Friday, June 30, 2006

La Puglia entra in Europa

Con il voto del Consiglio regionale, che ha approvato con i voti anche della Margherita e dell'Udeur il disegno di legge sulla famiglia, la Puglia si è portata all'avanguardia nella tutela dei diritti civili di tutti, le famiglie e le minoranze. Perché le persone, in base a quel testo, vengono prima delle ideologie.

Grazie al presidente Nichi Vendola, adesso anche le coppie di fatto, anche le coppie composte da due uomini o da due donne potranno accedere agli stessi diritti riconosciuti alle coppie unite in matrimonio.
Bandi per le case popolari, servizi per l'infanzia, assistenza ai disabili. Perché le persone, per la nostra Costituzione, hanno gli stessi diritti: articolo 3.

Thursday, June 29, 2006

Forza Nuova profana il Gay Pride

Era prevedibile, ma comunque rimane un atto intollerabile e vergognoso: ieri, durante il Gay Pride di Catania, nell'anniversario del 28 giugno 1969, gli estremisti di Forza Nuova hanno bloccato a lungo il corteo del Pride, secondo la denuncia di Arcigay.

Che Judy Garland da lassù vi possa perdonare.
Per tutti, comunque, buon Gay Pride e vi consiglio la visione di Stonewall, opera fondamentale per tutti noi.

Wednesday, June 28, 2006

X-Men3 diventa realtà?

In molti sono da anni a caccia del "gene" dell'omosessualità, anche se - a quanto mi risulta - nessuno cerca quello dell'eterosessualità. In questa battaglia per lungo tempo si sono impegnati anche gay e lesbiche, desiderosi di una "giustificazione" biologica che togliesse loro i sensi di colpa.

Uno dei cavalli di battaglia di questo variegato movimento è una presunta alta probabilità di essere omosessuali per i maschi che hanno molti fratelli maggiori, maschi anche loro. Così in questi giorni impazza anche in Italia la notizia che un ricercatore canadese Tony Bogaert, pubblicato bisogna ammetterlo su Pnas, a suo tempo autore di uno degli studi sull'omosessualità nei fratelli minori, ha fatto un passo avanti: la maggiore probabilità di essere gay non è legata all'ambiente, ma alla genetica.
Secondo il suo ultimo studio, infatti, Bogaert dimostra che la probabilità più alta di essere gay vale solo per i fratelli biologici, quelli cioè nati dalla stessa madre, e non per chi cresce insieme a molti fratelli maggiori adottati.

Ora, a parte che un campione di meno di mille persone a me pare poco significativo, c'è da spiegare un aspetto fondamentale: secondo Bogaert la percentuale di omosessuali nella società è attorno al 3%; per chi ha almeno tre fratelli maggiori maschi, questa percentuale salirebbe al 5%. Ciò significa, quindi, che anche chi ha molti fratelli maggiori in 95 casi su cento è comunque eterosessuale. Mi sembra che non sia stato spiegato un bel nulla.

Val la pena, invece, di accennare al perché di queste ricerche. A parte che questo Bogaert in passato ha collaborato con J. Philippe Rushton, uno che sosteneva la superiorità della "razza" bianca e di quella asiatica sulla "razza" africana.
A parte questo - dicevo - dietro questa ricerca delle cause genetiche dell'omosessualità c'è un fondo molto preoccupante di omofobia.
Come spiega benissimo il Consiglio per la ricerca genetica responsabile, all'inizio si tentò di usare la spiegazione genetica per abbattere le leggi anti-gay, ma questa è un'arma a doppio taglio. In passato - e nel presente - le discriminazioni hanno colpito tranquillamente anche per motivi genetici, come contro i neri e le donne, cosiderati inferiori geneticamente. E al contrario, diversità di tipo comportamentale - come le idee politiche e la fede religiosa - sono tutelate dalle leggi, pur non essendo in alcun modo naturali.

