Friday, October 05, 2007

I bamboccioni e l'ipocrisia

Non sono l'unico - per fortuna - cui non è piaciuta la battuta sui giovani "bambocciioni" del ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa, rappresentante dei poteri forti nel governo di unità nazionale catto-comunista di Romano Prodi.

Anche il sindaco di Roma Walter Veltroni, candidato alla guida del partito democratico, non la giudica una battuta felice: probabilmente qualche sondaggio gli ha riferito che non è stata gradita dagli interessati. A parte l'ipocrisia veltroniana di schierarsi subito dalla parte della gggente, come se lui non fosse un politico, in effetti c'è da discutere su Tps.

Pensa forse che i bamboccioni veri, quelli che stanno bene a casa loro con il pranzo e il bucato preparati da mammà, si lasceranno convincere a uscire di casa dalla sua elemosina? (circa 500 euro all'anno di sgravio sull'affitto).

Oppure crede che quelli che non escono perché economicamente non possono (o non se la sentono) troveranno l'Eldorado grazie ai suoi 500 euro? Certo che questi signori, ben pasciuti e comodamente seduti sulle loro poltrone, sono anni-luce dalla vita reale. Sarei curioso di sapere quando sono andati a vivere in affitto i figli del ministro dell'Economia. E con quali risorse.

10 comments:

D. said...

Sicuramente è un'espressione infelice, ma non del tutto errata. Oramai è noto che i "figli" italiani sono gli ultimi in Europa a lasciare la casa materna...e non si può addossare tutta la colpa all'economia che non va, ai soldi che non ci sono, ecc. Molto spesso, anzi nella maggiorparte dei casi, credo che dipenda dalle madri soffocanti e dai figli ormai abituati così.

PS: mai visto il film Mambo Italiano?:)

SacherFire said...

Aelred, io sono stato uno di quei bamboccioni, visto che non vivo più coi miei da pochi anni, eppure non me la sento di criticare Padoa Schioppa. Le difficoltà economiche sono, come già ha detto d., solo una parte del problema. In questi ultimi due anni ho lavorato anche ad una segreteria studenti universitaria e devo dire di esserne, all'inizio soprattutto, rimasto basito: 2 ragazzi su 3 sono accompagnati dai genitori.
A 19 anni non ero di certo uno sveglio ma quando andai ad immatricolarmi non pensai nemmeno per un secondo di chiedere a mamma di accompagnarmi. Andai a Pisa senza sapere neanche dov'era la segreteria della mia facoltà.
Sono semplici aneddoti i miei, ma un po' il senso delle proporzioni del fenomeno bamboccioni lo danno

Lenny Nero said...

Secondo me bisognerebbe distinguere tra i veri "mammoni-bamboccioni", spesso figli di papà e benestanti, e quella che è la realtà concreta ed inoppugnabile dei fatti che riguarda molti di noi.
Io a 25 anni, ormai 6 anni or sono, sono andato via di casa.
Da allora la mia situazione economica (dopo 6 anni di studi a Medicina, una specializzazione in Genetica e l'inizio di un dottorato in Genetica Oncologica...non credo mi si possa accusare di essere nulla facente!) è andata via via peggiorando, paradossalmente.
I contratti sono ridicoli, visto che la metà serve per pagare l'affitto, quando sei fortunato, l'altra per le spese.
Di "vivere" non se ne parla.
Lavoro 10 ore al giorno facendo due lavori ed alzandomi tutti i giorni all'alba, ed arrivare a fine mese, con le continue minacce della banca, è impossibile e rischio il blocco del conto piu' o meno ogni tre mesi.
Avete mai provato a ritrovarmi con 5 euro nel portafoglio e non sapere dove sbattere la testa?
Prospettive per il futuro?
Lasciamo perdere, tutto è nebuloso e sto sgomitando per ritagliarmi degli spazi.
Che chissà quando arriveranno...
Ora di anni ne ho 31 e non rientro nella fascia degli incentivi del nonno Padoa Schioppa, che dall'alto della sua appartenenza al Gruppo Bilderberg, del suo stipendio, e di un figlio che ha potuto studiare al MIT di Boston, si permette di definire ragazzi in fascia ancora di studio universitario dei bamboccioni, escludere gli altri da ogni possibile aiuto e farsi pure beffe di condizioni di precariato che ormai rasentano il surreale.
Ma soprattutto pensa davvero che con 50-80 euro in tasca in piu' al mese si possa non dico vivere, ma sopravvivere?
Io certe affermazioni, da parte di un vecchio miliardario tecnocrate, le trovo semplicemente degne di una persona alienata.
Per quanto riguarda Veltroni, che poter scrivere ancora di uno che non ha mai lavorat in vita nessuna e candida nelle sue liste Paola Binetti?
Non voto piu' da quando l'Ulivo candido' il servo di Ruini, Rutelli.
Figuriamoci se, da laico, prima che gay, posso votare qualcuno che si trascina dietro una masochista omofoba dell'Opus Dei.

aelred said...

ecco, Lenny ha espresso perfettamente il mio pensiero.
esistono - è chiaro - i bamboccioni che non abbandonano mai la casa dei genitori, ma essi non saranno neppure scalfiti dalle parole e dai contributi di Tps.
al contrario, le persone che davvero vogliono uscire di casa o che sono andate a vivere da sole ormai da anni - come Lenny e me - non ricevono alcun beneficio dal governo e anzi sono sbeffeggiate.

ma come si fa a parlare in quel modo dall'alto dei privilegi di cui gode tps?

