Wednesday, January 30, 2008

Not trip for (gay) cats

Si torna a votare o Marini ja fa? (non Valeria, Franco)
Per noi "omosessuali moderni" non cambierà nulla in entrambi i casi. E neppure se si torna a votare. Non abbiamo avuto le unioni civili, non abbiamo avuto i Pacs, non abbiamo avuto i Dico, non abbiamo avuto i Cus. Nulla di nulla.

Pierluigi Battista, con i suoi soliti paradossi, avanza una proposta al centrodestra: "Perché non la fa Berlusconi una legge per le unioni di fatto?". Interessante quesito e utile ad aprire un lungo dibattito. Ma pensate forse che ci siano possibilità di vedere una legge controfirmata dal Capo dello stato?

Non avremo alcuna legge votata dal Parlamento: né se vince (come vincerà) Berlusconi né vince (periodo ipotetico dell'irrealtà) Veltroni. Allora, al prossimo giro si vota? Fino a qualche giorno fa ero convinto sostenitore del No; adesso ho già i miei buoni dubbi. E voi?

Sunday, January 27, 2008

Governo istituzionale, balneare o di decantazione?

Suonano stucchevoli e francamente inutili gli appelli di questi giorni per una "tregua" tra le forze politiche in vista di un nuovo governo. Buon ultimo l'ex presidente Ciampi si lancia in un auspicio per trovare un accordo tra le forze più responsabili. Una grande ammucchiata di centro, insomma par di capire.

In questi giorni con Fda ci stiamo divertendo a elencare le diverse e possibili forme di governo teorizzate o già praticate in Italia nel passato. Governo tecnico, governo per le riforme, governo di fine legislatura, governo elettorale, istituzionale, balneare (il cui campione rimarrà Giovanni Leone), governicchio. Governo del Presidente, governo di decantazione, governo di transizione, governo a termine, governo di decompressione, di tregua, di scopo. Governo monocolore, governo-ponte, governo fotocopia (lo Spadolini bis, detto anche governo carta-carbone). Governo delle larghe intese, governo di unità nazionale, governo di responsabilità nazionale, di solidarietà nazionale, governissimo. C'è stato anche il governo "della non sfiducia", ovviamente guidato da Andreotti.

Se l'obiettivo è realizzare la riforma elettorale (e qualche altra piccola modifica, come il superamento del bicameralismo perfetto che richiede almeno due o tre anni!) c'è già il candidato perfetto: è Giulio Andreotti, che ha guidato finora almeno sette esecutivi, promettendo sempre riforme. Chi meglio di lui per galleggiare qualche altro mese e magari un annetto?

Se invece si vuole solo prendere tempo per andare al voto con più calma, allora ci vuole un governo di decantazione o addirittura un balneare. E nessuna figura di primo piano accetterebbe mai di guidare un simile esecutivo. Quindi scordatevi un governo tecnico o del presidente: né Mario Draghi né Mario Monti né altre figure "di prestigio" accetterebbero di bruciarsi per un incarico a tempo. A meno che non si faccia avanti sul serio un cardinale. In alternativa Napolitano potrebbe richiamare in servizio Emilio Colombo, che ha già guidato governi di transizione.

Parliamoci chiaro: per fare una riforma elettorale può restare in carica anche Prodi per l'ordinaria amministrazione, mentre il Parlamento prepara e vota la nuova legge. Altrimenti è solo un trucco per prendere tempo. Ma non dicevano tutti che dopo Prodi si andava a votare senza bizantinismi?

Friday, January 25, 2008

Due papà (gay) e una piccola voluta e cercata

Se andate a leggere il Corriere di oggi (o se sfogliate questo link) trovate l'intervista a due amici (ormai li ritengo tali), che mi hanno parlato di come hanno deciso di avere un figlio e del percorso che hanno coperto insieme.

Ho dovuto per forza sintetizzare in troppo poche parole quella mezza giornata trascorsa a casa loro con la piccola Anna (il nome, come quello dei papà è di fantasia) che scorrazzava di qua e di là, completamente padrona del territorio. Un abbraccio e un augurio a tutti e tre.

