Sunday, November 15, 2009

'Che preferisce tra lodo Alfano e "processo breve"?'

"Si fui ti sparu, si tti fermi ti cuteddìu" ("se scappi ti sparo, se ti fermi ti accoltello").
Mi viene im mente questo vecchio detto calabrese - che mia madre mi ripete tuttora spesso - sentendo Lucia Annunziata (già "bresidende di garanzia" in Rai) porre una domanda a Fini: "Lei che cosa preferisce tra il Lodo Alfano e il la riforma del processo breve?".

Sento puzza di ricatto per le forze di opposizione e per i cittadini italiani, proprio sul tema della giustizia e dei processi. In soldoni l'alternativa è questa: "volete una legge che distrugga, insieme ai processi contro Berlusconi, migliaia di processi in corso; oppure accettate un nuovo Lodo Alfano con legge costituzionale (come ha già detto Casini)?".

A me sembrano due alternative scandalose - l'una e l'altra - proprio come le alternative che il brigante propone alla sua vittima nel famoso detto...

Saturday, November 14, 2009

Argentina: un giudice dice sì al matrimonio gay


Alex e José María sono una coppia gay, sono argentini e da anni si battono per vedere la loro unione riconosciuta ufficialmente con il matrimonio. È di questi giorni la notizia che una giudice del tribunale di Buenos Aires - guarda caso, una donna - ha autorizzato questa unione, spiegando che basta sostituiere la parola "contraenti" all'espressione "marito e moglie" nel Codice Civile. Tutto qui.

Alejandro Freyre ha 39 anni, José María Di Bello ne ha 41; oltre ad essere attivisti lgbt sono impegnati nella lotta all'Aids e insieme hanno aderito a diverse campagne per il diritto alle cure delle persone sieropositive e, nell'ultimo anno, alla campagna per una legge nazionale sul matrimonio gay. Il loro è stato il quarto ricorso dopo che il Registro civile aveva rifiutato le pubblicazioni per il matrimonio.

Questa sentenza arriva proprio mentre il paese sudamericano sta discutendo in Parlamento la questione dei diritti per le persone lgbt, in particolare il matrimonio. I deputati si trovano in un certo imbarazzo, anche a causa dei severi richiami della chiesa cattolica: eppure l'ultimo sondaggio pubblicato il 10 novembre rivela che il 66% degli argentini è favorevole ai matrimoni gay e anzi per il 63% si tratta di un "progresso sociale e culturale per il paese".

Persino la maggioranza dei cattolici argentini (il 57,3%) sostiene il diritto di sposarsi anche per gay e lesbiche e, dopo la sentenza, anche il sindaco di Buenos Aires (Mauricio Macri, di destra!) ha annunciato che la sua amministrazione non presenterà ricorso in appello, perché "il mondo va in questa direzione".

Nel video Alex e José Maria raccontano il loro impegno.

Da Giovanardi ai vescovi Usa: esempi di carità cristiana

Pensavo che la crudeltà e la ferocia del sottosegretario Giovanardi - dimostrate nella vicenda del povero Stefano Cucchi - fossero davvero imbattibili; e invece i vescovi americani, in particolare quelli della diocesi di Washington, stanno provando a superarlo in negazione della carità.

L'altro giorno (ex)fda ricordava il famoso passo della Prima lettera ai Corinzi di Paolo, in cui l'apostolo dei gentili - non proprio un relativista e neppure un rivoluzionario come quel tale, Gesù di Nazareth - scioglie un vero e proprio inno alla carità. Con più autorevolezza, quindi, di don Gallo o di monsignor Nogaro (ormai considerati voci minoritarie nella chiesa cattolica) il co-fondatore del cristianesimo sottolineava l'importanza fondamentale della carità per il cristiano:
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!
Evidentemente in partibus fidelium non usa più frequentare le Sacre Scritture, si preferiscono gli editoriali di Giuliano Ferrara o al più le encicliche di Benedetto XVI; non si spiegherebbe altrimenti come un paladino del cattolicesimo quale Carlo Giovanardi potrebbe maramaldeggiare sul cadavere e sulla memoria di Stefano Cucchi, accusato di essere "anoressico, drogato, sieropositivo". Oltre alla volgarità e alla scorrettezza, in tanti ci domandiamo: "Ma se fosse stato sieropositivo, non avrebbero dovuto trattarlo con maggior attenzione e cura? O adesso i sieropositivi vengono maltrattati e picchiati?".

In ogni caso, dicevo, dagli Stati Uniti arriva un altro esempio di crudeltà cristiana. I vescovi cattolici sono sul piede di guerra, perché Washington D.C. (il distretto autonomo formato dalla capitale federale) sta per riconoscere i diritti delle coppie gay unite in matrimonio.

Se i consiglieri andranno fino in fondo e approveranno la legge, le organizzazioni cattoliche metteranno in pratica una singolare, quanto estrema, forma di protesta: smetteranno di fornire aiuti e assistenza ai più poveri, come fanno ora.

