Tuesday, September 30, 2008

Un modo per giustificare la mia assenza

In questi ultimi tempi non sto postando molto (ma mi trovate sempre su Queer), anche per questo motivo. Volete che distrugga il mio contorno occhi?

Wednesday, September 24, 2008

I gay (italiani?) del 2000 sempre più perbenisti

Negli anni Settanta il movimento gay voleva cambiare il mondo e rivoluzionarlo in nome di una sessualità libera e liberata; negli anni Ottanta si concentrava nella lotta all'Aids e nell'impegno per la prevenzione; negli anni Novanta cominciavano a farsi strada le battaglie per i diritti civili...
E adesso? Adesso sembra che tutti noi, come il resto della società d'altronde, siamo sempre più rinchiusi nel nostro piccolo particulare di guicciardiniana memoria e che abbiamo introiettato il perbenismo piccolo-borghese contro cui avevamo sempre combattuto.

Intendiamoci: la lotta per l'uguaglianza e l'integrazione comporta inevitabilmente una dose di omologazione e di "normalizzazione"; ma da qui a condividere stereotipi e pregiudizi dei benpensanti... ce ne corre!

Questa riflessione nasce da un post che ho scritto su Queer, in cui davo conto di una rapina con accoltellamento in un parco di Milano, noto come luogo di battuage (ndr: spazio, cittadino e extraurbano per luoghi di incontro tra gay, dove si consumano anche amori anonimi); nel post lamentavo che in altri tempi avremmo organizzato una manifestazione nel luogo del crimine, magari con turni di guardia per restituire libertà ai visitatori del parco.

Per tutta risposta alcuni lettori - non dei più beceri, tutt'altro - hanno replicato che sarebbe meglio se nel 2008 sparissero posti del genere e che i gay dovrebbero incontrarsi nelle piazze. Ora: come sapete, personalmente sono un sostenitore del carattere "sociale" dell'omosessualità e dei diritti civili che spettano ai gay in qualità di cittadini, così come agli etero. Ciò non toglie che, una volta ottenuti il rispetto i matrimoni la tutela dalle aggressioni, i gay (una parte piccola o grande di loro) non siano liberi di esercitare una sessualità libera tra adulti.

In altre parole: anche se i miei lettori (come tanti amici 20enne o poco più) sono così sprezzanti di fronte all'argomento battuage, non capisco perché desiderino che anche gli altri gay non frequentino posti del genere. Si sentono sminuiti? si sentono danneggiati da questi atteggiamenti? temono di perdere il diritto di sedere al tavolo della società con le mani pulite e il tovagliolo immacolato? Forse dovrebbero rileggere Mario Mieli...

Tuesday, September 23, 2008

Ancora così affascinati dal sesso bareback?



Non so quanto siano utili davvero questo tipo di messaggi "in negativo" sui rischi che derivano dal sesso senza protezioni. Il video però, pur molto angosciante, è anche molto bello. Di Hiv non parliamo davvero abbastanza.

Thursday, September 18, 2008

L'unico modo per colpirli: al portafoglio

Avremo trovato l'arma da usare contro questi tizi in sottoveste, che pretendono di spiegarci che cos'è una famiglia senza averne mai formato una?

C'è poco da ridere per il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco. Per la prima volta da quando esiste il meccanismo (perverso) dell'8 per mille, è in calo la percentuale che gli italiani hanno assegnato alla chiesa cattolica. Le firme sulla casella "chiesa cattolica" del 730 o di Unico o del Cud sono passate dall'89,82% per il 2008 all'86% per il 2009; mentre nello stesso periodo aumentavano le indicazioni a favore dello stato. In cifre, si tratta di 35 milioni di euro in meno per le casse della Cei. Ricordiamo sommessamente che i fondi dell'8 per mille furono usati, per esempio, per la manifestazione anti-Dico del Family Day nel 2007.

I vescovi sono in fibrillazione e si preparano a rilanciare le campagne pubblicitarie, nella migliore (o peggiore) tradizione mercantile; nessuna autocritica, nessun esame di coscienza: eh sì che da quelle parti dovrebbe essere pane quotidiano. Ma c'è di più su cui riflettere e di cui, forse, rallegrarsi: i dati per il 2008 derivano dalle dichiarazioni del 2005, quelli per il 2009 dalle dichiarazioni 2006. Il calo quindi è già cominciato qualche anno fa, guarda caso - basta confrontare le date - al tempo della campagna ecclesiastica contro il voto al referendum sulla fecondazione assistita, anche prima dell'offensiva in grande stile contro Pacs, Dico e unioni civili in genere.

Il calo quindi è precedente alle campagne di sensibilizzazione come quella lanciata l'anno scorso da Micromega, e nasce da una volontà autonoma dei cittadini; manca la controprova, cioè per esempio il dato delle indicazioni per la chiesa valdese. Quando lo avremo potremo calcolare quanto prestigio e quanta credibilità la chiesa cattolica ha perso negli ultimi anni della battaglia di potere condotta dal cardinale Camillo Ruini.

Wednesday, September 17, 2008

Brunetta e Rotondi, il dovere di dire no all'elemosina

Due ministri del governo Berlusconi, Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi, hanno preparato e stanno per presentare un progetto di legge su diritti e doveri dei conviventi. Non sono i Pacs, non sono neppure i Dico, sono i Didoré (basta con questi acronimi, per carità), un'altra variante di un riconoscimento minimo per tutelare in qualche modo le persone che vivono insieme, siano omo o eterosessuali, siano fidanzati o amici che convivono.

