Wednesday, May 31, 2006

È il mercato, bellezza!

Oggi una notizia leggera e tutto sommato buona (ho in serbo qualche brutta notizia, ma dopo la Moratti volevo tirare un po' il fiato).
Altro che confetti "solo alle coppie normali" come si è lasciata sfuggire l'onorevole Pelino, esponente dell'omonima famiglia di artigiani del confetto.
I suoi fratelli, che avevano subito precisato come la signora parlasse solo "a titolo personale", hanno colto la palla al balzo (o forse aveva già tutto pronto) per fare bella figura e farsi un po' di pubblicità alle spalle della sorella "bacchettona", quantunque estremamente elegante.

Così hanno annunciato un confetto color lillà per i matrimoni gay: Gay bride sarà, secondo diversi quotidiani, il nuovo prodotto rivolto espressamente alla clientela lgbt.
Da Sulmona, patria abruzzese dei confetti, arriveranno tra una settimana questi nuovi prodotti, realizzati con mandorle di San Francisco, zucchero di canna del Brasile e vaniglia naturale dei Caraibi.

"Con questo prodotto - hanno spiegato Mario e Antonio Pelino, presidente e amministratore delegato - la 'Confetti Pelino' si mostra aperta e pronta anche a rispondere ai mutamenti nei costumi della società. Vicina quindi a tutti coloro, gay e no, che intendono celebrare i momenti significativi della loro vita anche attraverso la scelta di un confetto adeguato. D'altronde abbiamo clienti da ogni parte del mondo, e tra loro ci sono anche coppie omosessuali".

Ovviamente, aggiungo io, saranno tutti confetti da esportazione.

Tuesday, May 30, 2006

Niente registro, niente anti-discriminazione

Non ce l'abbiamo fatta.
Una volta di più Milano sarà governata dalle destre e il nostro sindaco, per 5 anni, sarà la signora Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti. Per lei 353.409 voti, contro i 319.487 di Bruno Ferrante: il 52% contro il 47%.

Complimenti all'ex prefetto che ha raccolto più voti della sua misera coalizione, mentre l'ex ministro ne ha persi un po' per strada, rispetto al pieno delle liste che la appoggiavano.
Rispetto ad Albertini, la giunta Moratti avrà meno seggi di maggioranza e, per fortuna, forze eversive come Azione sociale della Mussolini e la Fiamma tricolore non avranno consiglieri.

Nessun seggio, purtroppo, neppure per la Rosa nel pugno, che ha perso terreno rispetto alle elezioni politiche e ha raccolto solo 8.554 voti, l'1,4%.
Personalmente ringrazio i miei 11 elettori e sono contento che nella Zona 5 siamo andati un po' meglio del resto di Milano, anche se la maggioranza è della Casa delle libertà per meno di 300 voti.

Con questo risultato, purtroppo, possiamo scordarci il registro delle coppie di fatto, l'assessorato anti-discriminazione e i vari impegni del centrosinistra, che forse avrebbe fatto qualcosa di buono.
L'unico segnale positivo è l'elezione di Pierfrancesco Maran al Consiglio comunale nelle liste dell'Ulivo (che ottiene 14 seggi): per la prima volta da alcuni lustri a questa parte un under 30 torna in Consiglio. credo che potrà fare bene e aiutare a ricostruire un centrosinistra non proprio travolgente sotto la Madonnina.

Monday, May 29, 2006

La Costituzione contro i gay

L'amministrazione degli Stati Uniti e la maggioranza repubblicana, come abbiamo visto, stanno proponendo, ancora una volta, un emendamento per modificare la Costituzione americana e scrivere che il matrimonio è "solo l'unione fra un uomo e una donna".

Al contrario del tentativo fallito dell'anno scorso, quando la proposta fu bocciata già in commissione Affari costituzionali al Senato, stavolta il capagruppo repubblicano Bill Frist è riuscito a ottenere il via libera della commissione e inviare il testo all'aula.

Alcuni lettori, come BetteDavis, mi rassicurano che la Costituzione alla fine sarà salva: questo lo so anch'io, e vi spiego perché, ma l'operazione se possibile è ancora più subdola e macchinatoria. Vediamo.

La Costituzione americana stabilisce che una modifica costituzionale può essere proposta dal Congresso se viene approvata dai due terzi delle Camere, la Camera dei rappresentanti e il Senato. A quel punto, per entrare nella Carta, la modifica deve essere approvata dai tre quarti degli Stati, con un voto delle rispettive assemblee. In pratica, servirebbe il sì di 40 stati circa.

Una procedura aggravata così rigorosa ci mette quasi al sicuro da modifiche liberticide: non è un caso che la Costituzione, entrata in vigore nel 1788, fu modificata solo 17 volte. E sempre per ampliare, mai per restringere, i diritti civili.

Allora perché Bush e i repubblicani si impegnano in un tentativo praticamente fallimentare? Per bieco calcolo politico.

A novembre si vota per rinnovare una parte della Camera e del Senato e per la prima volta in sei anni la destra rischia di perdere la maggioranza. La strategia, a questo punto, è mobilitare la destra cristiana e gli iper-conservatori, che nel 2004 diedero la vittoria a Bush, con un voto del Senato. Non importa che poi tutto finisca in una bolla di sapone: il punto è mostrare che i repubblicani difendono la famiglia e si oppongono alle richieste di gay e lesbiche.
Per questo persino la first lady, Laura Bush, chiese di non fare della questione gay un tema di bassa propaganda politica. Ma è rimasta inascoltata.

