Friday, October 27, 2006

Se anche in Italia la Corte Costituzionale...

AnelliDiFumo, commentando il post precedente, solleva una questione che da anni ormai vorrei far esplodere in Italia.

Vista l'arretratezza del Parlamento e visto - d'altro canto - il dettato costituzionale, sarebbe ora ormai che un po' di coppie gay e lesbiche ricorressero alla Corte Costituzionale per veder riconosciuto il loro diritto di sposarsi o, quanto meno, di ottenere un riconoscimento pubblico dallo stato italiano, come succede nei paesi più civili (praticamente in tutta l'Europa, presto anche in Irlanda).

Il caro Disorder si chiede quale legge potrebbe essere violata contro le coppie gay e solleva la questione dei giudici di merito.

In effetti in Italia nessun privato può ricorrere alla Corte Costituzionale, è necessario che un giudice chieda l'intervento della Consulta; ma questo, spero, è facilmente raggiungibile, senza passare possibilmente dalla Corte di Cassazione!

Sulla legge da contestare, il mio progetto - che avrebbe bisogno del sostegno di grandi associazioni come Arcigay e Arcilesbica - è chiedere una pubblicazione di matrimonio in un Comune di sinistra (governato da Rifondazione o dai Socialisti) e aspettare l'eventuale rifiuto alle pubblicazioni o, in alternativa, una contestazione al matrimonio celebrato. A quel punto il ricorso alla Corte Costituzionale è praticamente inevitabile, visto - come dicono fior di costituzionalisti - il "combinato disposto" degli articoli 2 (riconoscimento delle formazioni sociali), 3 (uguaglianza dei cittadini) e 29 (famiglia) quasi impone l'estensione del matrimonio alle persone dello stesso sesso. Anche il professor Paolo Barile ricordava che le coppie omosessuali "pure sono fondate, come le altre, su un'affectio che le assimila a quelle eterosessuali; rendendone anzi più essenziale l'elemento spirituale".

Rimane da trovare la coppia (dipende da FdA) e il sindaco compiacente che ci conceda le pubblicazioni.

Thursday, October 26, 2006

Le Corti stanno coi finocchi

La Corte del New Jersey ha confermato una teoria che avevo sviluppato negli ultimi anni, osservando le vicende delle coppie dello stesso sesso - gay e lesbiche - che si sono rivolte alla magistratura costituzionale in tutto il mondo.

Bene: ovunque i giudici, quando hanno accettato di affrontare la questione, hanno deciso in favore dei ricorrenti, condannando gli stati che non riconoscono alle coppie gay gli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali.

La Corte Suprema del New Jersey ha dato al Parlamento statale 180 giorni di tempo per correggere la situazione e cancellare le discriminazioni. Ma qui è il caso di sottolineare un'altra sottigliezza, con cui i giudici hanno disinnescato l'argomento della giustizia "militante".

Sebbene non possiamo affermare che in questo stato esiste un diritto fondamentale al matrimonio dello stesso sesso, concedere diritti e benefici disuguali a partner dello stesso sesso (rispetto a quelli di sesso diverso, ndt) non può essere tollerato più a lungo in base alla Costituzione dello Stato
Capito? Non c'è - dice la Corte giustamente un "diritto di sposarsi" - c'è però un diritto all'uguaglianza e questo viene leso quando si permette a una parte dei cittadini, quelli eterosessuali, di formare coppie riconosciute dallo stato, mentre lo si nega a una minoranza, solo a causa del suo orientamento sessuale.
Negare diritti e benefici che sono concessi già alle coppie eterosessuali viola la medesima protezione della legge garantita dall'Articolo 1, paragrafo 1 della Costituzione. Per ottemperare a questo obbligo costituzionale, il Parlamento deve correggere la legge sul matrimonio includendovi le coppie dello stesso sesso oppure creare un'istituto parallelo che, su basi di uguaglianza, fornisca alle coppie dello stesso sesso diritti e benefici e obbligazione concesse alle coppie sposate.
Quindi, e a me pare la soluzione massimamente inattaccabile, non è indispensabile accedere all'istituto del matrimonio come esso è, bensì è imperativo ottenere un istituto che conceda diritti, facoltà e obbligazioni (eccole lì, finalmente) uguali a quelle delle coppie di sesso diverso. Questo impone la Costituzione del New Jersey.

In conclusione, hanno scritto i giudici, il Parlamento deve modificare la legge o creare un nuovo istituto; entro 180 giorni dalla sentenza.

Friday, October 20, 2006

Gay e illuministi, per fortuna!

Leggendo la sintesi del discorso papale a Verona su uno dei quotidiani gratuiti che circolano in metropolitana avevo notato, con sorpresa, la parola "illuminismo" e l'avevo attribuita, con presunzione, alla superficialità dell'articolista, che aveva sintetizzato con Illuminismo i vari -ismi contro cui, sicuramente, si era scagliato Benedetto XVI, a cominciare dal laicismo.

E invece enorme è stata la mia sorpresa quando ho letto l'intero discorso di Papa Ratzinger al Convegno ecclesiale nazionale.

Per il Santo Padre, il popolo cristiano deve contrastare la «nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile», e che «sul piano della prassi» erige «la libertá individuale a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare».

Capito? Oltre a ciò è arrivato puntuale - ma come poteva mancare - il nuovo attacco all'amore fra persone dello stesso sesso, definito in modo offensivo e sprezzante una delle «forme deboli e deviate di amore».

Per una volta, apprezzabile la risposta di Arcigay che ha ricordato l'antichissima tradizione dell'amore omosessuale, più vecchio dello stesso cristianesimo.

Ma è sull'Illuminismo che mi preme intervenire. Sia lodato e ringraziato questo Papa Benedetto XVI, che non si nasconde dietro un buonismo di facciata e rivendica la propria natura reazionaria, vandeana e anti-illuminista. Complimenti!

A questo punto, purtroppo, constato la mancata reazione degli intellettuali cosiddetti laici in difesa della tradizione illuminista, quella sì alla radice della nostra identità occidentale. (Altro che presunte e inesistenti radici giudaico-cristiane).

Tuesday, October 03, 2006