Monday, September 24, 2007

"In Iran non ci sono omosessuali"

"C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole,/anzi d'antico".

Imbarazzanti e ridicole, ma non sorprendenti le parole del presidente iraniano Ahmadinejad a New York di fronte alle accuse di persecuzione di donne e omosessuali nel suo paese: "In Iran - ha detto il presidente nel suo intervento alla Columbia University - non abbiamo omosessuali come nel vostro paese. Non c'è questo nel nostro paese. In Iran non abbiamo questo fenomeno".

Argomenti ridicoli, appunti, ma non nuovi né inusitati, se 80 anni fa Mussolini si rifiutava di inserire articoli anti-omosessualità nel codice Rocco, perché in Italia non ce n'era bisogno, visto che qui non allignava "il vizio inglese".

Solite invenzioni del potere dittatoriale che mentre opprime i deboli e i non allineati tenta di offrire una faccia presentabile. Ma la presidenza di Ahmadinejad non è più solida di quella di Bush. Anche - anzi soprattutto - senza una guerra.

Tuesday, September 18, 2007

Fate quello che dico, non quello che faccio

pocrisia? Doppia morale? Predicare bene e razzolare male? Chiamatela come volete, ma l’ultima vicenda (se confermata) che riguarda un uomo della chiesa cattolica - il vescovo ausiliare di Firenze Maniago - è sconcertante se messa a paragone dei ripetuti interventi cattolici sul tema dell’omosessualità.

Secondo i principali quotidiani italiani, il vescovo è accusato di aver partecipato più volte a festine e orge con uomini, in particolare prostituti; oltre a ciò Maniago è accusato di aver minacciato i testimoni delle sue avventure per ridurli al silenzio e di aver coperto don Lelion Cantini, l’anziano sacerdote da cui è partito tutto lo scandalo.

Ora sarà la magistratura a fare luce sulla vicenda e decidere se e in che misura ci possono essere risvolti penali nella storia del vescovo Maniago. Ma una cosa è certa: se davvero lui in prima persona, come altri esponenti della chiesa cattolica, ha partecipato a incontri a base di sesso, davvero la morale della chiesa è screditata una volta di più: “Fate quello che dico, non fate quello che faccio”.

Monday, September 17, 2007

Condi Rice è lesbica? Legittimo chiederselo

Condoleezza Rice, segretario di Stato Usa e una delle donne più potenti degli Stati Uniti, è lesbica? La domanda non è nuova, anzi si tratta di un pettegolezzo che da qualche anno perseguita la “confidente” del presidente Bush. Ma una notizia fresca fresca riattizza la polemica: qualche anno fa Condi ha acquistato una casa insieme a un’altra donna, Randy Bean, carissima amica con cui condivide anche un finanziamento in contanti ottenuto in comune.

Ogni volta che si è aperto il dibattutto sull’orientamento sessuale di Rice, in molti sono intervenuti per dire che se fosse stato un uomo nessuno si sarebbe chiesto perché non è sposata, che viene perseguitata perché è una donna e che la sua sessualità è affar suo. Tutto vero e tutto giusto in teoria, ma c’è qualcosa in più da discutere e chiarire. Innanzitutto negli Stati Uniti nessun uomo ha mai fatto una carriera politica brillante senza moglie e figli al seguito, al punto che anche molti gay hanno accettato di sposarsi per non essere punito politicamente.

Ma poi, qui si tratta di contenuti. Rice fa parte di un governo che non ha brillato - è un eufemismo - per la difesa e promozione dei diritti civili, maxime nei confronti delle persone lgbt. Non solo: la Casa Bianca ha promosso, senza successo, una proposta di modifica costituzionale per vietare definitivamente il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Quindi l’orientamento sessuale della Rice è un dato politico: se fosse davvero lesbica, infatti, dovrebbe spiegare perché ciò che è consentito a lei grazie alla posizione sociale e al benessere economico (creare una famiglia same-sex) debba essere negato alle persone comuni che hanno bisogno di leggi positive che le tuteli.

Niente pettegolezzi, quindi, è la politica, babies

Sunday, September 16, 2007

Ancora censura su un bacio gay in tv?

Davvero nihil novum sub sole: passa il tempo, si susseguono le stagioni ma questa nostra odiatamata Italietta è sempre la solita. Siamo qui, nell'anno Domini 2007, a discutere se un casto bacetto sulle labbra fra due donne si possa trasmettere alle 10 del mattino su un canale nazionale (Canale 5, Mediaset). E la risposta ufficiale è NO!

