperta dell'AIDS come patologia.Se si considerano i comportamenti "misti" si sale al 72% per i maschi. Allego per chi fosse interessato, la fonte in esteso,da leggere con attenzione così da farsene una ragione e dismettere uno sdegno immotivato.( MMVR 57(36): 985-989).

Sul cosiddetto esito distruttivo dello stile di vita gay, nei paesi in cui questo è "normalizzato" anche qui non sono parole mie, ma sono le parole usate nel documentario di un attivista gay che è andato in onda sulla BBC, registrato in gran Bretagna e tranquillamente consultabile in rete : anche di questo, lascio seguire il testo in esteso,e qui il recapito web: credo che un attivista gay sia meno accusabile di me di…omofobia!
www.lifesitenews.com/lnd/2008/sep/08091011.html


Punto 1: la trasmissione - che è di qualche tempo fa, ma è stata diffusa in Rete da poco - verteva sull'Hiv, ma come al solito su Radio Maria si è finiti presto sul tema dei gay. Evidentemente c'è una fissazione, una "ferita" direbbe la dottoressa. Dei dati del Cdc di Atlanta, pubblicati tempo fa, avevamo parlato anche qui e sappiamo che purtroppo rimangono alte le infezioni nei rapporti fra maschi. Quello che la dottoressa Atzori non dice, forse perché non sa l'inglese (ne dubito) o perché non le conviene dirlo, è che il Cdc di Atlanta (un organismo federale) spiega la particolare vulnerabilità dei maschi gay con due motivi: da un lato la scarsa informazione sulle precauzioni da usare (profilattico, quello che la Atzori da buona cattolica aborre), dall'altro l'omofobia e la discriminazione, oltre alla difficoltà di mantenere relazioni stabili a lungo.

Punto 2: la Atzori collega questi dati con la "normalizzazione" dell'omosessualità e spiega che i casi di Aids aumentano quando la normalizzazione è avvenuta. Peccato che i dati siano del 2006 e che negli Stati Uniti, in quell'anno, le coppie dello steso sesso si potessero sposare solo nel piccolo stto del Massachusetts; e solo quest'anno, 2008, la Corte Suprema della California ha introdotto la novità anche sulla West Coast. Allora, di quale normalizzazione si parla? Che le coppie gay non sono arrestate? o non sono torturate? La dottoressa Atzori ci spieghi quello che dice.

Punto 3: Il ragionamento della dottoressa, comunque, fa acqua da tutte le parti. Per una valutazione del genere, infatti, bisogna avere la controprova, cioè: nello stesso periodo, il 2006, le infezioni da Hiv sono aumentate o diminuite negli stati dove l'omosessualità è fuori legge, punita, vietata, non riconosciuta, o comunque dove i gay non possono sposarsi? Per esempio i casi di Hiv sono aumentati o diminuiti in Uganda, nello Zimbabwe, in Nigeria? Lì i dati non sono devastanti?

Punto 4: da ultimo, la dottoressa Atzori fa riferimento a un presunto attivista gay sulla Bbc. Peccato che citi un link fuori uso; e per di più ripreso da un sito di estremisti cristiani di destra.
Certo, Chiara Atzori è una dottoressa e un'ottima infettivologa. Ma nel suo argomentare non fa mai uso del metodo scientifico che sicuramente conosce.

Monday, October 06, 2008

Aids: Chiara Atzori su Radio Maria criminalizza i gay

Secondo Radio Maria gli omosessuali sono diffusori dell’Aids; lo trasmettono anche agli etero attraverso il comportamento bisessuale; e sono ancora più a rischio nei paesi dove gay e lesbiche hanno visto riconosciuti i loro diritti. Ancora una volta, la dottoressa Chiara Atzori, che lavora come infettivologa (meritoriamente e con dedizione, a quanto mi hanno confermato alcuni suoi pazienti) all’ospedale Sacco di Milano, esula dal campo della sua specialità e, fregiandosi del titolo di dottoressa, attribuisce valore scientifico ai propri pregiudizi anti-omosessuali.

Durante la trasmissione “Il medico in diretta” su Radio Maria, la dottoressa, rispondendo a un ascoltatore, ha detto che nei paesi dove l’omosessualità è stata “normalizzata” (cioè sono stati riconosciuti diritti anche alle persone omosessuali) “i risultati sanitari sono stati devastanti”: l’Aids si è diffuso maggiormente e addirittura, attraverso il veicolo della bisessualità, si è esteso dal gruppo chiuso degli omosessuli anche al mondo eterosessuale.