Quindi, cercare una spiegazione genetica dell'omosessualità può nascondere la voglia di dimostrare la anomalia e devianza di questo comportamente e aprire la strada a nuove e dolorose discriminazioni. Senza per questo tacitare chi accusa l'omosessualità di essere "innaturale". Le discriminazioni vanno combattute sul piano politico e culturale e dovremmo smetterla di confidare nella onnipotenza della scienza. La ricerca vada per la sua strada, ma non sia a senso unico.

Perchè citavo gli X-Men nel titolo? Nell'ultimo episodio cinematografico, il governo scopre e mette in produzione una "cura" per i mutanti. Alcuni, desiderosi di omologarsi, la accettano; altri si rifiutano, aprendo così la strada a una sorta di persecuzione.
Non vorrei che quella fantascienza diventasse, domani, realtà.

Tuesday, June 27, 2006

La Signora della Lettonia

Non contenta di essere l'unica nazione europea ad avere inserito nella propria Costituzione il divieto di matrimonio per gay e lesbiche, la Lettonia ha tentato di diventare anche il primo paese che discrimina apertamente le persone omosessuali. Ma per fortuna, c'è qualcuno che è intervenuto in tempo.

La presidentessa della Repubblica, la signora Vaira Vike-Freiberga ha respinto l'emendamento alla legge sul Lavoro, in cui si escludeva l'orientamento sessuale fra i motivi di illegittima discriminazione. In pratica il Parlamento aveva deciso che i datori di lavoro potevano licenziare un dipendente a causa del suo orientamento sessuale, mentre vietava le discriminazioni basate su sesso, religione, etnia e idee politiche. Una chiara violazione dei diritti umani e delle direttive dell'Unione Europea, come sottolinea anche Amnesty International.

Negando la firma, la presidentessa ha offerto al Parlamento una seconda opportunità di includere chiaramente l'orientamento sessuale fra i motivi di non discriminazione e nel suo messaggio al Saema ha ribadito che il motivo del proprio no è appunto l'esclusione dell'orientamento sessuale dalla lista dei diritti umani da difendere.
Applausi alla signora Vike-Freiberga.

Nemmeno la Svizzera per loro

Dopo 15 milioni 791mila e 293 schiaffi in pieno volto, Calderoli ancora farfuglia qualcosa e il povero Bossi biascica che "si va avanti lo stesso". Poco prima della chiusura dei seggi, il vecchio leader della Lega aveva promesso: "Se vince il No andremo in Svizzera".

Il No non ha solo vinto, ha trionfato. È stata una valanga, da Nord a Sud, comprese Milano, Mantova e Rovigo che hanno detto No a questo stravolgimento della Costituzione repubblicana. Ma Bossi - come dice Grillini - non può andare neppure in Svizzera: lì il matrimonio gay c'è già e, scherzi del destino, è stato confermato proprio da un referendum.

Monday, June 26, 2006

No No No e No.

Viva l'Italia!

Omofobia per il 28 giugno

Il 28 giugno, come tutti certamente saprete, è l'anniversario della rivolta di Stonewall, che nel 1969 diede il via alla rinascita del movimento di liberazione omosessuale, sulle ceneri di quello fiorito fra le due guerre e soffocato dal nazismo in Germania. (per saperne di più, andatevi a vedere - è un imperativo - il film Stonewall di Nigel Finch).

Ora, il 28 giugno di quest'anno - dopodomani - a Milano è in programma un concerto del cantante omofobo (e accusato di violenza contro i gay) Buju Banton, un "artista" reggae giamaicano, intriso di quella cultura maschilista e omofoba tipica dell'isola.

Ne avevamo già parlato e in giro su Internet si trovano nuove accuse contro il cantante, anche das fonti come Amnesty International.
In tutto questo è molto singolare che L'altro martedi - trasmissione di Radio Popolare - aderisca all'appello di boicottaggio, mentre Radiopop stessa pubblicizza il concerto alla Cascina Monluè. Salvo poi pentirsi e abolire gli spot.
Misteri...

Sunday, June 25, 2006

Back

Credevate di esservi liberati di me, eh?

