Sunday, October 30, 2005

Matrimonio gay, la parola al Costituzionale

Sarà il Tribunale Costituzionale spagnolo a dire l'ultima parola sulla riforma del codice civile che ha aperto il matrimonio alle coppie dello stesso sesso. I giudici supremi hanno accettato di discutere il ricorso presentato dal Partito popolare (Pp), giudicandolo ammissibile.

Era un passaggio abbastanza scontato, dal momento che il Costituzionale doveva giudicare sulla correttezza formale del ricorso. Tutt'altra musica, quando si entrerà nel merito.
Il governo ha 15 giorni di tempo per presentare la propria memoria, poi arriverà la sentenza. In teoria entro un mese, in pratica, a quanto leggo sui giornali spagnoli, dovremo aspettare forse qualche anno.

Nel frattempo la legge è pienamente in vigore, centinaia di coppie si sposeranno e l'istituto entrerà pienamente nel costume della Spagna. Questa realtà di fatto sosterrà le ragioni costituzionali che, molto probabilmente, porteranno alla conferma della riforma: la Costituzione spagnola, infatti, non proclama da nessuna parte che il matrimonio è "solo fra un uomo e una donna" (così come non lo sostiene la Costituzione italiana).

L'articolo 32 dice solo che "l'uomo e la donna hanno il diritto di contrarre matrimonio in piena uguaglianza", ma non c'è scritto "fra di loro" o "esclusivamente fra di loro". Onestamente mi pare un po' poco per sperare in una vittoria dei popolari. Per me questa è una mossa politicamente suicida da parte del Pp.

Saturday, October 29, 2005

Unioni benedette

Lo avevamo preannunciato, adesso è ufficiale.

La Chiesa di Svezia, la principale confessione del paese cui aderisce l'80% della popolazione, celebrerà riti di benedizione per le unioni composte da persone dello stesso sesso. Una coppia gay o una coppia lesbica potranno essere benedette da un pastore della chiesa, purché abbiano sottoscritto un'unione domestica registrata.

Con 160 sì e 81 no, l'Assemblea della chisa, l'organismo esecutivo, ha deciso di introdurre il nuovo rito. Attenzione: non è una scelta improvvisata, ma da anni la Chiesa di Svezia sta studiando la questione delle coppie omosessuali e, dopo numerosi pareri consultivi, è arrivato il voto definitivo.

Le organizzazioni omosessuali in Svezia, pur apprezzando il passo avanti, hanno protestato (!), perché rimane la differenza con le coppie di sesso diverso, che hanno accesso al matrimonio vero e proprio.
E noi siamo qui, a difenderci dalle accuse di essere nocivi e distruggere le famiglie...

Friday, October 28, 2005

José Luis Rodriguez Boselli

L'ho visto e l'ho sentito direttamente. Abbiamo trovato lo Zapatero italiano: è - e non poteva essere altrimenti - Enrico Boselli, il coraggioso segretario dei Socialisti democratici italiani, che hanno avviato un progetto per un nuovo soggetto politico laico, socialista, radicale e liberale insieme ai Radicali italiani e, voglia iddio, con i socialisti del Nuovo Psi.

Di questo parlavano stasera a Otto e mezzo, sulla Sette, Giuliano Ferrara, Ritanna Armeni e i due protagonisti: Boselli, appunto, e Marco Pannella.

A parte un sacrosanto riferimento sulla revisione (e magari il superamento del concordato con la chiesa cattolica) su un tema, però, Boselli è stato nettissimo: "Se nel prossimo Parlamento sederanno molti socialisti e molti radicali, i Pacs diventeranno legge. Non so quante altre forze dell'Unione possono dire lo stesso. Per noi i Pacs saranno il primo impegno da realizzare, insieme al divorzio breve. Su questi temi si deciderà fra cinque anni se abbiamo fatto dell'Italia un paese migliore".

Pareva davvero di sentire ZP. Ora, chi prima di lui ha detto le stesse cose con la medesima chiarezza? Non è un caso che queste posizioni così decise vengano da un uomo politico socialista, che ha sempre difeso la sua identità e la rivendica con orgoglio. Come Zapatero, come Blair.
Tanto per capirci: diamo un'occhiata alla risposta che Boselli ha dato a Rutelli. Forse ho trovato qualcuno che mi rappresenta (se poi arrivano anche Bobo Craxi e compagnia, ancora meglio).

