Monday, December 22, 2008

Onu: 56 paesi contro la depenalizzazione dell'omosessualità

All’Onu più di 60 paesi hanno firmato lo statement promosso da Francia e Unione Europea per difendere i diritti umani delle persone lgbt in tutto il mondo. Subito dopo, l’ambasciatore della Siria Abdullah al-Hallaq ha letto una dichiarazione di segno opposto, in cui si sostiene - in linea con le posizioni del Vaticano - che i diritti umani non devono includere i concetti di orientamento sessuale e identità di genere e che anzi un’apertura del genere può condurre “alla normalizzazione sociale e persino alla legalizzazione della pedofilia.
All’inizio al-Hallaq elenca 58 paesi firmatari, ma sul numero c’è un piccolo giallo: al termine del discorso aggiunge che “Uzbekistan e Kurdistan non sono inclusi nella lista”. L’Uzbekistan era stato nominato, ma il Kurdistan no, visto che non esiste come stato sovrano: forse si trattava del Kirgizhstan. In tal caso i paesi firmatari della contro-dichiarazione sono 56 e non 58. (qui trovate il video con tutti gli interventi, in Real Player, recuperato grazie al lavoro prezioso di Fda: a partire da 2:25:00 il documento pro-gay letto dall'ambasciatore, da 2:35:00 l'intervento siriano).

Ecco la traduzione (mia) di alcuni passaggi

Queste due nozioni (orientamento sessuale e identità di genere, ndt) non sono e
non dovrebbero essere incluse negli attuali strumenti di protezione dei diritti
umani.Questioni del genere riguardano la giurisdizione interna degli stati, per
cui le Nazioni Unite non possono violare due principi richiamati nella Carta
dell’Onu, il rispetto della sovranità degli stati e il principio di non
interferenza. Esortiamo gli stati membri, le Nazioni Unite e le organizzazioni
internazionali a riservare attenzione speciale e risorse per proteggere la
famiglia come il naturale e fondamentale gruppo della società.
Sembra proprio di sentire i deliri di Papa Ratzinger, che non a caso oggi è tornato a sproloquiare di gender e "ecologia dell'uomo": non ha altro a cui pensare quell'uomo...
Di seguito la lista dei paesi che hanno firmato la dichiarazione letta dall’ambasciatore della Siria.

Afghanistan, Algeria, Arabia Saudita, Bahrein, Bangladesh, Benin, Brunei, Camerun, Ciad, Comore, Costa d’Avorio, Korea del Nord, Gibuti, Giordania, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Eritrea, Etiopia, Fiji, Gambia, Guinea, Indonesia, Iran, Iraq, Kazahstan, Kenya, Kirghistan, Kuweit, Libano, Libia, Malawi, Malaysia, Maldive, Mali, Mauritania, Marocco, Niger, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Ruanda, Senegal, Sierra Leone, St Lucia, Salomone, Siria, Somalia, Sudan, Swatziland, Tajikistan, Tanzania, Tunisia, Turkmenistan, Uganda, Uzbekistan, Yemen, Zimbabwe.

Sunday, December 21, 2008

Peggio della Thailandia, peggio della Birmania

(conversazione realmente avvenuta e registrata fedelmente)
aelred: Oddio, Berlusconi impazza, la Gelmini taglia i fondi alla scuola, Calderoli prepara il "federalismo", Frattini bacia la pantofola al Papa, Sacconi ricatta la clinica che ha accolto Eluana Englaro. Ma come siamo ridotti? Persino la Thailandia, che aveva un premier proprietario di televisioni, si è ribellata. Hanno bloccato l'aeroporto per giorni e hanno abbattuto il governo...
fda: Ma quelli sono seri, mica come noi italiani, che ci facciamo andar giù di tutto.
aelred: forse solo il Myanmar (Birmania) è peggio di noi, con la giunta militare.
fda: ma che dici? Quelli hanno un governo che fa schifo, ma almeno il leader dell'opposizione è Aung San Suu Kyi. Noi abbiamo Veltroni!
aelred: ...