Sono solo stato via una settimana in vacanza, in un posto caldo, assolato e pieno di storia.
(anche pieno di ragazzi...).

Sunday, June 18, 2006

Gay Pride da 100mila e lode

Non so eravamo proprio centomila - 50mila in corteo e altrettanti ai lati delle strade - come hanno scritto i quotidiani, però l'impressione che ho avuto, insieme al diletto fda e agli amici che erano con noi, è stata davvero di una grandissima festa, ben riuscita e con un successo straordinario di partecipazione: decine di migliaia di persone a rivendicare i propri diritti, a ricordare che noi esistiamo e siamo cittadini come gli altri.

Davvero il Gay Pride di Torino 2006 è stato il più bello degli ultimi anni: se escludo San Francisco (in cui eravamo solo spettatori) era dal World Gay Pride di Roma 2000 che non partecipavo a un evento così bello ed emozionante. E davvero abbiamo avuto la sensazione di una risposta molto forte, da tutta Italia (c'erano carri dalla Sicilia, da Bologna) e soprattutto da Milano.

Amici come lui e lui, che hanno marciato insieme a noi, lui e poi ancora lui, lui, lui e lei. Ho intravisto anche lui, credo con il fidanzato, e loro due. Con lui abbiamo fatto anche il viaggio sul pullman del Cig e le altre pazze dell'Arcigay Milano. Ma in genere l'accoglienza di Torino è stata bellissima e molto calorosa, al di là di qualsiasi aspettativa. Anche anziani, anche in sedia a rotelle, applaudivano e salutavano con convinzione.

C'era una coppia di ragazzi con due bellissime magliette, c'erano i genitori omosessuali e i genitori di omosessuali, orgogliosi dei loro figli ("Etero o gay sono figli miei"); c'erano trans da uomo a donna e da donna a uomo; c'erano i palestrati che vengono in palestra con me, o ci venivano, e hanno smentito il luogo comune di chi se la spassa senza coscienza civile. C'erano le coppie eterosessuali, con bambini al seguito, come questo piccolo qui.

In più, la presenza istituzionale è stata finalmente all'altezza di un paese civile. Diamo a Cesare quel che è di Cesare: già un ministro, Katia Bellillo, aveva partecipato al Gay Pride del Duemila, ma finora mia due ministri insieme avevano presenziato.

Stavolta c'erano Barbara Pollastrini, delle Pari Opportunità, e Paolo Ferrero della Solidarietà sociale.
C'era - mi ero dimenticato di dirlo, ma non me l'ero perso - Marco Pannella (qui nel ritratto di Benjamino), una volta di più coraggiosamente in prima linea: è che finché sarà tra noi lo daremo per scontato, salvo poi - spero il più tardi possibile - rimpiangerlo.
In più assessori locali, parlamentari e due presidenti di Regione, Niki Vendola, arrivato dalla Puglia, e la padrona di casa, Mercedes Bresso.
Lei ha parlato a nome di tutti, ha ringraziato noi e soprattutto i torinesi, ha ribadito che non c'era nulla di cui preoccuparsi e ha promesso: "Da domani, lavoreremo per i diritti di tutti, per dare uguali diritti e riconoscere il valore della diversità".

Onestamente non potevo aspettarmi di meglio.

Friday, June 16, 2006

Bresso Zapatera, Prodi la solita delusione

La presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso sfilerà al corteo del Gay Pride, domani a Torino, al contrario del sindaco di Torino Sergio Chiamparino, che non ha neppure l'alibi delle elezioni.

A Roma la ministra delle Pari opportunità Barbara Pollastrini ha aderito alla manifestazione, ma poco dopo il portavoce di Romano Prodi, Silvio Sircana, ha specificato che l'adesione è "a titolo personale". Non sia mai che il governo Prodi prenda posizione su qualcosa!