Ovviamente, la signora Atzori non ha portato alcun dato a sostegno della sua tesi né ha citato uno studio epidemiologico né ha potuto sciorinare numero. Ovvio: la “normalizzazione” dell’omosessualità, come la chiama lei con disprezzo, è così recente anche nei paesi europei che non è trascorso un lasso di tempo sufficientemente lungo da evidenziare differenze apprezzabili. La signora, poi, fa riferimento proprio alla Gran Bretagna, dove fino a pochi anni fa non esisteva nessuna legge che riconoscesse diritti alle persone omosessuali; anzi, sotto il governo di Margareth Tatcher, gli omosessuali non potevano neppure insegnare a scuola!

Lo scandalo di queste affermazioni sta nel fatto che non ci sono riferimenti precisi, di tempo né di luogo, ma sono il trionfo del luogo comune. Risultati “devastanti” che vuol dire? La diffusione dell’Aids è aumentata, i nuovi casi di positività sono cresciuti? E sono cresciuti fra i gay? In che percentuale? Nulla; la dottoressa Atzori non dice nulla. Eppure lancia un’accusa pesantissima ai gay: di essere gli untori dell’Aids anche nel mondo etero.

Che appunto anche la bisessualità diventa una norma ma se nel gruppo del comportamento omosessuale esiste un altissimo rischio il ponte della bisessualità lo porta fuori dal gruppo dell’omosessualità e lo, in qualche modo, apre anche a quella che è la maggior parte della popolazione che è eterosessuale. Questo è il dato di realtà.

L’ordine dei medici, a questo punto, dov’è? Perché non richiama questa sua iscritta che usa il titolo di “medico” per diffondere e avvalorare pregiudizi contro le persone omosessuali? E le associazioni lgbt dove sono? Perché non si attivano contro questi comportamenti delittuosi?

Sunday, October 05, 2008

Razzismo, il marciume riesce fuori dalle fogne

Il degrado ormai è in corso, anzi è in stato avanzato, e difficilmente riusciremo a ricostruire in tempi brevi una convivenza civile. A condizione, comunque, che ci sia la voglia di rimediare.

Razzismo, omofobia, fascismo, attacchi alle minoranze. È questa l'Italia del 2008, in cui si susseguono giorno dopo giorno gli atti di violenza, di intimidazione, di rifiuto nei confronti di chi è diverso: non solo da parte di teppisti, malintenzionati e malviventi, ma persino (è l'accusa) da parte delle forze dell'ordine.

L'episodio più scandaloso - se sarà confermato - è quello della donna di 51 anni ("somala", hanno titolato quasi tutti i giornali, come la sua nazionalità avesse un significato; e comunque è italiana, per matrimonio), che ha denunciato di essere stata umiliata, denudata e ingiuriata dalla polizia di frontiera all'aeroporto di Ciampino.

Nel frattempo un uomo cinese è stato picchiato selvaggiamente da un branco di ragazzini a Roma; sempre nella capitale sono apparse scritte ingiuriose contro Anna Frank; e intanto c'è chi, come al solito, minimizza.

Tuesday, September 30, 2008

Un modo per giustificare la mia assenza

In questi ultimi tempi non sto postando molto (ma mi trovate sempre su Queer), anche per questo motivo. Volete che distrugga il mio contorno occhi?

Wednesday, September 24, 2008

I gay (italiani?) del 2000 sempre più perbenisti

Negli anni Settanta il movimento gay voleva cambiare il mondo e rivoluzionarlo in nome di una sessualità libera e liberata; negli anni Ottanta si concentrava nella lotta all'Aids e nell'impegno per la prevenzione; negli anni Novanta cominciavano a farsi strada le battaglie per i diritti civili...
E adesso? Adesso sembra che tutti noi, come il resto della società d'altronde, siamo sempre più rinchiusi nel nostro piccolo particulare di guicciardiniana memoria e che abbiamo introiettato il perbenismo piccolo-borghese contro cui avevamo sempre combattuto.

Intendiamoci: la lotta per l'uguaglianza e l'integrazione comporta inevitabilmente una dose di omologazione e di "normalizzazione"; ma da qui a condividere stereotipi e pregiudizi dei benpensanti... ce ne corre!

Questa riflessione nasce da un post che ho scritto su Queer, in cui davo conto di una rapina con accoltellamento in un parco di Milano, noto come luogo di battuage (ndr: spazio, cittadino e extraurbano per luoghi di incontro tra gay, dove si consumano anche amori anonimi); nel post lamentavo che in altri tempi avremmo organizzato una manifestazione nel luogo del crimine, magari con turni di guardia per restituire libertà ai visitatori del parco.

Per tutta risposta alcuni lettori - non dei più beceri, tutt'altro - hanno replicato che sarebbe meglio se nel 2008 sparissero posti del genere e che i gay dovrebbero incontrarsi nelle piazze. Ora: come sapete, personalmente sono un sostenitore del carattere "sociale" dell'omosessualità e dei diritti civili che spettano ai gay in qualità di cittadini, così come agli etero. Ciò non toglie che, una volta ottenuti il rispetto i matrimoni la tutela dalle aggressioni, i gay (una parte piccola o grande di loro) non siano liberi di esercitare una sessualità libera tra adulti.

