Tuesday, February 27, 2007

Dico: ex malo bonum?

Siamo sinceri: i Dico erano una buona proposta di legge? No
I Dico avevano qualche possibilità di essere approvati in Senato (con il no dei mastelliani e di qualche indipendente altoatesino)? No

Dunque, alla fine, il disimpegno del governo - che pure è un segnale preoccupante per chi ha a cuore la serietà e la laicità delle istituzioni - non mette a rischio la legge sulle coppie di fatto più di quanto non fosse prima della crisi di Prodi. Certo: a rigor di logica, se Mastella e l'Udeur non votano i Dico Prodi dovrebbe dimettersi di nuovo. O i diritti civili valgono meno di una guerra asiatica?

Comunque: guardando biecamente agli interessi e alle battaglie delle persone omosessuali, non tutto è perduto. Anzi, volendo vedere il famoso bicchiere mezzo pieno, forse qualcosa può cambiare in meglio. E anche Arcigay sembra essersene accorta.

Ora che il governo ha di fatto rinunciato a impegnarsi per i diritti delle coppie di fatto, si elimina un argomento di opportunismo politico per l'intero schieramento di destra. Se la questione non è più di appartenenza (la maggioranza contro l'opposizione) si potrebbero anche cercare in Parlamento quei voti laici - da Rotondi a Jannuzzi, da Biondi a Del Pennino - in grado di ristabilire l'ago della bilancia a favore dell'uguaglianza.

Intanto, però, dobbiamo fare una vera campagna di formazione e di informazione a livello di base (amici, parenti, conoscenti, cittadini) per diffondere la cultura dell'integrazione e dei diritti nei confronti di gay, lesbiche, bisessuali e transgender. E questo non possiamo delegarlo a nessuno, né a Rifondazione né al Partito democratico e neppure all'Arcigay.

Friday, February 23, 2007

Gay sacrificati a Follini sull'altare del governo

Niente Dico, niente diritti civili, niente sinistra nel nuovo (?) governo Prodi. Questo e' il bel risultato della crisi imposta dai poteri forti, Vaticano (attraverso il voto contrario di Andreotti) gli usa (con Cossiga) e la Confindustria (che ha mobilitato Pininfarina). Non credete a chi punta il dito sui post-ex-comunisti e sui no-global. La firma della crisi sta Oltre Tevere.

Tra i dodici punti non negoziabili fissati da Romano Prodi per rimanere al governo non ci sono i Dico. Sircana, portavoce di Prodi, spiega che e' solo perche' i Dico sono stati gia' approvati dal Consiglio dei ministri, ma la verita' e' un'altra.

I Dico sono stati buttati a mare (al contrario della Tav, dell'Afghanistan e della riforma delle pensioni) per allargare la maggioranza al centro e ottenere il sostegno di senatori democristiani come Follini e Lombardo. E poi, ovviamente, Mastella non avrebbe sottoscritto dodici punti in cui ci fossero anche i diritti delle persone omosessuali in coppia.

Grillini, che non e`affatto stupido, lo ha capito subito e lo ha scritto. Il risultato dunque e' questo: per governare, Prodi rinuncia ai diritti civili, all'obiezione di coscienza sulla politica estera e pone una seria ipoteca sulle pensioni e sulla battaglia ambientalista (Tav). Non capisco a questo punto come faccia la sinistra (non so se alludo ai Ds, ma temo di no) a sostenere un governo del genere. Un esecutivo che in qualunque altra parte d'Europa, con un programma siffatto, sarebbe espressione di una maggioranza moderata di centro/centrodestra.

Comunque, per l'ennesima volta i diritti delle persone omosessuali sono calpestati, sviliti e usati volgarmente come merce di scambio per l'ennesimo episodio di trasformismo italico. L'Arcigay protesta, giustamente, ma ormai invano. A meno di non mettere in crisi il governo con il voto del senatore Silvestri dei Verdi. Ma si va da qualche parte in questo modo?
Del resto, se non c'e' un movimento glbt degno di questo nome, da chi aspettarsi una battaglia per i diritti?