Donne dell'Ulivo battono uomini 2-0

Tutto queste il giorno dopo la risoluzione del Parlamento Europeo sull'omofobia e la violenza razzista, che ribadisce l'importanza del Gay Pride e della libertà di espressione per valutare il grado di democrazia di un paese... Sì, ciao

Thursday, June 15, 2006

Perle di omofobia da Indymedia

È proprio vero che dove può scrivere chiunque, in totale anonimato, il rischio è di trovare aberrazioni. Càpita sempre su Indymedia, un giorno sì e l'altro pure accusata per posizioni antisemite o pro-terroriste. mai che qualcuno si alzi per denunciare le frasi omofobe che si trovano quotidianamente. Lì come in altri forum italiani.

La sorpresa è trovare opinioni così bigotte su un sito "di sinistra".

In questo caso, la discussione è sul concerto di Buju Banton, un cantante reggae jamaicano che si esibirà a Milano e a Roma, il 28 e il 29 giugno. Uno sei suoi testi è violentemente omofobo (incita a sparare in testa ai froci) e lui in persona è stato accusato di un pestaggio anti-gay.
Ma ecco che scrive un utente di Indymedia:


un* ? adesso siamo arrivati addirittura al non definire più la propria sessualità come maschile o femminile?? questa degli asterischetti è solo l'ultima pagliacciata di questa corsa al queerismo e pro-gayismo che ormai sembra diventata la priorità del "movimento", più delle cose davvero importanti come lavoro, divario sociale, droga (ovviamente esclusa cannabis), povertà ecc... pensate a difendere chi reclama il diritto di sopravvivere, invece che di pigliarlo in culo o succhiarlo ad altri uomini... che lo faccia in casa sua, ma non venga a chiedere alla società di accettare la sua perversione. tra l'altro fa ridere vedere gente inneggiare al boicottaggio contro banton ora, nel 2006, dopo almeno 20 anni di canzoni reggae contro i gay (prima li odiavano lo stesso, ma non lo cantavano nelle canzoni)... se non vi piace quello che dice buju banton, non andate a vederlo... ci vuole tanto? bisogna per forza tirare su il solito casino (a bologna per sizzla siamo arrivati al paradosso facendo annullare il concerto...)? a me non frega un cazzo se banton è omofobo, ammetto che a me i gay non piacciono, penso siano dei pervertiti e che la loro scelta vada contro le più elementari leggi della natura. ovviamente non credo sia giusto picchiarli, ma consideriamo che la jamaica ha cultura e tradizioni ben diverse... la religione rasta prende la bibbia alla lettera, quindi fare sesso con altri uomini è considerato ABOMINIO. per loro essere gay è sbagliato e va contro i valori fondamentali della società, per cui la stragrande maggioranza della popolazione li odia. chi siete voi per dire che è giusto o sbagliato? e ricordatevi che così va nella maggior parte dei paesi che voi credete di difendere... palestina su tutti. jah by my side

Wednesday, June 14, 2006

Il Parlamento Europeo è con noi

In questo momento a Strasburgo, nella sessione plenaria del Parlamento Europeo, i nostri deputati continentali discutono dell'aumento della violenza razzista e omofoba in Europa, in particolare nei paesi dell'est, ma anche nell'Europa occidentale.

Domani ci sarà anche una proposta di risoluzione. Una volta di più le istituzioni comunitarie sono più avanti del nostro piccolo e provinciale paese.
Volgio un passaporto blu, con le dodici stelle.

Tuesday, June 13, 2006

Umiliati dalla Croazia

Il Parlamento della Croazia, una delle nazioni più cattoliche e - in passato - fasciste della Terra (di sicuro dell'Europa) ha votato una delle leggi più moderne, civili e avanzate in materia di diritti civili, tutela delle minoranza e odio razziale, compresa l'omofobia.

Con una maggioranza schiacciante (91 sì e una decina di no), i deputati hanno votato la legge anti-discriminazione che punisce con pene severe i crimini dell'odio e considera un'aggravante molto seria il movente della xenofobia, dell'odio etnico, religioso o sessuale alla base di omicidi e di altri crimini violenti.