In altre parole: anche se i miei lettori (come tanti amici 20enne o poco più) sono così sprezzanti di fronte all'argomento battuage, non capisco perché desiderino che anche gli altri gay non frequentino posti del genere. Si sentono sminuiti? si sentono danneggiati da questi atteggiamenti? temono di perdere il diritto di sedere al tavolo della società con le mani pulite e il tovagliolo immacolato? Forse dovrebbero rileggere Mario Mieli...

Tuesday, September 23, 2008

Ancora così affascinati dal sesso bareback?



Non so quanto siano utili davvero questo tipo di messaggi "in negativo" sui rischi che derivano dal sesso senza protezioni. Il video però, pur molto angosciante, è anche molto bello. Di Hiv non parliamo davvero abbastanza.

Thursday, September 18, 2008

L'unico modo per colpirli: al portafoglio

Avremo trovato l'arma da usare contro questi tizi in sottoveste, che pretendono di spiegarci che cos'è una famiglia senza averne mai formato una?

C'è poco da ridere per il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco. Per la prima volta da quando esiste il meccanismo (perverso) dell'8 per mille, è in calo la percentuale che gli italiani hanno assegnato alla chiesa cattolica. Le firme sulla casella "chiesa cattolica" del 730 o di Unico o del Cud sono passate dall'89,82% per il 2008 all'86% per il 2009; mentre nello stesso periodo aumentavano le indicazioni a favore dello stato. In cifre, si tratta di 35 milioni di euro in meno per le casse della Cei. Ricordiamo sommessamente che i fondi dell'8 per mille furono usati, per esempio, per la manifestazione anti-Dico del Family Day nel 2007.

I vescovi sono in fibrillazione e si preparano a rilanciare le campagne pubblicitarie, nella migliore (o peggiore) tradizione mercantile; nessuna autocritica, nessun esame di coscienza: eh sì che da quelle parti dovrebbe essere pane quotidiano. Ma c'è di più su cui riflettere e di cui, forse, rallegrarsi: i dati per il 2008 derivano dalle dichiarazioni del 2005, quelli per il 2009 dalle dichiarazioni 2006. Il calo quindi è già cominciato qualche anno fa, guarda caso - basta confrontare le date - al tempo della campagna ecclesiastica contro il voto al referendum sulla fecondazione assistita, anche prima dell'offensiva in grande stile contro Pacs, Dico e unioni civili in genere.

Il calo quindi è precedente alle campagne di sensibilizzazione come quella lanciata l'anno scorso da Micromega, e nasce da una volontà autonoma dei cittadini; manca la controprova, cioè per esempio il dato delle indicazioni per la chiesa valdese. Quando lo avremo potremo calcolare quanto prestigio e quanta credibilità la chiesa cattolica ha perso negli ultimi anni della battaglia di potere condotta dal cardinale Camillo Ruini.

Wednesday, September 17, 2008

Brunetta e Rotondi, il dovere di dire no all'elemosina

Due ministri del governo Berlusconi, Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi, hanno preparato e stanno per presentare un progetto di legge su diritti e doveri dei conviventi. Non sono i Pacs, non sono neppure i Dico, sono i Didoré (basta con questi acronimi, per carità), un'altra variante di un riconoscimento minimo per tutelare in qualche modo le persone che vivono insieme, siano omo o eterosessuali, siano fidanzati o amici che convivono.

Di per sé non c'è nulla di male, anzi si tratta di un'iniziativa a suo modo lodevole, pur presentata con mille distinguo e cautele per non scontentare i poteri forti di oltretevere. Ma la comunità lgbt di questi "diritti" non si fa proprio niente. Basta leggere i chiarimenti che offre Brunetta:
nessuna mimesi, nessuna imitazione riduttiva del matrimonio. La mia visione della famiglia è quella dell'articolo 29 della Costituzione, e non può prescindere dal matrimonio tra un uomo e una donna. La famiglia è un bene pubblico, e come tale destinatrice di welfare. Lo stesso vale per una coppia con figli. Ciò non toglie esistano altri legami che non sono beni pubblici, ma possono essere considerati beni meritevoli. Cioè beni che meritano l'attenzione e la tutela dello Stato. A me pare che in questa categoria rientrino legami di affettività, di reciprocità solidaristica, di mutua assistenza; a prescindere dal sesso.
Benissimo. Questa è la sua idea. La mia, la nostra è (lo spero) molto diversa: chiediamo pari dignità, pretendiamo uguaglianza, esigiamo gli stessi diritti delle persone eterosessuali. Il diritto di sposarsi, in primis, da cui conseguono vantaggi e privilegi che sono solo accessori rispetto al valore simbolico del matrimonio. Spero che nessuno, ormai (tranne l'immarcescibile Imma Battaglia, buona per tutte le stagioni), sia disposto a barattare la propria dignità di cittadino per un piatto di lenticchie. Anche misero, per la verità.

