Saturday, August 30, 2008

Matrimoni gay anche per gli indiani d'America

Riusciremo a essere proprio gli ultimi del mondo? In fatto di diritti sembra proprio di sì. Ci hanno appena preceduto, nell'approvare il matrimonio anche fra persone dello stesso sesso, gli indiani d'America, più correttamente i nativi americani. Almeno una tribù indiana, quella dei Coquille che vivono in una zona dell'Oregon.

Questo Stato degli Usa ha vietato nella propria Costituzione il matrimonio fra persone dello stesso sesso, ma gli indiani non sono tenuti a rispettare le norme dei singoli Stati e dunque la tribù ha deciso di approvare le "nozze gay", per tutelare i diritti di tutti e impedire le discriminazioni, memore delle persecuzioni che i nativi americani hanno subito. Kitzen Branting e la sua fidanzata Jeni saranno le prime a unirsi in matrimonio grazie a questa nuova legge, contro cui il Parlamento di Washington potrebbe appellarsi alla Corte Suprema. E lì ci sarebbe da ridere...

In ogni caso la cultura dei nativi ha sempre rispettato le persone omosessuali, al contrario dei coloni europei, ma altre grandi tribù americane negli ultimi anni hanno deciso lo stesso di impedire i matrimoni stesso-sesso, per esempio i Navajo e i Cherokee. Invece i Coquille sono rimasti fedeli alla loro storia e alla tradizione di accoglienza e rispetto per ogni membro della comunità.

Wednesday, August 27, 2008

Sui diritti dei gay Obama la pensa come Veltroni

C'è poco da sperare da Barack Obama, almeno in chiave di diritti per le persone lgbt. Ed è un paradosso, dal momento che egli stesso fa parte di una minoranza; non sarebbe la prima volta, d'altronde, che finisce così e non è un caso se questo blog, in splendida solitudine, faceva il tifo per quella vecchia arpia di Hillary Clinton...

Il senatore nero dell'Illinois ha scelto, è vero, come vicepresidente designato un amico e sostenitore del movimento lgbt - il senatore Joe Biden - ma quando è stato chiamato a dire la sua sulle questioni che stanno a cuore a gay e lesbiche la delusione è risultata cocente: il suo pensiero fa il paio con quello del suo fan Walter Veltroni. Il matrimonio "è solo fra un uomo e una donna", mentre gay e lesbiche, al massimo, si possono accontentare delle unioni civili.

E infatti, uno dei magnati dell'editoria lgbt americana, Paul Colichman - editore di The Advocate, Out e GayWired.com - ha annunciato che non sosterrà Obama alle elezioni.
Questo non significa, ha spiegato, che sosterrà McCain, ma comunque dopo le parole del candidato democratico di fronte agli evangelici, Colichmann non se la sente di appoggiare la campagna di Obama. Il magnate è un ardente sostenitore di Hillary Clinton e non crede che il senatore dell'Illinois darà impulso ai diritti delle persone lgbt.

Eppure stanotte Hillary ha invitato i suoi sostenitori, in modo inequivocabile e con entusiamo, a votare Obama. Mah...

Tuesday, August 26, 2008

Domenico Riso, falsi pudori e inutili reticenze

"Sapevamo tutti che era gay, ma questo non cambiava la nostra stima nei suoi confronti. Siamo molto dispiaciuti per l'immagine che alcuni giornali hanno dato di Isola delle Femmine, come di un paese chiuso e retrogrado. La realtà è che la vita privata di chiunque merita rispetto e lo merita ancor di più in una situazione tragica come questa".

Non sono disprezzabili (a parte quel ma...) le parole del sindaco di Isola delle Femmine, che in qualche modo rimette nella giusta luce una vicenda di cui davvero si è parlato troppo e male. Non c'è stato, dunque, nessun outing post mortem (come alcuni temevano), dal momento che tutti sapevano.

Ma allora, che c'era di male a chiamare le cose con il loro nome? A dare dignità di famiglia - senza virgolette - a un nucleo di affetti distrutto da un incidente? Nessuno pretendeva (sarebbe stato grottesco) che i giornali scrivessero "morto Domenico Riso, gay di Isola delle Femmine". Quella sì sarebbe stata una mancanza di rispetto inutile, una morbosità sciocca. Qui però si trattava di ricostruire, senza particolari, la linea di tre vite spezzate, che non meritavano l'oblio per una pruderie da Anni Cinquanta: le vite di Domenico Riso, Pierrick Charilas e Ethan, una famiglia distrutta da un disastro aereo. Tutto qui.