''I crimini - recita l'emendamento - perpetrati con motivazioni di odio verso le vittime a causa della loro razza, appartenenza etnica, linguistica o religiosa, sesso, preferenze sessuali, convinzioni politiche, origini o status sociale o economico, eta' e condizioni di salute''.

Gli attivisti dei diritti gay e lesbici in Croazia possono effettivamente esultare e rivendicare che la nuova legge è "un precedente positivo su scala europea".

Moriremo di provincialismo?

Premetto dicendo che sabato a Torino ci sarò, che sfilerò nel corteo del Gay Pride e che vorrei che fossimo quanti più possibile in strada. Però.

Però, che pena! che provincialismo!

Il sindaco Sergio Chiamparino, appena rieletto con una maggioranza bulgara, non sfilerà, non si capisce bene per quale motivo. Si vergogna? Si imbarazza? Non condivide? Ecco le sue parole: «Andrò al convegno del 16, ma è certo che non sfilerò il giorno del corteo. Credo che per essere presente sia necessario condividere tutti i contenuti della manifestazione in tutte le sue parti e in questo caso non mi sentirei molto nella parte».

Che vuol dire, di grazia? Che neanche lui approva le baracconate e le carnevalate? E noi ce la prendevamo con la Moratti che non capiva le lotte dei lavoratori o con Berlusconi che non manifestava il 25 aprile.

Provincia, provincia, provincia. Questo paese è un'unica, grande provincia. La verità, sui mali dell'Italia, è che noi non abbiamo una grande città - come Parigi, Berlino, Londra, Madrid - in grado di andare avanti e condurre per mano il paese sulla strada della modernità. Siamo ancora fermi ai mille campanili. Con le stesse dinamiche provinciali di cento anni fa.

Così il Comune di Torino ha dato, sì, il patrocinio e ha finanziato qualche evento culturale legato al Pride; ma sulla festa di sabato sera - dopo il concerto di Antonella Ruggiero - è buio pesto. Niente parco della Colletta (che pure, leggo, fu usato per la Notte bianca), niente spazi dell'Università, che invece li aveva concessi per le Olimpiadi; nessuno spazio pubblico all'aperto per festeggiare. Alla fine si dovrà ripiegare su un'area al chiuso.

Ora: non pretendo che si faccia come a San Francisco, dove tutta l'area attorno al palazzo del Comune era chiusa e trasformata in un'enorme discoteca, con la bandiera arcobaleno che sventolava su ogni lampione e sul balcone del Palazzo al posto della bandiera a stelle e strisce.
Non pretendo che si faccia come a Madrid, che organizza già l'Europride del 2007 e si prepara il primo luglio di quest'anno ad accogliere manifestanti da tutta Europa.

Però si poteva fare qualcosa. In questo qualche responsabilità, temo, ce l'hanno anche gli organizzatori. Non puoi arrivare a meno di sette giorni dalla manifestazione finale e non sapere dove si festeggerà. Nel programma c'è scritto:

Concentramento

Ore 16 – Concentramento e formazione del corteo in Corso Bolzano, angolo via Cernaia
(Stazione Porta Susa).

Percorso

ore 17.30 – Il corteo partirà dal piazzale antistante la stazione di Torino Porta Susa e percorrerà Via Cernaia, via Pietro Micca, Piazza Castello, via Po. La manifestazione termierà in Piazza Vittorio Veneto. Dopo la parte istituzionale, è prevista musica dal vivo in piazza.

Concerto e Festa

Ore 21
Concerto in Piazza Vittorio di Antonella Ruggiero

Ore 23,30
Dancing Pride Night, Official Party

Ma se ancora non sappiamo dove si festeggerà? C'è anche del pressappochismo in tutto questo, la convinzione che comunque alla fine tutto si aggiusta.
Non so, forse le mie sono critiche ingenerose e di sicuro c'è qualcuno che sta lavorando per ottenere un ottio risultato, ma trova troppi ostacoli.
È certo che non siano stati trovati sponsor privati: ma è possibile che nessuna azienda, italiana o straniera, sia disponibile a sponsorizzare il Pride a Torino? Né un sarto né un produttore di auto, scooter, creme, profumi? Di quelli che sponsorizzano qualunque cosa appena superato il confine con Nizza?