Via Prodi, adesso Riparliamone!

Ora che l'incerto governo Prodi è stato sfiduciato dal Senato (e a meno che il presidente della Repubblica non decida di sciogliere solo la camera alta e vedere l'effetto che fa), si aprono per il nostro paese prospettive nuove e fulgide. Possiamo finalmente credere alle magnifiche sorti e progressive. Ce lo conferma anche una Paola Cortellesi in stato di grazia.
(scoperta grazie a Disorder, via AnellidiFumo)

Thursday, January 24, 2008

"Frocio" e "checca" il senatore che vota Prodi

L'omofobia alligna - ma lo sapevamo già - fino ai più alti livelli della Repubblica. Non era difficile immaginarlo dopo le uscite "illustri" sui "culattoni" dell'ex ministro Tremaglia e dell'ex ministro Calderoli.

Stavolta, però, si è toccato il fondo (salvo che non si cominci a scavare; e non lo escludo). L'omofobia è andata in scena in Parlamento, dove il senatore dell'Udeur Nuccio Cusumano - contro il proprio partito - ha annunciato il sì alla fiducia per il governo Prodi. Lì si è aperta una scena disgustosa. Il suo capogruppo Tommaso Barbato lo ha aggredito, gli ha sputato e lo ha apostrofato come "pezzo di merda, cesso, troia, frocio".

Come se non bastasse è intervenuto con eleganza Nino Strano, senatore di An, urlando a Cusumano "squallida checca". Omofobia sordida, che non ha bisogno neppure di essere commentata: quando l'avversario diventa un nemico, non c'è di peggio che dargli del "frocio".
Siamo ancora a questo punto.

Wednesday, January 23, 2008

Dopo le lacrime per Ennis, quelle per Heath

Ognuno può pensare ciò che vuole: che Brokeback Mountain fosse un film furbo, che fosse un mélo strappalacrime, che cavalcasse con furbizia il tema gay. Quello che so è che quel film ha toccato le corde più profonde del mio animo (e non solo del mio) e che l'interpretazione di Heath Ledger - per sempre un indimenticabile Ennis Del Mar - con i suoi silenzi e le sue smorfie, con i suoi sguardi e le parole smozzicate ha folgorato molti di noi. Indipendentemente se fossimo donne o uomini, etero o gay, siamo stati conquistati e turbati da questo attore straordinario.

Per questo la sua morte - inaspettata e imprevedibile - mi ha lasciato attonito, come se avessi perso qualcuno di caro.

Addio Heath. E grazie per le emozioni - eterne - che ci hai offerto.

Tuesday, January 22, 2008

Prodi licenziato dal Vaticano?

Fantapolitica? Dietrologia? Si può pensare ciò che si vuole, ma non è privo di significato l'attacco concentrico sferrato contro il governo Prodi prima dal cattolico (vittima dichiarat) Clemente Mastella, poi dal cardinale Angelo Bagnasco, che ha accusato il governo e il ministro dell'Interno Amato di aver consigliato al papa la rinuncia alla Sapienza.

Secondo l'informatissimo blog del vaticanista dell'espresso Sandro Magister (ma non sarebbe più consono su Panorama?), che dà credito illimitato all'Avvenire e a Bagnasco, nonché al Giornale (linea espresso?) e bolla come menzognero l'esecutivo
Dopo la nota emessa da Palazzo Chigi, le quotazioni del premier, in Vaticano, hanno avuto un ulteriore ribasso.
Capito? Gli strateghi della Santa Sede le hanno provate tutte per far passare il papa da vittima fino in fondo. E quando il governo non tiene loro bordone, tanto vale scaricarlo.
È evidente del resto che la Cei si prepara a fare campagna elettorale, una volta di più. Non certo per gli illusi neo-clericali del Piddì, ma forse neppure per Berlusconi. Forse Mastella prepara qualcosa con Pezzotta?

