Sunday, October 14, 2007

Fuori dal Vaticano il monsignore gay

Exit - la trasmissione di Ilaria D'Amico - ha fatto centro, con la puntata del primo ottobre in cui ha presentato - con mascheramenti e contraffazioni - un drappello di preti gay, scovati sulle chat da un complice e ripresi a loro insaputa con una telecamera nascosta. Uno di loro era addirittura un monsignore e aveva ricevuto il ragazzo della chat in un ufficio in Vaticano.

Nonostante le precauzioni - viso oscurato e voce metallica - le gerarchie hanno riconosciuto l'ufficio e sono risalite al "colpevole", monsignor Tommaso Stenico, che ha già perso il posto di collaboratore della rivista online Petrus (di stretta osservanza ratzingeriana), da cui sono partite vere e proprie crociate contro il marciume (appena scoperto, sembrerebbe) del clero cattolico.

I quotidiani e i siti italiani stanno cercado di coprire il nome del prelato - che aveva anche un blog anch'esso oscurato - ma dal momento che Petrus lo ha pubblicato, tanto vale scriverlo anche qui. Il vescovo in questione, anzi, conferma la disavventura con Exit, ma ne dà una spiegazione scientifica: è un prete "psicanalista", sostiene, e stava svolgendo un'indagine su sacerdoti e omosessualità, ma - che strano! - senza informare i suoi superiori.

Comunque, stavo provando quasi compassione per monsignor Tommaso Stenico, che rischia di perdere il posto, lo status e anche la casa dove vive; poi però sono andato a rivedere la sua esibizione a Exit, in cui appena prima di consumare un rapporto omosessuale sadomaso (poi evitato) si lancia in una requisitoria contro il matrimonio gay e a favore della famiglia tradizionale. Davvero,m il trionfo dell'ipocrisia:




qui c'è un altro spezzone della trasmissione.

7 comments:

Gabriele said...

La cosa aberrante è che poi è dietro gente di questa risma che la classe politica italiana si accoda per portare avanti le proprie politiche discriminatorie. Ma gli elettori italiani, anche quelli che "stanno facendo le prime code" per le primarie (come informa solerte l'organo del PD, "la Repubblica"), hanno forse gli occhi foderati di prosciutto?

Perypezye Urbane said...

veramente non ho fatto nessuna coda... o forse non l'ho vista, visto il prosciutto che mi ritrovo sull'occhi!

Paolo Colonna said...

Ma quale compassione?
Io non ne ho provata nessuna per il monsignore, nemmeno prima di sapere che è contro il matrimonio gay o di leggere che si sarebbe improvvisato detective per le sue presunte ricerce pseudo-psicanalitiche.
Si sta semplicemente arrampicando sui muri perché vuole salvarsi il sedere e conservare la poltrona.
È e resta un ipocrita, anche se non è certo l'unico prete gay in circolazione. Ipocrita lo diventi automaticamente quando sei omosessuale e scegli di entrare a far parte di un'istituzione profondamente omofoba come la chiesa cattolica, o se per caso ti accorgi di esserlo quando sei già dentro e decidi di non rinunciare alla tonaca e ai privilegi della tua posizione.
Va bene la solidarietà fra simili, ma il buonismo no.

Al said...

Paolo COlonna: solidale con i simili, ma non buono.

Naturalmente non parla di solidarietà umana genericamente intesa, ma di solidarità gaya.

C'è gente per cui essere omosessuale non è un limite del sentire, come nel tuo caso.

Paolo Colonna said...

Ecco, ci mancava l'anima bella pronta a esprimere solidarietà per uno che dichiara il falso pur di salvare la sua posizione, che arriva addirittura a definirsi vittima di un complotto di "satanisti", e che soprattutto con le sue giustificazioni non fa altro che schierarsi con chi ritiene l'omosessualità un peccato di cui ci si deve vergognare e un problema psicologico.

aelred said...

calma ragazzi.
ho solo detto che - quasi quasi - mi faceva pena.

bastava vedere la trasmissione e osservare la sua ipocrisia per non commuoversi affatto.

certo, se noi gay in Italia stiamo al punto attuale è grazie ai finocchi come questo

Paolo Colonna said...

Ce l'avevo con Al, l'anima bella era riferita a lui che mi accusa di non essere buono e mi definisce "limitato nel sentire" perché non solidarizzo col monsignore ipocrita. A scanso di equivoci.