Saturday, November 14, 2009

Da Giovanardi ai vescovi Usa: esempi di carità cristiana

Pensavo che la crudeltà e la ferocia del sottosegretario Giovanardi - dimostrate nella vicenda del povero Stefano Cucchi - fossero davvero imbattibili; e invece i vescovi americani, in particolare quelli della diocesi di Washington, stanno provando a superarlo in negazione della carità.

L'altro giorno (ex)fda ricordava il famoso passo della Prima lettera ai Corinzi di Paolo, in cui l'apostolo dei gentili - non proprio un relativista e neppure un rivoluzionario come quel tale, Gesù di Nazareth - scioglie un vero e proprio inno alla carità. Con più autorevolezza, quindi, di don Gallo o di monsignor Nogaro (ormai considerati voci minoritarie nella chiesa cattolica) il co-fondatore del cristianesimo sottolineava l'importanza fondamentale della carità per il cristiano:
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!
Evidentemente in partibus fidelium non usa più frequentare le Sacre Scritture, si preferiscono gli editoriali di Giuliano Ferrara o al più le encicliche di Benedetto XVI; non si spiegherebbe altrimenti come un paladino del cattolicesimo quale Carlo Giovanardi potrebbe maramaldeggiare sul cadavere e sulla memoria di Stefano Cucchi, accusato di essere "anoressico, drogato, sieropositivo". Oltre alla volgarità e alla scorrettezza, in tanti ci domandiamo: "Ma se fosse stato sieropositivo, non avrebbero dovuto trattarlo con maggior attenzione e cura? O adesso i sieropositivi vengono maltrattati e picchiati?".

In ogni caso, dicevo, dagli Stati Uniti arriva un altro esempio di crudeltà cristiana. I vescovi cattolici sono sul piede di guerra, perché Washington D.C. (il distretto autonomo formato dalla capitale federale) sta per riconoscere i diritti delle coppie gay unite in matrimonio.

Se i consiglieri andranno fino in fondo e approveranno la legge, le organizzazioni cattoliche metteranno in pratica una singolare, quanto estrema, forma di protesta: smetteranno di fornire aiuti e assistenza ai più poveri, come fanno ora.

Capita la logica? Siamo al più volgare e meschino ricatto, per di più giocato sulla pelle dei più poveri e dei bisognosi, che il Vangelo impone di aiutare e sostenere. Tutto questo per impedire ai gay e alle lesbiche di esercitare il diritto di sposarsi. Ovviamente la legge sul matrimonio gay non riguarda affatto le cerimonie religiose e ovviamente non obbliga nessuna chiesa a celebrare o riconoscere le nozze gay.

C'è dell'isteria (oltre a un incredibile tasso di cinismo) in tutto ciò?

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