Monday, August 25, 2008

Pechino 2008, le Olimpiadi del trionfo lgbt

Scusate, ma sto facendo due conti. Alle Olimpiadi di Pechino 2008 c'erano circa 10.500 atleti. Di questi solo 10 erano dichiaratamente gay: un maschio (Matthew Mitcham) e 9 donne, più la bisessuale Vicky Galindo, della squadra americana di softball). In 11 su 10.500, circa lo 0,1%.

Eppure di questi atleti, la maggioranza ha trionfato. L'unico gay ha vinto la medaglia d'oro nel suo sport: quindi i gay stanno al 100% di trionfi. Su dieci donne - contando anche la Galindo - ben sei sono andate a medaglia e in tre hanno conquistato l'oro. Le due norvegesi Gro Hammerseng e Katja Nyberg - capitana e attaccante della squadra di pallamano - e l'americana Natasha Kai, del calcio femminile. Quindi il 30% di ori e in totale il 60% di medaglie. Quante medaglie hanno preso gli etero? 951 (le 958 totali, meno le sette medaglie lgbt). E quanti gareggiavano? Oltre 10.500.

A conti fatti, gay lesbiche e bisex sono pochi, ma sono molto più vincenti degli etero!
(disclaimer: post ironico, si prega di non commentare prendendo tutto sul serio)

Sunday, August 24, 2008

Matt, l'unico gay dichiarato prende l'oro a Pechino




Come si fa, nel momento più difficile quando il tuo avversario ti precede di oltre 30 punti e per cinque tuffi è stato sempre davanti a te, come si fa a tirar fuori il salto della vita, il tuffo difficilissimo da 10, 10, 9,5, 10 (9,7 in media)? Forse puoi farlo solo se sei un ragazzo gay di 20 anni, cresciuto solo con la mamma, e adesso vivi con il tuo fidanzato a Sydney e sei andato a Pechino per vincere l'oro.

Proprio a casa dei cinesi, proprio privandoli - unico al mondo - della sola medaglia dei tuffi che mancava ai padroni di casa. Una piccola rivincita per il resto del mondo, una piccola rivincita per noi donne e uomini gay che siamo sempre un po' il resto del mondo.

Grazie Matthew Mitcham per questa straordinaria vittoria e per la tua sincerità nel vivere tranquillamente la tua vita anche prima della medaglia.
Se guardate il video fino alla fine, dopo la premiazione Mitcham si arrampica a baciare prima la mamma e poi il fidanzato. La tv italiana ha censurato anche questa scena...

Saturday, August 23, 2008

Repubblica, l'amore e la famiglia e le abitudini sessuali

Prima di lanciare crociate sulla "decadenza" dell'opinione pubblica italiana, forse La Repubblica dovrebbe guardare nelle proprie pagine e deplorare le cadute di stile di alcune delle sue firme più illustri, come Francesco Merlo intervenuto in prima pagina sulla vicenda di Domenico Riso e sulle proteste del mondo lgbt italiano (ridotto, come al solito, all'Arcigay). Uno scritto misto di ignoranza - reale o voluta - mistificazione e omofobia, oltre al solito malcelato orgoglio "siculo".


Di fronte alle accuse di omofobia ai media italiani (e anche a Repubblica), rei di aver taciuto omertosamente la tragedia di una famiglia composta da due uomini e un bambino, Merlo passa al contrattacco e accusa l'Arcigay e Grillini di essere ossessionati dall'omofobia. Perché, spiega Merlo,
la sessualità, rispetto a quell'atroce tragedia, è un dettaglio insignificante, come essere milanisti o juventini. E dunque nessuno, e soprattutto l'Arcigay [...], ha il diritto di strumentalizzare la dimensione intima e privata dello steward italiano morto insieme ad un amico, al proprio figlio di tre anni e ad altre 150 persone...
Capito? Si parla di sessualità, secondo Merlo, non di affetti, di relazioni amorose, di una famiglia distrutta. È tutto ridotto al sesso e d'altronde - pensa Merlo - tra due uomini non può che esserci solo un affare di sesso. Diverso, lui non lo dice, se fossero stati due innamorati - un uomo e una donna - di nazionalità diversa. Lì la televisione si sarebbe scatenata: La vita in diretta, L'Italia sul 2 & co. ci avrebbero raccontato i progetti di vita, gli affetti, la quotidianità della coppia; ancor di più con un bambino che Domenico Riso amava come un figlio. Ci avrebbero mostrato le foto di loro due insieme e ci avrebbero commosso con la storia di una famiglia annientata dalla tragedia.