Dopo Prodi: Ruini o Bagnasco a Palazzo Chigi

Già almeno in due (e che due) hanno indicato il loro candidato preferito (!) per un governo istituzionale. Anellidifumo e Titollo concordano nel nome del cardinale Angelo Bagnasco per guidare le consultazione e formare il nuovo governo, il cui programma non solo è pronto, ma è stato anche annunciato pubblicamente.

In effetti, però, c'è un ostacolo. No, non si tratta del Concordato, ma dell'età di Bagnasco. Il presidente della Cei ha "solo" 65 anni e decisamente - lo hanno detto anche molti commentatori dei due blog - è troppo giovane per guidare il governo in Italia. Ma c'è una soluzione: Camillo Ruini. Il Vicario del vescovo di Roma compirà a breve 77 anni, dunque è abbastanza maturo e affidabile per guidare un governo di unità nazionale, come aveva preconizzato Gianni Agnelli.

Così saremo anche formalmente una teocrazia.

Sunday, January 20, 2008

Una firma per i 67 docenti laici della Sapienza

La vicenda del Papa alla Sapienza è stata sufficientemente strumentalizzata e piegata alle esigenze della politica, fino alla grottesca manifestazione di oggi in cui le gerarchie cattoliche - già privilegiate e dotate di un enorme potere di interdizione e di proposta nei confronti della politica e del paese - hanno cercato l'abbraccio della folla (100mila, 200mila persone in piazza San Pietro) per rendere visibile la solidarietà al sommo pontefice. Mi sembra di risentire la storia del lupo e l'agnello.

Comunque, la chiesa può fare quello che gli pare e utilizzare gli infortuni per rafforzare la presa in cui sta stritolando il nostro povero paese. Quello che fa più specie - e su cui siamo chiamati a intervenire - è la miopia della classe politica e della gran parte degli intellettuali. Pronti ad accodarsi al coro dei difensori del papa. Contro quei docenti che hanno "osato" non chiudere la bocca a Benedetto XVI o aggredirlo, ma semplicemente esprimere i dubbi sull'opportunità di quella visita.

Possiamo almeno dimostrare la nostra solidarietà a quei 67 coraggiosi docenti, che non si sono tirati indietro di fronte alla prevedibile solitudine in cui sarebbero stati lasciati dai politici, dai media e - dispiace dirlo - anche dalle istituzione, a cominciare dalla presidenza della Repubblica. Una firma alla petizione è il modo che abbiamo per smentire l'esistenza di un pensiero unico.

Wednesday, January 16, 2008

Ma il Papa non ha libertà di parola in Italia?

Davvero, è incredibile come il dibattito pubblico - alimentato da Raidiaset e dai giornali allineati - stia stravolgendo i termini di una questione in sé cristallina, la rinuncia di Benedetto XVI a intervenire all'inaugurazione dell'anno accademico all'Università La Sapienza di Roma.

I fatti sono brevemente sintetizzabili: il rettore della Sapienza, un po' arditamente, invita il Papa a inaugurare l'anno accademico, 67 scienziati obiettano che forse questa è una scelta un po' inopportuna, un gruppo di studenti si associa alla protesta e rende evidente la propria contestazione; in ultimo il Papa, per timore di essere contestato, ha preferito rinunciare al proprio intervento. Prudenza? Vigliaccheria? Coda di paglia? Non interessa, quello che conta è che Papa Ratzinger non se l'è sentita di affrontare le obiezioni, mentre (è bene ricordarlo) il ministro dell'Interno Amato escludeva qualsiasi pericolo di atti violenti o attentati.

Qual è la versione che sta circolando su televisioni e quotidiani, fomentata dal Vaticano? Che al Papa "è stato impedito di parlare", tanto che, poverino!, si consolerà domenica prossima con una manifestazione massiccia di piazza orchestrata dal cardinale Ruini, che sta per andare in pensione, ma vuole uscire alla grande.

Un momento. Questa è imbecillità o malafede; è la totale manipolazione della realtà ad usum pontifici. A parte che le critiche erano rivolte al rettore della Sapienza, che aveva invitato un capo religioso a inaugurare l'anno accademico. Un po' come se Eugenio Scalfari o Margherita Hack fossero chiamati a pronunciare l'omelia di Natale in Vaticano.