Thursday, October 27, 2005

Celentano è lento, l'Abbé Pierre è rock

Da perfetto italiano, sfolgorante nella sua aurea mediocritas, Adriano Celentano è un campione nel dare un colpo al cerchio e uno alla botte e così si preoccupa di rassicurare l'animo piccolo-borghese dei connazionali: "I gay sono rock. Il matrimonio gay è lento; e Zapatero è lentissimo". Come a dire: vanno bene i gay, ma finché non vengono a rompere le scatole con i loro diritti e altre cazzate.

Lento, quindi, Celentano, che non riesce a volare alto e resta zavorrato dai pregiudizi provincizli. Quanto è rock, invece, il 93enne Abbé Pierre, l'anziano padre cappuccino francese, amato e rispettato in tutta la Francia. Che ha scosso il paese e il mondo cattolico con la sua autobiografia.

Ha rinunciato a una famiglia nobile per diventare frate francescano, ha salvato gli ebrei dai nazisti, ha combattuto nella Resistenza francese; e per tutta la sua vita ha lottato al fianco dei poveri e degli ultimi. Adesso, arrivato a 93 anni, ha scompigliato le sicurezze dei cattolici, dei Ruini, dei Ratzinger e giù giù fino ai Buttiglione e i Rutelli.

"Ho fatto voto di castità, ma questo non toglie nulla al desiderio e io, a volte, ho ceduto. Anche se non ho mai avuto legami stabili". L'anziano frate ammette la debolezza della sua vita e pone un problema fondamentale nell'episcopato cattolico: il celibato dei preti.

Per lui dovrebbero esistere "preti sposati accanto a preti celibi" e, anzi, la Chiesa cattolica dovrebbe aprire il sacerdozio alle donne. "Non ho mai capito perché Giovanni Paolo II e Ratzinger hanno ribadito che la chiesa non ordinerà mai donne sacerdote... L'argomento principale è che Gesù non aveva apostoli donne. ma questo non mi sembra un argomento teologico; piuttosto ha a che fare con la sociologia".

Il tema su cui l'Abbé Pierre, però, sfida apertamente il Vaticano e le gerarchie è l'omosessualità. Henri Grouès (è questo il suo vero nome) comprende il desiderio delle coppie gay di veder riconosciuto il proprio legame dalla società. Capito, Celentano?

Anche se propone di usare il termine "alleanza" o "patto", perché matrimonio rischia di non essere accettato da una parte della società. E soprattutto non dice no alle coppie gay che allevano figli. Bisogna essere sicuri - dice il frate - che i bambini non subiscano pregiudizi psicologici o sociali: "questo sarebbe l'unico buon motivo per evitare le adozioni alle coppie gay. Per il resto, sappiamo tutti che il modello classico di educazione non è necessariamente garanzia di felicità ed equilibrio per il bambino".
Abbé Pierre, super rock.

Tuesday, October 25, 2005

Se n'è andato uno dei volti migliori d'America

Rose Parks aveva 92 anni, era vedova e viveva ormai a Detroit, nel sicuro Michigan. Era scappata dal crudele Alabama, troppo rischioso per lei, donna di colore nell'America del Novecento.

Eppure Rose aveva sfidato e vinto il razzismo del profondo Sud americano, almeno quello scritto nelle leggi dello stato. Ancora una volta - è il caso di ricordarlo - grazie ai giudici e in nome della Costituzione.

Nel 1955, cinquant'anni fa esatti (non cinquecento), questa donna, che già aveva 42 anni, salì su un autobus a Montgomery e, contro la legge, si rifiutò di cedere il posto a sedere a un uomo bianco che lo reclamava. Sì, perché - se non lo sapevate - all'epoca negli Stati Uniti i neri potevano salire sull'autobus, ma non avevano il diritto di "rubare posti" ai bianchi. All'autista che gli chiedeva di alzarsi Rose disse semplicemente: «Non penso di doverlo fare. Ho pagato il biglietto come chiunque altro».