Sunday, May 28, 2006

Mosca non è Europa, almeno per i gay

A Mosca non si marcia per il Gay Pride, anzi gay e lesbiche non possono neppure andare a deporre fiori sul monumento al milite ignoto.
Così ieri la marcia, che già era stata vietata dal sindaco e dal tribunale, è stata di fatto bloccata sia dalla polizia - 1700 agenti - sia da gruppi di oppositori, fra cui nazionalisti, manifestanti religiosi che brandivano icone ortodosse e uomini vestiti in abiti tradizionali. Anche il Tg5, ieri sera, ne ha dovuto parlare, mostrando immagini di violenza e intolleranza contro i gay, russi ed europei.

Più di cento persone sono state arrestate dalla polizia di Mosca: si tratta sia di xenofobi che tentavano di aggredire i manifestanti sia degli stessi attivisti in corteo. In manette è finito anche il 28enne Nikolai Alekseev, fondatore e anima di GayRussia, una delle poche associazioni per i diritti di gay lesbiche bisessuali e transgender.

Anche l'Arcigay, che era lì con una delegazione, parla di "giorno scuro" per la democrazia in Russia, anche se almeno il fatto di aver tentato di manifestare ha tolto un velo di ipocrisia sulla situazione delle persone glbt in Russia.

Friday, May 26, 2006

Perle ai porci, confetti ai froci

La signora Pelino, dell'omonima azienda dolciaria che produce confetti, è stata eletta in Parlamento con Forza Italia e ribadisce in un'intervista al Giornale le sue convinzioni non proprio friendly:

Se Prodi fa i Pacs, avremo matrimoni di ogni genere e lei venderà più confetti.
«Vorrei continuare a venderli alle coppie normali».

Anche se poi recupera in parte sull'argomento trans.
Luxuria com'è visto da vicino?
«Sembra una bravissima persona e di lei apprezzo il coraggio».
Ne parla come di una donna.
«La considero una donna perché lo desidera lei e perché così si presenta. Se però chiudo gli occhi e la sento parlare, è un uomo».
(onestamente è molto di più di ciò che fanno moltissimi politici, donne e uomini, anche di sinistra).

Comunque, la sparata sui confetti non è piaciuta al fratello Antonio Pelino, che ha scritto una rettifica al Giornale:
«le opinioni espresse dal deputato di Forza Italia» sono «di natura esclusivamente politica e personale e non coinvolgono la direzione dell'azienda». «Paola Pelino è membro insieme a Mario, Antonio, Lucilla e Marco Pelino». «Vede, l'onorevole è in Parlamento da quindici giorni, quella era la sua prima uscita: come azienda abbiamo dovuto mettere in chiaro che l'aspetto politico e quello aziendale non possono essere confusi».

Ci resta l'Europa

“Le mentalità non possono cambiare da un giorno all’altro; questo non è però il caso di comportamenti ufficiali e leggi, che possono, ed anzi devono cambiare, nel momento in cui entra in gioco la protezione dei diritti fondamentali dell’essere umano. I 46 Stati membri del Consiglio d’Europa sono legalmente tenuti ad adempiere agli obblighi derivanti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Le loro autorità hanno l’obbligo legale di garantire il rispetto di tutti i diritti di tutti i loro cittadini”.

Non è una conquista recente l'impegno del Consiglio d'Europa in difesa di cittadine e cittadini gay, lesbiche, bisessuali e transgender.
Una volta di più, quindi, è un sollievo leggere il messaggio di Terry Davis, segretario generale del Coe, inviato alla conferenza internazionale contro l'omofobia, in corso oggi e domani proprio a Mosca, dove è stata vietata la marcia del Gay Pride.

“Desidero unire la mia voce a quella di coloro che condannano l’omofobia, fenomeno che purtroppo continua ad essere presente in numerose regioni d’Europa. Mi auguro inoltre che questa forma di discriminazione possa presto appartenere soltanto al passato.
“Nel considerare il proprio comportamento nei confronti di gay e lesbiche, l’Europa ha ben poco di cui essere fiera e molto ancora da farsi perdonare. Sessant’anni fa, gay e lesbiche erano vittime del nazismo. Oggi, nonostante non siano più costretti ad indossare un triangolo rosa, continuano ad essere vittime di costanti pregiudizi, intolleranza, violenza e discriminazioni ufficialmente sancite”.

Gay suicidati

Un questionario sul suicidio, le sue motivazione e l'impatto sui giovani gay. Partecipate numerosi.

Thursday, May 25, 2006

Diritti alle coppie, ma solo etero

Detto, fatto.
Il cardinale Ruini non ha fatto in temp a spiegare che i diritti alle coppie di fatto si possono concedere, purché non si riconoscano ai gay, che le forze politiche si allineano e, a livello locale, applicano i principi ruiniani.

Ma non si tratta del centrodestra, dell'Udc o di An. Qui è il costruendo Partito Democratico, o Ulivo, a farsi dettare la linea e metterla in pratica in nome di Santa Romana Chiesa.
Alla Spezia, in consiglio comunale, la Margherita ha proposto un registro comunale per dare aiuti alle coppie di fatto, ma esclusivamente quelle eterosessuali. I Ds hanno approvato e solo Rifondazione ha avuto da ridire.

La decisione finale è stata rinviata, ma se questi due partiti seppure a livello locale andranno fino in fondo sanciranno pubblicamente l'inferiorità e la discriminazione per le coppie dello stesso sesso. Qualcuno mi smentisca, per carità.

Senza più alibi

Per giustificare e rafforzare la propria obiezione al riconoscimento pubblico delle coppie gay, la chiesa cattolica porta a sostegno argomenti come il catechismo, la fede e l'insegnamento tradizionale: usati non per negare una celebrazione religiosa (che, ovviamente, è del tutto legittimo per la chiesa impartire a proprio insindacabile giudizio e discernimento), bensì per bloccare iniziative di tipo secolare, in pratica accordi civili.