Rotondi e Brunetta vadano avanti per la loro strada che riguarda i diritti dei conviventi. Qui si parla di persone che vogliono sposarsi.

Saturday, September 13, 2008

La vera puttana

In tutto questo parlare (e legiferare) di prostitute e case chiuse, mi viene da parafrasare Brecht (che diceva "Chi è il vero ladro, chi ruba in banca o chi ne fonda una?"):
"Chi è la vera puttana, chi si vende in strada per mangiare o chi la dà via per un posto in tv o in Parlamento?".

Wednesday, September 03, 2008

Anche in Italia escono allo scoperto i gay in divisa

Se vi ricordate a luglio, quando a Barcellona fu celebrato l'incontro europeo delle associazioni di persone lgbt nelle forze dell'ordine, qui su Village lamentavamo l'assenza di italiani, a rimarcare ancora una volta la diversità e l'arretratezza del nostro paese.

Adesso quel vuoto è stato colmato grazie a Polis aperta, un associazione che riunisce gay lesbiche bisex (e credo anche trans) che lavorano in divisa come poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, finanzieri, militari di Esercito, Marina e Aviazione. Per la prima volta anche in Italia i gay in divisa rivendicano la propria visibilità e si espongono a viso aperto, offrendo anche le loro capacità al servizio dell'intera comunità e in particolare nella lotta a ogni tipo di discriminazione.

L'associazione, che esiste da qualche tempo, si darà un nuovo statuto e farà il proprio debutto pubblico a Bologna il 26 settembre, quando si riunirà il direttivo. Non tutti ancora sono "fuori dall'armadio", ma già un discreto numero di donne e uomini in divisa è pronto a impegnarsi in prima persona.

Il presidente è Nicola Cicchitti, un trentenne calabrese che vive da nove anni a Trieste, lavora nella guardia di finanza ed è impegnato nell'associazionismo (Circolo Arcobaleno-Arcigay Trieste) e in politica come componente della direzione provinciale del Pd nel capoluogo friulano. Grazie a uomini e donne come lui, che non si vergognano di essere sé stessi e non nascondono la propria vita come se fosse qualcosa di imbarazzante, forse il nostro povero e scalcinato Paese potrebbe fare qualche passo avanti sulla strada della civiltà.

Tuesday, September 02, 2008

L'Arcigay incontra La Repubblica. 'Sticazzi!

Sapete che non faccio parte del partito anti-Arcigay per definizione, che anzi possiedo una tessera politica dell'associazione e, più d'una volta, ho tentato di difenderla dalle accuse ingiuste, tranne quando era francamente indifendibile. Come adesso.

In preda alla recente “comunicatite”, Arcigay ci informa che l’associazione “nelle persone del suo presidente Aurelio Mancuso e del suo segretario Riccardo Gottardi” (ma che è, un cinegiornale dell'Istituto Luce?) ha incontrato il direttore del quotidiano La Repubblica, Ezio Mauro.

E allora? È successo qualcosa di significativo? Repubblica sosterrà una campagna di stampa per i diritti delle persone lgbt? Farà pressioni sul Pd, suo partito di riferimento, perché abbandoni i clericali al loro destino? Si impegna a realizzare un’informazione corretta sulle questioni del mondo lgbt? O chiede scusa per la terribile gaffe (mettiamola così) del suo corsivista Francesco Merlo?

No, perché per una sola di queste novità sarebbe valsa la pena di stendere un comunicato, ma in assenza di una sia pur piccola apertura che senso ha scrivere quelle righe? Non mi pare che Mauro faccia la minima autocritica, almeno non in pubblico; anzi se ne viene fuori dicendo che La Repubblica è uno dei quotidiani più letti dalla popolazione omosessuale. E allora? Proprio per questo ci avrebbe dovuto pensare su molto bene, prima di trattare in quel modo la vicenda di Domenico Riso e soprattutto di replicare con le parole avvelenate di Merlo.

Questo ci interesserebbe. Dell’incontro fra questi tre gentiluomini, poco ci cale.
Qua ci vuole Nanni Moretti: con leader del genere non otterremo mai nulla!

(a dire la verità anche con finocchi del genere italico non otterremo mai nulla. e forse in politica e nel movimento abbiamo i rappresentanti che ci meritiamo...).

Saturday, August 30, 2008

Matrimoni gay anche per gli indiani d'America

Riusciremo a essere proprio gli ultimi del mondo? In fatto di diritti sembra proprio di sì. Ci hanno appena preceduto, nell'approvare il matrimonio anche fra persone dello stesso sesso, gli indiani d'America, più correttamente i nativi americani. Almeno una tribù indiana, quella dei Coquille che vivono in una zona dell'Oregon.