Può sembrare - e spero che sembri - inconcepibile, inaccettabile, ma la legge era questa e di fronte alla sua opposizione la polizia arrestò la donna "ribelle" e il giorno dopo il giudice le inflisse una multa di 10 dollari, più 4 di spese processuali. Ma l'America era già cambiata grazie a quel rifiuto. Per 381 giorni i cittadini di colore di Montgomery boicottarono l'autobus e manifestarono contro le leggi segregazioniste, guidati da un certo Martin Luther King junior. Finché il 13 novembre 1956 (sentenza Gayle and City of Montgomery v. Browder) i giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti d'America decretarono l'incostituzionalità del divieto e abolire tutte le legggi segregazioniste nei servizi pubblici in vigore negli Stati del sud.

Rose è morta ieri, ma come ha dovuto ammettere anche il presidente Bush (che pure non ama i giudici attisvisti) questa donna "ha cambiato l'America in meglio" e resta una delle figure più luminose del Novecento. Da lei è nato il movimento dei diritti civili, a lei hanno fatto riferimento milioni di manifestanti e attivisti, che si sono impegnati per l'uguaglianza e la libertà.
Per questo anche noi gay, e tutti quelli che credono in un mondo più giusto, dobbiamo ricordarla e ringraziarla. Ci ha dimostrato che anche quando la maggioranza, in nome della propria superiorità, vuole negarti i diritti che ti spettano, devi combattere con ancora più forza in nome della democrazia e della libertà.

Monday, October 24, 2005

La Polonia ha scelto l'omofobia

Non dite che non ve l'avevo detto.

In tempi non sospetti purtroppo avevamo letto e sentito dei famigerati gemelli Kaczynski, ma fino all'ultimo ho sperato di esorcizzare un loro trionfo in Polonia. Invece, non solo il maggiore (per 45 minuti) ha portato il suo partito "Legge e ordine" alla vittoria elettorale - da condividere con i liberali di Piattaforma civica - ma adesso il secondo, e più noto Lech ex sindaco di Varsavia, è diventato presidente della Repubblica.

Per fare un paragone, come se da noi al posto di Ciampi, ma con i poteri di Chirac, ci finisse Calderoli.

Per due anni di fila Kaczynski, da sindaco, ha vietato il Gay Pride nella capitale e più volte si è espresso contro gli omosessuali, in termini che da noi non userebbe neppure Tremaglia.
Quest'uomo, un misto di populismo e bigottismo (cioè Berlusconi più Buttiglione, ma molto meno glamourus) ha convinto i polacchi, stufi dopo anni di corruzione della sinistra.

Adesso tocca vedere che succederà a questo stato europeo, dove il nuovo leader è a favore della pena di morte e del bando dei gay dall'insegnamento. Spero che le sanzioni dell'Unione Europea, lestamente opposte all'austriaco Haider, siano irrogate anche alla Polonia, se i due gemelli faranno seguire alle parole i fatti.

Sunday, October 23, 2005

Non ho l'età per amarti (ma solo se sei gay)

Nel 2000 Matthew Limon aveva 17 anni e 51 settimane quando, nell'istituto per adolescenti difficili dove viveva, ebbe un rapporto sessuale con un altro ragazzo di 14 anni.
Il giudice gli inflisse 17 anni di prigione, ma se il suo compagno di sesso fosse stato una ragazzina di 14 anni, Matthew avrebbe subìto, al massimo, una condanna a 15 mesi di prigione. Grazie alla cosiddetta legge "Romeo e Giulietta", che giudica meno gravemente gli adolescenti se hanno rapporti sessuali con un coetaneo di almeno 14 anni. Ma solo se il rapporto è etero.


La Corte Suprema del Kansas con una decisione unanime ha cancellato la discriminazione nei confronti dei gay e ha stabilito che la legge "Romeo e Giulietta" deve valere indipendentemente dal sesso dei due ragazzi.

L'età del consenso è uno dei banchi di prova per verificare se una legislazione è discriminatoria o non fa differenze fra etero e omosessuali.
Se una ragazzina di 14 anni può decidere di fare sesso con un 17enne, allo stesso modo si deve concedere la medesima capacità di giudizio a un ragazzo di 14 anni che sceglie un maschio poco più grande. Non mi sembra così difficile.

Saturday, October 22, 2005

Casa nuova

Benvenuti nel nuovo corso del mio blogghettino.