È successo con la serie tv (fiction la chiamano adesso) Caterina e le sue figlie 2: e dispiace che anche da tribune molto ascoltate vengano fuori giudizi qualunquisti e pressappochisti.
Non so che dire, non so come commentare questa vicenda degradante anche per chi la osserva. Una sola notazione mi sembra doverosa, per chi sostiene che "cose del genere" non vanno trasmesse in orari che possono turbare i bambini; e per chi dà retta a queste opinioni.

A parte che un bambino non DEVE stare da solo davanti alla tv la mattina né in altre fasce orarie, ma che cos'è che turba questo ipotetico bambino-feticcio? Il fatto che due persone si vogliano bene e lo dimostrino con un bacio? Perché nient'altro che questo è un "bacio gay" o "bacio lesbico" o "bacio etero": la dimostrazione di affetto e tenerezza. Non va bene tutto ciò per un bambino?

Oppure se il bacio è fra un ragazzino e una ragazzina va bene e se è tra due maschi è subito rubricato come "sesso"? Siamo sempre lì: quando si parla di gay e lesbiche si pensa subito al sesso, forse perché si dice "omosessuali" e non gay. Ma due persone che si baciano, due donne due uomini un uomo e una donna, non stanno facendo sesso, stanno dimostrando che si vogliono bene. Non mi sembra difficile spiegare ai propri figli, eventualmente, che quelle due donne sullo schermo si stanno baciando "perché si vogliono bene".
Ma è così complicato?

Friday, September 07, 2007

Sicurezza e Pacs, Rifondazione non sa fare politica

La sinistra radicale (o meglio la sinistra e basta, visto che non ce n'è un'altra ora in Italia) sta dimostrando una volta di più di non saper fare assolutamente politica, almeno non dal governo.

Di fronte all'assalto dei centristi - il partito democratico - in direzione neoconservatrice e giustizialista (capeggiato dai sindaci-sceriffi), Rifondazione comunista, il Pdci, i Verdi e tutta la galassia "rossa" sono riusciti solo a prodursi in sterili distinguo e a pronunciare vani altolà, mentre tutti sono convinti che non avrà davvero capacità di interdizione o di ostruzionismo.

Più senso avrebbe avuto, invece, approfittare dell'occasione per fare politica, impostare un confronto vero e non subalterno con l'ala moderata della maggioranza, mettendo sul piatto voti e peso elettorale. E magari "scambiare" il sì della sinistra sul "pacchetto-sicurezza" di Amato con il sì dei centristi su questioni di sinistra, come la tutela dei lavoratori o le unioni civili tra persone dello stesso sesso.

Invece no! Di fatto la presenza della sinistra al governo è irrilevante, financo dannosa. Non riesce a imporre la propria agenda - temi sociali, diritti civili - ed è completamente in balìa della destra (della coalizione) su tutto il resto; pur conservando un potere (teorico) di interdizione che crea soltanto fastidio e irritazione nell'elettorato. Non fa nulla, quindi, ma contribuisce a rendere questo governo inutile.

Wednesday, September 05, 2007

Cambiare la 194: sì con la contraccezione

Davvero, non si può stare via una settimana che l'Italia si trova stravolta. In soli sette giorni è scoppiata la querelle (stucchevole) dei lavavetri e si è riaperta una volta di più la questione di "modificare" la legge 194, quella che legalizzò trenta anni fa l'interruzione volontaria di gravidanza. Come tutti saprete un referendum popolare, nel 1981, sancì la volontà degli italiana di mantenere la legge così com'era: allora, però, vinsero i No a valanga, non vinse l'astensione come sul caso della fecondazione assistita.

Comunque, il capo del governo-ombra, il cardinale Ruini, è uscito allo scoperto e ha spiegato che la legge "non può essere abrogata, ma va almeno migliorata". Ora, come sempre non si capisce bene a che titolo il porporato detti l'agenda del Parlamento italiano - senza essersi presentato neppure a un'elezione circoscrizionale - e per quale motivo da un lato questi signori in gonnella vogliono impedire la nascita di più bambini limitando il ricorso alla fecondazione assistita e dall'altro si impuntino per costringere ogni donna che rimane incinta a portare a termine la gravidanza. Contraddizioni.

Un modo per migliorare sicuramente la legge c'è e mette d'accordo (almeno dovrebbe) tutti: l'unico sistema per ridurre al minimo gli aborti - che nessuno auspica - è diffondere la cultura della contraccezione e fare in modo che tutte, o quasi, le gravidanze siano desiderate e scelte, non subite. L'unica strada per ottenere questo risultato è insegnare alle ragazze e alle donne e ai ragazzi e agli uomini l'educazione sessuale e promuovere la contraccezione, unico antidoto agli aborti.

