Monday, December 31, 2007

Augurio per il 2008: meno Binetti per tutti!

Cari 15 lettori di questo blog, grazie a tutti voi che ogni tanto continuate a passare di qui a trovarmi, anche se quest'anno sono stato un po' discontinuo. Ma dovete capirmi: il nuovo lavoro, i miei altri blog "lavorativi" (soprattutto queerblog) e gli impegni della vita off line mi hanno tenuto molto occupato. Prometto di essere più ligio nel 2008 e di cercare più buone notizie di quante ne abbia scritte in questo 2007 ormai agli sgoccioli.

L'augurio per il 2008 è di occuparci sempre meno delle Paole Binetti e di tutti i personaggi della sua risma; e di conquistare nuovi diritti e più civiltà.

Nell'ultimo scorcio dell'anno che chiude la Binetti ha ribadito che lei, in qualità di neuropsichiatra, ritiene l'omosessualità una malattia e anzi rivendica la stessa opinione all'intera categoria degli psichiatri: noi specialisti continuiamo a collocarla tra i disturbi del comportamento sessuale. Per fare questo prima brandisce come un'arma il vecchio Dsm (il manuale diagnostico americano della psichiatria), poi sostiene che il nuovo Dsm (Dsm IV) ha eliminato l'omosessualità dalla lista delle malattie "per le pressioni della lobby gay". Però o il Dsm è uno strumento valido e autorevole (e dunque sono valide anche le sue revisioni) o non è credibile e allora non lo era neppure quando "condannava" l'omosessualità.

Ma chiudiamo l'anno in bellezza, con una buona notizia.
L'Uruguay è il primo paese dell'America Latina ad avere una legge nazionale sulle unioni civili. Il presidente Tabaré Vazquez ha firmato la nuova legge sulla union concubinaria, che garantisce alle coppie dello stesso sesso e di sesso diverso - dopo 5 anni di convivenza - diritti e doveri reciproci simili a quelli derivanti dal matrimonio, eccetto l'adozione.

Finora le coppie gay avevano un riconoscimento solo in alcune aree dell'America Latina, come Buenos Aires, Città del Messico e lo stato brasiliano del Rio Grande do Sul. Dal primo gennaio 2008 entra in vigore la nuova legge.

Sunday, December 30, 2007

Le lacrime di coccodrillo del cardinal Bertone

Chiagn' e fotte dicono a Napoli, di chi se la spassa e intanto piange miseria. Un po' come il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato (una specie di ministro degli Esteri) del Vaticano.

In un'intervista all'ultimo numero di Famiglia Cristiana il porporato lamenta che nel neonato Partito democratico i cattolici rischiano di essere "mortificati", niente di meno, dalla tracotanza dei laicisti. E nel lamentare i numerosi attacchi subìti dalla religione rimpiange il bel tempo che fu, quando i comunisti del Pci - Gramsci, Togliatti - erano laici, ma avevano una visione "morale" della vita. In pratica, sembra di capire, erano bacchettoni, peggio dei cattolici e soprattutto molto di più dei democristiani.

Guarda caso, il cardinale se la prende proprio con le norme anti-omofobia (poi abortite) che erano state inserite nel decreto sulla sicurezza. «L'inserimento di una norma antiomofobia nel decreto sulla sicurezza, argomento del tutto diverso», spiega con proterva arroganza Bertone, che a quanto pare oltre che di teologia è esperto anche di diritto costituzionale, amministrativo e penale, tanto da impartire lezioni su come devono essere scritte le leggi.

Ecco: questa è la mortificazione dei cattolici in Italia. Essi vorrebbero scrivere direttamente le leggi dello stato - affidandole magari proprio alla penna del cardinale Bertone - e invece sono costretti a dettarle ai politici di turno, bacchettandoli pubblicamente e privatamente quando pretendono di fare di testa propria. Per scrivere da solo le leggi, però, Bertone dovrebbe candidarsi alle elezioni. E soprattutto vincerle.

Molto più comodo stare seduto sui regali troni del Vaticano.