Per adesso ho scelto la via più facile, cioè continuare a essere ospitato da un servizio di blog "automatico". Ma almeno ho un indirizzo tutto mio.
Appena avrò un po' più di tempo (e finirò di mettere a posto l'altra casa, quella di mattoni, che pure è sottosopra), penserò a mettere su qualcosa di mio.

Intanto vado avanti come al solito: parliamo di comunità glbt, quindi froci, finocchi, puppi, culattoni, lesbiche, bisex, trav, trans. In qualunque modo ci vogliamo chiamare. (ché noi possiamo usare qualunque termine per noi stessi, gli altri devono stare un po' più attenti. ma di questo parleremo un'altra volta). :)

Come sempre notizie belle e (ahimé) brutte. Progressi (soprattutto fuori dall'Italia) e regressi, in genere qui da noi.
A presto

Thursday, October 20, 2005

C'è un giudice anche in Turchia

La Turchia è meno lontana dall'Europa di quanto pensiamo e, se tra i politici resistono minacciose tendenze autoritarie, la Costituzione e il diritto di quel paese hanno dimostrato di essere vivi e conciliabili con le nostre istituzioni.

Per la prima volta la comunità omosessuale turca, che ha ancora più difficoltà di noi, ha ottenuto pubblicamente una vittoria sulle forze della restaurazione e della conservazione, contrarie a ogni diversità.

Qualche settimana fa il vicegovernatore della capitale Ankara aveva chiesto che venisse chiusa l'associazione Kaos Gay and Lesbian, in base a una norma che vieta le associazioni "contrarie alla legge e alla morale". Ma il procuratore di Ankara, Kursat Kayral, ha respinto la richiesta perché - ha spiegato - "l'omosessualità non è immorale".

La legge turca, infatti, non vieta l'omosessualità, ma nella società rimane un forte pregiudizio contro le relazioni fra persone dello stesso sesso.In questa occasione però la magistratura ha messo un punto fermo che non può che essere positivo per la comunità glbt turca, che ovviamente spera nell'ingresso del paese nell'Unione Europea.

Wednesday, October 19, 2005

Prodi ha i voti per imporre il Pacs

L'abbiamo votato, adesso aspettiamo di vedere i risultati.
A maggioranza - seppure tallonato da Bertinotti - Romano Prodi ha ottenuto il sostegno della comunità gay, lesbica, bisessuale e transessuale alle primarie dell'Unione. Secondo Gaynews, il professore ha raccolto fra il trenta e il quaranta per cento dei voti, di persone omosessuali che gli hanno voluto dare fiducia nonostante i tentennamenti e le marce indietro.

Adesso Prodi non ha più alibi: ha ottenuto un mandato ampio e schiacciante, che gli permette - finalmente - di superare i piccoli veti degli alleati come Rutelli e Mastella e imporre la sua sintesi sul programma con cui il centrisinistra si presenterà alle elezioni. Tempo fa Massimo D'Alema l'ha già spiegato chiaramente: sul tema dei diritti gay il Pacs "è già un compromesso", tra i desideri della comunità gay (la piena uguaglianza e quindi il diritto al matrimonio) e le "sensibilità" dei cattolici, attenti alle sirene ruiniane. Su questo valuteremo il coraggio e il "riformismo" dell'Unione.

Se Prodi vorrà dimostrare di essere un uomo politico serio confermerà le sue promesse e sosterrà la proposta del Pacs, già firmata in Parlamento da esponenti del centro (Margherita) e della sinistra, dai Ds a Rifondazione, Verdi, Pdci, Socialisti. Andrea Benedino di Gayleft (i gay dei Ds) canta vittoria, ma io aspetterei di vedere le prossime evoluzioni del dibattito sulla questione.
Le coppie dello stesso sesso hanno bisogno di un riconoscimento ufficiale e PUBBLICO: non bastano accordi privati, che per di più sono impugnabili e non danno sicurezza.
In base a questo personalmente deciderò se votare Prodi e il suo schieramento nel 2006. E a quanto ho capito anche l'Arcigay è su questa linea

Sunday, October 16, 2005

Pacs: diamo ad Aznar ciò che è di Aznar

La disinformazione è un morbo pericolosissimo, peggio dell'influenza aviaria!