Di per sé non c'è nulla di male, anzi si tratta di un'iniziativa a suo modo lodevole, pur presentata con mille distinguo e cautele per non scontentare i poteri forti di oltretevere. Ma la comunità lgbt di questi "diritti" non si fa proprio niente. Basta leggere i chiarimenti che offre Brunetta:
nessuna mimesi, nessuna imitazione riduttiva del matrimonio. La mia visione della famiglia è quella dell'articolo 29 della Costituzione, e non può prescindere dal matrimonio tra un uomo e una donna. La famiglia è un bene pubblico, e come tale destinatrice di welfare. Lo stesso vale per una coppia con figli. Ciò non toglie esistano altri legami che non sono beni pubblici, ma possono essere considerati beni meritevoli. Cioè beni che meritano l'attenzione e la tutela dello Stato. A me pare che in questa categoria rientrino legami di affettività, di reciprocità solidaristica, di mutua assistenza; a prescindere dal sesso.
Benissimo. Questa è la sua idea. La mia, la nostra è (lo spero) molto diversa: chiediamo pari dignità, pretendiamo uguaglianza, esigiamo gli stessi diritti delle persone eterosessuali. Il diritto di sposarsi, in primis, da cui conseguono vantaggi e privilegi che sono solo accessori rispetto al valore simbolico del matrimonio. Spero che nessuno, ormai (tranne l'immarcescibile Imma Battaglia, buona per tutte le stagioni), sia disposto a barattare la propria dignità di cittadino per un piatto di lenticchie. Anche misero, per la verità.

Rotondi e Brunetta vadano avanti per la loro strada che riguarda i diritti dei conviventi. Qui si parla di persone che vogliono sposarsi.

Saturday, September 13, 2008

La vera puttana

In tutto questo parlare (e legiferare) di prostitute e case chiuse, mi viene da parafrasare Brecht (che diceva "Chi è il vero ladro, chi ruba in banca o chi ne fonda una?"):
"Chi è la vera puttana, chi si vende in strada per mangiare o chi la dà via per un posto in tv o in Parlamento?".

Wednesday, September 03, 2008

Anche in Italia escono allo scoperto i gay in divisa

Se vi ricordate a luglio, quando a Barcellona fu celebrato l'incontro europeo delle associazioni di persone lgbt nelle forze dell'ordine, qui su Village lamentavamo l'assenza di italiani, a rimarcare ancora una volta la diversità e l'arretratezza del nostro paese.

Adesso quel vuoto è stato colmato grazie a Polis aperta, un associazione che riunisce gay lesbiche bisex (e credo anche trans) che lavorano in divisa come poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, finanzieri, militari di Esercito, Marina e Aviazione. Per la prima volta anche in Italia i gay in divisa rivendicano la propria visibilità e si espongono a viso aperto, offrendo anche le loro capacità al servizio dell'intera comunità e in particolare nella lotta a ogni tipo di discriminazione.

L'associazione, che esiste da qualche tempo, si darà un nuovo statuto e farà il proprio debutto pubblico a Bologna il 26 settembre, quando si riunirà il direttivo. Non tutti ancora sono "fuori dall'armadio", ma già un discreto numero di donne e uomini in divisa è pronto a impegnarsi in prima persona.

Il presidente è Nicola Cicchitti, un trentenne calabrese che vive da nove anni a Trieste, lavora nella guardia di finanza ed è impegnato nell'associazionismo (Circolo Arcobaleno-Arcigay Trieste) e in politica come componente della direzione provinciale del Pd nel capoluogo friulano. Grazie a uomini e donne come lui, che non si vergognano di essere sé stessi e non nascondono la propria vita come se fosse qualcosa di imbarazzante, forse il nostro povero e scalcinato Paese potrebbe fare qualche passo avanti sulla strada della civiltà.

Tuesday, September 02, 2008

L'Arcigay incontra La Repubblica. 'Sticazzi!

Sapete che non faccio parte del partito anti-Arcigay per definizione, che anzi possiedo una tessera politica dell'associazione e, più d'una volta, ho tentato di difenderla dalle accuse ingiuste, tranne quando era francamente indifendibile. Come adesso.

In preda alla recente “comunicatite”, Arcigay ci informa che l’associazione “nelle persone del suo presidente Aurelio Mancuso e del suo segretario Riccardo Gottardi” (ma che è, un cinegiornale dell'Istituto Luce?) ha incontrato il direttore del quotidiano La Repubblica, Ezio Mauro.

E allora? È successo qualcosa di significativo? Repubblica sosterrà una campagna di stampa per i diritti delle persone lgbt? Farà pressioni sul Pd, suo partito di riferimento, perché abbandoni i clericali al loro destino? Si impegna a realizzare un’informazione corretta sulle questioni del mondo lgbt? O chiede scusa per la terribile gaffe (mettiamola così) del suo corsivista Francesco Merlo?

No, perché per una sola di queste novità sarebbe valsa la pena di stendere un comunicato, ma in assenza di una sia pur piccola apertura che senso ha scrivere quelle righe? Non mi pare che Mauro faccia la minima autocritica, almeno non in pubblico; anzi se ne viene fuori dicendo che La Repubblica è uno dei quotidiani più letti dalla popolazione omosessuale. E allora? Proprio per questo ci avrebbe dovuto pensare su molto bene, prima di trattare in quel modo la vicenda di Domenico Riso e soprattutto di replicare con le parole avvelenate di Merlo.

Questo ci interesserebbe. Dell’incontro fra questi tre gentiluomini, poco ci cale.
Qua ci vuole Nanni Moretti: con leader del genere non otterremo mai nulla!

(a dire la verità anche con finocchi del genere italico non otterremo mai nulla. e forse in politica e nel movimento abbiamo i rappresentanti che ci meritiamo...).