Wednesday, November 02, 2005

PPP

Esattamente trent'anni fa moriva Pier Paolo Pasolini, ucciso in circostanze mai davvero chiarete al Lido di Ostia. Per motivi politici, per motivi futili, in un agguato? probabilmente non lo sapremo mai, ora che se ne sono andati anche Laura Betti e Franco Citti, ma ora non è questo che importa di più.
Uno dei maggiori intellettuali italiani del Novecento e un pensatore che - sotto certi aspetti - ha previsto e anticipato, in scritti profetici, quello che il nostro paese sarebbe diventato nei decenni successivi. Pasolini e le sue pagine sono imprescindibili per capire la trasformazione dell'Italia e il passaggio rapidissimo da una civiltà contadina a una industriale e, in rapida successione, già post-moderna.

Un blog che si occupa in particolare di omosessualità, movimento glbt e riflessioni queer non può dimenticare Pasolini, uno dei primi a vivere pubblicamente la propria omosessualità, facendone materiale di poesia, riflessione e cinema. Eppure - devo dirlo a costo di blasfemia - Pasolini non fu mai un "intellettuale gay" né tantomeno un attivista. Anzi, il termine "gay" accanto al poeta di Casarsa è comunque fuori luogo.

Se fosse vissuto ancora, probabilmente Pasolini avrebbe rigettato - come del resto molti altri della sua generazione - le lotte per i diritti gay e avrebbe guardato con una punta di disprezzo o commiserazione le coppie dello stesso sesso e le battaglie per il matrimonio. In Pasolini l'omosessualità, in omaggio probabilmente allo spirito dei tempi, è tutta rivoluzionaria, anti-borghese, inconciliabile con il mondo degli eterosessuali. Ed è un'omosessualità notturna, peccaminosa, quasi mai paritaria.

Nel sistema morale e intellettuale di Pasolini, come in quello di quasi tutti i suoi coevi omo o eterosessuali che fossero, non c'è spazio (e forse non poteva esserci) per l'omosessualità quotidiana, per il rapporto "regolare" fra due uomini o due donne che scelgono di vivere insieme la propria vita o una parte consistente di essa. L'omosessualità di Pasolini è insieme luogo di incontro fra mondi sideralmente lontani (l'intellettuale borghese e il giovane borgataro) e ricerca di un paradiso irraggiungibile, vagheggiato nei suoi film più sensuali e solari (penso al Fiore delle mille e una notte o al Decameron).

Indubbiamente Pasolini ha ancora molto da dire e la sua opera deve essere tuttora letta, elaborata e compresa con uno schermo temporale più ampio e con meno partecipazione emotiva, quella che manca ai suoi interpreti ed esegeti che hanno condiviso con lui un'esperienza di vita e del mondo.

2 comments:

AnelliDiFumo said...

Sono sostanzialmente d'accordo con quanto dici. Aggiungo che lui più che un rivoluzionario tout-court era un intellettuale nostalgico, un pederasta nel senso classico del termine, un uomo completamente immerso nel suo tempo, dalla vasta capacità di comprensione della realtà e dal fine fiuto per la riflessione sul percorso intrapreso dalla nostra società del 1975.

Restando al corpo del tuo post: PPP era un pederasta, non certo un "gay", assumendo con la parola "gay" tutto ciò che questa comporta in termini socio-politici.

Guapo said...

Ho letto i libri e visto i film di PPP e sinceramente non mi è mai piaciuta la sua visione dell'omosessualità. Lui la concepiva nel modo in cui gli etero bigotti e retrivi anche oggi, la considerano: perversa, oscura, anormale, da nascondersi e basata sul sesso. E' una visione obsoleta.

Oggi per fortuna l'omosessualità tende ad essere vista come una forma alternativa di affettività (certo ce ne vorrà di tempo in Italia ma intanto nel mondo...)anche se è un pò troppo alla moda...

Pasolini come scrittore non mi piace e tendo a rifuggire la sua considerazione dell'omosessualità.

Un saluto a tutti dal Guapo