Una delle obiezioni più serie, cui sempre - nella mia esperienza - sacerdoti e religiosi non riescono a controbattere, è che altre chiese "sorelle" (nella definizione scelta da Papa Giovanni Paolo II e respinta da Benedetto XVI) non solo ammettono tali contratti (unioni, matrimoni, patti), ma addirittura si spingono a benedirle!
Così anche la Chiesa di Scozia, una delle maggiori comunità che compongono la Comunione anglicana, ha deciso di ammettere la "benedizione" delle unioni gay e lesbiche, lasciando la scelta caso per caso ai singoli pastori, sacerdoti o diaconi.

Non sono riti matrimoniali, sia chiaro, ma semplici benedizioni della coppia: l'assemblea generale della Kirk ha votato a favore, rinviando all'anno prossimo una decisione definitiva valida per tutti.

Ora: se dopo la Chiesa di Svezia, anche un'altra comunione cristiana arriva a benedire le unioni fra due uomini o due donne, forse questi legami non sono così nocivi, nefasti, moralmente riprovevoli, oggettivamente disordinati come il catechismo della Chiesa cattolica va ripetendo, con convinzione crescente man mano che si susseguono le edizioni.
Ricordo che una prima versione, del 1997, fu emendata subito (possiedo l'originale con gli errata corrige) perché scriveva che l'omosessualità è una tendenza innata.

Con questo, non chiedo e non voglio che la Chiesa di Roma benedica le unioni gay, ma almeno che rivolga le sue energie a contrastare ben altre violazioni del Vangelo e del messaggio di Cristo.

Wednesday, May 24, 2006

"Bindi lesbica!"

Scusate se arrivo tardi, ma in questi giorni ho poco tempo per seguire tutto.
Gia saprete, come riporta il buon Anellidifumo, dell'increscioso incidente fra il senatore di An Maurizio Saia e la ministra Rosi Bindi.

Ieri mattina, sintetizzo per chi non lo sapesse, durante un programma televisivo su una rete locale il tale Saia ha sostenuto che la Bindi "non è idonea" a fare il ministro della Famiglia "perché è lesbica". L'interessata ha risposto in modo impeccabile («Mi dispiace per il senatore Saia ma anche se, per scelta personale, ho rinunciato a sposarmi mi piacciono gli uomini educati, rispettosi delle donne, intelligenti e possibilmente belli. Tutte qualità che il senatore di An non possiede») e ha anche scansato ogni rischio di omofobia latente: «Vorrei ricordare - aggiunge Bindi - che non solo va tutelata la sfera privata ma soprattutto non bisognerebbe dire menzogne sulle persone. Non avrei nessuna difficoltà a dichiararmi omosessuale se lo fossi».

Fa specie, comunque, che nello scontro politico si sia scesi così in basso; non nel sostenere l'omosessualità di chicchessia (come dice Cossiga, gay o lesbica non è un insulto), ma nel proporre l'equazione per cui una lesbica non potrebbe essere un buon ministro della Famiglia. Ha buon gioco a questo punto l'Arcigay nel sottolineare come in tutta Europa fioccano gli amministratori locali gay (i sindaci di Parigi e Berlino e lo stesso Niki Vendola in Puglia); ma aggiungo io anche fior di ministri in Francia (Lang) e nel Regno Unito (da Mandelson a Brown a Smith).

Certo, dopo i rimproveri di Fini fanno sorridere le scuse di Saia: «"Lesbica" non è un'offesa», spiega in un comunicato. «Ho anche un parente dichiaratamente omosessuale», ma «se il ministro da questa vicenda si fosse ritenuta in qualche modo offesa o lesa nell'ambito della sua sfera privata, me ne dispaccio poiché non c'era nessuna volontà di attacco personale ma si trattava soltanto di una considerazione di tipo politico».

Forse dovremmo cominciare a fare davvero outing (non coming out) a qualche personaggio pubblico.

Monday, May 22, 2006

"Il governo governa per tutti e lo stato è aconfessionale"

No, miei cari, purtroppo questa frase non è stata pronunciata da Romano Prodi, per respingere gli assalti neotemporalisti del cardinale Ruini e di Benedetto XVI; né queste parole sono la replica di Francesco Rutelli al durissimo attacco che l'Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede, ha sferrato a un ministro della Repubblica Italiana.

Quello che parla è il segretario di stato alle Comunicazioni del governo spagnolo, in replica alle parole rivolte da Papa Ratzinger al nuovo ambasciatore spagnolo: "La Chiesa proclama senza riserve il diritto primordiale alla vita - ha detto il Santo Padre nel discorso al neodiplomatico - dal suo concepimento fino al suo termine naturale, il diritto alla vita, a formare e vivere in famiglia, spesso minacciata e offuscata da altre forme di istituzioni diverse".
Non solo, il Papa ha anche chiesto che la religione cattolica sia insegnata a scuola "in condizioni paritarie rispetto alle altre materie", cioè in modo obbligatorio.

Stavolta, però, il governo Zapatero non lascia passare un'ingerenza così plateale: rispetto, quindi, per le opinioni della chiesa, "come è naturale", ma l'esecutivo "deve operare per tutti i cittadini, quelli che professano una fede e quelli che non la professano. Ed essere rispettoso della Costituzione e dei suoi valori, fra cui figura quello che lo Stato è aconfessionale".

In Italia invece il giornale del Vaticano si permette di censurare un ministro, Rosy Bindi, per le sue aperture; qualche giorno dopo le bacchettate al presidente della Camera Bertinotti. A quando il placet della segreteria vaticana sui discorsi dei nostri ministri e delle istituzioni repubblicane?

Sunday, May 21, 2006

Al governo le quote Rosy

Pur relegata a ministro (poco meno che inutile) della Famiglia, Rosy Bindi non rinuncia a fare politica e con le poche armi che ha dà lezioni di laicità e senso dello stato ai Rutelli e alle Livie Turco, laici devoti a caccia di benemerenze in Vaticano (non parlo qui della Casa delle libertà, dove il meno peggio attualmente è Rotondi). Ecco che dice la Bindi, interrogata sui diritti per le coppie di fatto, se debbano essere pubblici o relegati alla sfera privata.