Del resto, come leggevo qualche giorno fa da Malvino, la 194 recita: “Linterruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite” (art. 1).

Ora, visto che l'aborto non è - e non potrebbe essere mai - un mezzo per il controllo delle nascite, beh occupiamoci di questo mezzo che è la contraccezione. E siano Stato, regioni ed enti locali a farsene carico. Del controllo delle nascite.

Monday, September 03, 2007

A Thiene il sesso gay sta bene sotto il tappeto

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Deve pensarla così la sindaca di Thiene (Vicenza), la signora Maria Rita Busetti che annuncia la realizzazione di un muro per nascondere alla vista degli innocenti passanti un noto luogo di incontri gay lungo la Valdastico. Il sesso gay, in fondo, è sempre esistito ed è come la polvere: basta metterlo sotto il tappeto e, oplà, è come se non ci fosse.

Ora, lungi da me l'idea di difendere il sesso en plain air, dove si può essere visti da chiunque anche da chi non si aspetta scene del genere e non desidera osservarle. Per chi viola le regole, però, c'è il codice penale, come è venuto fuori in una discussione molto proficua, a mio parere, nata sul blog di Trimanda che ha commentato la vicenda e poi è tornato sul punto per chiarire la sua opinione.

L'idea del muro è, davvero, soltanto la spettacolarizzazione di una omofobia che si vergogna sempre meno di sé stessa e che osa ogni giorno un po' di più. Perché se davvero quel posto è indecente e indecoroso, basterebbe mandarci una pattuglia a sere alterne e dissuadere, con la sola presenza della polizia, i battitori liberi.

Detto questo, è anche vero che il sesso all'aperto, in posti poco visibili e al riparo da occhi indiscreti grazie a cespugli e alberi, andrebbe criminalizzato un po' meno e lasciato libero di esistere finché non disturba gli altri. Questa mania attuale di illuminare tutto, di rendere visibile qualunque cosa rischia - mi pare - di far diventare le nostre città sempre più simili a caserme.

Sunday, September 02, 2007

L'eterno ritorno del marketing gay: l'euro rosa

È una specie di araba fenice, questo mitico marketing gay. Per l'ennesima volta ci troviamo a leggere sui giornali che i gay sono "consumatori perfetti" e che hanno "elevate disponibilità economiche", al punto che a Barcellona domani, lunedì 3 settembre 2007, va in scena una conferenza sul potere d'acquisto della popolazione gay, con la nascita della Camera di commercio gay e lesbica Iberica, che riunirà aziende e professionisti di Spagna e Portogallo come punto di riferimento del Sud Europa.

Ora, di fronte a queste notizie le mie reazioni sono due. Dal un lato percepisco evidentissima la riproposizione di un cliché pericolosissimo, quello del gay gaio, l'omosessuale ricco e gaudente che ha il solo problema di decidere come spendere i suoi soldi. Come se fossimo tutti stilisti, designer, architetti e dirigenti d'impresa. E invece ci sono migliaia di gay che fanno gli operai, gli impiegati, i commessi, gli insegnanti, gli spazzini, i cassieri delle Poste; o che sono disoccupati. E che non hanno un potere d'acquisto così elevato, specie se vivono in una grande città come Milano, dove si rifugiano tanti gay della provincia italiana.

D'altronde, come negarlo, è vero che noi gay probabilmente spendiamo molto di più, in proporzione rispetto alle persone omosessuali eterosessuali. O che spendiamo una parte più consistente delle nostre entrate: vuoi perché non abbiamo famiglia o non pensiamo di dover mantenere i figli, vuoi perché - se siamo in coppi - abbiamo sempre (si spera) due stipendi.

Se poi, come leggiamo su La Vanguardia e sul sito di Xarxagay, attirare l'attenzione delle aziende sulla clientela lgbt significa anche promuovere i diritti dei lavoratori lgbt all'interno di quelle aziende, allora la questione cambia aspetto. Nella nostra cultura politica, è ovvio, i diritti non discendono da una convenienza contingente, ma nascono prima. Eppure - è esperienza comune - ciò non basta a tutelare tutti. Negli Usa, ad esempio, la pressione della clientela gay è servita a spingere le principali aziende quotate a riconoscere benefici e assistenza ai dipendenti lgbt e ai loro partner, al di là delle legislazioni nazionali.

Se l'euro rosa - ultimo arrivato dopo il pink dollar e il pink pound - servirà anche a questo, forse potremo sorbirci con più pazienza le chiacchiere sui gay "clienti perfetti".