Ma davvero il Papa non può parlare? E chi è allora quel vecchietto vestito di bianco - e bordato di rosso e d'oro - che ogni sera e ogni giorno all'ora di pranzo imperversa sui tg, sui gr, sui giornali? Che entra in tutte le case attraverso la televisione e diffonde il proprio verbo senza contraddittorio? Che interviene su ogni questione, su ogni argomento, su ogni legge dello stato? Che bacchetta l'amministrazione comunale di Roma? Contesta le leggi dello stato e ogni anno, durante il cenone di San Silvestro viene salutato con tutti gli onori in diretta tv dal Capo dello stato?

Se quel vecchietto è, come mi pare che sia, lo stesso Benedetto XVI, allora in Italia è in corso un'enorme mistificazione. Qualcuno lo vuole dire?

Tuesday, January 15, 2008

Ratzinger libero di parlare, noi di contestarlo

Davvero non si capisce questo coro di pianti greci sulla rinuncia di Papa Benedetto XVI che non andrà più a parlare all'inaugurazione dell'università La Sapienza di Roma. Prodi esprime democristianamente "grande rammarico", Berlusconi parla di "ferita per l'Italia" e addirittura il presidente della Repubblica (che non si sa bene chi rappresenti ormai) Napolitano scrive una lettera al Papa. Ma chi lo consiglia?

Premesso che personalmente trovavo inopportuno e sgradevole che un Papa reazionario e anti-conciliare andasse a parlare all'apertura dell'anno accademico. Ben 67 docente avevano espresso la propria perplessità su questa presenza "incongrua". Lo stesso Papa che pronunciò parole inaccettabili su Galileo Galilei, simbolo della scienza libera: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto".

Come fa a parlare in un consesso scientifico un uomo per cui la scienza deve cedere alla fede?

Comunque nessuno ha impedito al Papa di parlare, come sembrano suggerire invece alcuni intellettuali pret-à-porter. Ratzinger non se l'è sentita di affrontare la contestazione.
Ma scusate: il Papa dev'essere libero di parlare e gli studenti non sono liberi di contestarlo?

Monday, January 14, 2008

Zapatero: sì al matrimonio fra gay, niente ipocrisie

Al termine del mandato da Presidente del governo spagnolo, José Luìs Rodriguez Zapatero rivendica i risultati ottenuti dal suo esecutivo e tra gli altri l'estensione a tutti i cittadini del diritto di sposarsi. E ribadisce che i suoi atti non sono stati un attacco alla chiesa cattolica, ma la realizzazione del programma di governo per aumentare l'uguaglianza e ampliare i diritti dei cittadini.

Come al solito, di quest'uomo sono importanti i particolari e i dettagli insieme alle azioni. E ho trovato meraviglioso come ha risposto in particolare a una domanda del direttore del Mundo.
Ma tra le possibilità che aveva, di dare gli stessi diritti alle unioni omosessuali oppure includerle nell'istituzione del matrimonio, lei ha scelto quella di maggiore confronto con la Chiesa...
«Chiamiamo le cose con il loro nome. L'unione delle persone che vogliono istituire un contratto legale, con un vincolo giuridico, si chiama matrimonio. E questo termine si impone in tutti i Paesi».
Non solo sostanza, ma anche forma. In pochi in Italia l'hanno capito ancora.

Sunday, January 13, 2008

In memoria di Ormando evitiamo il suo errore

Oggi 13 gennaio 2008 ricorre il decimo anniversario dal gesto estremo di Alfredo Ormando, che il 13 gennaio del 1998 si diede fuoco in piazza San Pietro per protestare contro i continui interventi della chiesa cattolica, che demonizza l'omosessualità e impedisce ai gay di vivere in modo sereno. Pochi giorni dopo Ormando sarebbe morto in ospedale, mentre le prime bugie delle gerarchie vaticane (che evitavano di rivelare le lettere che Ormando portava addosso) venivano spazzate via dagli scritti di Ormando inviati all'Ansa.