Questo Stato degli Usa ha vietato nella propria Costituzione il matrimonio fra persone dello stesso sesso, ma gli indiani non sono tenuti a rispettare le norme dei singoli Stati e dunque la tribù ha deciso di approvare le "nozze gay", per tutelare i diritti di tutti e impedire le discriminazioni, memore delle persecuzioni che i nativi americani hanno subito. Kitzen Branting e la sua fidanzata Jeni saranno le prime a unirsi in matrimonio grazie a questa nuova legge, contro cui il Parlamento di Washington potrebbe appellarsi alla Corte Suprema. E lì ci sarebbe da ridere...

In ogni caso la cultura dei nativi ha sempre rispettato le persone omosessuali, al contrario dei coloni europei, ma altre grandi tribù americane negli ultimi anni hanno deciso lo stesso di impedire i matrimoni stesso-sesso, per esempio i Navajo e i Cherokee. Invece i Coquille sono rimasti fedeli alla loro storia e alla tradizione di accoglienza e rispetto per ogni membro della comunità.

Wednesday, August 27, 2008

Sui diritti dei gay Obama la pensa come Veltroni

C'è poco da sperare da Barack Obama, almeno in chiave di diritti per le persone lgbt. Ed è un paradosso, dal momento che egli stesso fa parte di una minoranza; non sarebbe la prima volta, d'altronde, che finisce così e non è un caso se questo blog, in splendida solitudine, faceva il tifo per quella vecchia arpia di Hillary Clinton...

Il senatore nero dell'Illinois ha scelto, è vero, come vicepresidente designato un amico e sostenitore del movimento lgbt - il senatore Joe Biden - ma quando è stato chiamato a dire la sua sulle questioni che stanno a cuore a gay e lesbiche la delusione è risultata cocente: il suo pensiero fa il paio con quello del suo fan Walter Veltroni. Il matrimonio "è solo fra un uomo e una donna", mentre gay e lesbiche, al massimo, si possono accontentare delle unioni civili.

E infatti, uno dei magnati dell'editoria lgbt americana, Paul Colichman - editore di The Advocate, Out e GayWired.com - ha annunciato che non sosterrà Obama alle elezioni.
Questo non significa, ha spiegato, che sosterrà McCain, ma comunque dopo le parole del candidato democratico di fronte agli evangelici, Colichmann non se la sente di appoggiare la campagna di Obama. Il magnate è un ardente sostenitore di Hillary Clinton e non crede che il senatore dell'Illinois darà impulso ai diritti delle persone lgbt.

Eppure stanotte Hillary ha invitato i suoi sostenitori, in modo inequivocabile e con entusiamo, a votare Obama. Mah...

Tuesday, August 26, 2008

Domenico Riso, falsi pudori e inutili reticenze

"Sapevamo tutti che era gay, ma questo non cambiava la nostra stima nei suoi confronti. Siamo molto dispiaciuti per l'immagine che alcuni giornali hanno dato di Isola delle Femmine, come di un paese chiuso e retrogrado. La realtà è che la vita privata di chiunque merita rispetto e lo merita ancor di più in una situazione tragica come questa".

Non sono disprezzabili (a parte quel ma...) le parole del sindaco di Isola delle Femmine, che in qualche modo rimette nella giusta luce una vicenda di cui davvero si è parlato troppo e male. Non c'è stato, dunque, nessun outing post mortem (come alcuni temevano), dal momento che tutti sapevano.

Ma allora, che c'era di male a chiamare le cose con il loro nome? A dare dignità di famiglia - senza virgolette - a un nucleo di affetti distrutto da un incidente? Nessuno pretendeva (sarebbe stato grottesco) che i giornali scrivessero "morto Domenico Riso, gay di Isola delle Femmine". Quella sì sarebbe stata una mancanza di rispetto inutile, una morbosità sciocca. Qui però si trattava di ricostruire, senza particolari, la linea di tre vite spezzate, che non meritavano l'oblio per una pruderie da Anni Cinquanta: le vite di Domenico Riso, Pierrick Charilas e Ethan, una famiglia distrutta da un disastro aereo. Tutto qui.

Monday, August 25, 2008

Pechino 2008, le Olimpiadi del trionfo lgbt

Scusate, ma sto facendo due conti. Alle Olimpiadi di Pechino 2008 c'erano circa 10.500 atleti. Di questi solo 10 erano dichiaratamente gay: un maschio (Matthew Mitcham) e 9 donne, più la bisessuale Vicky Galindo, della squadra americana di softball). In 11 su 10.500, circa lo 0,1%.