Neppure Gay.com, la Klm o Citroen, che sponsorizzano anche eventi ad alto contenuto gay?
Che pena. Siamo un paese senza speranza.

Sunday, June 11, 2006

Anche Varsavia può avere il Gay Pride

Si è svolto senza problemi, per fortuna, ieri il Gay Pride di Varsavia, dopo che per due anni l'ex sindaco - e attuale presidente della Repubblica - aveva negato l'autorizzazione.


Niente attacchi degli estremisti di destra e neppure la prevista manifestazione delle destre è stata celebrata. Quindi, grazie anche agli organizzatori che hanno cambiato percorso evitando le vie del centro, alla fine è stato Gay Pride.

Anche la Polonia, quando vuole, riesce a essere europea. A presidio, comunque, hanno partecipato alla marcia anche alcuni invitati internazionali, come l'ambasciatore elvetico a Varsavia.

Saturday, June 10, 2006

Fra sette giorni tutti a Torino

Ragazze e ragazzi, avete segnato il 17 giugno sul calendario?

C'è il Gay Pride nazionale a Torino: so che non saremo un milione o 500mila come nelle grandi città europee o nell'amata San Francisco, però cerchiamo di arrivare a qualche decina di migliaia. Chessò 50 o 100mila sarebbe perfetto.

Non sto a ripetervi perché è importante partecipare, che significa il Gay Pride, dove affonda le sue radici e che valore ha per tutti e ciascuno di noi.
Se vi manca qualcosa, andatelo a leggere da lei. Non potrei scrivere nulla di meglio.

Thursday, June 08, 2006

Vittoria di Pirro per i gay Usa?

Bloccata, come ampiamente previsto, la discussione sull'emendamento costituzionale per inserire nella Carta americana il divieto di matrimonio per gay e lesbiche.
La mozione, che chiedeva di andare subito al dunque, non solo non ha ottenuto i tre quinti dei voti richiesti, ma neppure la maggioranza assoluta dei senatori Usa: solo 49 sì contro 48 no e 3 non votanti.

Molti senatori repubblicani hanno votato no (McCain, Chafee, Snowe, Sununu), qualche democratico del Sud ha votato sì, ma comunque la proposta ha raccolto solo un voto in più rispetto ai 48 di due anni fa. Per adesso niente discriminazioni nella Costituzione.

Tutto bene, dunque? Non proprio.
Bush sapeva benissimo di questo risultato, era atteso anche se forse poteva andare meglio.
Ora, però, potrà rivolgersi ai suoi elettori della destra cristiana e spiegare che il Senato e il Congresso non sono ancora "abbastanza di destra", per cui a novembre c'è bisogno di votare ancora di più per i repubblicani nella lunga strada verso la "difesa della famiglia".

Certo, è tutto da vedere se con la guerra in Iraq, i deficit gemelli (del bilancio federale e della bilancia dei pagamenti) e la questione degli immigrati, i matrimoni fra persone dello stesso sesso siano davvero la prima preoccupazione degli americani. E se Bush è abbastanza credibile per ottenere ancora i voti dei cristiani rinati.

Quel che è certo è che la sua strategia è solo all'inizio. Possiamo solo sperare che fallisca.

Moira santa subito, Zeffirelli poraccia

Davvero, Franco Zeffirelli non ha alcuna credibilità come "opinionista" e le sue parole non rappresentano nessuno, se non la sua storia di riccone un po' dandy e un po' viziato. Mi sorprende che il Corriere della sera si ostini a intervistare lui sulle questioni gay.

"Conosco molti amici gay che vivono serenamente in coppia, magari da molti anni. Ma non c'è alcun bisogno di mettersi lì a creare una pseudofamiglia "legale" a vanvera, per me ridicola e inaccettabile. Basta sistemare le cose tra persone civili: se viviamo insieme e magari compriamo una casa, chiariamo anche le questioni delle quote, tra persone intelligenti che si vogliono bene. Basta un atto privato fatto come si deve. Punto e basta".