Nel ricordo e nella memoria che dobbiamo sempre conservare di Alfredo Ormando - Ian Palach italiano - sarebbe bene che noi comprendessimo anche il suo errore ed evitassimo di ripeterlo. Non è, non può essere, interlocutore delle persone omosessuali la chiesa cattolica. Essa, prima o poi, si renderà conto del suo grave errore e fra qualche centinaia di anni, se esisterà ancora, chiederà perdono per aver perseguitato gay e lesbiche. Ciò, però, non ci riguarda.

I diritti civili di noi persone omosessuali, invece, dobbiamo chiederli, anzi esigerli e pretenderli dalla società, dallo stato in cui viviamo e di cui facciamo parte. È l'autorità politica - come spiegava Dante nel suo Monarchia - la responsabile del benessere dei cittadini finché vivono nel mondo. Ed essa, non la chiesa, deve rispondere alle giuste richieste delle minoranze. È il Parlamento, il municipio, il tribunale il luogo davanti a cui dobbiamo accendere la nostra protesta. Lì dobbiamo far sentire la nostra voce e rivendicare, Costituzione alla mano, i nostri diritti. Cercando, in questo modo, di restituire un po' di senso anche al martirio di Alfredo Ormando.

Monday, January 07, 2008

Alle primarie Usa va in onda la misoginia

Una donna presidente? Piuttosto il diavolo, piuttosto l'uomo nero, piuttosto un candidato di colore, figlio di un africano e di un'americana. Chiunque, purché sia un maschio.

È sconcertante come, almeno in uno stato rurale come l'Iowa, l'elettorato democratico (o quelli che sono andati a votare alle primarie dei democratici, una marea di indipendenti sospetti) abbia voltato le spalle (in parte) a Hillary Clinton per premiare il senatore dell'Illinois (al primo mandato) Barack Obama. Molti vedono in questa eccitazione per Obama la voglia di nuovo.

A me pare che dietro tutto questo ci sia molto conservatorismo e un grande rifiuto della prospettiva di una donna alla Casa Bianca. Specie se si tratta di una donna "antipatica" e potente come Hillary. Io tifo ancora per lei.

Wednesday, January 02, 2008

L'idolo teocon/teodem ora punta all'aborto

Poveri illusi. Nel centrosinistra, tra i vertici degli antichi Ds e soprattutto dalle parti del Partito democratico speravano di cavarsela con poco. Pensavano che bastasse sacrificare i gay - tanto quelli si potevano buttare a mare - sull'altare dell'alleanza con i cattolici, per ottenere la non belligeranza delle gerarchie vaticane.

Si illudevano - stolti! - che pagando il pegno sui diritti civili (niente unioni ufficiali per gay e lesbiche, niente leggi anti-violenza) la chiesa cattolica e le forze della reazione si placassero e si accontentassero, senza chiedere di più.

E invece no. L'idolo teocon/teodem, la chiesa cattolica ratzingeriana non si accontentano di nulla, sono famelici; e quanto più ottengono, tanto più pretendono. Così dopo la cancellazione dei diritti civili a gay e lesbiche ora puntano al bersaglio grosso, la vera macchia nella storia del potere clericale. Quella legge sull'aborto contro cui le gerarchie lottarono fino allo stremo delle forze e su cui furono clamorosamente sconfitte.

Adesso, pensa Ruini, è il momento opportuno per prendersi la rivincita e rimettere le cose a posto (secondo il suo punto di vista). Ora i cardinali - con il loro panzer ateo Giuliano Ferrara - si buttano avanti. E vogliono scardinare anche l'interruzione volontaria di gravidanza. In questo caso - davvero una questione etica - il partito democratico rischia sul serio di implodere: non è un caso che La Repubblica releghi la notizia in un angolino, per gettare acqua sul fuoco.

Ma ormai la minaccia è vicina. E chi non l'ha tenuta a bada in tempo - illudendosi di poterla dominare e saziare con un piccolo sacrificio - ne porta la piena responsabilità.