Thursday, April 23, 2009

Napolitano difende la Costituzione


Il presidente della Repubblica ha ricordato che la Costituzione "non è un residuato bellico" e che può essere modificata, ma «sulla base di motivazioni trasparenti e convincenti». In particolare quando si tratta di rafforzare il governo a scapito di Parlamento e organismi di garanzia.

«La Costituzione repubblicana non è una specie di residuato bellico come da qualche parte si verrebbe talvolta fare intendere», anzi poggia «sui valori maturati nell'opposizione al fascismo, nella Resistenza» e fu concepita aprendosi alle «imprevedibili evoluzioni e istanze del futuro». Come abbiamo visto nell'ordinanza dei giudici di Venezia che, proprio in nome della Costituzione, sostengono l'illegittimità del no ai matrimoni gay. Con buona pace di Giovanardi.

«Rispettare la Costituzione - ha poi aggiunto il capo dello Stato - significa anche riconoscere il ruolo fondamentale del controllo di costituzionalità, e dunque l'autorità di istituzioni di garanzia. Queste non dovrebbero formare mai oggetto di attacchi politici e di giudizi sprezzanti, al di là dell'espressione di responsabili riserve su loro specifiche decisioni».

Tuesday, April 21, 2009

Anche noi avremo il matrimonio gay da una Corte?

Forse siamo davanti a un momento storico per la comunità lgbt italiana. Non è ancora detto che sia così, ma ci sono tutte le precondizioni per ottenere anche noi, come minoranza omosessuale, una sentenza della Corte Costituzionale a proposito del divieto di matrimonio per le coppie dello stesso sesso.

C'è un giudice a Venezia, anzi ce ne sono tre: il presidente Maurizio Gionfrida, il giudice Roberta Marchiori e il giudice relatore Antonella Guerra, che hanno accolto come "rilevante e non manifestamente infondata" la questione di legittimità costituzionale sollevata dall'avvocato Bilotta, delle Rete Lenford, per conto di una coppia gay di Venezia.

I due uomini avevano chiesto al Comune le pubblicazioni del loro matrimonio, ma avevano ottenuto un diniego per cause di ordine pubblico. In pratica il Tribunale ritiene che allo stato attuale la legge italiana non consenta, implicitamente, il matrimonio fra persone dello stesso sesso; ma che questo divieto potrebbe essere in contrasto con la Costituzione, in particolare gli articoli 2, 3, 29 e 117.

Il Tribunale quindi chiede alla Consulta di esprimersi. Se i giudici costituzionali lo riterranno opportuno potranno quindi decidere nel merito. Vale la pena, però, leggere intanto alcuni passaggi fondamentali di questa ordinanza veneziana, datata 4 aprile:
il diritto di sposarsi configura un diritto fondamentale della persona, riconosciuto sia a livello sovranazionale sia dall’art 2 della Costituzione.

La libertà di sposarsi (o di non sposarsi) e di scegliere il coniuge autonomamente riguarda la sfera dell’autonomia e dell’individualità ed è quindi una scelta sulla quale lo Stato non può interferire, a meno che non vi siano interessi prevalenti incompatibili: ora, nell’ipotesi in cui una persona intenda contrarre matrimonio con altra persona dello stesso sesso il Tribunale non individua alcun pericolo di lesione ad interessi pubblici o privati di rilevanza costituzionale, quali potrebbero essere la sicurezza o la salute pubblica.
Poi c'è la confutazione degli argomenti contrari al matrimonio gay:
D'altro canto, le opinioni contrarie al riconoscimento alla libertà matrimoniale tra persone dello stesso sesso, fatte proprie dall'Avvocatura dello Stato resistente, per giustificare la disparità di trattamento invocano ragioni etiche, legate alla tradizione o alla natura. Si deve tuttavia obiettare che tali argomenti non sono idonei a soddisfare il rigore argomentativo richiesto dal giudizio di legittimità, non solo perché, come si è già messo in luce, i costumi familiari si sono radicalmente trasformati, ma soprattutto perché si tratta di tesi alquanto pericolose quando si discute di diritti fondamentali, posto che l'etica e la natura sono state troppo spesso utilizzate per difendere gravi discriminazioni poi riconosciute illegittime; si pensi alla disuguaglianza dei coniugi nel diritto matrimoniale italiano preriforma e al divieto delle donne di svolgere alcune professioni, entrambi fondati sulla convinzione che le donne fossero naturalmente più deboli; ancora, nell'esperienza anche attuale di altri Paesi, vanno ricordati il divieto di contrarre matrimoni interrazziali o interreligiosi e la punizione di atti sessuali tra omosessuali anche se privati, giustificati con la contrarietà all'etica, alla tradizione o addirittura alla religione.
I giudici poi spiegano dottamente come l'articolo 29, quando parla di "società naturale fondata sul matrimonio" non solo non si riferisce alla tradizione, ma anzi spinge lo stato a riconoscere le formazioni in cui si realizza la natura umana, compresa quella delle persone omosessuali, che non possono essere discriminate, se si vogliono rispettare gli artt. 2 e 3 della Costituzione.

Da ultimo - e qui il richiamo all'articolo 117 - ci sono i trattati e i documenti internazionali, che spingono l'Italia a riconoscere i diritti delle persone gay e lesbiche, proprio in tema di matrimonio. Vedremo se la Corte Costituzionale avrà abbastanza coraggio da intervenire sul serio e nel rispetto della Carta.

Tuesday, April 07, 2009

Niente di nuovo sotto il sole: 1509 come 2009

Si vede addirittura gente così devota al contrario che tollera le più pesanti bestemmie all'indirizzo di Cristo, ma non la più lieve ironia all'indirizzo del papa o di un sovrano, tanto più se li si tocca al portafogli.

Erasmo, Elogio della Follia, 1509

Friday, April 03, 2009

Usa: 21 giorni per i matrimoni gay in Iowa

Dopo Massachusetts e Connecticut (e tolta la California, a causa della Proposition 8), l'Iowa è il terzo stato degli Usa a consentire i matrimoni fra persone dello stesso sesso, grazie a una sentenza della Corte Suprema.

“Abbiamo un obbligo costituzionale di assicurare la medesima protezione di legge", hanno scritto i giudici nel dispositivo approvato all'unanimità. “Se le persone gay e lesbiche devono subire un trattamento diseguale senza una motivazione straordinariamente persuasiva, essi sono privati dei benefici del principio di uguale protezione, su cui si fonda l'autorità della legge”.

Con queste motivazioni, i giudici hanno stabilito che il divieto di matrimonio per gay e lesbiche è incostituzionale; e hanno deciso che entro 21 giorni si dovrà cominciare a celebrare nozze fra persone dello stesso sesso. Con questa sentenza l'Iowa diventa il primo stato del Midwest a introdurre un'innovazione così importante e può diventare un apripista nella battaglia per i diritti civili.

Gli oppositori del matrimonio gay, infatti, non possono fare nulla in breve per contrastare questa decisione e per di più lo stato non prevede l'obbligo di residenza per sposarsi: dunque anche coppie di altri stati potranno andare a Des Moines a ufficializzare la loro unione.
Dopo la delusione della Prop 8, la prima bella notizia dagli Stati Uniti dell'èra Obama.