Un uomo che, a ottant'anni, continua a dire "i miei amici omosessuali" e non si è liberato né mai lo farà dal senso di colpa, dalla vergogna e dal perbenismo. Uniti a un decadentismo e al privilegio di censo che non gli fanno vedere le difficoltà vere delle coppie dello stesso sesso. Se hai montagne di soldi, non hai bisogno della tutela della legge, ti difende il potere del denaro.

Non è una caso che la Spagna sia la Spagna, e abbia Almodòvar, e noi siamo l'Italia e abbiamo Zeffirelli.

Mitica, invece, Moira Orfei sullo stesso numero del Corriere.
"Sono devotissima di Padre Pio e quando è morto Papa Wojtyla ho pianto tre giorni". E i gay e i Pacs? "Ah, mi spiace per la Chiesa, ma i gay sono i miei migliori amici. Sono intelligenti e sensibili. Loro mi adorano, vogliono somigliarmi, mi copiano trucco e abiti. Se poi vogliono sposarsi, per me facciano pure".

Tuesday, June 06, 2006

Torna l'alleanza fra trono e altare

Il Papato e l'Impero sono tra noi.
Non siamo più nel Medioevo, con Carlo Magno, e neppure nella Restaurazione di Metternich, eppure la Santa Allenza con l'accordo fra trono e altare è più viva che mai. Con un obiettivo preciso: i diritti civili, maxime quelli di gay lesbiche bisessuali e transessuali.

Certo, i protagonisti, molto più modestamente, sono Bush Minore (eletto alla Casa Bianca per meriti dinastici) e Papa Ratzinger, un modesto teologo che ha imposto le proprie idee (poche, antiquate e male argomentate) con la forza del Sant'Uffizio, ovvero la Congregazione per la dottrina della fede.

Ma è un fatto che il Papato e l'Impero sono decisi più che mai a imporre i propri voleri, per mettere a tacere la forza più dirompente e rivoluzionaria dell'umanità: il sesso.

Non è un caso che Benedetto XVI sia ormai diventato da sessuofobo a sessuomane (non parla d'altro) e che Bush voglia imporre una morale puritana di stato, in spregio ai valori del suo stesso partito.
Ieri sera i due si sono uniti in un coro contemporaneo in "difesa della famiglia" e contro i matrimoni fra persone dello stesso sesso. Sorprendente la puntualità: alle 19:45 italiane, Papa Ratzinger nella basilica di San Giovanni in Laterano a Roma e George W. Bush nel Giardino delle rose alla Casa Bianca hanno ripetuto gli stessi identici concetti, che sostengono da anni: il matrimonio è solo fra uomo e donna, la famiglia è sotto attacco, bisogna impedire a gay e lesbiche di sposarsi fra di loro.

Niente di nuovo, dunque, se non questa inedita alleanza (trono e altare, appunto), cui Giovanni Paolo II, sintonizzato comunque con Bush sui temi etici, si era negato in nome del no alla guerra.
Benedetto XVI ha molti meno scrupoli - o forse è solo un po' più giovane e tedesco - e così non si sottrae al connubio con l'Impero.

Almeno questi due parlano chiaro.

Monday, June 05, 2006

Il bacio più bello è tra due uomini

Complimenti ai giovani ascoltatori di Mtv, che hanno decretato i vincitori degli Mtv movie awards, in pratica gli "Oscar" del canale musicale.

Nelle speciali categorie c'era anche il "Bacio più bello". Ha vinto quello fra Ennis e Jack (Heath Ledger e Jake Gyllenhaal) di Brokeback Mountain.
Più coraggiosi degli Oscar.

Sunday, June 04, 2006

Da quale pulpito

So che l'argomento che sto per usare è piuttosto rozzo e scontato, ma non manca di logica. E mi sembra necessario ribadirlo.