Capita la logica? Siamo al più volgare e meschino ricatto, per di più giocato sulla pelle dei più poveri e dei bisognosi, che il Vangelo impone di aiutare e sostenere. Tutto questo per impedire ai gay e alle lesbiche di esercitare il diritto di sposarsi. Ovviamente la legge sul matrimonio gay non riguarda affatto le cerimonie religiose e ovviamente non obbliga nessuna chiesa a celebrare o riconoscere le nozze gay.

C'è dell'isteria (oltre a un incredibile tasso di cinismo) in tutto ciò?

Friday, October 16, 2009

Omofobia: ogni goccia di sangue gay ricadrà sulla Binetti e sulla destra

Sapete tutto. Sapete che il Parlamento italiano, grazie all'Udc, al Pdl e alla Lega ha bocciato il progetto di legge sull'omofobia, con la superflua ma significativa partecipazione dell'onorevole Paola Binetti. Quella legge era poca cosa, introduceva piccole e poco significative tutele in più e, soprattutto, escludeva le persone trans da ogni protezione.
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Eppure poteva essere un segnale, seppur piccolissimo, di tutela, attenzione e interesse per le persone lgbt. Invece niente: i gay e le lesbiche (per non parlare de* trans) non hanno diritto a nessuna protezione, che anzi - secondo Buttiglione - sarebbe "una discriminazione" per altre categorie.

Il Parlamento italiano ha deciso di non proteggere i gay e le lesbiche, anche se negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli attacchi anti-gay, le aggressioni omofobe non solo verbali, ma anche violente, a volte cruente; è successo diverse volte a Roma, a Napoli, a Firenze, persino a Milano, anche se in pochi se ne sono accorti. È di oggi la notizia di un professore quarantenne minacciato nella metropolitana di Napoli: "Ricchione, essere putrido", gli hanno urlato tre giovani di estrema destra, mentre gli tenevano un coltello puntato ai genitali.

Altre violenze, altri attacchi seguiranno. Forse - facciamo gli scongiuri - ci sarà anche un morto. Ecco, questo voglio dire: ogni goccia di sangue, ogni umiliazione, violazione, privazione di dignità ricadrà, deve ricadere sulle teste di quei politici, da Isabella Bertolini a Viviana Beccalossi, da Paola Binetti (unica del Pd a votare con le destre) a Margherita Boniver, da Rocco Buttiglione a Stefano Caldoro, da Gabriella Carlucci a Pier Ferdinando Casini, da Fabrizio Cicchitto a Riccardo De Corato, che hanno contribuito ad affossare questa legge.

Questi signori (tutti del Pdl, Udc e Lega, più la Binetti) sono responsabili moralmente di tutte le violenze che colpiranno gay, lesbiche, bisex e trans italiani. Spero davvero che non capiti il peggio e che non ci tocchi vedere lacrime di coccodrillo spuntare dalle ciglia di questi personaggi. La Carfagna, intanto, ha annunciato che presenterà una nuova legge in tema. Non prima di sei mesi.

Thursday, October 08, 2009

Andare a Roma sabato oppure no non è UGUALE


Felice chi è diverso
Essendo egli diverso
Ma guai a chi è diverso
Essendo egli comune

Chi ci sarà sabato a Roma per la manifestazione nazionale UGUALI? Io andrò: dovrei partire domani sera e poi l'appuntamento è per le 15:30 di sabato in piazza della Repubblica (piazza Esedra).

Il movimento lgbt italiano al gran completo (alleluja) sarà in piazza senza troppi orpelli né ansia di farsi notare, ma per contare e protestare; e soprattutto per rivendicare diritti uguali agli altri cittadini.

Sì, lo so quello che diceva Sandro Penna (lo leggete in epigrafe), ma noi non siamo poeti né artisti. Siamo in primis cittadini e rivendichiamo diritti uguali, ovviamente per persone diverse. Etero, gay, bisex, trans, uomini, donne: tutti abbiamo gli stessi diritti pur essendo diversi. Quel che ci accomuna è l'umanità e la cittadinanza.

Per questo credo che sia utile, giusto e anche doveroso - per chi può - essere a Roma sabato. Più saremo meglio si sentirà la nostra richiesta. E comunque io ci andrei anche per dovere di testimonianza. Ci vediamo lì?

Thursday, September 17, 2009

E se nessun politico andasse più da Vespa?

Il segretario del Pd Franceschini ha rinunciato a partecipare alla trasmissione di Vespa "Porta a porta", per non coprire con la sua presenza l'operazione-spot andata in onda l'altra sera. Anche Di Pietro, in qualche modo, ha rinunciato a presenziare per ora e per il futuro.

Ma che succederebbe se i politici di centrosinistra rinunciassero in blocco a sedere su quelle poltrone bianche, dove spesso anche loro sono stati vezzeggiati e coccolati? Che succederebbe in par condicio, quando è obbligatorio un equilibrio tra le parti politiche?