Friday, December 19, 2008

Onu: 66 paesi hanno firmato per i diritti di gay e lesbiche

(Pubblicato originariamente su Queerblog)

Sono stati 66 alla fine i paesi che hanno firmato il documento letto ieri dal rappresentante dell’Argentina all’Assemblea Generale dell’Onu: la dichiarazione (statement) sosteneva la depenalizzazione universale dell’omosessualità e i diritti delle persone lgbt. Da qui si può scaricare il video dell’evento.

Tra i paesi che alla fine non hanno firmato lo statement, ci sono a sorpresa anche gli Stati Uniti, dove il presidente Bush dà l’ennesima prova della sua politica di esclusione delle minoranze, e il Sudafrica, che in passato ha sempre sostenuto i diritti umani.

È la prima volta, comunque, che in un documento ufficiale delle Nazioni Unite viene menzionata esplicitamente la persecuzione delle persone lgbt e si richiama il rispetto dei diritti umani per questa minoranza, ancora perseguitata in 86 paesi al mondo. La dichiarazione è stata seguita da una contro-dichiarazione letta dalla Siria e firmata da una sessantina di paesi, che negano la persecuzione delle persone lgbt.

La lista:
Albania, Andorra, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Belgio, Bolivia, Bosnia ed Herzegovina, Brasile, Bulgaria, Canada, Capo Verde, Repubblica Centrafricana, Cile, Colombia, Croazia, Cuba, Cipro, Cechia, Danimarca, Ecuador, Estonia, Finlandia, Francia, Gabon, Georgia, Germania, Grecia, Guinea-Bissau, Ungheria, Islanda, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Mauritius, Messico, Montenegro, Nepal, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Paraguay, Polonia, Portogallo, Romania, San Marino, Sao Tome e Principe, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, ex Yugoslav Republic of Macedonia, Timor Est, Regno Unito, Uruguay e Venezuela.

Thursday, December 18, 2008

Oggi all'Onu il testo sulla depenalizzazione dell'omosessualità

Oggi, giovedì 18 dicembre 2008, è prevista la lettura dello statement presentato dalla Francia, a nome di tutta l'Ue, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla depenalizzazione universale dell'omosessualità. Come mi spiegava Stefano Fabeni in questa intervista, è la prima volta che paesi di tutti e cinque i continenti (comprese Asia e Africa) firmano un documento a tutela delle persone lgbt nel mondo.

Sono oltre 60 gli stati che hanno già firmato la dichiarazione, ma qualcun altro si potrebbe aggiungere all'ultimo momento. Fra essi quasi tutti i paese europei, il Giappone e il Nepal, Australia e Nuova Zelanda, Canada, Israele e molti paesi dell'America Latina (fra cui Cuba e Venezuela); e persino qualche paese africano: Gabon, Repubblica Centrafricana, Mauritius, Capo Verde, Sao Tomé e Principe.

La presentazione è fissata alle 14:30 ora di New York (le 21:30 quindi). Si può seguire il dibattito in diretta su

http://www.un.org/webcast/

il documento in questione è il 64 (b)

Grazie a Vanessa Jackson, del Servizio Internazionale per i Diritti Umani.

Monday, December 15, 2008

Brokeback: invece della censura, Ferrara parla di morale

Certo, subire una sconfitta come quella di Giuliano Ferrara alle ultime elezioni politiche dev'essere uno choc non da poco; però è incredibile come ancora l'intellettuale ex comunista, ex socialista, ex berlusconiano e attualmente ratzingeriano insista testardamente sulle proprie posizioni.

Anche la censura della Rai ai danno di Brokeback Mountain è stata l'occasione per Ferrara, che dispensa le sue lezioni anche dalle colonne di Panorama, di ripetere le proprie trite e ritrite posizioni moralistiche, ammantandole di tolleranza e apertura che definire pelose è un'esagerazione.

