Thursday, July 06, 2006

Nuovi prefetti e polizia contro i taxi-fascisti

Davvero, la lingua batte dove il dente duole. Il governo Prodi con il decreto Bersani sulle liberalizzazioni ha colpito un'incrostazione di privilegi e rendite di posizione che sembrava (sembra) inscalfibile.

I tassisti, al grido di "O Roma o morte" hanno bloccato le vie di accesso agli aeroporti (Linate, Fiumicino, Caselle) marciato sulla capitale, malmenato un ministro (Mussi9 e i colleghi onesti che volevano lavorare, aggredito giornalisti, fotografi e reporter e mostrato tatuaggi con il Duce. Come racconta un giornale borghese e liberale, come il Corriere della Sera. Con Storace e Alemanno in versione tribuni della plebe, al fianco di un gruppuscolo di privilegiati piccoli imprenditori (ché questo sono i tassisti), i quali violano la legge sullo sciopero e approfittano di licenze pubbliche che hanno avuto dai Comuni. E che - se non lo sanno - rischiano di perdere, se continuano così.

Ora, dal momento che non siamo nel Cile del 1973, con Allende assediato dai camioneros fascisti, di fronte all'inattività di sindaci, prefetti e forze di polizia, il governo dovrebbe prendere in mano la situazione. Se i no-global non possono devastare le vetrine di corso Buenos Aires (per fortuna!), non vedo perché i tassisti debbano tenere in ostaggio intere città e bloccare l'accesso a stazioni e aeroporti.

Il ministro dell'Interno dia ordine ai prefetti di Milano e Roma di intervenire e sgomberare le strade, di impedire le violenze e le intimidazioni e - se non si fermano gli scioperi selvaggi - rilasci licenze straordinarie d'emergenza, come dice Pietro Ichino sul Corriere. E se i prefetti tentennano, si cambino i prefetti.

Ha un bel dire Berlusconi, insieme ai suoi amici della Confcommercio: per cinque anni i commercianti hanno spadroneggiato, con il beneplacito del governo, stavolta hanno scelto Berlusconi e hanno perso.
I coglioni sono al governo e il conto, adesso, lo paghino gli amici degli altri.

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