«A me pare che non sia possibile né giusto separare rigidamente le due sfere, quando si parla di diritti delle persone. Dov’è il confine tra privato e pubblico? Se c’è una norma che si applica a due persone, anche i terzi sono tenuti a rispettarla. Vedremo. Ne discuteremo. Dovremo evitare uno scontro ideologico».

Chapeau, Rosaria. Discutiamo, riflettiamo, ma aspettiamo con ansia il disegno di legge che Barbara Pollastrini (Pari opportunità) ha appena annunciato.

Friday, May 19, 2006

Bush e Ruini all'attacco finale

Sono due in questo momento le forze che si oppongono con più vigore e decisione al riconoscimento dei diritti per le persone gay lesbiche bisessuali e transessuali: l'amministrazione americana di Bush Minore e il Vaticano. (qui mi occupo del mondo occidentale, che ci riguarda più da vicino, e volutamente trascuro dittature - come Cuba - e regimi islamici, notoriamente omofobi e repressivi, come tutte le istituzioni basate su una religione).

Vediamo dunque che al Senato degli Stati Uniti la commissione Giustizia ha approvato in prima lettura (10 a 8, repubblicani contro democratici) il progetto per emendare la Costituzione, per scrivere che il matrimonio è solo l'unione fra un uomo e una donna. Una modifica del genere renderebbe illegale il matrimonio fra due uomini o due donne anche negli stati, come il Massachusetts, che già lo hanno legalizzato, imponendo così la volontà federale su quella dei singoli stati (un'aberrazione, secondo la dottrina tradizionale della destra americana).
Ma il presidente Bush, in calo nei sondaggi e a caccia del voto della destra religiosa, ha deciso di cavalcare il tema e spingere sull'acceleratore, in vista delle elezioni di medio termine a novembre. Questo, nonostante la presa di posizione pubblica della stessa first lady, Laura Bush, che aveva chiesto di non fare del matrimonio un argomento da campagna elettorale.

In Italia, però, non abbiamo di che rallegrarci. Qui il cardinale Ruini, al termine dell'assemblea dei vescovi italiani, è uscito finalmente allo scoperto e ha lanciato il suo ultimo decisivo assalto, puntando dritti al bersaglio vero: i gay. Meritorio da parte sua, ché almeno sappiamo (e sapranno tutti) come stanno le cose.

Il porporato ha spiegato due cose:
1. le coppie eterosessuali non vogliono e non hanno bisogno dei Pacs: quando vogliono un impegno si sposano.
2. la vera pressione per i Pacs viene dai gay.

Ma Ruini non si è fermato qui e ha sviluppato un argomento finalmente chiarificatore: molte coppie omosessuali, ha detto, non vogliono che il loro rapporto sia pubblicizzato e riceva un sigillo pubblico; anzi preferiscono rimanere nell'ombra.
Quelle che si dannano per i Pacs - o peggio per il matrimonio - sono le coppie gay.

Non ha torto il cardinale, se vuole distinguere - con questa terminologia - fra chi vive l'omosessualità un po' come un peccato, o comunque come qualcosa da nascondere, e chi invece chiede di vivere alla luce del sole e veder riconosciuti diritti e doveri di fronte allo stato.

A questo punto onestà vorrebbe che si giocasse a carte scoperte: noi, comunità gay, e le forze progressiste (se ci sono) che ci sostengono dovremmo chiedere la piena uguglianza, cioè il matrimonio. E abbandonare le mediazioni democristiane (Pacs) che non sono state accettate Oltretevere. Dovremmo farlo sostenendo, al contrario di Ruini, i valori dell'uguaglianza, della dignità, degli affetti e della convenienza per la società di istituire legami più solidi e duraturi, sanciti pubblicamente.
Già un grande giurista e costituzionalista come Paolo Barile spiegava, oltre venti anni fa, che le coppie omosessuali "pure sono fondate, come le altre, su un'affectio che le assimila a quelle eterosessuali; rendendone anzi più essenziale l'elemento spirituale". In quanto il legame chele unisce è solo privato.

Thursday, May 18, 2006

Come si cambia, per non morire (democristiani)

Poi dicono che l'Italia ha il digital divide rispetto agli altri paesi avanzati. Ma dove? In quattro e quattr'otto il sito internet del Governo ha archiviato la faccia sorridente di Silvio Berlusconi per metterci il faccione finto pacioso del professor Romano Prodi.

Siamo ufficialmente nell'era del Prodi II, il primo monocolore (o quasi ) dell'Ulivo, con 17 ministri su 25 in mano a Ds e Margherita e fra i ministeri solo la Giustizia e le Infrastrutture affidate a esponenti di altri partiti, rispettivamente Mastella (Udeur) e Di Pietro (Italia dei valori). Per il resto una manciata di deleghe a qualche indipendente, ai Verdi (Pecoraro Scanio), alla Rosa nel pugno (Bonino) e a Rifondazione. Le donne sono solo 6 (su 25) e, tranne Livia Turco (ahimé) alla Salute, sono tutte senza portafoglio e con deleghe a volte imbarazzanti, come Giovani e sport (sic!) alla Melandri e Famiglia (!!) alla Bindi, due ex ministre di peso.

In realtà la Bonino ha avuto il ministero del Commercio internazionale, con le deleghe del commercio estero e quelle delle politiche comunitarie. Quindi in virtù del decreto-legge di stanotte ha un portafoglio e infatti oggi ha dovuto giurare di nuovo.

