Saturday, June 07, 2008

Con me e con le trans (al Pride)

Ci sono poche discussioni più stucchevoli di quelle sollevate da chi non vuole - per i più svariati motivi, alcuni anche rispettabili - partecipare al corteo del Gay Pride e per giustificare la propria scelta ripete il solito ritornello: "Ci sono le trans con le tette di fuori, non mi riconosco in loro, non mi voglio mischiare con gente così".

Ora, finché questo discorso viene da Mara Carfagna e dai suoi presunti "amici gay" niente di strano; se però argomentano così anche attivisti e militanti dei diritti lgbt, magari anche di sinistra, c'è di che preoccuparsi.

Premesso che le trans sono una minoranza e quelle desnude sono un'esile minoranza (che poi vengano sbattute in prima pagina dai giornali anche quelli in teoria più seri, beh questo è un sintomo delle condizioni catatoniche dell'informazione in Italia); ma poi, questa minoranza ha diritto di esistere e di ribadire la propria esistenza o no? Proprio come tutti gli altri lgbtq: fashion victims, orsi, leather, magre, tracollate, manager rampanti, intellettuali.


Non si capisce perché le trans debbano essere discriminate all'interno di una minoranza che è già di per sé discriminata. E poi, lo vogliamo dire? Se si vedono tanto le trans con il culo scoperto, forse è perché loro - che neanche volendo si potrebbero nascondere nella vita di tutti i giorni - al Pride ci vengono e non hanno paura di esporsi. Le tante finocchie "bon ton" che preferiscono andare a fare shopping e danno ragione alla Carfagna, invece, al Pride non ci vengono, perché magari "mi vedono gli amici dei miei genitori", "mi vede mio fratello con la sua comitiva", "mi scoprono e la mamma e la nonna piangono tanto, e io non voglio farle soffrire".

Ecco, forse è anche per questo che in tanti non vengono in corteo con un jeans e una maglietta o, come sento sempre ripetere, in giacca e cravatta o listati a lutti.
Comunque l'appuntamento a Milano è alle 17 a Palestro. Io ci vado.

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