Sunday, December 16, 2007

Il Pd: nessuna idea o le idee di Ruini

Non è strano, in fin dei conti, che nel Partito democratico alla fine prevalgano le posizioni della Binetti e in generale dei teo-dem. Il problema è a monte: i cattolici integralisti hanno un'idea, un progetto (magari irricevibile e anti-democratico, ma ce l'hanno). Gli ex Ds (ex comunisti), da D'Alema a Veltroni, da Fassino alla Finocchiaro non hanno un'idea, non hanno un progetto per l'Italia e per la nostra società. E se anche ce l'hanno sono disposti a svenderlo o ha buttarlo via in cambio di un posto al governo.

Ecco il progetto degli ex Ds: stare al governo. Comunque sia e con chiunque, fossero anche Mastella o Casini. Ma non allontanarsi per nessuna ragione dalla stanza dei bottoni. Per D'Alema-Fassino-Finocchiaro - al contrario della Binetti - non esistono valori "non negoziabili". Non lo sono i diritti di gay e lesbiche, ma neppure la pace; non lo sono i diritti dei lavoratori né il salario minimo garantito. Non c'è nulla per cui combattere usque ad effusionem sanguinis; nulla per cui valga la pena tornare all'opposizione. Ovvio che in queste condizioni trionfi la Binetti. Lei ha un ideale, ha un progetto e un valore da difendere.

Più laico di D'Alema e Veltroni è persino Follini, in teoria il più centrista dei senatori del Partito democratico:
Aggiungo, da cattolico, che ritengo del tutto ragionevole quella norma contro l’omofobia. Non vedo nessun contrasto tra quel trattato e la fede. Lo scandalo, per me, non è lì. Quel voto, però, contiene una conseguenza. È ovvio che esso mette in libertà, di più ancora, molte altre opinioni difformi ed eterodosse che vi troveranno l’appiglio più solido per fare a modo loro.

Saturday, December 15, 2007

Unioni civili, Italia umiliata anche dall'Uruguay

Una volta gioivo di fronte ai paese che riconoscevano finalmente diritti alle coppie dello stesso sesso. Adesso - sarà l'età, saranno le delusioni - comincio ad anteporre alla soddisfazione un profondo disagio e disgusto, nel vedere come tutti ormai ci passano avanti, non solo in posti storicamente civilissimi come Belgio, Olanda o Nuova Zelanda né in paesi baciati dalla presenza taumaturgica di leader come Nelson Mandela.

No, ormai le coppie di fatto e le unioni civili sono riconosciute anche in stati che faticosamente hanno riconquistato da relativamente poco tempo la democrazia, come l'Uruguay uscito da una dittatura solo nel 1984. Eppure anche lì ormai le unioni civili - senza distinzioni fra etero e omosessuali - saranno una realtà entro la fine dell'anno. Le ha appena votate la Camera e adesso tocca al Senato, che già disse sì nel 2006. merito del Frente amplio di sinistra che alle ultime elezioni nel 2005 sbaragliò gli immarcescibili partiti Blanco e Colorado, cioè conservatori e liberali.

La legge sulle "unioni concubinarie" prevede per le coppie di fatto dopo cinque (!) anni di convivenza gli stessi diritti e doveri dei coniugi, eccetto la possibilità di adottare minori. Sempre più diritti e sempre meno tempo dei fallimentari Dico, che comunque in Parlamento non ci sono mai andati.

Già, ma in Uruguay non c'è la Binetti. E neppure il Partito democratico.

Wednesday, December 12, 2007

La Ue combatte l'omofobia anche per noi

Se non sarà il Parlamento italiano, forse ci penserà quello europeo a combattere la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale. Con buona pace dei nostri parlamentari (e governanti), i quali obbediscono più ai cardinali che alla Costituzione.

