Monday, December 01, 2008

World Aids Day 2008. l'Hiv non è un virus dei gay

Per ricordare a tutti noi che vent'anni fa per la prima volta veniva celebrata in tutto il mondo una Giornata mondiale sull'Aids ripubblico l'intervista che ho fatto a Stefano Vella, uno dei maggiori esperti italiani di Hiv/Aids, ex presidente della Società internazionale Aids. Nelle sue parole c'è la smentita più chiara alle tesi delirante della dottoressa Atzori, l'infettivologa dell'ospedale Sacco che accusa i gay di essere gli untori del contagio.
Al contrario, fra i gay la prevenzione funziona e più persone si sottopongono al test, l'unico modo per contrastare in tempo il virus. Mentre fra gli eterosessuali, molti hanno abbassato la guardia.

Quali sono i progressi della medicina?
I farmaci funzionano sempre meglio. Adesso ci sono nuove classi anche per chi è in fase avanzata. In un certo senso è possibile tornare a una fase di asintomaticità. Chi è in trattamento da anni può essere curato con nuovi farmaci che il virus non ha mai “visto”.
Quindi, tutto bene?
Molte terapie sono migliorate – in alcuni casi basta una compressa al giorno invece delle 28 dei primi anni – ma ci sono effetti collaterali anche pesanti. È fondamentale la prevenzione. C’è un abbassamento della guardia perché c’è la sensazione che l’Aids sia diventato una malattia guaribile; cosa che è falsa.
Alcune voci, come quella della dottoressa Atzori di Radio Maria, puntano il dito contro i gay come portatori del contagio.
È sbagliato, lo mostrano anche i dati sulle nuove infezioni. Per la maggior parte sono persone contagiate attraverso rapporti eterosessuali. Gli omosessuali ci sono, ma sono colpiti come tutti gli altri e non costituiscono più la maggioranza. Non è una patologia del mondo omosessuale: sarebbe un errore grave pensare il contrario.
Quali sono gli ultimi dati sul contagio?
Nell’ultimo anno sono state circa quattro/cinquemila le nuove infezioni, senza riduzioni significative rispetto al passato, e i sieropositivi stimati sono circa 120mila. Molti di meno, invece, i nuovi casi di Aids, circa duemila all’anno: questo risultato è dovuto all’efficacia delle cure, che rallentano l’insorgenza della sindrome da immunodeficienza acquisita, anche nelle persone che sono state infettate a molto tempo. Spesso però l’Aids non viene diagnosticato finché non c’è una polmonite o un’altra malattia correlata; oppure l’infezione da Hiv viene svelata da altre patologie a trasmissione sessuale, come la gonorrea o la sifilide, in notevole aumento soprattutto a Milano.
E chi sono i “nuovi” malati di Aids?
Molti degli ultimi casi riguardano persone, spesso di mezza età, che non sapevano di essere infette. Non pensavano di aver avuto comportamenti a rischio e scoprono l’infezione quando “scoppia” l’Aids. Si infettano di più persone di una certa età per rapporti sessuali non protetti; e le donne più degli uomini. Eppure l’uso profilattico non è aumentato in modo significativo.

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