Eppure di questi atleti, la maggioranza ha trionfato. L'unico gay ha vinto la medaglia d'oro nel suo sport: quindi i gay stanno al 100% di trionfi. Su dieci donne - contando anche la Galindo - ben sei sono andate a medaglia e in tre hanno conquistato l'oro. Le due norvegesi Gro Hammerseng e Katja Nyberg - capitana e attaccante della squadra di pallamano - e l'americana Natasha Kai, del calcio femminile. Quindi il 30% di ori e in totale il 60% di medaglie. Quante medaglie hanno preso gli etero? 951 (le 958 totali, meno le sette medaglie lgbt). E quanti gareggiavano? Oltre 10.500.

A conti fatti, gay lesbiche e bisex sono pochi, ma sono molto più vincenti degli etero!
(disclaimer: post ironico, si prega di non commentare prendendo tutto sul serio)

Sunday, August 24, 2008

Matt, l'unico gay dichiarato prende l'oro a Pechino




Come si fa, nel momento più difficile quando il tuo avversario ti precede di oltre 30 punti e per cinque tuffi è stato sempre davanti a te, come si fa a tirar fuori il salto della vita, il tuffo difficilissimo da 10, 10, 9,5, 10 (9,7 in media)? Forse puoi farlo solo se sei un ragazzo gay di 20 anni, cresciuto solo con la mamma, e adesso vivi con il tuo fidanzato a Sydney e sei andato a Pechino per vincere l'oro.

Proprio a casa dei cinesi, proprio privandoli - unico al mondo - della sola medaglia dei tuffi che mancava ai padroni di casa. Una piccola rivincita per il resto del mondo, una piccola rivincita per noi donne e uomini gay che siamo sempre un po' il resto del mondo.

Grazie Matthew Mitcham per questa straordinaria vittoria e per la tua sincerità nel vivere tranquillamente la tua vita anche prima della medaglia.
Se guardate il video fino alla fine, dopo la premiazione Mitcham si arrampica a baciare prima la mamma e poi il fidanzato. La tv italiana ha censurato anche questa scena...

Saturday, August 23, 2008

Repubblica, l'amore e la famiglia e le abitudini sessuali

Prima di lanciare crociate sulla "decadenza" dell'opinione pubblica italiana, forse La Repubblica dovrebbe guardare nelle proprie pagine e deplorare le cadute di stile di alcune delle sue firme più illustri, come Francesco Merlo intervenuto in prima pagina sulla vicenda di Domenico Riso e sulle proteste del mondo lgbt italiano (ridotto, come al solito, all'Arcigay). Uno scritto misto di ignoranza - reale o voluta - mistificazione e omofobia, oltre al solito malcelato orgoglio "siculo".


Di fronte alle accuse di omofobia ai media italiani (e anche a Repubblica), rei di aver taciuto omertosamente la tragedia di una famiglia composta da due uomini e un bambino, Merlo passa al contrattacco e accusa l'Arcigay e Grillini di essere ossessionati dall'omofobia. Perché, spiega Merlo,
la sessualità, rispetto a quell'atroce tragedia, è un dettaglio insignificante, come essere milanisti o juventini. E dunque nessuno, e soprattutto l'Arcigay [...], ha il diritto di strumentalizzare la dimensione intima e privata dello steward italiano morto insieme ad un amico, al proprio figlio di tre anni e ad altre 150 persone...
Capito? Si parla di sessualità, secondo Merlo, non di affetti, di relazioni amorose, di una famiglia distrutta. È tutto ridotto al sesso e d'altronde - pensa Merlo - tra due uomini non può che esserci solo un affare di sesso. Diverso, lui non lo dice, se fossero stati due innamorati - un uomo e una donna - di nazionalità diversa. Lì la televisione si sarebbe scatenata: La vita in diretta, L'Italia sul 2 & co. ci avrebbero raccontato i progetti di vita, gli affetti, la quotidianità della coppia; ancor di più con un bambino che Domenico Riso amava come un figlio. Ci avrebbero mostrato le foto di loro due insieme e ci avrebbero commosso con la storia di una famiglia annientata dalla tragedia.

Invece Merlo insiste sul sesso. Per lui
l'Arcigay trova necessario che "la completezza dell'informazione" frughi tra le lenzuola, e che la loro pulsione d'amore, che vale quanto tutte le altre pulsioni d'amore, sia sbandierata come una militanza, un drammone e una vertigine post mortem.
Parlare di pulsione d'amore e di lenzuola riduce tutto, ancora una volta, al sesso, l'unica cosa che esiste tra due uomini; due "arrusi" o meglio "puppi" penserà il catanese Merlo, che non concepisce l'amore e l'esistenza di una famiglia tra due maschi. E meno male che ha vissuto da inviato a Parigi. Evidentemente le radici siciliane sono troppo forti per lui.