Dopo la Binetti, quindi, ci ritroviamo a parlare di omofobi notori. Qualcuno si ricorda di Rocco Buttiglione, l'ex ministro di Berlusconi che ambiva a diventare commissario europeo? Un paio di anni fa la sua candidatura fu bocciata - è stata la prima volta assoluta - dal Parlamento europeo che gli rimproverava non un crimine di opinione (come tentava di far credere Giuliano Ferrara), ma un preciso comportamento anti-costituzionale. Buttiglione era accusato infatti di aver recepito in modo scorretto, da ministro delle Politiche comunitaria, la direttiva numero 78 del 2000 contro la discriminazione nei luonghi di lavoro. Ed era vero.

Adesso infatti l'Unione Europea ha inviato una lettera di richiamo all'Italia, proprio sulle norme comunitarie che contrastano la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale. Proprio la Commissione europea - che nel 2000 aveva emanato la direttiva in questione - adesso sollecita il nostro paese (accanto a Lettonia e Finlandia) e a recepire in modo corretto le norme comunitarie.

Quando infatti il governo Berlusconi trasformò quella direttiva in legge italiana, su proposta del ministro Buttiglione la norma nazionale invertì l'onere della prova: cioè il lavoratore discriminato doveva dimostrare la discriminazione, mentre la legge europea stabiliva che fosse il datore di lavoro a dimostrare di non aver discriminato il dipendente. Insomma, comunque la si giri in Italia, adesso, ognuno è libero di discriminare concretamente - e non solo a parole - gay e lesbiche. Altro che San Paolo, citato a sproposito proprio da Buttiglione.

Allora c'è proprio bisogno di una legge, come quella che la Binetti e Buttiglione e Mastella non vogliono.

Tuesday, December 11, 2007

Il governo degli omofobi di sinistra

Ci sarebbe proprio da ridere, se non ci fosse da piangere. Riassumo i fatti della settimana scorsa per chi, come il sottoscritto, era via in vacanza per il ponte. Il cosiddetto decreto-sicurezza - voluto dal governo su spinta di Veltroni e subìto obtorto collo dalla sinistra sinistra - doveva passare al Senato e per ottenere il sì il governo Prodi ha posto la fiducia su un unico emendamento che accoglieva tra l'altro una richiesa di Rifondazione: inasprire le pene per la discriminazione, compresa quella fondata sull'orientamento sessuale.

Su questo tema i teo-dem (gli integralisti cattolici) del Partito democratico si erano impuntati, finché era stata trovata una formula soft che si richiamava al Trattato di Amsterdam, sottoscritto anche dall'Italia

reclusione fino a tre anni chiunque incita a commettere o commette atti di discriminazione di cui all’articolo 13, n. 1, del Trattato di Amsterdam;


Tuesday, December 04, 2007

D'Alema: le nozze gay offendono gli italiani

Ecco qui. Gratta gratta, anche sotto il vecchio ex comunista batte un cuore che pende per il Vaticano. Non basta essere ateo, non basta essere (o essere stato) materialista a Massimo D'Alema per sfuggire ai cliché dell'italiano medio, che deve interpretare il senso religioso della (presunta) maggioranza.

A colloquio con gli studenti di un istituto tecnico, il ministro degli Esteri ha espresso il proprio pensiero sul matrimonio fra persone dello stesso sesso. E non è un pensiero molto libertario o di sinistra.


«No, non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento. Il matrimonio tra omosessuali, perciò, offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente. Due persone dello stesso sesso possono vivere uniti senza bisogno di simulare un matrimonio. Lo Stato, però, deve riconoscere loro diritti civili e sociali. Mi accontenterei di fare la legge...».


Un misto di disinformazione e ideologia. Prima la solita favola della Costituzione, che non parla mai di matrimonio fra uomo e donna, ma si limita a parlare di famiglia. Poi la storia del sacramento: chiaro esempio della confusione tra sfera dello stato e sfera religiosa, che sono e dovrebbero restare separate. Il matrimonio sarà un sacarmento per quel 20% (se va bene) di italiani che vanno a messa ogni domenica. Per gli altri è un contratto sottoscritto davanti alla legge.

E poi il disprezzo verso gay e lesbiche che vorrebbero "simulare" un matrimonio. Non più di quanto D'Alema tenti di simulare di essere di sinistra. Ma si vede benissimo che non lo è.