Monday, February 19, 2007

Basta aspettare

Non posso non postare questo spettacolare commento del carissimo BetteDavis su Tom.
Godetevelo tutto:
... scusate, ma chi è rimasto cattolico praticante al punto tale da seguire la gran parte dei dettami ecclesiastici? Io sono credente ma vado a messa solo per i funerali inevitabili tanto per dare aria alle perle; non mi confesso da secoli per evitare code al confessionale; ho smesso di credere in forme di intermediazione tra me e l’Altissimo (dopo i bonds argentini chi ci crede più nelle intermediazioni?). In sostanza, come si fa a non vedere che nella realtà di fatto la Chiesa non esiste più? Viaggio molto e quando visito le chiese, sono semplicemente deserte (ma poi c’è un freddo….). E’ rimasto, foucaultianamente, il ‘discorso’ ecclesiastico, le pratiche, le politiche del sospetto e del mercimonio politica-religione. Sono questi gangli a mio avviso che vanno estirpati perchè si riproducono facilmente in ambito laico e sono a costo zero: non costano neanche quell’ora settimanale di stasi in piedi a osservare tra le panche gli spolverini più belli mentre una novantenne ti agita il panierino davanti perchè vuole un evero e io mi tappo il naso perché odio l’incenso. Diciamola tutta: se non fossero alla frutta, il Card. Ruino non starebbe preparando il dossierone. Del resto il ‘non possumus’ più celebre risale storicamente alla fine del potere temporale dei papi. C’è poi il problema anagrafico, come con la mafia. I boss non sono eterni. Figuriamoci i cardinali. Con i loro teschi faremo ocarine. Vostro, BD.

Friday, February 16, 2007

Pensione anche alle coppie di fatto

È stata approvata dal governo la riforma delle pensioni. La reversibilità, che finora era riservata ai vedovi che erano uniti in matrimonio, da adesso vale anche per le coppie di fatto. Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che sarà sottoposto al Parlamento.

Per ottenere la pensione di reversibilità - nel caso di coppie di fatto - sarà necessario aver convissuto almeno per cinque anni o aver avuto figli in comune. In caso di assenza di uno di questi requisiti, il convivente superstite potrà avere una pensione di reversibilità temporanea, della durata di qualche anni, come avviene per i matrimoni di durata inferiore ai due anni.

Ah. Dimenticavo di dirvi che il governo che ha approvato questa riforma è l'esecutivo spagnolo guidato da José Luìs Rodriguez Zapatero. Che strano...

Thursday, February 15, 2007

Il S. Valentino degli omofobi

Tralascio per carità di patria di commentare la trasmissione di ieri sera su La 7, una puntata di Otto e mezzo in cui Giuliano Ferrara è riuscito a lasciare a lungo la parola, sul tema gay e omofobia, a Luigi Amicone (direttore del settimanale di estrema destra Tempi) e a Rocco Buttiglione, l'unico politico bocciato da commissario europeo designato, non "per le sue idee" come continuano a ripetere banalmente i suoi sostenitori fra cui lo stesso Ferrara, ma per le sue azioni - discriminatorie e omofobiche - da ministro delle Politiche comunitarie. In più Ferrara ha deciso, per il puro gusto intellettuale, di difendere la causa dell'omofobia o meglio di sostenere che criticare i gay, definirli peccatori e attaccare il loro modo di vivere non è omofobia, ma rientra nella libertà di espressione. Peccato che i gay siano una minoranza oppressa e, socialmente, le minoranze - come gli ebrei - meritano una tutela superiore a quella riservata alla maggioranza.

Ieri sera, per San Valentino, aelred insieme a fda va a cena in un ottimo ristorante di pesce dietro casa. Serata piacevolissima, ottima cena e sottofondo musicale, affidatoa giovane chitarrista milanese: tra la clientela varie coppie, compresa un'altra coppia di gay sulla trentina. Verso la fine della serata il musicante - più o meno 26enne - lascia la chitarra e si siede a uno dei pochi tavoli in cui c'erano ancora commensali e chiacchiera della sua vita e di varie esperienze di lavoro. Tra queste, un posto dov'era "circondato da culattoni".

