Israele democratico, nonostante tutto

Nonostante il World Gay Pride svolto a porte chiuse e il divieto di manifestare per le strade, che ha ferito anche la figlia (lesbica) del premier Ehud Olmert, Israele si conferma un paese dove la democrazia prevale sui fanatismi (islamici e ortodossi); e dove i giudici, come nei migliori regimi liberali, sono esenti di pregiudizi e condizionamenti.

Così la Corte Suprema di Gerusalemme ha stabilito che i matrimoni fra persone dello stesso sesso celebrati all'estero devono essere riconosciuti nello stato ebraico. Due gay o due lesbiche, dunque, possono sposarsi in Canada - come è successo - o in Spagna e, una volta tornati in patria, ottenere i diritti che derivano dal matrimonio. Non è ancora la rivoluzione sudafricana, ma dic erto una pagina fulgida per i diritti civili. Tra i sette giudici della Corte, segnala l'Unità, solo uno - un ebreo ortodosso - ha votato contro la decisione, che accoglie il ricorso di cinque coppie sposate all'estero con il rito civile, che in Israele non esiste.

Per concedere diritti a chi non può viaggiare per sposarsi, però, dovrà pensare la Knesset.

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