Invece Merlo insiste sul sesso. Per lui
l'Arcigay trova necessario che "la completezza dell'informazione" frughi tra le lenzuola, e che la loro pulsione d'amore, che vale quanto tutte le altre pulsioni d'amore, sia sbandierata come una militanza, un drammone e una vertigine post mortem.
Parlare di pulsione d'amore e di lenzuola riduce tutto, ancora una volta, al sesso, l'unica cosa che esiste tra due uomini; due "arrusi" o meglio "puppi" penserà il catanese Merlo, che non concepisce l'amore e l'esistenza di una famiglia tra due maschi. E meno male che ha vissuto da inviato a Parigi. Evidentemente le radici siciliane sono troppo forti per lui.

Il fondo si tocca quando Merlo spiega per quale motivo sarebbe stato inopportuno per i giornali raccontare la storia umana di Domenico Riso:
Ma che c'entrano le abitudini sessuali, le pratiche coniugali, le tradizioni, le convenzioni e gli umori con la morte in un disastro aereo? In base alla logica sessuocentrica dell'Arcigay, i giornali e le tv di un Paese come l'Italia, che ha le sue gravi rogne ma è ancora civile e sa tenere lontana la tragedia dalla farsa, avrebbero dovuto involgarirsi, come purtroppo ha fatto l'onorevole Grillini, e dunque indagare e raccontare - "senza ipocrisia" perbacco - quanti, tra i sessantenni a bordo usavano il viagra, e quanti avevano pratiche feticiste, e quanti erano i transessuali e i bisessuali, e ancore quante mogli e quanti mariti ha avuto ciascuna vittima, e quante erano le vergini e quanti i sodomiti...
L'Arcigay è sessuocentrica? O lo è Merlo? Che invece di parlare di amore, parla di sesso. Che confonde la vicenda di una FAMIGLIA con i vecchi che usano il viagra o quelli che esercitano pratiche feticiste. Qui c'è da indignarsi per queste parole; è nauseante quello che scrive Merlo, sul giornale che dovrebbe essere "della sinistra". Repubblica non si vergogna neanche un po' di questo editoriale, al punto da farne la propria replica alle accuse?

Siamo un paese ipocrita e omertoso. E certo La Repubblica non contribuirà a costruire un'opinione pubblica matura, adulta e laica. Resteremo al nostro solito livello tribale.

Domenico Riso, la dignità dell'amore contro l'omertà

Ipocrisia e omertà. Sono queste le parole giuste per definire il trattamento che i mezzi di comunicazione italiani hanno riservato a Domenico Riso, al suo compagno Pierrick Charilas e al figlio di tre anni che viveva con loro, Ethan. Con loro due come suoi genitori, al punto che i giornali italiani hanno parlato di "bambino affidato". Una famiglia è stata distrutta da una tragedia, ma sui giornali e nei tg (con poche, significative eccezioni) questa famiglia viene smembrata, divisa, distrutta ancora di più di quanto sia stata lacerata dall’incidente e sciolta dalle fiamme. Viene cancellata dal ricordo in una sorta di macabra damnatio memoriae.

“Domenico Riso morto con tutta la sua famiglia”. Era questo il solo, l’unico titolo possibile - senza virgolette - per raccontare la tragedia che ha distrutto la vita di questo giovane uomo, del suo compagno e del loro bambino. Invece i quotidiani italiani - con la parziale eccezione del Corriere della Sera che però ha scritto “famiglia” tra virgolette, così come Repubblica che parla del suo "amico" e non del suo compagno - e i telegiornali, escluso tg La7, hanno occultato, omesso, nascosto questa tragedia.

Forse perché a qualcuno - oltre Tevere, magari - dà fastidio che due uomini, due gay, possano formare una famiglia e crescere un figlio. In Francia, ovviamente, non in Italia; men che meno in Sicilia. Per questo motivo le associazioni lgbt italiane hanno scritto una lettera-manifesto , molto sobria e molto bella, per ricordare Domenico e la sua famiglia.