È tardi, siamo in pochi e la sua frase arriva nettissima anche a noi, che pure sediamo dalla parte opposta della sala. Ancora meglio la sentono gli altri due ragazzi, che stavano per andare via: nell'uscire apostrofano il ragazzino, chiedendogli di essere più cortese. E quello: "Perché, che ho detto? Culattoni! Come li dovrei chiamare?". "Omosessuali, magari, andrebbe già meglio" ribatte uno dei due, mentre esce e tronca la discussione. Al tavolo del chitarrista altre persone lo invitano a tacere.

Ma appena i due "culattoni" sono usciti, quello si lamenta. "Non si può più parlare: froci di merda!". Non l'avesse mai detto...
Fda accenna un "qui ce ne sono altri due"; aelred si alza di scatto, butta via la salvietta come un'attrice degli anni Trenta e urla, con sguardo assassino, "Hai finito, etero di merda?"; il tipo rimane interdetto e accenna un'autodifesa, ma aelred ribadisce: "Stai zitto e misura le parole". A quel punto interviene il proprietario del locale, che zittisce l'importuno musicante e viene a chiedere scusa a noi due. Dopo il caffè e il conto usciamo e, quando passiamo davanti al suo tavolo, tutte le persone che erano con lui si scusano con noi.

Per finta, ovviamente (o forse qualcuno sul serio), ma almeno è stato chiaro che non si può offendere il prossimo impunemente. Buon San Valentino, in ritardo, a tutti, etero gay bisex e transgender.

Tuesday, February 13, 2007

La fine del Concordato

Gli ultimi interventi della Chiesa cattolica italiana in tema di diritti per le coppie conviventi, in particolare quelle dello stesso sesso, sono arrivati ormai al punto da mettere in pericolo i Patti Lateranensi (ancora in vigore, vi ricordo) e il Concordato che di quei patti è elemento centrale.

Attenzione: non tanto le parole, ribadite e amplificate, del Santo Padre dal balcone di piazza San Pietro e da ogni occasione utile, ogni discorso ufficiale. Ciò che spaventa e preoccupa - e da un certo punto di vista dà il segno della disperazione e della voglia di estremismo di questa chiesa - è l'intervento del cardinale Ruini e la preannunciata Nota della Cei.

Non è difficile immaginare che la Nota "meditata, ufficiale, impegnativa" imporrà ai cattolici COME votare in Parlamento di fronte al disegno di legge sui Dico. Pena, probabilmente, una sorta di uscita dal popolo dei fedeli.

Come definire questo atto se non la violazione, ennesima ma evidente e plateale, del Concordato? La Cei infatti non è il Vaticano - uno stato straniero - o il Papa - un capo di stato. la Cei è la chiesa italiana, quella chiamata a obbedire ai Patti che essa stessa ha siglato, ottenendone in cambio privilegi (matrimonio concordatario, esenzione del servizio militare per i sacerdoti) e prebende (8 per mille, insegnanti di religione pagati dallo stato).

Chissà, forse questo atto finale, l'arma "fine di mondo" di Ruini, segnerà con evidenza la scelta di campo della chiesa e la sua natura, ormai, di minoranza tra le minoranze. Costretta a imporre con la legge e con l'opera di lobby ciò che non riesce a inculcare con la dottrina.

Sunday, February 11, 2007

DICO: che differenza!

Alcuni articoli del disegno di legge Bindi-Pollastrini sono indegni e irricevibili:
- quello sull'assistenza sanitaria dà facoltà agli istituti di curare di gestire i diritti per il convivente di un paziente. In questo modo le cliniche di ispirazione confessionale potranno continuare a respingere i partner omosessuali dei malati;
- quello sul ricongiungimento lavorativo prevede tre anni di convivenza per ottenere diritti e avere un trasferimento. Già ora, invece, molti contratti collettivi prevedono un'opportunità del genere per i conviventi senza requisiti di durata della coppia;
- quello sull'eredità prevede una quota di legittima inferiore a quella del matrimonio (un terzo in caso di figli del partner deceduto, contro la metà in caso di nozze), ma soprattutto prevede che si divida il patrimonio con i fratelli e persino i cugini! I quali possono essere liberamente esclusi con un testamento.