Il fondo si tocca quando Merlo spiega per quale motivo sarebbe stato inopportuno per i giornali raccontare la storia umana di Domenico Riso:
Ma che c'entrano le abitudini sessuali, le pratiche coniugali, le tradizioni, le convenzioni e gli umori con la morte in un disastro aereo? In base alla logica sessuocentrica dell'Arcigay, i giornali e le tv di un Paese come l'Italia, che ha le sue gravi rogne ma è ancora civile e sa tenere lontana la tragedia dalla farsa, avrebbero dovuto involgarirsi, come purtroppo ha fatto l'onorevole Grillini, e dunque indagare e raccontare - "senza ipocrisia" perbacco - quanti, tra i sessantenni a bordo usavano il viagra, e quanti avevano pratiche feticiste, e quanti erano i transessuali e i bisessuali, e ancore quante mogli e quanti mariti ha avuto ciascuna vittima, e quante erano le vergini e quanti i sodomiti...
L'Arcigay è sessuocentrica? O lo è Merlo? Che invece di parlare di amore, parla di sesso. Che confonde la vicenda di una FAMIGLIA con i vecchi che usano il viagra o quelli che esercitano pratiche feticiste. Qui c'è da indignarsi per queste parole; è nauseante quello che scrive Merlo, sul giornale che dovrebbe essere "della sinistra". Repubblica non si vergogna neanche un po' di questo editoriale, al punto da farne la propria replica alle accuse?

Siamo un paese ipocrita e omertoso. E certo La Repubblica non contribuirà a costruire un'opinione pubblica matura, adulta e laica. Resteremo al nostro solito livello tribale.

Domenico Riso, la dignità dell'amore contro l'omertà

Ipocrisia e omertà. Sono queste le parole giuste per definire il trattamento che i mezzi di comunicazione italiani hanno riservato a Domenico Riso, al suo compagno Pierrick Charilas e al figlio di tre anni che viveva con loro, Ethan. Con loro due come suoi genitori, al punto che i giornali italiani hanno parlato di "bambino affidato". Una famiglia è stata distrutta da una tragedia, ma sui giornali e nei tg (con poche, significative eccezioni) questa famiglia viene smembrata, divisa, distrutta ancora di più di quanto sia stata lacerata dall’incidente e sciolta dalle fiamme. Viene cancellata dal ricordo in una sorta di macabra damnatio memoriae.

“Domenico Riso morto con tutta la sua famiglia”. Era questo il solo, l’unico titolo possibile - senza virgolette - per raccontare la tragedia che ha distrutto la vita di questo giovane uomo, del suo compagno e del loro bambino. Invece i quotidiani italiani - con la parziale eccezione del Corriere della Sera che però ha scritto “famiglia” tra virgolette, così come Repubblica che parla del suo "amico" e non del suo compagno - e i telegiornali, escluso tg La7, hanno occultato, omesso, nascosto questa tragedia.

Forse perché a qualcuno - oltre Tevere, magari - dà fastidio che due uomini, due gay, possano formare una famiglia e crescere un figlio. In Francia, ovviamente, non in Italia; men che meno in Sicilia. Per questo motivo le associazioni lgbt italiane hanno scritto una lettera-manifesto , molto sobria e molto bella, per ricordare Domenico e la sua famiglia.

Ma Domenico, anche se è morto, sarà vivo per sempre perché ha vissuto davvero e pienamente; non ha nascosto chi era, non si è accontentato di una vita segreta, da provincia viziosa. Ha scelto Parigi, ha trovato l’amore e ha formato una famiglia. E il suo ricordo gli deve sopravvivere come segno della possibilità di una vita reale anche per i gay e lesbiche italiani. E come segno di condanna e di dannazione per tutti coloro che non vogliono far esistere famiglie come la sua. È un impegno, l'unico possibile, che tutti noi dobbiamo assumerci.

Friday, August 22, 2008

Crash Madrid, la censura sulla vittima gay italiana

Che paese di m...a che siamo! Aveva ragione Luttazzi.

Tra le vittime della tragedia di Barajas - l'aeroporto di Madrid dove un aereo Spanair è precipitato subito dopo il decollo - c'è anche un italiano, uno stewart siciliano 40enne, morto insieme al compagno francese e al figlio del compagno. Sì, avete letto bene: aveva un compagno e insieme formavano una famiglia, come ci riferisce Giusi Fasano sul Corriere (con un virgolettato di troppo sulla parole famiglia).

Ecco: se non fosse per il Corriere della Sera - quando sbaglia lo bacchettiamo, quando si comporta bene lo riportiamo - non avremmo conosciuto la storia di quest'uomo di 40 anni, Domenico Riso, che dalla provincia di Palermo era andato a vivere alle porte di Parigi con un ex ginnasta - medaglia d'argento e di bronzo agli Europei 2001 e 2003 - Pierrick Charilas e il figlio di lui, Ethan.