Ma Domenico, anche se è morto, sarà vivo per sempre perché ha vissuto davvero e pienamente; non ha nascosto chi era, non si è accontentato di una vita segreta, da provincia viziosa. Ha scelto Parigi, ha trovato l’amore e ha formato una famiglia. E il suo ricordo gli deve sopravvivere come segno della possibilità di una vita reale anche per i gay e lesbiche italiani. E come segno di condanna e di dannazione per tutti coloro che non vogliono far esistere famiglie come la sua. È un impegno, l'unico possibile, che tutti noi dobbiamo assumerci.

Friday, August 22, 2008

Crash Madrid, la censura sulla vittima gay italiana

Che paese di m...a che siamo! Aveva ragione Luttazzi.

Tra le vittime della tragedia di Barajas - l'aeroporto di Madrid dove un aereo Spanair è precipitato subito dopo il decollo - c'è anche un italiano, uno stewart siciliano 40enne, morto insieme al compagno francese e al figlio del compagno. Sì, avete letto bene: aveva un compagno e insieme formavano una famiglia, come ci riferisce Giusi Fasano sul Corriere (con un virgolettato di troppo sulla parole famiglia).

Ecco: se non fosse per il Corriere della Sera - quando sbaglia lo bacchettiamo, quando si comporta bene lo riportiamo - non avremmo conosciuto la storia di quest'uomo di 40 anni, Domenico Riso, che dalla provincia di Palermo era andato a vivere alle porte di Parigi con un ex ginnasta - medaglia d'argento e di bronzo agli Europei 2001 e 2003 - Pierrick Charilas e il figlio di lui, Ethan.

Gli altri quotidiani - non solo il Giornale, ma anche per esempio La Stampa - parlano pudicamente di "amico" o "migliore amico". Anche dopo la morte, una relazione d'affetto e d'amore fra due uomini viene negata, rifiutata, cancellata. Non può esistere, specie se coinvolge un bambino, accolto e amato da Riso "come un figlio suo", racconta il cugino.

Sarebbe un'invasione della privacy raccontare la loro storia? Mi sembra già di sentire i moralisti pelosi di casa nostra. Però quando una persona qualunque muore in un incidente, in una tragedia, in guerra, sui giornali troviamo raccontata tutta la sua vita, i suoi affetti, le persone care, tutto. Se la persona che muore è gay, allora niente! Tutto dev'essere taciuto "per rispetto". Anche di fronte alla morte siamo un paese di merda.

Monday, August 18, 2008

Ellen DeGeneres, Portia de Rossi e l'ostentazione

Oggi spose! Ellen DeGeneres, 50 anni, e Portia de Rossi, 35, si sono sposate due sere fa in California, nella loro casa di Los Angeles. È il primo matrimonio gay "mediatico" da quando la Corte Suprema della California ha aperto il matrimonio a tutti, e non alle sole persone eterosessuali.

Tutti i giornali del mondo ne parlano, le foto sono pubblicate ovunque e la notizia rapidamente viene diffusa. Un po' meno fanno le tv, che preferiscono evitare troppa pubblicità. Vero, Raiuno? Sorpresa massima, però, a leggere sul Corriere.it (versione online del Corriere della Sera) che Elle DeGeneres
oltre dieci anni fa rese pubblica e decise di ostentare la sua omosessualità.
Complimenti al Corriere e alla modernità delle sue opinioni che, a me hanno insegnato così, dovrebbero essere slegate dalle notizie. Invece qui c'è un giudizio di valore, un giudizio negativo, su un gesto di grande coraggio, quello di essere onesti e sinceri sul proprio orientamento sessuale. Un gesto che costà alla DeGeneres la perdita del lavoro e l'ostracismo di gran parte della società americana che la ribattezzò DeGenerated. E invece il Corriere non fa che alimentare i pregiudizi e diffondere negatività sulle persone lgbt, anche su quelle che usano la propria notorietà per aiutare tante donne e tanti uomini, soprattutti giovani ma non solo, a vincere le proprie paure e vivere serenamente la propria vita. Senza vergogna e senza ostentazione.

Tuesday, August 05, 2008

California, dalla chiesa cattolica sì al referendum antigay

A novembre, insieme alle elezioni presidenziali, i cittadini della California voteranno alcuni referendum fra cui la Proposta 8, che punta a modificare la Costituzione stabilendo che il matrimonio è solo l'unione fra un uomo e una donna.