Quanto all'eccesso di ministri, andatevi a vedere i sottosegretari! Sono 63, più 9 viceministri: un po' troppi, direi. Si è trovato un posto davvero per tutti: da Bobo Craxi a Ugi Ugo Intini, da Marco Minniti a Nando Dalla Chiesa, più una quantità di persone - di certo competenti - che però davvero non conosco. Un po' troppo èra Dc, per i miei gusti.

Bene, anzi male. Ma vediamo come ce la passiamo sotto il profilo gay-friendly. Alle Pari opportunità c'è una sicurezza, Barbara Pollastrini che fu tra i pochi politici di caratura nazionale sul palco del Tutti in Pacs a Roma: da lei mi aspetto - come dice Arcigay - che ricostituisca la commissione ministeriale per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali istituita da Laura Balbo e Katia Bellillo e abolita, ça va sans dire, dal governo Berlusconi.

Bene la Bindi alla Famiglia: è la più laici tra i veri cattolici e la apprezzo, non abbiamo da temere da lei. Giuliano Amato agli Interni spero si farà perdonare il suo purtroppo del 2000, che in seguito giustificò come un'ironia. (Per chi non lo ricordasse, quando le destre in Parlamento chiesero al governo Amato di impedire il World Gay Pride a Roma nell'anno del Giubileo cattolico, il presidente Amato rispose che "Purtroppo, c'è la Costituzione!". Qualche anno dopo spiegò che intendeva dire ironicamente "Purtroppo, per voi". Vabbè).

La Turco alla Salute non è proprio Veronesi, ma è pur sempre una Ds e voglio credere che non farà scherzi come reintrodurre il divieto di donazione del sangue ai gay e soprattutto rilancerà le campagne di prevenzione contro l'Hiv/Aids, vitali per tutti, gay etero e bisex.

Mastella alla Giustizia potrebbe ostacolare qualche iniziativa positiva, ma voglio fidare nel suo pragmatismo e nella capacità di fare politica. Quello che mi piace meno di tutti è Beppe Fioroni all'Istruzione, (vedi post di qualche giorno fa). Un cattolico che più cattolico non si può: e io rischio anche di essere un suo dipendente!
Sarò felicissimo di essere smentito dai fatti.
Caro Prodi, buon mandato!

Wednesday, May 17, 2006

Devi temere l'omofobia, non gli omosessuali

Clicca per vedere il video
(qui in inglese)

Culattone, frocio, finocchio, rottinculo, 'ricchione, arruso, busone, cula, invertito, pederasta, sodomita.

Insulti, offese, prevaricazioni, aggressioni, violenze, omicidi. Sono il pane quotidiano di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e in genere dei queer, di tutte quelle persone strane, diverse che non sono riducibili alla maggioranza.
In una parola: omofobia.

Per ricordarci di loro, per ricordarci di noi e per combattere l'odio e l'intolleranza è nata la Giornata mondiale contro l'omofobia, che oggi si celebra in tutto il mondo e anche in molte città italiane, nell'anniversario del 17 maggio di 16 anni fa.

Il 17 maggio 1990 l'assemblea plenaria dell'Oms, Organizzazione mondiale della Sanità, cancellava definitivamente l'omosessualità - in tutte le sue varianti, anche quella egodistonica - dalla lista dei disordini mentali: anche chi non accetta il proprio orientamento sessuale (egodistonico) non è affetto da "omosessualità", ma ha semplicemente introiettato e fatto propria la condanna della società, che gli impedisce di vivere serenamente.

In questa seconda Giornata mondiale, nonostante le parole del cardinale Ruini, gli attacchi verbali e quelli - purtroppo - fisici che sono tuttora realtà per migliaia di persone lgbtq, siamo chiamati a riflettere e a lottare contro ogni violenza legata all'orientamento sessuale (omosessualità) e all'identità di genere (transgenderismo).
Con la benedizione, non se ne abbia a male don Camillo, del Parlamento Europeo.

Tuesday, May 16, 2006

I soldati israeliani come Alcibiade

In principio fu il film Yossi & Jagger, che raccontava una storia d'amore "scandalosa" fra due giovani soldati dell'esercito israeliano. Adesso il quotidiano Maariv, ripreso anche dal Corriere della sera, racconta la storia della divisione "8200" (otto-duecento), unità speciale dell'esercito israeliano, in gran parte composta da gay, dove - cito dal Corriere - può capitare di sentire un capitano rivolgersi ai suoi uomini urlando «sbrigatevi, ragazze».

Non so quanto si rischi di scivolare nella macchietta, però è significativo che una notizia del genere, sulla prima pagina del Corriere, abbia oscurato le dichiarazioni surreali del cardinale Ruini. Piano piano, stiamo cambiando anche noi.

Monday, May 15, 2006

Ruini attacca il Parlamento Europeo

Grande coalizione, soldi alle scuole private confessionali (cattoliche), riforme sociali, no all'aborto, no ai Pacs e ai diritti per le coppie di fatto.
Nella sua prolusione all'assemblea generale dei vescovi italiani, l'ultima probabilmente che affronta da presidente della Cei, il cardinale Camillo Ruini stende - come è ormai suo solito - un vero e proprio programma politico: propone alle forze politiche di accordarsi per governare insieme, respinge l'aborto "delitto abominevole" e dichiara la sua "opposizione ai tentativi di dare un improprio e non necessario riconoscimento giuridico a forme di unione che sono radicalmente diverse dalla famiglia, oscurano il suo ruolo sociale e contribuiscono a destabilizzarla".

Quindi niente Pacs né ora né mai. Con una punta di civetteria, anzi il presidente dei vescovi si vanta delle sue intromissioni nella vita pubblica:
"...sappiamo bene che questo nostro impegno è spesso mal tollerato e visto come indebita intromissione nella libera coscienza delle persone e nelle autonome leggi dello Stato. Ma non per questo possiamo tacere, o sfumare le nostre posizioni. È infatti nostra comune e profonda convinzione, confermata dall’insegnamento chiaro e costante della Chiesa e sostenuta dall’esperienza umana e in particolare dalla grande tradizione di civiltà della nostra nazione, che abbiamo a che fare qui con quelli che il Papa ha denominato “principi non negoziabili” (discorso del 30 marzo 2006 ai rappresentanti del Partito Popolare Europeo)".