Il cardinale Caffarra, arcivescovo di Bologna, si scaglia con violenza anti-laica contro le unioni di fatto e soprattutto contro le unioni gay, che non devono essere riconosciute dallo stato - sostiene il porporato - perche "non custodiscono valori sociali... ma li usurano".

Due gay che vivono insieme non sono utili alla società, non procreano e non generano valori. Quindi non garantiscono la difesa dell'umanità.
Senti chi parla!
Uno dei massimi esponenti di un gruppo di soli uomini, che non conoscono (o non dovrebbero conoscere) le donne né il sesso; che non si riproducono, non procreano e non producono alcunché di utile alla società. E viceversa godono, loro e l'associazione di cui fanno parte, di innumerevoli privilegi. E molti altri ne chiedono e pretendono.
Viva la coerenza.

Friday, June 02, 2006

La civiltà di Spagna e Danimarca

Il governo Zapatero mantiene le promesse anche con la comunità transgender e il Consiglio dei ministri approva la legge sull'identità di genere, che permetterà alle persone transessuali di cambiare nome e genere sui documenti anche senza sottoporsi obbligatoriamente al cambio di sesso chirurgico, l'operazione "finale" che non tutti sono pronti o disposti a subire.

La famosa "piccola soluzione" che la comunità trans chiede a gran voce da anni e su cui il governo spagnolo ha preso un impegno preciso.
"Lo Stato - ha spiegato la vicepresidenta Fernandez de la Vega - ha l'obbligo di garantire lo sviluppo della personalità di ogni cittadino e questa legge contribuirà a restituire dignità (dignificar) alla vita di migliaia di persone che vivono in questa situazione".

Quella, cioè, di avere un sesso biologico diverso da quello psicologico e intimo.

Ma la Spagna e il governo Zapatero dovrebbero ormai avere smesso di stupirci; così come la Danimarca, prima nel 1989 a riconoscere i diritti delle coppie dello stesso sesso, con la legge sulla Unione registrata civilmente. Con un voto del Parlamento (86 sì, 61 no e 21 astenuti) la Danimarca ha aperto l'inseminazione artificiale, gratuita e in ospedale, alle donne single e alle coppie lesbiche.

Civiltà che noi possiamo solo invidiare e sognare.

Thursday, June 01, 2006

Imprese diverse

Se anche gli stati non riconoscono i diritti delle coppie dello stesso sesso, comunque ci sono anche altri modi - parziali e insufficienti, ma comunque utili - per vedere in parte rispettate le prerogative di due persone che convivono e non possono sposarsi, pur desiderandolo.

In Italia qualcosa è affidato alla contrattazione collettiva di categoria (e qui i sindacati possono fare molto); all'estero sono soprattutto gli accordi fra le grandi aziende e i dipendenti a sancire diritti e tutele per i compagni e le compagne dei lavoratori.
Così la compagnia aerea australiana Qantas ha deciso che riconoscerà lo status matrimoniale, e i relativi privilegi, alle coppie dello stesso sesso che si siano sposate in paesi dove è possibile farlo.

In un primo tempo la compagnia aveva respinto la richiesta di un dipendente canadese, in nome della legge australiana che definisce il matrimonio come l'unione fra un uomo e una donna. Adesso, invece, la società è tornata sulla decisione e ha aperto i suoi benefici anche ai partner dello stesso sesso, purché sposati.

Non così il colosso petrolifero Exxon-Mobil, che per il settimo anno ha respinto la proposta per introdurre i lavoratori glbt nel proprio programma anti-discriminazione. Gli azionisti hanno votato di no, ma rispetto all'anno scorso la percentuale dei favorevoli è salita dal 29,4 al 34,6%.
Prima della fusione Mobil aveva introdotto alcune norme antidiscriminatorie, sul modello di quelle in vigore nelle altre grandi compagnie Usa, non solo petrolifere; nel 1999, con l'acquisizione da parte di Exxon, l'aria è cambiata e le regole sono state ritirate.

Finché queste tutele non diventano leggi dello stato, il destino dei lavoratori lgbt e dei loro compagni rimane in mano agli azionisti.