Friday, December 25, 2009

Per Natale portaci un po' di diritti e dignità


Buon Natale a tutti voi. Buon Solstizio d'Inverno o Buon Dies Natalis del Sol Invictus.

Chiunque sia - Geù Bambino, Babbo Natale, San Nicola - porti un po' di diritti in più a noi, persone lgbt. E anche un po' di gioia a tutti noi singolarmente.

Un bacio e una promessa: qualche post in più.

Auguri

Thursday, December 03, 2009

Il Senato di New York e il no ai matrimoni gay

C'è delusione, senza dubbio, nella comunità lgbt newyorchese, americana e internazionale per il voto con cui il Senato dello stato di New York ha bocciato - 38 no, 24 sì - la legge che introduceva il matrimonio anche fra persone dello stesso sesso.

Innanzitutto ricordiamoci che le coppie gay di New York, grazie al governatore, possono comunque sposarsi in un altro stato americano e poi vedere registrata la loro unione a New York. Poi c'è da prendere atto di quest'ultimo stop per la cosiddetta "agenda" dei diritti lgbt negli Stati Uniti.

Che cosa è andato storto? Alla Camera la legge - promossa con grande impegno dal governatore - era stata approvata con facilità, ma lì la maggioranza è ampiamente in mano ai democratici; al Senato invece il margine sui repubblicani è di soli due voti, 32 a 30, e alcuni senatori progressisti non sono così aperti e disponibili in tema di diritti civili. Diciamo che sono un po' delle Binetti americane.

Alla fine di un dibattito appassionante - con rivelazioni personali, mozioni degli affetti, richiami e parallelismi tra segregazione razziale e omofobia - solo 24 democratici hanno votato sì, mentre ben 8 si sono schierati con i repubblicani, tutti compatti nel respingere la legge. Nessuna frattura razziale, però: 9 senatori di colore su 11 hanno detto sì; e in particolare la senatrice Ruth Hassell-Thompson ha raccontato per la prima volta la storia del fratello maggiore, che aveva lasciato la casa e la famiglia perché era omosessuale e si era trasferito in Europa per vivere liberamente.

Nessuno della famiglia l'aveva mai cercato né aveva provato a farlo tornare indietro, finché lei stessa non era riuscita a rintracciarlo in Francia dove aveva scelto di vivere. "Non torno indietro perché nessuno nella mia famiglia mi ha chiesto di tornare", gli disse lui. "Ma tua sorella sì".

Dopo interventi di questo tenore, se non ancora più emozionanti ("Sono donna ed ebrea, quindi so qualcosa della discriminazione", ha detto la senatrice Liz Krueger), la maggioranza ha votato comunque no. I senatori, però, si sono assunti una responsabilità che non resterà senza conseguenze: la comunità lgbt di New York alle prossime elezioni presenterà il conto e saprà bene chi sostenere e chi osteggiare. Questo era solo il primo tempo.