Wednesday, September 24, 2008

I gay (italiani?) del 2000 sempre più perbenisti

Negli anni Settanta il movimento gay voleva cambiare il mondo e rivoluzionarlo in nome di una sessualità libera e liberata; negli anni Ottanta si concentrava nella lotta all'Aids e nell'impegno per la prevenzione; negli anni Novanta cominciavano a farsi strada le battaglie per i diritti civili...
E adesso? Adesso sembra che tutti noi, come il resto della società d'altronde, siamo sempre più rinchiusi nel nostro piccolo particulare di guicciardiniana memoria e che abbiamo introiettato il perbenismo piccolo-borghese contro cui avevamo sempre combattuto.

Intendiamoci: la lotta per l'uguaglianza e l'integrazione comporta inevitabilmente una dose di omologazione e di "normalizzazione"; ma da qui a condividere stereotipi e pregiudizi dei benpensanti... ce ne corre!

Questa riflessione nasce da un post che ho scritto su Queer, in cui davo conto di una rapina con accoltellamento in un parco di Milano, noto come luogo di battuage (ndr: spazio, cittadino e extraurbano per luoghi di incontro tra gay, dove si consumano anche amori anonimi); nel post lamentavo che in altri tempi avremmo organizzato una manifestazione nel luogo del crimine, magari con turni di guardia per restituire libertà ai visitatori del parco.

Per tutta risposta alcuni lettori - non dei più beceri, tutt'altro - hanno replicato che sarebbe meglio se nel 2008 sparissero posti del genere e che i gay dovrebbero incontrarsi nelle piazze. Ora: come sapete, personalmente sono un sostenitore del carattere "sociale" dell'omosessualità e dei diritti civili che spettano ai gay in qualità di cittadini, così come agli etero. Ciò non toglie che, una volta ottenuti il rispetto i matrimoni la tutela dalle aggressioni, i gay (una parte piccola o grande di loro) non siano liberi di esercitare una sessualità libera tra adulti.

In altre parole: anche se i miei lettori (come tanti amici 20enne o poco più) sono così sprezzanti di fronte all'argomento battuage, non capisco perché desiderino che anche gli altri gay non frequentino posti del genere. Si sentono sminuiti? si sentono danneggiati da questi atteggiamenti? temono di perdere il diritto di sedere al tavolo della società con le mani pulite e il tovagliolo immacolato? Forse dovrebbero rileggere Mario Mieli...

2 comments:

Anellidifumo said...

Mio caro, il punto è l'ignoranza. Per i migliori partecipanti gay della blogosfera "Mario Mieli" è il nome di un circolo. QUanti vuoi che abbiano letto i suoi Elementi? Diciamo l'1%?

I gay italiani vivono in Italia, ossia in un regime para-autoritario, e reazionario. E' naturale che per adeguarsi a vivere in un simile contesto debbano introiettare alcuni valori di riferimento. Per cui, se nella società etero ora va di moda la caccia alle streghe contro le mignotte (caccia fatta di giorno e in Parlamento, perché a sera, quando il Parlamento è chiuso, i suddetti sono impegnati ad andare a mignotte), è comprensibile che nell'ambiente gay si vada stigmatizzando il battuage come pratica in sè.

E te lo dice uno che è ben difficile vedere in un luogo di battuage.

Just G said...

caro, io più conosco gay più mi sento dire: "Ho votato la Santanchè", "sono fascista".. Detto tutto..
Ormai i veri e le vere gay con le palle/tube per cambiare la loro condizione devono lottare contro un'ignoranza che mi fa pietà