Wednesday, March 28, 2007

Se il presidente della Repubblica battesse un colpo

A questo punto non c'è altro rimedio, se non invocare l'anima di Cavour che mise in ceppi l'arcivescovo di Torino, monsignor Luigi Fransoni: il presule aveva invitato il clero a opporsi alla legge Siccardi, con cui erano stati aboliti i privilegi ecclesiastici.

Oggi, una volta di più, i vescovi cattolici italiani sono intervenuti per interferire direttamente e pesantemente sulla vita politica e sulle scelte del Parlamento italiano. La Cei ha pubblicato una Nota pastorale in cui si obbligano i parlamentari cattolici a non votare la legge sui Dico - ben misera e modesta legge, in verità - in nome dell'obbedienza alla fede cattolica. Guarda caso, la preoccupazione maggiore dei prelati riguarda in particolare le unioni tra persone dello stesso sesso.

La religione, dunque, è in opposizione allo stato? e la fedeltà al Papa viene prima del giuramento sulla Costituzione?

A questo punto non può che intervenire - anzi, dovrebbe farlo - il Capo dello stato. Il presidente della Repubblica, da quel palazzo del Quirinale che Casa Savoia strappò al potere temporale dei Papi, deve dare un segnale di vitalità di questo stato italiano, ridotto a "cortile del Vaticano".

Il presidente della Camera Bertinotti è intervenuto, ma qui serve una parola del presidente della Repubblica.

4 comments:

larvotto said...

Un colpo?
Guarda, forse abbiamo speranze di sentirlo con una seduta spiritica...
:(

AnelliDiFumo said...

Ma no, Aelred, Prodi ha detto che non ha ancora letto la nota della Cei. La commenterà quando ha tempo. In quanto a Napolitano, è troppo occupato a guidare l'entrata dell'Udc al governo per potersi occupare di queste piccolezze tipo difendere la laicità dello Stato. Dipendesse da lui, avremmo il papa imperatore e re.

Paolino said...

Ci vorrebbe un bello scisma. Perchè i cattolici non si fanno sentire?

Al said...

E' inquietante il fatto che non venga riconosciuto a coloro che hanno valori diversi di comportarsi secondo i propri valori. L'impressione che a sostegno dell'idea di famiglia omosessuale ci sia più l'istanza di vedere riconosciuta una debolezza individuale che una "forza" per la società.