Da quando Prodi si è esposto sui Pacs, subendo le reprimende delle gerarchie vaticane e lo "smarcamento" neo-clericale di Rutelli e Mastella, è cominciata a circolare una favoletta su José Maria Aznar e i Pacs in Spagna.
Qualcuno - forse lo stesso Prodi - per giustificare l'uscita del professore ha tirato fuori che "in Spagna è stato proprio Aznar a introdurre i Pacs", proprio quelli che Prodi vorrebbe in Italia.
Una menzogna che a furia di essere ripetuta è diventata credibile, al punto che anche Curzio Maltese venerdì sul Venerdì di Repubblica l'ha accreditata, insieme a molti altri colleghi giornalisti che non si sono mai presi la briga di controllare.

Da un lato è vero (quanto è vero!) che la proposta di Prodi non ha nulla a che vedere con Zapatero. Il Partito popolare spagnolo, poi, nel suo programma per il 2004 (post Aznar) aveva inserito non il Pacs, ma addirittura le UNIONI CIVILI con tutti i diritti del matrimonio per le coppie gay, tranne l'adozione e il nome "matrimonio". Quindi molto di più di quello che è disposto a offrire il centrosinistra italiano.
Ma con Aznar è tutta un'altra storia.

Andiamo a vedere allora che cosa è successo davvero in Spagna negli OTTO anni di governo del popolare (di matrice cattolica) Aznar.
Nel primo mandato il Ppe rimandò la "Ley de parejas" (legge sulle coppie di fatto), sostenendo che ne avrebbe introdotta una (molto restrittiva) nel secondo mandato. Con questa scusa bocciò una volta in parlamento, insieme con i baschi e i canari, una proposta della sinistra, targata Psoe.

Nei secondi quattro anni al governo, stavolta con la maggioranza assoluta, il Ppe di Aznar non solo NON ha introdotto le unioni di fatto (pur sostenendo di volerle fare), non solo ha bocciato con solo i propri voti un'altra proposta di legge presentata dai socialisti, ma nel 2003 il governo - guidato dal signor Aznar - ha impugnato davanti al Tribunale Costituzionale la legge sulle coppie di fatto approvata dal parlamento regionale basco (solo Zapatero, una volta arrivato al governo, ha ritirato il ricorso).

Quindi: Aznar per tutto il suo mandato da presidente del governo spagnolo ha osteggiato sistematicamente i diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Alcune comunità locali, guidate dai socialisti e dai nazionalisti, (Catalogna, Paìs Vasco, Andalucia) hanno introdotto leggi sulle unioni di fatto, in opposizione al governo Aznar. E qualche amministrazione targata Ppe ha tentato di seguire una strada diversa da quella dei vertici del partito a Madrid.

Ma di sicuro Aznar non ha introdotto i Pacs in Spagna. Per cortesia, informatevi.

Friday, October 14, 2005

La chiesa benedice le unioni gay. In Svezia

Ancora una volta la Svezia ci fa vergognare della nostra arretratezza e mette a nudo quanti anni-luce siamo lontani dalla civiltà.La chiesa nazionale svedese sta per approvare un nuovo rito con cui benedirà le coppie formate da due uomini o da due donne.
Il movimento gay, però, non è soddisfatto perché desiderava un'apertura immediata e completa alla celebrazione di veri matrimoni.
In ogni caso, entro la fine del mese l'assemblea della Chiesa scandinava voterà definitivamente sulla questione: la consacrazione delle coppie gay, comunque, è già stata approvata ad ampia maggioranza dal Comitato liturgico. Saranno benedette le coppie che hanno sottoscritto un'unione civile, l'istituto che in Svezia è aperto alle coppie dello stesso sesso, con un'iscrizione nel registro pubblico (chiaro, Rutelli?), e concede quasi tutti i diritti del matrimonio.
Un comitato governativo comunque sta studiando l'estensione tout court del matrimonio alle unioni fra due uomini o due donne, come già avviene in Olanda, Belgio e Spagna.