Ciononostante, credo che questo disegno di legge dovrebbe essere approvato. Non tanto per dare diritti (non ce ne sono o sono debolissimi), quanto per il valore simbolico di uguaglianza fra coppie di fatto etero e coppie omosessuali. Intendiamoci. la discriminazione per gay e lesbiche resterà comunque, perché gli etero avranno due possibilità di scelta (matrimonio e Dico), mentre i gay si dovranno accontentare dei Dico o niente. L'unica soluzione per l'uguaglianza dei diritti e il matrimonio esteso a tutti.
Comunque, a questo punto, meglio una legge monca che nessuna legge.

Certo, che differenza!
In Colombia la Corte Costituzionale ha esteso (con un voto 8 a 1) i diritti patrimoniali delle coppie etero con quelle gaye in Parlamento si sta discutendo una forma di unione civile per i gay. In Francia, invece, come segnala anche Gabo, la discussione è andata ben al di là: nessuno mette in dubbio che quelle formate da due gay e da due lesbiche siano famiglie (chiaro, ministro Bindi) e il dibattito riguarda l'adozione dei figli. Tutti gli studi condotti finora dimostrano che lo sviluppo dei minori e il loro equilibrio psichico è pari a quello dei figli di coppie etero. Lì si parla di omoparentalità, qui discutiamo se due gay possono presentare una dichiarazione contestuale, ma non congiunta, di convivenza all'anagrafe.

Thursday, February 08, 2007

Il ddl sulle unioni disfatte

Sono Dico (Diritti dei Conviventi) e non Pacs, valgono per le coppie di sesso diverso e per quello dello stesso sesso.

Mastella non ha partecipato al Consiglio dei ministri straordinario voluto da Prodi, ma il governo ha approvato all'unanimità il disegno di legge su Diritti e doveri delle persone conviventi, illustrata dalle due ministre e da Prodi in conferenza stampa.

Diciamo subito che - a prima vista - è una legge irricevibile e miserrima: 3 anni di convivenza per il diritto di subentrare nell'affitto, 9 (NOVE) per ereditare. Non c'è una dichiarazione congiunta (non sia mai che somigli a un matrimonio), ma una dichiarazione che può essere resa contestualmente o separatamente. Il tutto per scongiurare l'eventualità di una simil-cerimonia.

Ridicolo!

Alla fine la Cei ha ottenuto quello che voleva (e piangerà comunque lacrime amare in pubblico, mentre di nascosto si frega le mani per aver imposto in Italia la legge più retrograda DEL MONDO).

In tutto questo non è detto che neppure questo piccolo, timido, pavido disegno di legge diventi poi legge dello stato. La discussione comincia dal Senato e lì i teodem hanno un piccolo potere di interdizione. Che succederà? Ecco il testo

Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi
Art. 1 (Ambito e modalità di applicazione)
1. Due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta entro il secondo grado, affinità in linea retta entro il secondo grado, adozione, affiliazione, tutela, curatela o amministrazione di sostegno, sono titolari dei diritti, dei doveri e delle facoltà stabiliti dalla presente legge.
2. La convivenza di cui al comma 1 è provata dalle risultanze anagrafiche in conformità agli articoli 4, 13 comma 1 lettera b), 21 e 33 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, secondo le modalità stabilite nel medesimo decreto per l’iscrizione, il mutamento o la cancellazione. E’ fatta salva la prova contraria sulla sussistenza degli elementi di cui al comma 1 e delle cause di esclusione di cui all’articolo 2. Chiunque ne abbia interesse può fornire la prova che la convivenza è iniziata successivamente o è terminata in data diversa rispetto alle risultanze anagrafiche.
3. Relativamente alla convivenza di cui al comma 1, qualora la dichiarazione all’ufficio di anagrafe di cui all’articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, non sia resa contestualmente da entrambi i conviventi, il convivente che l’ha resa ha l’onere di darne comunicazione mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento all’altro convivente; la mancata comunicazione preclude la possibilità di utilizzare le risultanze anagrafiche a fini probatori ai sensi della presente legge.
4. L’esercizio dei diritti e delle facoltà previsti dalla presente legge presuppone l’attualità della convivenza.
5. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche all’anagrafe degli italiani residenti all’estero.
6. Ai fini della presente legge i soggetti di cui al comma 1 sono definiti “conviventi”.