Si otterrebbe un grande risultato: nessuno andrebbe in tivvù e il pubblico, per informarsi, dovrebbe cominciare a leggere i giornali, a leggere internet, a farsi un'opinione in modo più autonomo. Se poi questa rinuncia si estendesse anche agli altri programmi (perché il solo Vespa?), allora conquisteremmo quella sobrietà che da tempo è andata perduta. E forse i giornalisti della tv, pubblica e privata, si impegnerebbero di più nelle inchieste e nella ricerca dei fatti. In fondo un'intervista al politico è sempre una facile scorciatoia.

Wednesday, September 16, 2009

E Berlusconi buttò i cattolici in braccio alla sinistra

Non c'è niente da fare, questo paese vive una situazione di estremo degrado civile e morale; e le prospettive per il futuro sono ancora più cupe, se possibile. In particolare per le minoranze, come quella lgbt, che non si vede proprio a chi si potrebbero affidare.

Finché ci sarà Berlusconi, con la Lega e i ciellini, di diritti gay neanche parlarne. Sarà difficilissimo avere una legge contro le violenze omofobiche, figuriamoci unioni civili, matrimonio o adozioni per le famiglie omoparentali. Ma che succederà quando (e se) finirà l'epoca berlusconiana?

Sotto il profilo dei diritti civili l'opposizione targata Pd non lascia presagire nulla di buono né di meglio rispetto al Pdl. Le posizioni su unioni gay, matrimonio per tutti e adozione sono moderatissime - molto più a destra dei principali partiti conservatori europei - e nessuno della classe dirigente Pd sembra pronto a impegnarsi in una battaglia identitaria sui diritti civili.

C'è di peggio. Quando Berlusconi ruppe con i centristi sembrava che per la prima volta i cattolici in politica in quanto tali potessero diventare irrilevanti. La destra ne faceva a meno e, di conseguenza, anche la sinistra poteva finalmente prescindere da loro, tanto più dopo il trattamento ruvido che i vescovi, i media cattolici e il Vaticano avevano riservato al governo Prodi.

Invece, complice la voglia del Pd di tornare al potere - con qualsiasi mezzo - e la disinvoltura morale di Berlusconi diventa plausibile ciò che fino a due anni fa sembrava fantascienza. Il Pd, specie se a guida Bersani, diventerebbe un partito socialdemocratico pronto ad allearsi con l'Udc per tornare al potere a livello locale e nazionale. E quale sarebbe il prezzo da pagare per questa alleanza della sinistra con il centro cattolico? Ovviamente i diritti dei gay e delle lesbiche, tranquillamente sacrificabili sull'altare del governo e del potere.

In cambio del no a qualsiasi riconoscimento dei diritti per le persone lgbt, l'Udc potrebbe accettare di governare con il Pd. Certo, rimarrebbe da spiegare agli elettori di "sinistra" come si fa ad allearsi con Totò Cuffaro e i suoi accoliti, ma evidentemente i dirigenti del Pd ritengono di essere molto convincenti.

A quel punto che cosa ci resterà? Sperare in una destra laica guidata da Fini? Forse i nostri nipoti vedranno qualcosa del genere.

Monday, September 14, 2009

L'incomprensibile destino di alcuni autori gay

Davvero, mi sfuggono le dinamiche commerciali delle case editrici italiane. Come tutti saprete alla Mostra del cinema di Venezia il designer texano Tom Ford - colui che risollevò le sorti di Gucci - ha presentato in concorso il film "A single man", il cui protagonista Colin Firth ha conquistato anche la Coppa Volpi come miglior attore protagonista; la pellicola invece è stata premiata con il Queer Lion, come miglior opera a tematica lgbt..

Ora, non tutti sanno che questo film - su cui le opinioni sono contrastanti, ma che merita di essere visto - è tratto da un romanzo di Christopher Isherwood, ripubblicato qualche anno fa in Italia da Guanda con il titolo "Un uomo solo". Personalmente mi aspettavo - anzi ne ero quasi certo - che il libro sarebbe stato ripubblicato, distribuito e lanciato con spreco di energie e pubblicità. Quale migliore occasione del lancio di un film tratto dal romanzo?

Invece niente, nulla, nada. Il libro è introvabile sia online sia in libreria, dove qualche poco accorto libraio pensa che sia stato scritto nel 2003 (sic). Un destino che, mutatis mutandis, colpisce anche l'opera narrativa di Giuseppe Patroni Griffi, scomparso qualche anno fa. Alla sua morte mi aspettavo che sarebbero state ripubblicati i suoi romanzi e aspettavo di leggere "La morte della bellezza" e "Viene giù per Toledo". Il primo sono riuscito a recuperarlo fortunosamente online, ma è pressoché clandestino; il secondo è introvabile.

C'è una logica in queste scelte commerciali o è solo pressappochismo e disinteresse? Al di là, è ovvio, del risvolto gay di queste opere, che sono letteratura senza etichette.