Wednesday, October 12, 2005

Se il Corriere cancella le trans

Non voglio parlare di Lapo Elkann. Non sono Vespa, quindi ne parlerò - se ne avrò voglia - quando questo cancàn sarà finito e il giovanotto starà (spero) bene.Intanto, però, è urgentissimo parlare del Corriere della Sera e dell'articolo di oggi, a firma di Marco Imarisio, sulla trans Patrizia, che ha chiamato il 118 quando ha capito che Elkann, ospite a casa sua, stava male.A parte che tutti (o quasi) i giornali, le radio e le tv hanno parlato di lei come "il trans", quando - a rigor di logica - dobbiamo dire "la trans", dal momento che è una donna. Ma lasciamo stare.L'inviato del Corriere fa molto di più; e di peggio. Oltre a rivelare nome e cognome originali di questa persona, scrive che Donato B... è un uomo di 53 anni che veste da donna e parla di sé al femminile, come se lo fosse.Questo chi l'ha detto? Imarisio? E chi è lui per decidere se una persona è un uomo o una donna? Sarebbe più logico chiederelo a lei e farselo spiegare. Se questa signora "parla di sé al femminile", forse è una donna. O almeno vuole esserlo e soprattutto vuole essere riconosciuta come tale.Non c'è nulla di più violento, aggressivo e omofobo che imporre la propria verità sulla vita e sulle scelte degli altri. In questo l'Italia è ancora molto indietro.

Tuesday, October 11, 2005

Toscani vince sulla censura, Parigi libera i baci gay

- "Sai, ci danno del gay".
- "E allora?".

I due protagonisti della campagna Ra-Re, ideata da Oliviero Toscani, rispondono così alla censura che ha vietato i maxi-cartelloni con due uomini che si strizzano il pacco. In realtà la campagna era già stata ritirata, proprio in vista di questa fase due.
La prova provata che era tutto già previsto, compreso il bigottismo del Moige e dell'autorità di controllo della pubblicità.

In Francia intanto Metrebus, la società che gestisce le affissioni nella metropolitana di Parigi, ha cambiato idea e ha accettato all'ultimo momento la campagna di Rainbow Attitude Expo. I parigini così potranno vedere tranquillamente due uomini che si baciano e due donne che si baciano. Niente censura, come era stato annunciato in precedenza.

Grazie al dialogo, all'intervento di alcuni politici come Bertrand Delanoe e Jack Lang, ma soprattutto alla Halde, l'Alta autorità per la lotta alle discriminazioni e per l'uguaglianza. Questa istituzione ha convinto il presidente di Metrebus e i responsabili di Rainbow Attitude a cercare un punto d'incontro. Alla fine è bastato cambiare un po' la scritta che accompagna le immagini per superare l'opposizione.

Che non si dica che gli italiani possono vedere due uomini che si toccano, mentre i francesi sarebbero choccati da due maschi che si limitano a baciarsi!

Sunday, October 09, 2005

"Innaturali e infetti". Siamo proprio froci di merda

Avevamo ragione a preoccuparci della Polonia e dei due gemelli che si preparano a governarla da destra, su posizioni populiste e reazionarie.

Il prossimo premier polacco, indicato dal partito di maggioranza relativa Legge e ordine, Kazimierz Markinkiewicz ha sostenuto che l'omosessualità è "innaturale", perciò «se una persona tenta di infettarne altre con la propria omosessualità, penso che lo stato debba intervenire». Eccovi serviti, brutti froci innaturali, che volete pure infettare i poveri cittadini ignari!

E noi che i polacchi ce li siamo presi nell'Unione Europea! Ma perché non se ne tornano nel patto di Varsavia o decidono finalmente di entrare nel XX secolo? Tra cattolici integralisti e populisti demagoghi, poveri noi.

L'Unione Europea ha provato una timida difesa delle persone omosessuali, ma non basta di certo. Se la politica polacca sarà caratterizzata da un'omofobia di questa violenza, forse non sarebbe male tirare fuori le sanzioni applicate all'Austria di Haider. Che in fondo aveva fatto molto meno.
In realtà Franco Frattini, commissario europeo, ha ricordato che le uscite dei leader polacchi "sono in contrasto con la Carta dei valori".

Wednesday, October 05, 2005

Dal Vangelo secondo Luca

Luca 18, 9-14

9
Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: 10 «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11 Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. 12 Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. 13 Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. 14 Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

Tuesday, October 04, 2005

La giudice senza volto

È un enigma la nuova giudice costituzionale scelta da Bush per sostituire Sandra Day O'Connor alla Corte Suprema.
Se il giudice Roberts al posto del vecchio capo Rehnquist non cambia granché (un reazionario al posto di un iper-reazionario), la signora Harriet Miers può davvero cambiare gli equilibri della Corte Suprema, visto che la O'Connor, pur essendo di fede repubblicana, è sempre stata uno "swinging justice", cioè ha votato come le imponeva la coscienza e non la disciplina di partito, e soprattutto ha difeso la laicità degli Stati Uniti in più di un'occasione, pur senza dover essere etichettata come "progressista".