Ma il punto forte deve ancora arrivare. Il capo dei vescovi - lui nominato da un monarca assoluto e libero da ogni controllo democratico - bacchetta le più alte istituzioni democratiche, ree di non allinearsi ai suoi diktat ideologici. Così nel novero dei cattivi finisce il Parlamento Europeo, che difende e promuove i diritti di tutti, anche di gay e lesbiche. L'accusa - esplicita - è per la risoluzione contro l'omofobia, censurata a pochi giorni dalla Giornata mondiale contro l'omofobia, che cade il 17 maggio.

"...specialmente da parte del Parlamento europeo, si insiste in pronunciamenti che non rispettano il criterio della sussidiarietà, la cultura e le tradizioni proprie dei diversi Paesi membri, e contrastano gravemente con fondamentali verità antropologiche. È questo, ad esempio, il caso della risoluzione del 18 gennaio riguardante l’omofobia in Europa, che respinge giustamente (bontà sua, ndr) gli atteggiamenti di discriminazione, disprezzo e violenza verso le persone con tendenze omosessuali, ma sollecita anche un’equiparazione dei diritti delle coppie omosessuali con quelli delle famiglie legittime, chiedendo ai Paesi membri – sia pure in maniera non vincolante – una revisione delle rispettive legislazioni nazionali. Le Conferenze Episcopali Polacca e Spagnola si sono già espresse con forza contro tale risoluzione e anche noi, che l’avevamo già deplorata in occasione del Consiglio Permanente di fine gennaio, uniamo con fermezza la nostra voce alle loro. In simili atteggiamenti delle Istituzioni europee è possibile ravvisare l’onda lunga dei processi di secolarizzazione, ma anche la mancata percezione di un clima diverso che si sta facendo strada nelle popolazioni europee, con la riscoperta della propria identità religiosa, morale e culturale e dei suoi valori e contenuti essenziali".

Sunday, May 14, 2006

Aussie gay

Anche i gay australiani, nonostante il governo conservatore di Howard, potranno celebrare un'unione civile, almeno nella capitale Canberra. Il Parlamento del territorio, Australian Capital Territory, ha approvato una legge che riconosce alle coppie dello stesso sesso gli stessi diritti di quelle sposate in aree come il testamento, la divisione della proprietà e la consultazione su questioni mediche.

Per evitare gli strali del governo conservatore federale, guidato da John Howard, l'assemblea di Canberra ha specificato che le unioni civili sono una cosa diversa dal matrimonio e ha stabilito che non saranno i funzionari federali a celebrare le unioni, ma dipendenti comunali iscritti a un apposito registro. Viva il federalismo.

Saturday, May 13, 2006

Non expedit

Ratzinger parla chiaro.
No ai Pacs, ai diritti per le coppie di conviventi e soprattutto alla legalizzazione delle unioni fra due persone dello stesso sesso. Il Papa richiama ufficialmente gli uomini politici e pone un veto sul riconoscimento dei diritti per gay e lesbiche.

''Politici e legislatori'', ha detto il santo Padre, devono difendere ''i diritti della famiglia'', perché sono in preparazione ''soluzioni giuridiche per le cosiddette unioni di fatto'', che pur ''rifiutando gli obblighi del matrimonio, pretendono di godere di diritti equivalenti''. Lo ha detto Benedetto XVI in Vaticano ai membri della riunione plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia. In alcuni casi, ha aggiunto Papa Ratzinger ''si vuole addirittura giungere a una nuova definizione del matrimonio per legalizzare le unioni omosessuali''.

Questo Papa Benedetto XVI ha un grande merito e glielo riconosco pienamente: è chiaro ed esplicito. Qualcuno, rispetto alle parole dell'altro giorno, aveva provato a interpretarlo in modo "leggero": la sua non è un'ingerenza, dicevano, è solo il magistero della Chiesa.
E invece no: Ratzinger si ingerisce nella vita politica e civile e ribadisce la sua voglia di farlo. Il suo è un vero e proprio Non expedit, a 130 anni o poco più dal precedente di Pio IX.

A questo punto sta tutta nelle mani della politica la responsbailità di difendere lo stato laico e la sua società tutta dall'invadenza e dai diktat di una parte sola, che pretende di possedere la verità e vuole imporla a tutti con la forza della legge.

Certo: un magistero morale come quello della chiesa cattolica sarebbe più credibile se i monsignori non si facessero sorprendere a Roma in un'area di prostituzione maschile, reagendo con violenza nei confronti degli stessi poliziotti, come è successo ieri sera a un prelato che vive in Vaticano, nella Domus Mariae dove fu eletto il Papa.

Friday, May 12, 2006

L'Educazione è la chiave di tutto

Nella nostra società, e in quello che diventerà fra pochi anni, conta moltissimo l'educazione, ma soprattutto l'Educazione, con la maiuscola, nel senso del ministero apposito, conosciuto anche come Istruzione.

Non per nulla molti di noi, invece della Difesa, avrebbero desiderato - e auspicano tuttora - vedere Emma Bonino a viale Trasterevere, dove ha sede il ministero dell'Istruzione, un tempo pubblica. Sappiamo invece che quell'importante dicastero resterà in mani probabilmente democristiane o comunque moderate e conservatrici: non Rosi Bindi, ma Livia Turco.

L'educazione, la formazione e l'istruzione sono la chiave della società del futuro, l'unico antidoto ai cittadini-robot, programmat sin da piccoli per diventare "vincenti", non farsi mai troppe domande e sognare di diventare "velina" o "tronista".

