Friday, June 02, 2006

La civiltà di Spagna e Danimarca

Il governo Zapatero mantiene le promesse anche con la comunità transgender e il Consiglio dei ministri approva la legge sull'identità di genere, che permetterà alle persone transessuali di cambiare nome e genere sui documenti anche senza sottoporsi obbligatoriamente al cambio di sesso chirurgico, l'operazione "finale" che non tutti sono pronti o disposti a subire.

La famosa "piccola soluzione" che la comunità trans chiede a gran voce da anni e su cui il governo spagnolo ha preso un impegno preciso.
"Lo Stato - ha spiegato la vicepresidenta Fernandez de la Vega - ha l'obbligo di garantire lo sviluppo della personalità di ogni cittadino e questa legge contribuirà a restituire dignità (dignificar) alla vita di migliaia di persone che vivono in questa situazione".

Quella, cioè, di avere un sesso biologico diverso da quello psicologico e intimo.

Ma la Spagna e il governo Zapatero dovrebbero ormai avere smesso di stupirci; così come la Danimarca, prima nel 1989 a riconoscere i diritti delle coppie dello stesso sesso, con la legge sulla Unione registrata civilmente. Con un voto del Parlamento (86 sì, 61 no e 21 astenuti) la Danimarca ha aperto l'inseminazione artificiale, gratuita e in ospedale, alle donne single e alle coppie lesbiche.

Civiltà che noi possiamo solo invidiare e sognare.

8 comments:

Teo said...

Sono troppo avanti. Noi, ahimé, non arriveremo neanche a metà dell'opera, visto che il nostro attuale Presidente del Consiglio non è neppure lontanamente paragonabile a Zapatero.

Che Dio ce la mandi buona, anzi buonissima!

Buona giornata.

endimione said...

qui da noi certi giornalacci di destra hanno già (s)parlato di "deriva zapaterista" (ancora! questa espressione, già ridicola di partenza, è ormai insopportabilmente abusata) per la piccola apertura di Mussi alla sperimentazione sulle staminali - già osteggiata anche dalla Margherità, il che la dice lunga su come siamo messi male...

harry said...
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harry said...

Tu la chiami civiltà, a me sembra qualcosa di più confuso. La carta d'identità esprime qualcosa di "oggettivo", cioè verificabile da terzi: se sei alto 1,80 non puoi scrivere di essere 1,95 altrimenti non ha senso avere l'altezza se nessuno può verificare che le caratteristiche indicate sulla CI sono le stesse della persona che le esibisce. Lo stesso vale per gli altri dati: sulla CI dovrebbe esserci solo ciò che è verificabile oggettivamente (senza porre domande sulla psicologia dell'interessato/a), altrimenti la CI perde senso. Non è un diario personale dove si esprime il "sesso psicologico", ma un documento ufficiale dove va espresso il "sesso biologico".
Penso che, se il governo ritiene che la voce "sesso" sia discriminatoria per chi vive un "sesso psicologico" diverso da quello "biologico", allora avrebbe avuto senso, al limite, abolire la voce "sesso" sulla carta d'identità. In questo modo non si sarebbe discriminato nessuno e si sarebbe evitato di fare della carta d'identità il luogo delle opinioni e delle considerazioni intime. Il provvedimento, per come è stato posto, è quindi una scelta ideologica che fa piuttosto sorridere.

aelred said...

Harry,
tu parli per ignoranza (mi auguro).
Ignori sia i problemi delle/dei trans sia il merito della legge, che probabilmente ti è arrivata da fonti partigiane. In più io non sono stato capace di spiegarla bene.
Non è questione di sesso, caro Harry. Sulla CI c'è scritto il tuo NOME
e se tu nasci Marco e vuoi diventare Maria non è che basta non scrivere il sesso, è chiaro?
Il cambio non avviene, come dici tu, se "mi sento" un altro sesso, ma comunque alla fine di un lungo percorso seguito da medici e psicologi.
Quello che viene eliminato è solo il "meccanicismo" (presente ad esempio nella legge italiana) per cui se ti tagli il pisello sei donna, sennò resti un uomo. anche se hai fatto gli ormoni, hai le tette, sembri una donna e ti comporti da anni come tale. però se vai in aeroporto, sul passaporto c'è scritto Rocco.
La stessa legge esiste da anni in Germania

harry said...

Guarda, la fonte partigiana sei tu, dato che ho letto la notizia sul tuo blog e su El Mundo da te linkato, quindi evitiamo furberie. Peraltro nell'articolo del Mundo si dice che la Spagna raggiunge così altri paesi tra cui l'Italia (quindi il titolo del post in opposizione a una "inciviltà" italiana sembra poco pertinente, oppure è El Mundo a sbagliare). Capisco la tua osservazione sul nome, ma la mia domanda resta valida: se la carta d'identità non ha elementi oggettivi - cioè che escludano la psicologia dell'interessato - che senso ha? Il problema non è se sia diritto o meno di una persona avere una specificità individuale, ma se sia il caso di mettere nero su bianco ciò che agli occhi di un esterno non è verificabile (come il caso da te citato) o incasellabile. Allora tanto vale fare come la Gran Bretagna ed eliminare la carta d'identità. E la questione non attiene uno sfizio di incasellamento entro gabbie predefinite, ma riguarda le persone stesse: se si è fermati e identificati può risultare sgradevole dover dare spiegazioni di ciò che attiene la propria intimità. ciao.

aelred said...

scusa Harry,
noi non ci capiamo, temo.
Avevo già fatto autocritica, perché probabilmente ero io a non aver saputo raccontare bene come stanno le cose.
Quindi, sgomberiamo il campo dagli equivoci.

harry, ti sfugge sempre un passaggio, mi pare.
Qui (e nella legge) si parla di persone che sono esteriormente, esteticamente e visibilmente del tutto nel sesso di arrivo NON più in quello di partenza.
quindi persone che, per esempio, all'apparenza sono donne, ma poi sul documento hanno un nome maschile SOLO perché non si sono tagliate il pisello. Un'operazione anche dolorosa e che non tutti sono disposti a subire.
A maggior ragione, una donna che transita a uomo non ottiene il cambio di identità se non si fa ricostruire il pene.
un'operazione ancora più dolorosa e - nella maggior parte dei casi - inutile.
Credi davvero che queste persone dovrebbero restare ingabbiate in un sesso che non solo non gli appartiene, ma non è più il loro, in nessun modo.

L'equivoco è pensare che ci si svegli la mattina e con un tocco di bianchetto si cambi la carta d'identità. Non è così:
In Germania si deve dimostrare di aver vissuto per almeno due anni nei panni e nei modi di una donna per diventare donna, anche senza "taglio".
A me pare sensato

harry said...

Ok, ora mi hai persuaso.
Ciao!