A prima vista la Miers (classe 1945) è tutt'altro genere: texana, nubile, religiosa. Ma soprattutto non ha mai fatto il giudice: è stata sempre avvocato o meglio è stata l'avvocato dei Bush. Un po' come se Berlusconi indicasse Ghedini o Pecorella (o il buon Previti) per un seggio alla Corte Costituzionale.

Eppure la signora Harriet nonè un personaggio granitico: nel corso degli anni Ottanta ha anche sostenuto la campagna di un candidato democratico contro Bush padre per il governatorato del Texas. E soprattutto si è espressa in termini promettenti sui diritti di gay e lesbiche: un tema, insieme all'aborto, che caratterizzerà senza dubbio la nuova Corte.

Nel 1989, quando correva per un incarico pubblico a Dallas, la Miers firmò un documento in cui esprimeva alcune convinzioni: da un lato sosteneva i diritti dei gay, dall'altro era contraria ad abolire le leggi anti-sodomia in vigore in Texas. Quelle stesse leggi contro cui Sandra O'Connor votò in un memorabile verdetto 6-3 della Corte Suprema, che abolì nel 2003 tutte le leggi degli Stati Uniti che vietavano rapporti "contro natura".
Anche sui fondi per la lotta all'Aids la Miers fu ambigua: da un lato sosteneva che fossero importanti, dall'altro li subordinava a un'effettiva disponibilità dell'erario, senza considerarli una priorità irrinunciabile.

In ogni caso, la Miers non corrisponde all'identikit del "falco conservatore" che molti repubblicani auspicavano, sperando di rovesciare a destra la Corte Suprema per oltre una generazione. Eppure la sua eccessiva vicinanza al clan Bush ne fa comunque un candidato debole e non immacolato. Almeno sotto il profilo dell'opportunità politica. Vedremo che deciderà il Senato.

Monday, October 03, 2005

Quattro condizioni per i candidati alle primarie

Sembra incredibile, ma quasi tutte le associazioni gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e queer italiane si sono messe d'accordo per un documento comune da sottoporre ai candidati per le primarie dell'Unione.

Al di là della soddisfazione per l'impegno unitario - che per lesbiche e finocchi italiani è già un miracolo - è importante leggere le richieste della comunità glbt. Condizioni imprescindibili per ottenere il nostro appoggio alle prossime elezioni.

1. Una legge per il riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso: un riconoscimento giuridico e non limitato al diritto privato.

2. Azioni positive contro le discriminazioni, per contrastare il pregiudizio sociale e promuovere una cultura dell’accoglienza

3. Interventi per garantire il diritto alla salute delle persone glbt.

4. Impegno internazionale dell'Italia nella promozione e difesa dei diritti civili: dal no alla pena di morte alla cancellazione del reato di omosessualità e transessualità, ancora in vigore in numerosi paesi.

Posizioni che mi sembrano importanti e, tutto sommato, da condividere. Personalmente ho qualche riserva sulla proposta del Pacs, che a mio avviso dovrebbe essere accettato solo come compromesso e non come piattaforma dell'Arcigay, (altrimenti rischiamo di ottenere sempre di meno).

In ogni caso, stiamo a vedere che cosa diranno - se risponderanno - i candidati alle primarie. Dalle loro risposte o dai loro silenzi sapremo chi votare il 16 ottobre.

Sunday, October 02, 2005

L'ultima dei vescovi: niente comunione ai politici che votano leggi pro-gay

Il premier canadese, il cattolico Paul Martin? Niente comunione.
Il presidente del governo spagnolo Zapatero? Niente comunione. I parlamentari che hanno votato le leggi sulle unioni fra persone dello stesso sesso? Niente comunione, per nessuno di loro.