Gli altri quotidiani - non solo il Giornale, ma anche per esempio La Stampa - parlano pudicamente di "amico" o "migliore amico". Anche dopo la morte, una relazione d'affetto e d'amore fra due uomini viene negata, rifiutata, cancellata. Non può esistere, specie se coinvolge un bambino, accolto e amato da Riso "come un figlio suo", racconta il cugino.

Sarebbe un'invasione della privacy raccontare la loro storia? Mi sembra già di sentire i moralisti pelosi di casa nostra. Però quando una persona qualunque muore in un incidente, in una tragedia, in guerra, sui giornali troviamo raccontata tutta la sua vita, i suoi affetti, le persone care, tutto. Se la persona che muore è gay, allora niente! Tutto dev'essere taciuto "per rispetto". Anche di fronte alla morte siamo un paese di merda.

Monday, August 18, 2008

Ellen DeGeneres, Portia de Rossi e l'ostentazione

Oggi spose! Ellen DeGeneres, 50 anni, e Portia de Rossi, 35, si sono sposate due sere fa in California, nella loro casa di Los Angeles. È il primo matrimonio gay "mediatico" da quando la Corte Suprema della California ha aperto il matrimonio a tutti, e non alle sole persone eterosessuali.

Tutti i giornali del mondo ne parlano, le foto sono pubblicate ovunque e la notizia rapidamente viene diffusa. Un po' meno fanno le tv, che preferiscono evitare troppa pubblicità. Vero, Raiuno? Sorpresa massima, però, a leggere sul Corriere.it (versione online del Corriere della Sera) che Elle DeGeneres
oltre dieci anni fa rese pubblica e decise di ostentare la sua omosessualità.
Complimenti al Corriere e alla modernità delle sue opinioni che, a me hanno insegnato così, dovrebbero essere slegate dalle notizie. Invece qui c'è un giudizio di valore, un giudizio negativo, su un gesto di grande coraggio, quello di essere onesti e sinceri sul proprio orientamento sessuale. Un gesto che costà alla DeGeneres la perdita del lavoro e l'ostracismo di gran parte della società americana che la ribattezzò DeGenerated. E invece il Corriere non fa che alimentare i pregiudizi e diffondere negatività sulle persone lgbt, anche su quelle che usano la propria notorietà per aiutare tante donne e tanti uomini, soprattutti giovani ma non solo, a vincere le proprie paure e vivere serenamente la propria vita. Senza vergogna e senza ostentazione.

Tuesday, August 05, 2008

California, dalla chiesa cattolica sì al referendum antigay

A novembre, insieme alle elezioni presidenziali, i cittadini della California voteranno alcuni referendum fra cui la Proposta 8, che punta a modificare la Costituzione stabilendo che il matrimonio è solo l'unione fra un uomo e una donna.

In vista dell'appuntamento alle urne diverse associazioni si stanno preparando a fare campagna elettorale: da un lato i sostenitori dei diritti lgbt, dall'altro i conservatori. La chiesa cattolica locale ha appena preso posizione, invitando i vescovi e i parroci a sostenere moralmente ed economicamente il sì al referendum, per cancellare il diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso, riconosciuto da una sentenza della Corte Costituzionale.

I vescovi cattolici dello stato si sono riuniti e hanno deciso di schierarsi dalla parte della Proposta 8, pur sostenendo con la solita dose di ipocrisia che tutte le persone hanno apri dignità. E allora se hanno pari dignità, perché non dovrebbero potersi sposare?

Monday, August 04, 2008

Contro l'Aids prevenzione, farmaci e nuove cure

La diffusione delle cure anti-Aids a tutti i sieropositivi e i malati del mondo: è questo l'obiettivo primario di cui si discute alla XVII conferenza internazionale sull'Aids (Aids 2008), aperta ieri a Città del Messico. Entro il 2010, la comunità internazionale si era impegnata due anni fa, le cure dovrebbero essere a disposizione di tutti: questa è l'occasione per verificare quanto di quell'impegno è stato realizzato e quanto manca ancora.

Ma la Conferenza ospita anche relazioni sulla ricerca scientifica e sugli avanzamenti nel campo del vaccino e delle cure. Il problema principale, a quanto risulta, è che le cure si diffondono, ma la prevenzione no, o non abbastanza. Le nuove infezioni si sono ridotte, ma in misura troppo limitata e nel mondo continuano ad ammalarsi milioni di persone ogni anno: 2,7 milioni nel 2007.

C'è poi la questione delle conseguenze dei farmaci anti-retrovirali sull'organismo dei pazienti, il rischio di attacchi di cuore dopo terapie di lungo periodo e la resistenza del virus Hiv.
Prostitute, omosessuali maschi e tossicodipendenti che usano siringhe rimangono categorie a rischio, secondo il rapporto Unaids, ma mentre sono aiutati con la prevenzione in molti paesi, sono più esposti al contagio in quegli stati dove non sono protetti contro la discriminazione. L'Italia di quale gruppo di paesi farà parte?