Sunday, June 29, 2008

Village a Bologna per il Pride nazionale 2008

Bella giornata, bella manifestazione e tanti begli incontri (alcuni abituali, altri insoliti) al Pride di Bologna, che ha attraversato la città lungo i viali.

C'erano tanti amici - blogger e no - come FinO, Larvotto, il Gattonero, Principino (con Lotar). E amici lontani, come Tommaso Giartosio con Franco Goretti. Da qualche parte c'era anche l'amico Anellidifumo, ma non siamo riusciti a incontrarci; per fortuna era stato qui a Milano i primi giorni della settimana...

Impressioni varie a caldo: un bel po' di gente (qualche decina di migliaia), ma non quanti a Roma 2007 o a Torino 2006. Forse i Pride nazionali dovrebbero essere più sentiti e meglio organizzati. Interventi interessanti dal palco, con qualche voce di troppo. D'accordo far parlare gay, lesbiche, trans e le associazioni; ma forse è ora di darsi un vero coordinamento e parlare, se possibile, con una voce sola. Molto bello, comunque, l'intervento di Giuseppina La Delfa, delle Famiglie arcobaleno.

Al termine della giornata un giallo: la polizia ha fermato Graziella Bertozzo, storica militante lesbica e anima di FacciamoBreccia. Non sappiamo ancora che cosa sia successo.

Tuesday, June 17, 2008

Un buon modo per usare i soldi dell'Arcigay (basta volerlo)

Una campagna di affissioni, una serie di manifesti voluti e pensati dal Mos, Movimento omosessuale sardo, fanno bella mostra di sé nelle strade e nelle piazze della Sardegna. Un modo per combattere l'omofobia in maniera creativa e, una volta tanto, superare anche l'ottica miope delle immagini pensate dagli eterosessuali.

Immagini naturali, che mostrano persone omosessuali nella vita di tutti i giorni, che vivono la loro omosessualità in modo semplice, sullo sfondo della loro città, Sassari. Una campagna che dovrebbe e potrebbe essere riproposta altrove, con modalità simili ma differenti; magari usando i fondi che l'Arcigay raggranella quotidianamente grazie a noi e ai nostri divertimenti.
Sarebbe una buona idea, visto che di campagne istituzionali non c'è (e non ci sarà) l'ombra.

Friday, June 13, 2008

Anche la Norvegia nel club delle nozze gay

Qual è il quarto paese europeo ad aver introdotto il matrimonio per tutti, estendendolo anche alle coppie dello stesso sesso?
Bravi, è proprio la Norvegia, che mercoledì come ci racconta con tanti particolari finedelledanze, ha approvato la riforma del codice civile che ridà pari dignità a gay e lesbiche.

Ogni tanto una buona notizia, visto che di questi tempi non c'è molto di che stare allegri. Anche lì ovviamente i partiti di centro della coalizione di centrosinistra, il partito agrario, non hanno sostenuto l'iniziativa voluta da laburisti e socialisti che guidano il governo. Hanno dato però il loro contributo una parte delle opposizioni di destra, i conservatori e i liberali e la legge è stata approvata con 84 voti a favore e 41 contro.

In Norvegia esistevano già dal 1993 le unioni domestiche, riservate solo alle coppie gay: una sorta di matrimonio di seconda classe con quasi tutti i diritti e doveri dell'istituto tradizionale, ma senza la possibilità dell'adozione e senza il nome di matrimonio. Una diminutio che finalmente è stata sanata, in nome dell'uguaglianza di tutti i cittadini.

Su, aumentano le scelte per espatriare!

Wednesday, June 11, 2008

Immigrati, gay e diritti: difficile convivenza

Siamo tutti nomadi, tutti rom, tutti africani, tutti palestinesi. Difendiamo il diritto di tutti di migliorare le proprie condizioni di vita e arrivare in Italia per lavorare senza essere trattati automaticamente da delinquenti. Ma come dobbiamo comportarci di fronte alle culture maschiliste, tradizionaliste, machiste, conservatrici che ci investono? Come contrastarle se proprio la politica - anche quando vuole contrastare l'immigrazione - lo fa da posizioni conservatrici, reazionarie, bigotte?

Oggi, 10 giugno 2008, a Milano, alla fermata del tram ho incrociato un nordafricano, direi egiziano, sulla trentina: ha sputato di lato con ostentazione e si è messo a urlare "gay di merda"; poi è andato oltre e ha ripetuto "gay di merda". L'avessi guardato, almeno! Stavo pensando proprio ai fatti miei, in più il tipo era di una bruttezza tale che lo mette al sicuro da qualunque abbordaggio.

Eppure si è sentito in diritto, lui in teoria discriminato come minoranza, di ribadire la sua superiorità di maschio eterosessuale, forte di una dominazione millenaria su donne e froci. Ovviamente non ho fatto una piega, anzi l'ho omaggiato di un dito medio alzato (citando la Santanché); invece un ragazzino che aspettava il tram con me era visibilmente scosso e mi ha domandato se avessi visto la scena e se conoscessi il tipo (ovviamente no). In effetti era una situazione che definire incresciosa è poco.

Come si fa a mantenere fermi i propri valori di accoglienza, rispetto e umanità e al tempo stesso non retrocedere sui diritti e sulla dignità di ogni persona?

Saturday, June 07, 2008

Con me e con le trans (al Pride)

Ci sono poche discussioni più stucchevoli di quelle sollevate da chi non vuole - per i più svariati motivi, alcuni anche rispettabili - partecipare al corteo del Gay Pride e per giustificare la propria scelta ripete il solito ritornello: "Ci sono le trans con le tette di fuori, non mi riconosco in loro, non mi voglio mischiare con gente così".

Ora, finché questo discorso viene da Mara Carfagna e dai suoi presunti "amici gay" niente di strano; se però argomentano così anche attivisti e militanti dei diritti lgbt, magari anche di sinistra, c'è di che preoccuparsi.

Premesso che le trans sono una minoranza e quelle desnude sono un'esile minoranza (che poi vengano sbattute in prima pagina dai giornali anche quelli in teoria più seri, beh questo è un sintomo delle condizioni catatoniche dell'informazione in Italia); ma poi, questa minoranza ha diritto di esistere e di ribadire la propria esistenza o no? Proprio come tutti gli altri lgbtq: fashion victims, orsi, leather, magre, tracollate, manager rampanti, intellettuali.


Non si capisce perché le trans debbano essere discriminate all'interno di una minoranza che è già di per sé discriminata. E poi, lo vogliamo dire? Se si vedono tanto le trans con il culo scoperto, forse è perché loro - che neanche volendo si potrebbero nascondere nella vita di tutti i giorni - al Pride ci vengono e non hanno paura di esporsi. Le tante finocchie "bon ton" che preferiscono andare a fare shopping e danno ragione alla Carfagna, invece, al Pride non ci vengono, perché magari "mi vedono gli amici dei miei genitori", "mi vede mio fratello con la sua comitiva", "mi scoprono e la mamma e la nonna piangono tanto, e io non voglio farle soffrire".

Ecco, forse è anche per questo che in tanti non vengono in corteo con un jeans e una maglietta o, come sento sempre ripetere, in giacca e cravatta o listati a lutti.
Comunque l'appuntamento a Milano è alle 17 a Palestro. Io ci vado.