Invece di parlare dello scandalo di un canale pubblico che censura un film - pluripremiato per di più - Ferrara insiste sulla tesi della lotta dei valori, per cui non si può cedere a una modernità fatta di valori relativi, di accettazioni di qualsiasi realtà e di rinuncia a dare giudizi di valore:
tutto è eguale, non ci sono differenze e dobbiamo conformarci definitivamente al dogma zapateriano della coppia gay benedetta dalla legge matrimoniale eguale e dal diritto di famiglia in cui madre e padre diventano progenitore A e progenitore B al fine di tutelare la famiglia omosessuale con bimbi fabbricati per via eterologa o adottati.
C'è una serie di obiezioni a queste affermazioni. Innazitutto, i critici della censura Rai non parlavano in nome dell'uguaglianza tra matrimonio dello stesso diverso e matrimonio dello stesso sesso; parlvano in nome della libertà di espressione e del rifiuto di una morale di stato, imposta tramite il servizio pubblico. Quella di Ferrara sul matrimonio gay e su Zapatero - vera nemesi degli atei devoti, in quanto capace di pensiero forte senza doversi sostenere sulle spalle bimillenarie della chiesa cattolica - sta diventando una vera ossessione.

Sfatiamo poi la questione, diventata un cavallo di battaglia polemico, del "progenitore A" e "progenitore B". Si tratta solo dell'indicazione su un modulo, della burocrazia astratta: nella vita reale si continua a dire padre e madre; e ci saranno sempre più bambini con due padri e bambini con due madri, accanto alla maggioranza tradizionale e rassicurante dei bimbi con un padre e una madre. Non si preoccupino Ferrara e i suoi accoliti.

Quanta insicurezza, quanta paura per sé e per la propria stirpe di maschi eterosessuali ci deve essere in un simile affanno per ribadire la superiorità dell'amore eterosessuale su quello omosessuale. Forse Ferrara ha paura che sempre più persone scelgano di essere gay, lasciando il dorato campo dell'eterosessualità? Non si preoccupi: ognuno continuerà ad andare dove lo conducono le proprie inclinazioni, solo non si sentirà costretto come è successo finora ada abbracciare l'orientamento di maggioranza, anche se intimamente sa di sperimentarne un altro. In pratica non ci saranno "più gay", ma solo "meno finti etero".

Quanto a Ferrara, quanta ipocrisia nella conclusione del suo articolo:
Combattere l’omofobia è sacrosanto e ormai lo si fa in coro. Confondere questa battaglia con la rinuncia a un principio di educazione e autoeducazione fondato sull’amore tra uomo e donna, generatore di figli e di futuro, è un’altra cosa. E qualcuno deve dirlo.
Mi sembra che lui lo dica abbastanza di frequente e anche in buona compagnia. Quanto alla lotta contro l'omofobia, non mi pare proprio che sia così condivisa e "corale".

Friday, December 12, 2008

Omofobia, Paola Concia chiede le dimissioni di Carfagna

Da quando ha giurato come ministro, otto mesi fa, non ha mai incontrato le associazioni lgbt italiane e non sa dire nulla a proposito dell'Osservatorio sulle discriminazioni verso le persone omosessuali e transessuali, che il governo Prodi aveva annunciato e finanziato, grazie alla ministra Pollastrini.

Mara Carfagna finora non ha dato buona prova di sé come ministro, almeno per quanto riguarda le discriminazioni subite dal collettive lgbt, che fino a prova contraria sono parte del suo mandato. Per questo motivo la deputata del Pd Paola Concia la accusa di "omertà" e chiede a Berlusconi che le ritiri la delega.