Art. 2 (Esclusioni)
1. Le disposizioni della presente legge non si applicano alle persone:

a) delle quali l’una sia stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra o sulla persona con la quale l’altra conviveva ai sensi dell’articolo 1, comma 1, ovvero sulla base di analoga disciplina prevista da altri ordinamenti;

b) delle quali l’una sia stata rinviata a giudizio, ovvero sottoposta a misura cautelare, per i reati di cui alla lettera a);

c) legate da rapporti contrattuali, anche lavorativi, che comportino necessariamente l’abitare in comune.

Art. 3 ( Sanzioni )
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di beneficiare delle disposizioni della presente legge, chiede l’iscrizione anagrafica in assenza di coabitazione ovvero dichiara falsamente di essere convivente ai sensi della presente legge, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da euro 3000 a euro 10000.
2. La falsa dichiarazione di cui al comma 1 produce la nullità degli atti conseguenti; i pagamenti eseguiti sono ripetibili ai sensi dell’articolo 2033 del codice civile.

Art. 4 (Assistenza per malattia o ricovero)
1. Le strutture ospedaliere e di assistenza pubbliche e private disciplinano le modalità di esercizio del diritto di accesso del convivente per fini di visita e di assistenza nel caso di malattia o ricovero dell’altro convivente.

Art. 5 ( Decisioni in materia di salute e per il caso di morte)
1.Ciascun convivente può designare l’altro quale suo rappresentante:
1. in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e volere, al fine di concorrere alle decisioni in materia di salute, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti;
2. in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti.
2. La designazione è effettuata mediante atto scritto e autografo; in caso di impossibilità a redigerlo, viene formato un processo verbale alla presenza di tre testimoni, che lo sottoscrivono.

Art. 6 (Permesso di soggiorno)
1. Il cittadino straniero extracomunitario o apolide, convivente con un cittadino italiano e comunitario, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, può chiedere il rilascio di un permesso di soggiorno per convivenza.
2. Il cittadino dell’Unione europea, convivente con un cittadino italiano, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, ha diritto all’iscrizione anagrafica di cui all’articolo 9 del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2004/38/CE.

Art. 7 ( Assegnazione di alloggi di edilizia pubblica )
1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano tengono conto della convivenza di cui all’articolo 1 ai fini dell’assegnazione di alloggi di edilizia popolare o residenziale pubblica.

Art. 8 ( Successione nel contratto di locazione )
1. In caso di morte di uno dei conviventi che sia conduttore nel contratto di locazione della comune abitazione, l’altro convivente può succedergli nel contratto, purché la convivenza perduri da almeno tre anni ovvero vi siano figli comuni.
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche nel caso di cessazione della convivenza nei confronti del convivente che intenda subentrare nel rapporto di locazione.

Art. 9 ( Agevolazioni e tutele in materie di lavoro )
1. La legge e i contratti collettivi disciplinano i trasferimenti e le assegnazioni di sede dei conviventi dipendenti pubblici e privati al fine di agevolare il mantenimento della comune residenza, prevedendo tra i requisiti per l’accesso al beneficio una durata almeno triennale della convivenza.
2. Il convivente che abbia prestato attività lavorativa continuativa nell’impresa di cui sia titolare l’altro convivente può chiedere, salvo che l’attività medesima si basi su di un diverso rapporto, il riconoscimento della partecipazione agli utili dell’impresa, in proporzione dell’apporto fornito.

Art. 10 ( Trattamenti previdenziali e pensionistici )
1. In sede di riordino della normativa previdenziale e pensionistica, la legge disciplina i trattamenti da attribuire al convivente, stabilendo un requisito di durata minima della convivenza, commisurando le prestazioni alla durata della medesima e tenendo conto delle condizioni economiche e patrimoniali del convivente superstite.