In questo senso è emblematica la Polonia, dove a meno di un anno dalle elezioni del 2005, il governo delle destre, il gabinetto Marcinkiewicz, ha già subito un primo rimpasto (peggiorativo).
Non solo la Lega delle famiglie polacche - il partito più reazionario, omofobo, antieuropeo, populista, razzista - è entrato nell'esecutivo (pur avendo ottenuto solo il 9% dei voti alle ultime elezioni), ma il suo presidente, Roman Giertych, è diventato vicepremier e, appunto, ministro dell'Educazione nazionale.

Deciderà dunque le sorti della scuola e del suo personale un uomo che l'anno scorso propose di escludere dalle aule gli insegnanti omosessuali e che ha guidato numerose marce anti-omosessuali, condite da lanci di sassi e uova contro i cortei gay, urlando slogan come "Stop ai pederasti". Ecco quanto conta l'Educazione.

Thursday, May 11, 2006

"Amore debole", l'anatema di Benedetto

Bisogna evitare la «confusione tra il matrimonio e altri tipi di unione basate su un amore debole».
Con queste parole Papa Ratzinger si è espresso una volta di più sul tema delle unioni civili e soprattutto delle coppie dello stesso sesso. Visto che poco prima aveva spiegato come la «differenza sessuale» di uomo e donna «non è un semplice dato biologico», ma esprime la «forma di amore» volta alla «comunione di persone aperta alla trasmissione della vita».

Un'offesa, denuncia giustamente Sergio Lo Giudice.
Un vero e proprio programma politico - dico io - da recapitare al nuovo inquilino (ateo) del Quirinale, un tempo dimora e palazzo del Papi. Adesso sarà la sede di un anziano signore, già comunista e poi socialdemocratico, che forse - per la prima volta in Italia - potrebbe ricordarsi anche di noi nei suoi messaggi.
Ciò che mai, in sette anni, fece l'attuale Presidente.

Wednesday, May 10, 2006

Garante di tutti, anche di gay, lesbiche, bisex e trans

Giorgio Napolitano è il nuovo presidente della Repubblica.
A parte la somiglianza con Re Umberto e la leggenda che fosse suo figlio naturale (un topos italiano, come quello di Montezemolo con Agnelli e Bruno Vespa con Mussolini), Napolitano è stato accolto da tutti - tranne forse la Lega - come un uomo di elevata statura istituzionale e garante della Costituzione di fronte a tutti, maggioranza opposizione e cittadini.

Anche l'Arciga ha espresso soddisfazione: da ministro dell'Interno del governo Prodi, Napolitano ricevette una delegazione dell'associazione e avviò una collaborazione per contrastare discriminazioni e delitti contro gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.
Un vero laico sul Colle.

PS: sono curioso di vedere la signora Clio Bittoni, la nuova first lady.

Tuesday, May 09, 2006

Le due facce della Margherita

Se a Torino - come in altre città italiane e nel Parlamento - il partito della Margherita dà pessima mostra di sé, come un concentrato di ipocrisia, conservatorismo e clericalismo, in altre parti d'Italia quello stesso partito esprime anche aperture persino incredibili nel panorama (culturalmente desertico) del centrosinistra italiano.

In quel di Padova la parlamentare della Margherita Franca Bimbi ha organizzato e ha partecipato al convegno "Omogenitorialità e nuove strutture familiari", sostenendo tesi che persino molti dei Ds temono di dire anche a bassa voce.
«Il programma dell'Unione - ha detto - riconosce i diritti delle coppie di fatto, quindi anche gay e lesbiche. E i diritti chiesti dagli omosessuali riguardano anche i loro legami famigliari. Cerchiamo di rispondere a questa domanda di famiglia dei gay, come Margherita non possiamo restare indifferenti. Pensiamo ai bambini, per tutelarli bisogna trovare soluzioni facili e immediate, che evitino barriere ai genitori omosessuali per costruire percorsi famigliari sereni».

A Torino, invece, abbiamo visto la faccia più ipocrita del centrosinistra, con le solite lamentele sul "buon gusto", sulle carnevalate e tutto l'armamentario dei benpensanti. Come dice, con le parole più adeguate, Aurelio Mancuso:
La parte politica che in teoria dovrebbe essere più sensibile alle nostre istanze, non trova mai di meglio, per segnare con caparbietà distanze e distinguo, di attaccarsi al decoro, sentimento di cui dovrebbe far miglior uso in molte altre circostanze.

Il gay pride è di per sé l’affermazione di una orgogliosa ostentazione della libertà personale e collettiva, conquistata dopo millenni di oppressione e clandestinità, quindi, ai nostri benpensanti bisogna rispondere con fermezza: se proprio non ce la fanno a guardare, volgano lo sguardo da un’altra parte!

E per rincarare la dose diremo con schiettezza, che il richiamo al decoro è di per se una insolenza, visto lo spettacolo a cui ci hanno abituato tanti e tante esponenti del centro sinistra. Ci sono quelli e quelle che non perdono occasione per offendere, dileggiare, discriminare le persone omosessuali e, peggio, ci sono tante e tanti che a questi indegni attacchi rispondono con il silenzio.

Sunday, May 07, 2006

Vota Aelred a Milano


È ufficiale: sono candidato al Consiglio di Zona 5 del Comune di Milano per la Rosa nel pugno.
Per me è la prima candidatura della vita e so che probabilmente non sarò eletto, però mi fa piacere dare il mio piccolo contributo.

Qui c'è il mio sito personale, diventato elettorale.

Saturday, May 06, 2006

Torino come Cracovia

E come Varsavia, Poznan, Mosca.
Tutte città in cui il Gay Pride è proibito o vietato dalle autorità. Gli stessi divieti denunciati e condannati dal Parlamento europeo, nella fondamentale risoluzione contro l'omofobia.