"Oggi, durante il mio intervento alla Camera sul rispetto dei diritti umani - spiega Concia - ho interrogato la ministra Carfagna, che era presente in Aula, su che fine abbiano fatto i fondi stanziati dal Governo Prodi per la costituzione dell'Osservatorio sulle discriminazioni verso le persone omosessuali e transessuali nel nostro Paese. Ho anche sollecitato Carfagna sull'adozione di azioni formative ed informative per favorire l'inclusione sociale delle persone gay, lesbiche e transessuali. Il ministro nella sua replica è stata omertosa, ha ignorato le mie domande e non ha detto una parola sulla condizione di omosessuali e transgender: questo è inconcepibile per un paese civile, come è inconcepibile che, a otto mesi dalla sua nomina, Carfagna non abbia ancora incontrato le associazioni omosessuali e transessuali. A questo punto è chiarissimo che la ministra per le Pari Opportunità non si vuole occupare dei cittadini gay, lesbiche e transessuali e Berlusconi deve revocarle la delega".


In effetti dal sito del dipartimento Pari opportunità è sparito ogni riferimento all'Osservatorio e qualsiasi accenno alla discriminazione subita dalle persone lgbt. Chissà che ne pensa Christian Floris, l'ex giornalista di Radio Deegay, che se ne andò sostenendo che la Carfagna era criticata ingiustamente e che di recente ha ripetuto le stesse cose ad Annozero da Santoro.

La comunità gay Usa pronta per Stonewall 2.0


Post pubblicato su Queerblog

Nuovi attivisti, nuove strategie, nuova voglia di rivendicare diritti e farsi sentire. Il no californiano ai matrimoni gay ha spiazzato in un primo tempo il movimento lgbt, ma ha anche animato una nuova ondata di attivismo, di cui si stanno accorgendo anche i mezzi di comunicazione.

Lo choc per la vittoria dei Sì alla Proposition 8 ha riacceso la voglia di impegnarsi, un po’ come nel 1969 le vessazioni da parte della polizia spinsero trans e gay del bar di New York Stonewall a ribellarsi e organizzare una vera e propria guerriglia urbana: da lì nasceva il movimento lgbt moderno.

Adesso una nuova generazione di volontari e attivisti a cominciato a interessarsi ai diritti civili e alla lotta della comunità lgbt, usando tutti gli strumenti a disposizione compreso Internet, come si può vedere con Join the impact, un movimento nato dal basso e che sta modificando il modo di agire delle associazioni lgbt tradizionali. Meno “politica” e più “movimento”. Una bella reazione da parte della comunità americana.

Prop 8: non è questione di pelle, ma di religione

Post pubblicato su Queerblog

Non sono stati tanto l’etnia o l’età, ma piuttosto il grado di istruzione e la religione a dividere i sostenitori e gli avversari dei matrimoni gay in California, nel referendum sulla Proposition 8 che ha cancellato il diritto di sposarsi per le coppie dello stesso sesso.

Una ricerca statistica, condotta dal prestigioso Public Policy Institute della California, rivela che dietro la vittoria del Sì alla proposta - secondo cui il matrimonio è solo l’unione fra uomo e donna - non bisogna vedere tanto il peso dell’elettorato latino o afroamericano, quanto la frattura tra chi è strettamente religioso e chi è laico.

Secondo il sondaggio, il sì ha ottenuto i suoi migliori risultati fra i cristiani evangelici e fra le persone che non sono andate al college; mentre ha votato sì “solo” il 56% di chi ha più di 55 anni e il 57% degli elettori non bianchi. Il sostegno più alto al sì è venuto dai cristiani praticanti, con l’85% di sì tra gli evenagelici, il 66% tra i protestanti e il 60% tra i cattolici. La Proposition 8, poi, ha vinto a mani basse tra chi si è fermato alle superiori (69% di sì), cgi guadagna meno di 40mila dollari all’anno (63%) e i latinos (61%).

In generale il 48% dice No ai matrimoni gay, il 47% è favorevole e un 5% indeciso, in linea con i precedenti sondaggi dello stesso istituto. “Mai - ha detto il direttore Mark Baldassare - la maggioranza dei californiani ha detto di essere a favore dei matrimoni gay”. Ma le due posizioni adesso sono più vicine che mai, il che è un buon segno visto che pochi anni fa i contrari erano molti di più.