Art. 11 ( Diritti successori )
1. Trascorsi nove anni dall’inizio della convivenza, il convivente concorre alla successione legittima dell’altro convivente, secondo le disposizioni dei commi 2 e 3.
2. Il convivente ha diritto a un terzo dell’eredità se alla successione concorre un solo figlio e ad un quarto se concorrono due o più figli. In caso di concorso con ascendenti legittimi o con fratelli e sorelle anche se unilaterali, ovvero con gli uni e con gli altri, al convivente è devoluta la metà dell’eredità.
3. In mancanza di figli, di ascendenti, di fratelli o sorelle, al convivente si devolvono i due terzi dell’eredità, e, in assenza di altri parenti entro il secondo grado in linea collaterale, l’intera eredità.
4. Al convivente, trascorsi almeno nove anni dall’inizio della convivenza, e fatti salvi i diritti dei legittimari, spettano i diritti di abitazione nella casa adibita a residenza della convivenza e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Tali diritti gravano sulla quota spettante al convivente.
5. Quando i beni ereditari di un convivente vengono devoluti, per testamento o per legge, all’altro convivente, l’aliquota sul valore complessivo netto dei beni prevista dall’articolo 2, comma 48, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, è stabilita nella misura del cinque per cento sul valore complessivo netto eccedente i 100.000 euro.


Art. 12 ( Obbligo alimentare )
1. Nell’ipotesi in cui uno dei conviventi versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, l’altro convivente è tenuto a prestare gli alimenti oltre la cessazione della convivenza, purché perdurante da almeno tre anni, con precedenza sugli altri obbligati, per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza. L’obbligo di prestare gli alimenti cessa qualora l’avente diritto contragga matrimonio o inizi una nuova convivenza ai sensi dell’articolo 1.

Art. 13 (Disposizioni transitorie e finali )
1. I conviventi sono titolari dei diritti e degli obblighi previsti da altre disposizioni vigenti per le situazioni di convivenza, salvi in ogni caso i presupposti e le modalità dalle stesse previste.(...)
2. Entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, può essere fornita la prova di una data di inizio della convivenza anteriore a quella delle certificazioni di cui all’articolo 1, comma 2. La disposizione di cui al presente comma non ha effetti relativamente ai diritti di cui all’articolo 10 della presente legge.
3. Il termine di cui al comma 2 viene computato escludendo i periodi in cui per uno o per entrambi i conviventi sussistevano i legami di cui all’articolo 1, comma 1, e le cause di esclusione di cui all’articolo 2.
4. In caso di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere fornita, entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, da parte di ciascuno dei conviventi o, in caso di morte intervenuta di un convivente, da parte del superstite, la prova di una data di inizio della convivenza anteriore a quella della iscrizione di cui all’articolo 1, comma 2, comunque successiva al triennio di separazione calcolato a far tempo dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale.
5. I diritti patrimoniali, successori o previdenziali e le agevolazioni previsti dalle disposizioni vigenti a favore dell’ex coniuge cessano quando questi risulti convivente ai sensi della presente legge.
6. I diritti patrimoniali, successori o previdenziali e le agevolazioni previsti dalla presente legge cessano qualora uno dei conviventi contragga matrimonio.


Art. 14 (Copertura finanziaria)
1. All'onere derivante dall’articolo 11, pari ad euro 4 milioni e 600 mila per l’anno 2008 ed euro 5 milioni a decorrere dall’anno 2009 si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 20, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, iscritta all’U.P.B. dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2007. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.

Wednesday, February 07, 2007

Non possumus

Su Repubblica di oggi, l'editoriale di Ezio Mauro pone una domanda epocale (per la piccola Italia): "Si può, politicamente, essere cattolici e militare a sinistra?". Ebbene, la risposta è NO.

Questo NO è sempre più chiaro e sempre più netto, adesso che i vescovi italiani (attraverso il loro organo di stampa Avvenire) hanno rispolverato l'antico veto di Pio IX, il Papa Re, "NON POSSUMUS", a proposito di qualunque legge sulle unioni civili che contempli anche le coppie dello stesso sesso.