Democrazia Giovanile said...

Il Ministro Padoa-Schioppa non sembra avere le idee troppo chiare. Anche ora che ha parzialmente rettificato le sue infelici dichiarazioni: la colpa in realtà sarebbe - così si è corretto - della generazione dei sessantottini, in quanto troppo "permissivi" nei confronti dei figli.

In realtà, è certamente vero che la "colpa" della situazione tragica in cui versano oggi i giovani è proprio di quella generazione (in realtà, si tratta di coloro che sono nati orientativamente tra il 1935 e il 1950), ma non certo perché troppo "permissivi", quanto piuttosto perché si è trattato (con le dovute ovvie eccezioni, che confermano la regola) di una generazione di parassiti che ha "rubato" il futuro dei propri figli attraverso un uso spregiudicato del debito pubblico negli anni '70 e '80. Il ricorso al debito pubblico ha generato una ingente ricchezza privata delle famiglia, cui corrisponde una desolante povertà pubblica, e nel frattempo questo enorme debito pubblico pesa *tutto* sulle spalle delle generazioni più giovani.

In altre parole, la società è stata letteralmente "spolpata" da questa generazione di parassiti (oggi saldamente al potere, sia dal punto di vista economico che politico), e proprio come conseguenza di ciò oggi ai giovani (i "bamboccioni") vengono negati tutti quei fondamentali diritti (lavoro stabile, pensione dignitosa, casa) proprio nella misura in cui è necessario preservare i corrispondenti diritti (lavoro parassitario e intoccabile, pensioni generosissime in rapporto a quanto versato, reddito da affitto da seconda casa, ecc.) usurpati (pardon: "acquisiti") dalla generazione precedente.

Da tutto questo deriva, evidentemente, che gli aiuti intrafamiliari-intergenerazionali che le famiglie danno ai figli (inclusa - a maggior ragione, e quale minimum - la possibilità di restare a casa fino a 30 anni, e oltre) non solo non può essere considerata in alcun modo una "graziosa concessione", ma viceversa deve essere considerata come un obbligo "morale" (che peraltro sarebbe opportuno potesse trasformarsi presto in un vero e proprio obbligo giuridico).

Si tratta infatti, in altri termini, della semplice *restituzione*, a livello micro (familiare), di una quota *minima* di quanto sottratto a livello macro (strutturale) nel passato (-> debito pubblico) e nel presente (-> lavoro precario *solo per i giovani*, riforma delle pensioni *solo per i giovani*, mercato della casa caratterizzato da prezzi esorbitanti *solo per i giovani*, giacché la "generazione dei parassiti" la casa - e spesso anche la seconda casa - l'ha comprata in modo relativamente facile: come è noto, l'80% delle famiglie è proprietaria della casa in cui abitano).

Forse la lettura di questo "manifesto" (elaborato nel 2005, quando si parlava pochissimo del "problema giovani") potrebbe essere di aiuto al signor ministro, che - non ha caso - è nato nel 1940, e per il quale la realtà attuale sembra non essere perfettamente intellegibile:

Manifesto di Democrazia Giovanile
www.democraziagiovanile.it

ipazia said...

a me è venuto il dubbio che TPS in realtà si riferisse proprio ai suoi di figli, che evidentemente non hanno nessuna intenzione di "andare a vivere da soli" :-D

Luca said...

C'è già un sito su cui si può ordinare la maglietta con scritto "Sono un bamboccione", è su: http://www.cellulotto.org ed in più, invita tutti a partecipare al Bamboccione Day il 1° Dicembre 2007 !!!

Nicola Andrucci said...

i nostri politici vivono al di fuori della realtà.

AnelliDiFumo said...

Lenny, ma perché non vieni a ricercare all'estero? Qui in Canada uno con il tuo cv lo coprirebbero d'oro e gli consentirebbero di fare il suo lavoro al meglio. Per il Nobel, in genere devi aspettare una sessantina d'anni... ;-)

Anonymous said...

bene, allora io sono un bamboccione di 31 anni, laureato da un bel po' con mille passioni che vorrei mantenere, viaggi che vorrei fare, e un matrimonio che attende dato che sono fidanzato, bamboccione o no se hai il culo di trovare un lavoro di questi tempi (devi avere proprio culo perchè al 98% dei casi sono solo porte sbattute in faccia a favore di qualche raccomandato) ti fanno un bel contratto co co pro con un reddito variabile dai 300 ai 600 euro al mese, e spesso con ritardi dello stipendio (l'ultima volta ho avuto un ritardo di 8 mesi) mi dite come cazzo di dio posso uscire di casa e sposarmi? secondo voi sono io che sto bene a casa dei miei? piuttosto pensate alle ochette che vengono assunte per pura bella presenza, o al figlio di bossi bocciato 3 volte alla maturità con tanto di ricorso al TAR e adesso piglia 10.000 euro al mese come consigliere della lombardia, tutto solo perchè di cognome fa "bossi".
Questa è l'Italia, e i bamboccioni sono la conseguenza di questa politica corrotta, della ipocrisia, dello stato che ci lucra su di noi perchè nel frattempo che lancia questo allarme loro se ne stanno adagiati sulle loro poltrone a fare i fancazzisti, i veri bamboccioni sono i politici, noi siamo solo delle vittime incazzate nere che richiediamo il diritto di avere una nostra vita perchè lavorare è un diritto di ogni singolo cittadino, non un lusso che si possono solo permettere quelli che hanno amicizie altolocate o le troiette con le tette al vento attira clienti.