Questa idea si è fatta strada nella Curia vaticana, fino ad arrivare sul tavolo del Papa e dei vescovi riuniti in Vaticano per il sinodo mondiale dei vescovi. Insieme ad altre questioni, come la comunione per i divorziati, i padri sinodali discuteranno quest'altra proposta: rifiutare la comunione a tutti i politici che appoggiano leggi a favore dei diritti gay e altre norme osteggiate dalla gerarchia cattolica.

Per chi non è addentro alla religione cattolica, ricordo che l'eucaristia per un cattolico è l'unione profonda, la "comunione" del fedele con il corpo e il sangue di Cristo, trasformato miracolosamente nel corso della messa a partire dal pane e dal vino.
I politici cattolici che non seguono i precetti del Vaticano, maxime sulla morale sessuale, dovrebbero quindi essere privati di questo incontro profondo con Dio, per aver disobbedito ai precetti, morali e quindi non vincolanti, dei pastori. (Ribadisco per chi non lo sapesse o non l'avesse già letto che nella chiesa cattolica la morale non è mai dogma e, in ultima istanza, è lasciata al discernimento della propria coscienza).

Una condanna gravissima, l'esclusione di fatto dalla comunità dei fedeli. Una punizione che mai è stata invocata, neppure quando i politici in tutto il mondo sono stati chiamati a votare temi che, allora sì, mettevano in discussione e coinvolgevano direttamente la vita umana: la guerra o l'aborto.

Ma per combattere il "disordine intrinseco" dei gay "nocivi" ogni arma è lecita secondo l'attuale gerarchia. Perfino decidere chi è degno della comunione e chi no, dimenticando che Gesù Cristo - parole sue - è venuto "per i malati, non per i sani".
Sù: approvino i vescovi una dichiarazione di questo tenore, vietino la comunione ai politici "amici dei gay". Sapremo allora quanto hanno appreso in Vaticano della lezione evangelica.

Obiezione di coscienza o atto di prepotenza?

Vi riassumo quello che è successo nelle ultime settimane in Spagna attorno alla questione del matrimonio gay. Una giudice spagnola di Colmenar Viejo, vicino a Madrid, ha bloccato la trasmissione dei documenti per due matrimoni fra persone dello stesso sesso, che hanno già ricevuto il via libera dallo stato civile. La signora Isabel López García-Nieto è un giudice amministrativo è il suo compito è squisitamente "notarile": trasmettere l'atto di matrimonio, perché la cerimonia possa poi essere celebrata in Comune.

La giudice però si è appellata al diritto all'obiezione di coscienza e ha chiesto al tribunale superiore di sollevarla dall'incarico e nominare un altro giudice, perché la religione cattolica, cui lei appartiene, le impedisce di accettare l'unione fra due persone dello stesso sesso. A stretto giro di posta il tribunale le ha risposto che non ha alcun diritto di sottrarsi al suo compito e che deve "attenersi alle norme vigenti e, in caso contrario, alle conseguenze che potrebbe comportarle la disobbedienza".Ora. Il diritto all'obiezione di coscienza è una grande conquista della civiltà, ma - a mio avviso - non può ledere il diritto fondamentale di altre persone, tanto più quando ricorre all'obiezione di coscienza non un privato cittadino, ma un pubblico ufficiale. Altro è il caso dell'aborto, in cui un medico può legittimamente rifiutarsi di praticare un atto così controverso (e comunque deve essere garantito il diritto delle donne di avvalersene); altro è l'atto amministrativo che precede un matrimonio. Forse - si domanda El Paìs - che la stessa signora si rifiuta di trasmettere gli atti di un divorzio?

Estendere in questo modo il diritto all'obiezione di coscienza porterebbe di fatto la nostra società alla paralisi. Abbiamo il diritto di avere le nostre idee, ma se il nostro ruolo ci impone un atto contrario alle nostre convinzioni - ma che non arreca danno a nessuno! - non abbiamo il diritto di metterci di traverso e impedire che altri cittadini esercitino un diritto riconosciuto dalla legge.
In questo modo un nazista potrebbe rifiutarsi di celebrare il matrimonio fra "un ariano e un'ebrea" o un fascista bloccare le nozze fra un uomo di colore e una donna bianca. Siamo sicuri che permettere atti del genere sia il linea con la nostra civiltà? Io credo di no.
(Ah. Nel frattempo si è sposato Pedro Zerolo a Madrid).