Nell'Ottocento il veto del Papa riguardava qualsiasi trattativa con lo Stato italiano, adesso la formula riguarda la possibile trattativa sulle questioni "moralmente sensibili". Ora, a parte che la chiesa cattolica non dovrebbe essere autorizzata a "trattare" su alcunché di laico, se non alla luce del sole e nelle sedi istituzionali, come un'audizione parlamentare in commissione; il nocciolo della questione è squisitamente politico e finalmente porta al pettine uno dei più grandi nodi della "diversità" politica italiana.

Mauro e la Repubblica tentano di minimizzare e scongiurare l'ipotesi di "cristiani di destra" perché mina alle fondamenta il progetto di cui sono sostenitori "usque ad effusionem sanguinis", quello del partito democratico. Ma forse lo strappo dei vescovi non potrà che fare bene all'Italia sul lungo periodo.

In quale altro paese, infatti, i cattolici sono schierati a destra e a sinistra? Da nessuna parte!

Ovviamente non parlo dei cattolici in quanto fedeli di una determinata religione, ma di coloro che fanno del cattolicesimo una bandiera politica e un segno distintivo di identità.

Altrove i cattolici in politica sono schierati a destra (è così in Spagna, in Germania, in Olanda, in Danimarca, in Austria; e poi in Polonia, Romania, Cechia) o non fanno parte della vita politica da cattolici come in Gran Bretagna e persino in Francia. I cattolici "democratici" non fanno del cattolicesimo una bandiera e sono confluiti nei partiti della sinistra come i socialdemocratici tedeschi e i socialisti francesei.

Anche in Italia, spostiamo i cattolici obbedienti al Papa tutti a destra. Ne guadagnerà la chiarezza politica e l'omogeneità delle coalizioni. Sarà più chiaro a tutti che votando Rifondazione o persino i Ds non si porteranno nella maggioranza di governo figuri come Mastella, Binetti o Luigi Bobba. In quale altro paese costoro potrebbero far parte di uno schieramento progressista?

Viva i vescovi, dunque, che premono per ottenere l'obbedienza e, così facendo, contribuiscono a liberarci da un abbaglio, quello del partito democratico.

Dal mio punto di vista, adesso, una legge sulle unioni civili - qualunque legge - è da approvare ad ogni costo. Pena la scomparsa della questione gay dall'agenda politica per i prossimi dieci anni. Stavolta - amio avviso - una pessima legge sarà meglio di nessuna legge.
PS: se avessimo ottenuto una legge blandissima e inutile nel 2000 (governo Amato), a questo punto non discuteremmo più a livelli così infimi.

Sunday, February 04, 2007

La spada con il pastorale

...
Ben puoi veder che la mala condotta
è la cagion che 'l mondo ha fatto reo,
e non natura che 'n voi sia corrotta. 105

Soleva Roma, che 'l buon mondo feo,
due soli aver, che l'una e l'altra strada
facean vedere, e del mondo e di Deo. 108

L'un l'altro ha spento; ed è giunta la spada
col pasturale, e l'un con l'altro insieme
per viva forza mal convien che vada; 111

però che, giunti, l'un l'altro non teme:
se non mi credi, pon mente a la spiga,
ch'ogn'erba si conosce per lo seme*.
(Dante, Purgatorio XVI, vv. 103-114)

Non trovo niente di meglio per commentare l'ultimo episodio della sudditanza italiana al clericalismo: una legge sottoposta, prima che al Parlamento, alla Conferenza episcopale italiana. Mentre il Papa scende in campo in prima persona - pare - contro la legge sulle unioni civili.

*Puoi ben vedere che il comportamento deviato della chiesa è la causa che ha reso il mondo colpevole, non la natura che in voi sia stata corrotta.
Roma, che creò il buon mondo, era abituata ad avere due soli che mostravano entrambe le strade, quella del mondo e quella di Dio.
Un sole (la chiesa) ha spento l'altro; e la spada è congiunta al pastorale. L'uno e l'altro - il potere politico e quello religioso) sono costretti purtroppo a procedere insieme a viva forza, perché una volta uniti uno non teme più l'altro.
Se non mi credi, pensa ai risultati, perché ogni pianta si riconosce dal frutto.