In vista dell'appuntamento alle urne diverse associazioni si stanno preparando a fare campagna elettorale: da un lato i sostenitori dei diritti lgbt, dall'altro i conservatori. La chiesa cattolica locale ha appena preso posizione, invitando i vescovi e i parroci a sostenere moralmente ed economicamente il sì al referendum, per cancellare il diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso, riconosciuto da una sentenza della Corte Costituzionale.

I vescovi cattolici dello stato si sono riuniti e hanno deciso di schierarsi dalla parte della Proposta 8, pur sostenendo con la solita dose di ipocrisia che tutte le persone hanno apri dignità. E allora se hanno pari dignità, perché non dovrebbero potersi sposare?

Monday, August 04, 2008

Contro l'Aids prevenzione, farmaci e nuove cure

La diffusione delle cure anti-Aids a tutti i sieropositivi e i malati del mondo: è questo l'obiettivo primario di cui si discute alla XVII conferenza internazionale sull'Aids (Aids 2008), aperta ieri a Città del Messico. Entro il 2010, la comunità internazionale si era impegnata due anni fa, le cure dovrebbero essere a disposizione di tutti: questa è l'occasione per verificare quanto di quell'impegno è stato realizzato e quanto manca ancora.

Ma la Conferenza ospita anche relazioni sulla ricerca scientifica e sugli avanzamenti nel campo del vaccino e delle cure. Il problema principale, a quanto risulta, è che le cure si diffondono, ma la prevenzione no, o non abbastanza. Le nuove infezioni si sono ridotte, ma in misura troppo limitata e nel mondo continuano ad ammalarsi milioni di persone ogni anno: 2,7 milioni nel 2007.

C'è poi la questione delle conseguenze dei farmaci anti-retrovirali sull'organismo dei pazienti, il rischio di attacchi di cuore dopo terapie di lungo periodo e la resistenza del virus Hiv.
Prostitute, omosessuali maschi e tossicodipendenti che usano siringhe rimangono categorie a rischio, secondo il rapporto Unaids, ma mentre sono aiutati con la prevenzione in molti paesi, sono più esposti al contagio in quegli stati dove non sono protetti contro la discriminazione. L'Italia di quale gruppo di paesi farà parte?

Saturday, August 02, 2008

A Novara non si può "stazionare" in gruppo di notte

Ragazzi, ma solo io ho l'impressione di vivere in una realtà inconcepibile e assurda? In cui tutti dovrebbero indignarsi e ribellarsi, ma non lo fa nessuno?

L'ultima novità, l'ultimo frutto della campagna "per la sicurezza" viene da Novara, una sonnolenta cittadina di provincia come altre cento cittadine di questo paese provinciale che è l'Italia. Il sindaco - leghista, ça va sans dire - ha firmato un'ordinanza che vieta di "stazionare" di notte nei giardini in gruppi di tre o più persone.

Non risultano proteste, se non quelle dell'opposizione di centrosinistra in consiglio comunale. La popolazione è anestetizzata, anzi rassicurata da queste iniziative liberticide, che ledono profondamente la libertà appunto e l'autonomia delle persone. I militari in strada, i parchi presidiati e ora addirittura il divieto di stare in gruppo (si badi bene, non di schiamazzare o di bare in compagnia, proprio di stare in gruppo) nei parchi e per strada. Ma la strada non è di tutti?

Questo è un paese per vecchi.

Friday, August 01, 2008

Ong lgbt all'Onu, nonostante i paesi musulmani

Il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, l'Ecosoc, ha ammesso al proprio interno due Ong lgbt, il Coc olandese e la Felgt spagnola, con lo status consultivo. Una vittoria per l'uguaglianza e i diritti civili e una sconfitta per i conservatori e i sostenitori della discriminazione.

Fra costoro, ahimé, si contano tutti i paesi musulmani presenti all'Ecosoc: dall'Indonesia all'Algeria, dalla Mauritania all'Arabia Saudita. Compreso l'Iraq: ma non gli avevamo portato la democrazia? No anche dalla Russia e dalla Bielorussia, unici paesi europei a opporsi all'ingresso delle Ong gay e lesbiche. Sì invece da altri paesi dell'Europa orientale, come Polonia e Moldavia.

Stavolta anche gli Stati Uniti - come i più ovvi Canada e Brasile - hanno votato sì e alla fine con 22 voti favorevoli e 19 contrari (10 astenuti) l'ammissione è stata approvata.