Wednesday, December 10, 2008

Una "Giornata senza gay" negli Stati Uniti

Giorno di sciopero oggi per i gay d'oltreoceano, che hanno provato a mostrare che succederebbe se gay e lesbiche sparissero dai loro posti di lavoro. Visto che non abbiamo il diritto di sposarci come gli altri - è il punto - allora non è il caso che diamo il nostro contributo alla società. In questo modo è nata la protesta Day without a gay.

Come scrive il New York Times, a parte alcuni posti vuoti in città come New York e San Francisco, l'impatto non sarà stato notevole, ma alcune comunità hanno potuto misurare che cosa vuol dire una giornata senza gay; soprattutto se chi non è andato al lavoro ha deciso davvero di devolvere la propria giornata al volontariato a favore della comunità, spendendo soltanto in locali commerciali gay o gay friendly.

Tuesday, December 09, 2008

Brokeback Mountain su Raidue orrendamente tagliato

Che schifo!
Passi che la Rai - Raidue - decida di trasmettere il film vincitore del Leone d'oroInserisci link 2005 in seconda serata, perché è "vietato ai minori di 14 anni". Passi che non venga quasi per nulla pubblicizzato il primo passaggio televisivo di Brokeback Mountain, per qualche forma di pudore o vergogna dei responsabili di rete, che però hanno speso dei soldi per acquisire i diritti.

Ma che il film di Ang Lee, con l'interpretazione da Oscar di Heath Ledger, venga addirittura tagliato, in almeno tre scene è scandaloso! Che cosa credono alla Rai che siamo tutti idioti? Siamo forse tornati agli anni Cinquanti, con i mutandoni per le gemelle Kessler? Ovviamente la scena di sesso etero non è stata affatto tagliata.

A questo punto la Rai farebbe meglio a non trasmettere nulla, se deve censurare in questo modo sia le scene di sesso - in cui comunque non si vedeva niente - sia i baci (!) tra i protagonisti. Su Raidue è andato in onda un altro film...

Sunday, December 07, 2008

Depenalizzare l'omosessualità non c'entra nulla con i matrimoni

C'è un equivoco, alimentato ad arte dalla chiesa cattolica e dai suoi corifei consapevoli o inconsapevoli: Buttiglione, Eugenia Roccella, Luca Volontè, Maurizio Lupi. La proposta europea all'Onu per depenalizzare universalmente l'omosessualità riguarda unicamente i diritti umani e la difesa dell'incolumità e della vita delle persone omosessuali.
Inserisci link
Non c'è quindi nessun riferimento al diritto al matrimonio o alle unioni civili o ad altre richieste della comunità lgbt: tutte cose di cui parla pretestuosamente monsignor Migliore a nome del Vaticano per motivare il No della Santa Sede alla proposta dell'Ue che la Francia presenterà il 10 dicembre alle Nazioni Unite.

Ma allora di che cosa stiamo parlando? O meglio, di che parlano tutti quelli (pochi, in verità) che si ostinano a difendere l'indifendibile, cioè la posizione della chiesa cattolica di Roma? O sono ignoranti e non si sono neppure preoccupati di leggere il testo o sono in mala fede: in entrambi i casi non sono affidabili.

Sul mio Facebook sto raccogliendo adesioni alla depenalizzazione: se avete un profilo Facebook potete aderire anche voi. Qui di seguito gli articoli più significativi della proposta:

...
4. Siamo profondamente preoccupati per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere;
5. Siamo anche preoccupati che le persone di tutti i paesi del mondo siano oggetto di violenze, persecuzioni, discriminazioni, esclusioni, stigmatizzationi e pregiudizi a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere e che queste pratiche minino la loro integrità e dignità;
6. Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere ovunque avvengano ed in particolare la loro penalizzazione attraverso la pena di morte, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura, altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, l’arresto o la detenzione arbitrarie e la privazione dei diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute;
...
8. Accogliamo con favore l’attenzione conferita attraverso speciali procedure a questi temi dal Consiglio dei Diritti Umani e dai soggetti del trattato e li incoraggiamo a continuare a considerare, nell’esercizio dei loro mandati, le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale;
...
10. Richiamiamo tutti gli stati e i maggiori organismi per la protezione dei diritti umani ad impegnarsi a promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere;
11. Esortiamo gli Stati a prendere tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, per assicurare che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano essere, in nessuna circostanza, la base per l’attuazione di pene criminali, in particolare di esecuzioni, arresti o detenzioni;
12. Esortiamo gli Stati ad assicurare che le violazioni dei diritti umani legate all’ orientamento sessuale o all’identità di genere siano investigate e che gli autori siano perseguiti e tenuti a renderne conto in termini giudiziari;
...

Thursday, December 04, 2008

Il Pse difende i diritti lgbt, il Pd non è in grado di farlo

Da Madrid arriva il segnale ufficiale che il Pse è il partito dei diritti e dell'uguaglianza, anche per gay lesbiche bisex e trans. E che l'Italia, con un Pd terremotato e senzatetto in Europa, è nella retroguardia su questi temi a livello continentale.

Nel manifesto del partito

Tuesday, December 02, 2008

Gay perseguitati, il Vaticano è uno stato canaglia

A questo punto non restano più troppi dubbi: il Vaticano, su tutti i temi che riguardano diritti civili, si comporta esattamente come gli stati canaglia - Iran in testa - in cui il peccato è anche reato e lo stato si arroga il diritto di spiegare che cosa i cittadini devono fare in base alla morale. Per di più, al contrario dell'Iran dove il presidente è democraticamente eletto, il Vaticano è una teocrazia assoluta, con un monarca che governa a vita, eletto con il meccanismo della cooptazione. Se non fosse arrivato a fine mandato, forse Bush invaderebbe la Santa Sede per esportarvi la democrazia...

A parte le boutade, fa davvero piacere che il rappresentante del Vaticano all'Onu, monsignor Celestino Migliore, si sia scagliato per primo contro la proposta francese di depenalizzare a livello mondiale l'omosessualità, adesso perseguita in ben 91 paesi. In un'intervista il vescovo premette che “tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale”, ma poi va all’attacco:

Qui, la questione è un’altra: con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di Paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come ‘matrimonio’ verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni”.

Capito? Per non rischiare - del tutto in astratto - che un domani i gay si possano sposare tra di loro, meglio continuare a permettere che in quasi metà degli stati i gay siano perseguitati, arrestati, frustati, torturati e persino uccisi. Vogliamo forse mettere a repentaglio la sacralità del matrimonio?

C'è davvero un'alta dose di ipocrisia e di fariseismo in queste posizioni. Caifa in confroInserisci linknto è un dilettante! Bersagliata dalle critiche la Santa Sede si è poi schermita, sostenendo che il Catechismo invita all'accoglienza delle persone omosessuali contro cui viene bandita ogni forma di violenza. Va bene, ma qual è la risposta alla depenalizzazione dell'omosessualità? No.

Anche i pochi che si avventurano a difendere il Papa anche di fronte all'indifendibile - Maurizio Lupi di Forza Italia, Buttiglione dell'Udc, il direttore dell'Osservatore Romano Vian - spostano il discorso dalle leggi punitive al matrimonio. Qui, però, non si parla di matrimonio fra persone dello stesso sesso, bensì di criminalizzazione dell'omosessualità. Siete d'accordo ad abolire queste leggi o no? Il Vangelo - se non sbaglio - invita ad essere chiari: il vostro parlare sia "sì, sì, no, no. Tutto il resto appartiene al demonio". Ecco, siate chiari.