Bene: a Torino, alcuni politici del centrosinistra (leggasi, della Margherita) hanno sollevato dubbi sul corteo del Gay Pride, che è già stato spostato al 17 giugno per non sovrapporsi all'eventuale turno di ballottaggio. Tra parentesi, già una delicatezza inutile visto che Sergio Chiamparino è favoritissimo su Buttiglione e sarà rieletto con tutta probabilità al primo turno con una maggioranza amplissima, specie dopo i trionfi delle Olimpiadi.

Comunque, il signor Marco Calgaro, vicesindaco di Torino espressione della Margherita - come mi segnala Gianluca da Torino - ha dichiarato che "se quel corteo passerà nel centro storico, il Comune dovrà ritirare il patrocinio", anche perché "certe carnevalate danneggiano soprattutto loro" (i gay).

Sembra di risentire l'eco delle parole di Kaczynski, l'ex sindaco di Varsavia e adesso presidente della Polonia, che vietò il corteo glbt, poi celebrato ugualmente. O le parole del sindaco di Mosca, che ha vietato di recente il Gay Pride.

Alle assurde polemiche (con un Buttiglione "possibilista" per il corteo e An che si oppone "per non discriminare gli etero"), si somma il rifiuto delle Università, che hanno negato i propri spazi agli organizzatori del Pride, con scuse francamente risibili ("manca il tempo tecnico", "gli spazi non sono sufficienti"): le stesse aree concesse per le Olimpiadi.

Una parola seria (e di sinistra) è arrivata, fortunatamente, dalla presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso: "Mi dà fastidio quel senso di paura, quel velo di ipocrisia, davanti a quella che è solo l'espressione di un diritto alla libertà da parte di chi è discriminato".

Vivaddio! Signora Bresso, lo spieghi ai suoi colleghi politici e anche a tanti gay che non vengono a marciare con noi per rivendicare i nostri sacrosanti diritti.
Ecco: la migliore risposta a Calgaro è organizzarsi e andare alla marcia del 17 giugno. Noi (fda e io) ci saremo.

Thursday, May 04, 2006

Ci sarà mai Pacs?

Nuova legislatura (la numero XV), vecchi progetti di legge. Come quello sui Pacs, che è stato già ripresentato dopo la poca strada percorsa negli ultimi cinque anni.
Franco Grillini deputato dell'Ulivo ha depositato il progetto alla Camera; Vittoria Franco, anche lei ulivista, lo ha presentato al Senato.

Già all'interno dello stesso partito si sono levate alcune voci critiche, come quella del cattolico Bobba, ma Grillini ha risposto a muso duro e anche l'Arcigay ha reagito a tono: se dobbiamo prendere esempio dalla Germania (per la tutela della maternità come chiedeva Bobba, invece di occuparci di Pacs), dice Lo Giudice, imitiamo la sua legge sulle Unioni di vita in comune e si eviti di mettere in contrapposizione diritti diversi.
Vedremo che cosa di queste proposte diventerà legge. Prodi ha ribadito, comunque, il suo - limitato - impegno. sarebbe già qualcosa se diventasse concreto.

Wednesday, May 03, 2006

Orgogliosi di essere offensivi

Molti di voi, credo, avranno visto in tv la réclame di una radio italiana, Rtl 102.5, con lo slogan "Orgogliosi di essere normali".

Ora, fin qui non ci sarebbe niente di male, se non che la pubblicità è giocata sul contrasto fra vari gruppi di manifestanti, che scendono in piazza rivendicando i piùimprobabili orgogli: limonatori, autostoppisti, ritardatari, abbronzati, eccetera. Alla fine, invece, spuntano gli ascoltatori della radio che si proclamano "Orgogliosi di essere normali".

La campagna, che in giro passa per innovativa, è stata realizzata dall'agenzia Red Cell e - per la mia sensibilità - è estremamente fastidiosa: si basa su un preconcetto e una ridicolizzazione. Da un lato, il modello dei diversi e strampalati "orgogli" è indubbiamente il Gay Pride, ridotto all'iniziativa di un gruppo più o meno campato in aria, che rivendica qualcosa di strano. Dall'altro si pone l'accento sulla "normalità". D'altro canto, per una radio che ogni anno trasmette il Concerto di Natale in Vaticano non c'era da aspettarsi molto di più.

Una sola cosa mi preme dire: tutti i vari gruppuscoli che nella pubblicità scendono in piazza non sono né mai sono stati preseguitati, oppressi, emarginati. Nessuno impedisce agli autostoppisti di sposare la persona che amano o agli abbronzati di stare vicino al compagno malato e mille altre vessazioni.
A noi, gay lesbiche bisessuali e transessuali, invece succede proprio questo: siamo discriminati e nel passato siamo stati anche perseguitati ufficialmente e legalmente. Per questo - lo sappiano i pubblicitari - siamo orgogliosi di quello che siamo e soprattutto del fatto che non ci vogliamo più nascondere. È questo il senso del Gay Pride.

Tuesday, May 02, 2006

Il Tg1 dell'Unione è già friendly

Basta davvero poco per trasformare un telegiornale nazionale cattolico, conservatore e vagamente omofobo in un notiziario moderno e quasi "progressista".

Non so se è il caso del Tg1, guidato da Clemente Mimun, ma ho qualche sospetto. Grande è stata la sorpresa, la sera di domenica 30 aprile, quando il tg del primo canale ha dedicato un servizio di oltre un minuto - con immagini e il lavoro di un corrispondente - al matrimonio (pardon, unione civile) di Marco Canale, un imprenditore romano, con il suo compagno Alan Webb.
Con una Maria Luisa Busi raggiante a lanciare il servizio.

Niente preti, niente cardinali a commentare. Un miracolo per questa Italietta. Ma è già, anche, un piccolo segno del cambiamento.