Tuesday, November 24, 2009

Lo scellerato scambio fra unioni gay e matrimonio

Forse dietro c'è una buona intenzione, il desiderio di dare una risposta alle richieste dei conviventi e delle coppie gay e lesbiche. Eppure, se si dovesse realizzare il piano ideato da alcuni parlamentari di centrodestra, le discriminazioni aumenterebbero invece di diminuire.

Ma di che stiamo parlando? Alcuni senatori del Pdl di area finiana - destra liberale, quindi - hanno preparato un pacchetto di norme a proposito del diritto di famiglia e delle convivenze, comprese quelle omosessuali. In realtà la presentazione ufficiale, affidata a una conferenza stampa, è stata bloccata dai vertici del partito al Senato, cioè Gasparri e Quagliarello.

In ogni caso è bene guardare con attenzione e valutare quel poco che sappiamo. La senatrice Germontani annuncia che "il mondo è cambiato" e che bisogna rispondere alle esigenze dei cittadini. Come? Introducendo un riconoscimento ufficiale delle convivenze, anche in tema di pensione; ma con un elemento in più. Modificare l'articolo 29 della Costituzione, introducendo i diritti dei conviventi, ma specificando che il matrimonio "è solo l'unione tra un uomo e una donna".

Una bella soluzione per accontentare i bigotti che vogliono sembrare moderni e tenere buoni i gay con annesso senso di colpa, che non si sentono degni di accedere ai medesimi istituti dei loro concittadini eterosessuali.

Per quanto mi riguarda è meglio se i colleghi di partito della Germontani cassano immediatamente questa idea; in caso contrario sarà una proposta contro cui combattere in ogni luogo e con ogni mezzo: articoli, manifestazioni, appelli. E persino con i mezzi giuridici: un articolo che dichiari il matrimonio solo l'unione fra uomo e donna sarebbe, infatti, incostituzionale, perché violerebbe l'articolo 3 della Costituzione, che gerarchicamente lo precede.

Sunday, November 15, 2009

'Che preferisce tra lodo Alfano e "processo breve"?'

"Si fui ti sparu, si tti fermi ti cuteddìu" ("se scappi ti sparo, se ti fermi ti accoltello").
Mi viene im mente questo vecchio detto calabrese - che mia madre mi ripete tuttora spesso - sentendo Lucia Annunziata (già "bresidende di garanzia" in Rai) porre una domanda a Fini: "Lei che cosa preferisce tra il Lodo Alfano e il la riforma del processo breve?".

Sento puzza di ricatto per le forze di opposizione e per i cittadini italiani, proprio sul tema della giustizia e dei processi. In soldoni l'alternativa è questa: "volete una legge che distrugga, insieme ai processi contro Berlusconi, migliaia di processi in corso; oppure accettate un nuovo Lodo Alfano con legge costituzionale (come ha già detto Casini)?".

A me sembrano due alternative scandalose - l'una e l'altra - proprio come le alternative che il brigante propone alla sua vittima nel famoso detto...

Saturday, November 14, 2009

Argentina: un giudice dice sì al matrimonio gay


Alex e José María sono una coppia gay, sono argentini e da anni si battono per vedere la loro unione riconosciuta ufficialmente con il matrimonio. È di questi giorni la notizia che una giudice del tribunale di Buenos Aires - guarda caso, una donna - ha autorizzato questa unione, spiegando che basta sostituiere la parola "contraenti" all'espressione "marito e moglie" nel Codice Civile. Tutto qui.

Alejandro Freyre ha 39 anni, José María Di Bello ne ha 41; oltre ad essere attivisti lgbt sono impegnati nella lotta all'Aids e insieme hanno aderito a diverse campagne per il diritto alle cure delle persone sieropositive e, nell'ultimo anno, alla campagna per una legge nazionale sul matrimonio gay. Il loro è stato il quarto ricorso dopo che il Registro civile aveva rifiutato le pubblicazioni per il matrimonio.

Questa sentenza arriva proprio mentre il paese sudamericano sta discutendo in Parlamento la questione dei diritti per le persone lgbt, in particolare il matrimonio. I deputati si trovano in un certo imbarazzo, anche a causa dei severi richiami della chiesa cattolica: eppure l'ultimo sondaggio pubblicato il 10 novembre rivela che il 66% degli argentini è favorevole ai matrimoni gay e anzi per il 63% si tratta di un "progresso sociale e culturale per il paese".

Persino la maggioranza dei cattolici argentini (il 57,3%) sostiene il diritto di sposarsi anche per gay e lesbiche e, dopo la sentenza, anche il sindaco di Buenos Aires (Mauricio Macri, di destra!) ha annunciato che la sua amministrazione non presenterà ricorso in appello, perché "il mondo va in questa direzione".

Nel video Alex e José Maria raccontano il loro impegno.

Da Giovanardi ai vescovi Usa: esempi di carità cristiana

Pensavo che la crudeltà e la ferocia del sottosegretario Giovanardi - dimostrate nella vicenda del povero Stefano Cucchi - fossero davvero imbattibili; e invece i vescovi americani, in particolare quelli della diocesi di Washington, stanno provando a superarlo in negazione della carità.

L'altro giorno (ex)fda ricordava il famoso passo della Prima lettera ai Corinzi di Paolo, in cui l'apostolo dei gentili - non proprio un relativista e neppure un rivoluzionario come quel tale, Gesù di Nazareth - scioglie un vero e proprio inno alla carità. Con più autorevolezza, quindi, di don Gallo o di monsignor Nogaro (ormai considerati voci minoritarie nella chiesa cattolica) il co-fondatore del cristianesimo sottolineava l'importanza fondamentale della carità per il cristiano:
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!
Evidentemente in partibus fidelium non usa più frequentare le Sacre Scritture, si preferiscono gli editoriali di Giuliano Ferrara o al più le encicliche di Benedetto XVI; non si spiegherebbe altrimenti come un paladino del cattolicesimo quale Carlo Giovanardi potrebbe maramaldeggiare sul cadavere e sulla memoria di Stefano Cucchi, accusato di essere "anoressico, drogato, sieropositivo". Oltre alla volgarità e alla scorrettezza, in tanti ci domandiamo: "Ma se fosse stato sieropositivo, non avrebbero dovuto trattarlo con maggior attenzione e cura? O adesso i sieropositivi vengono maltrattati e picchiati?".

In ogni caso, dicevo, dagli Stati Uniti arriva un altro esempio di crudeltà cristiana. I vescovi cattolici sono sul piede di guerra, perché Washington D.C. (il distretto autonomo formato dalla capitale federale) sta per riconoscere i diritti delle coppie gay unite in matrimonio.

Se i consiglieri andranno fino in fondo e approveranno la legge, le organizzazioni cattoliche metteranno in pratica una singolare, quanto estrema, forma di protesta: smetteranno di fornire aiuti e assistenza ai più poveri, come fanno ora.

Capita la logica? Siamo al più volgare e meschino ricatto, per di più giocato sulla pelle dei più poveri e dei bisognosi, che il Vangelo impone di aiutare e sostenere. Tutto questo per impedire ai gay e alle lesbiche di esercitare il diritto di sposarsi. Ovviamente la legge sul matrimonio gay non riguarda affatto le cerimonie religiose e ovviamente non obbliga nessuna chiesa a celebrare o riconoscere le nozze gay.

C'è dell'isteria (oltre a un incredibile tasso di cinismo) in tutto ciò?