Tuesday, November 29, 2005

Pierre Seel, la memoria dell'omocausto

Il 25 novembre è morto a Tolosa in Francia, all'età di 82 anni, Pierre Seel.

A molti questo nome non dirà nulla, eppure l'uomo che ci ha lasciato occupa un posto di primo piano nel Pantheon della comunità gay, lesbica, bisessuale e transessuale.
A 17 anni Seel, omosessuale e aderente alla Resistenza francese contro il nazismo, viene deportato dai tedeschi e internato nel campo di concentramento di Schirmeck, dove subisce violenze e torture a causa della sua omosessualità.

Finita la guerra Seel torna in Francia, si sposa e mette al mondo dei figli, ma a lungo tiene solo per sé il dramma della sua segregazione. Dopo quasi trent'anni di silenzio nel 1982 decide di rivelare perché era stato arrestato e incarcerato e contribuisce a fare luce su un dramma dimenticato, un tabù nascosto persino dalle democrazie europee del dopoguerra. E racconta anche i momenti più drammatici della sua prigionia, come l'esecuzione del ragazzo che amava.
Comincia da lì una battaglia lunga decenni per ottenere il riconoscimento di deportato omosessuale dallo stato francese. Come vittima dell'Olocausto era stato risarcito dall'Organizzazione internazionale per l'immigrazione, ma - ripeteva - finché non fosse stato riconosciuto come "vittima omosessuale" si sarebbe sentito sempre un sans-papier.

A partire dal 2001 le autorità avevano cominciato a invitarlo per celebrare la giornata della memoria e alla fine anche il presidente francese Chirac ha ammesso l'esistenza della deportazione omosessuale.

La storia di Pierre è raccontata nell'autobiografia Io, Pierre Seel. Deportato omosessuale, ma dal momento della rivelazione Seel non ha più smesso la sua opera militante, sostenuto dalla famiglia e dal movimento francese.
Nonostante la sua testimonianza molto ancora rimane da scrivere sulla persecuzione dei gay durante il nazismo e il fascismo, anche perché moltissime delle vittime hanno preferito tacere e nascondersi o sono state obbligate a farlo da società grette o da leggi repressive.

Ridare voce a quelle vittime dimenticate è il modo migliore di onorare la memoria di Pierre Seel e difendere la sua eredità.

1 comment:

Gatto Nero said...

Bella botta...