Monday, December 01, 2008

World Aids Day 2008. l'Hiv non è un virus dei gay

Per ricordare a tutti noi che vent'anni fa per la prima volta veniva celebrata in tutto il mondo una Giornata mondiale sull'Aids ripubblico l'intervista che ho fatto a Stefano Vella, uno dei maggiori esperti italiani di Hiv/Aids, ex presidente della Società internazionale Aids. Nelle sue parole c'è la smentita più chiara alle tesi delirante della dottoressa Atzori, l'infettivologa dell'ospedale Sacco che accusa i gay di essere gli untori del contagio.
Al contrario, fra i gay la prevenzione funziona e più persone si sottopongono al test, l'unico modo per contrastare in tempo il virus. Mentre fra gli eterosessuali, molti hanno abbassato la guardia.

Quali sono i progressi della medicina?
I farmaci funzionano sempre meglio. Adesso ci sono nuove classi anche per chi è in fase avanzata. In un certo senso è possibile tornare a una fase di asintomaticità. Chi è in trattamento da anni può essere curato con nuovi farmaci che il virus non ha mai “visto”.
Quindi, tutto bene?
Molte terapie sono migliorate – in alcuni casi basta una compressa al giorno invece delle 28 dei primi anni – ma ci sono effetti collaterali anche pesanti. È fondamentale la prevenzione. C’è un abbassamento della guardia perché c’è la sensazione che l’Aids sia diventato una malattia guaribile; cosa che è falsa.
Alcune voci, come quella della dottoressa Atzori di Radio Maria, puntano il dito contro i gay come portatori del contagio.
È sbagliato, lo mostrano anche i dati sulle nuove infezioni. Per la maggior parte sono persone contagiate attraverso rapporti eterosessuali. Gli omosessuali ci sono, ma sono colpiti come tutti gli altri e non costituiscono più la maggioranza. Non è una patologia del mondo omosessuale: sarebbe un errore grave pensare il contrario.
Quali sono gli ultimi dati sul contagio?
Nell’ultimo anno sono state circa quattro/cinquemila le nuove infezioni, senza riduzioni significative rispetto al passato, e i sieropositivi stimati sono circa 120mila. Molti di meno, invece, i nuovi casi di Aids, circa duemila all’anno: questo risultato è dovuto all’efficacia delle cure, che rallentano l’insorgenza della sindrome da immunodeficienza acquisita, anche nelle persone che sono state infettate a molto tempo. Spesso però l’Aids non viene diagnosticato finché non c’è una polmonite o un’altra malattia correlata; oppure l’infezione da Hiv viene svelata da altre patologie a trasmissione sessuale, come la gonorrea o la sifilide, in notevole aumento soprattutto a Milano.
E chi sono i “nuovi” malati di Aids?
Molti degli ultimi casi riguardano persone, spesso di mezza età, che non sapevano di essere infette. Non pensavano di aver avuto comportamenti a rischio e scoprono l’infezione quando “scoppia” l’Aids. Si infettano di più persone di una certa età per rapporti sessuali non protetti; e le donne più degli uomini. Eppure l’uso profilattico non è aumentato in modo significativo.

Allam contro il matrimonio gay, il divorzio e l'aborto

Detesto dire "l'avevo detto", anche perché piuttosto è un "l'avevo scritto". Ma non era difficile intravedere fra le pieghe del discorso "profetico" di Magdi Allam posizioni integraliste, fondamentaliste, oscurantiste e confessionali. Del resto se uno attacca il relativismo e il laicismo non c'è molto di buono da sperare da quello lì.

A precisa domanda Magdi Cristiano Allam ha chiarito che il suo partito è contrario ai matrimoni gay ("Pur rispettando le scelte sessuali di ognuno e senza voler discriminare gli omosessuali", dove l'ho già sentita questa?), all'aborto, al divorzio, all'eutanasia, alla ricerca scientifica. Insomma, un programma che andrebbe benissimo al presidente iraniano Ahmadinejad e ai suoi ayatollah.

Per i risultati che otterrà valgono sempre le riflessioni di ieri, ma aggiungo: a quando l'elezione come presidente onorario del partito di Paola Binetti?