Wednesday, March 08, 2006

Cari froci, caro Prodi

L'elettorato gay conta e interessa ai partiti politici, perché anche pochi voti ad aprile faranno la differenza.
Così, Romano Prodi, candidato presidente del Consiglio per l'Unione, ha scritto una lettera a Francesca Polo e Sergio Lo Giudice, presidenti di Arcilesbica e Arcigay, sull'ormai annosa questione delle unioni civili e dei diritti per le persone omosessuali.

Prima di andare avanti, però, mi preme precisare un punto, visto anche il dibattito sollevato dai gay di destra: sui diritti gay ho molto da rimproverare a Prodi e molto di più a diversi suoi alleati, però è vero che a sinistra il confronto c'è, la questione è sul tappeto e in un modo o nell'altro sarà affrontata; Prodi conosce l'esistenza di un elettorato gay e ad esso si rivolge. Dall'altra parte (a destra) invece non esistiamo e se mai serviamo da spauracchio ("No ai matrimoni gay") che devono agitare ora i leghisti ora i clericali conservatori. Quindi, innazitutto, meglio Prodi.

Ma andiamo avanti: il professore si rammarica per il disappunto del movimento gay e ripete, per l'ennesima volta, che c'è un impegno chiaro per ottenere un riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. E invita gay, lesbiche e trans a sostenerlo e impegnarsi con lui nella discussione su questa legge.

Nella risposta, Polo e Lo Giudice - per fortuna - ribadiscono che il loro (e nostro) impegno è per la piena uguaglianza e allontanano lo spettro dell'astensionismo, anche se sottolineano che sosterrano solo i partiti che appoggiano queste rivendicazioni e nella lista non a caso i Ds sono all'ultimo posto...

LA LETTERA DI ROMANO PRODI AD ARCIGAY E ARCILESBICA

Cara Polo, caro Lo Giudice,

prendo atto con estrema considerazione e serietà della vostra insoddisfazione circa il compromesso raggiunto in sede di redazione del programma su una materia cara a Voi, ma Vi assicuro, non solo a Voi, come quella del riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto.

Quello che Vi chiedo di riconoscere è comunque la determinazione, mia e di ogni componente della coalizione, la presa d’impegno, a voler percorrere insieme a Voi, e non senza di Voi, il cammino in grado di portare a un riconoscimento pieno ed effettivo di questi diritti.

Quello che Vi chiedo è dunque di essere consapevoli che un argomento simile, per essere discusso, per essere sviluppato, approfondito, non ha bisogno di chiasso, non ha bisogno di polemiche, ma del dialogo piano e ponderato, pacato e non urlato, tra persone che hanno a cuore, veramente, il bene dell’Italia.

Io so che voi questo avete a cuore, io so che voi avete a cuore la nostra vittoria; costruiamo dunque insieme in queste settimane che ci separano dal voto, le condizioni migliori per vincere, che risiedono essenzialmente nella coesione e nella compattezza della coalizione.

Confidando nella Vostra lungimiranza. Con stima e gratitudine.

Con molta amicizia
Romano Prodi
Roma, 1 marzo 2006


Bologna, 8 marzo 2006

Caro Prodi,
siamo consapevoli dell’impegno Tuo e della gran parte delle forze dell’Unione (Italia dei Valori, Pdci, Rosa nel Pugno, Verdi, Rifondazione, Ds) per una legge sulle unioni civili che dia riconoscimento giuridico pubblico anche alle coppie gay e lesbiche italiane che, a differenza di quanto avviene in tutti gli altri grandi Paesi europei, rimangono prive di qualunque tutela.

Sappiamo che la stessa determinazione non è condivisa da tutte le forze che compongono l’Unione e che Udeur e Margherita non sono state disponibili a inserire quegli impegni nel programma comune. Così la formulazione adottata risulta del tutto insoddisfacente, perché non affronta il nodo della creazione di un nuovo istituto giuridico.

Prendiamo atto con grande favore del Tuo impegno affinché l’intera coalizione dell’Unione si relazioni con la nostra comunità e le sue legittime istanze nel cammino verso un riconoscimento pieno dei nostri diritti di cittadinanza. Fin qui ciò non è avvenuto ed è per questo che noi, con amarezza, non possiamo riconoscerci nel programma dell’Unione. Per questo le nostre bandiere non sventoleranno insieme alle vostre nelle piazze italiane, come avremmo voluto, in questi faticosi giorni che ci separano dalle elezioni politiche.

Certo è che non verrà meno il nostro impegno affinché l’attuale maggioranza di governo, la più liberticida della storia repubblicana, se ne vada, perchè questa è la condizione stessa affinché in questo Paese si torni a parlare di diritti. Esponenti di primo piano del governo Berlusconi, come i ministri Calderoli, Tremaglia e Buttiglione, hanno offeso profondamente la dignità di gay e lesbiche. Quella coalizione include oggi formazioni neofasciste che si sono distinte per violenze verbali, minacce e aggressioni nei nostri confronti. La vittoria di quella parte politica, che pure contiene alcuni esponenti autenticamente liberali, sarebbe la vittoria dei nostri acerrimi nemici.

Per questo motivo chiederemo che non un nostro voto vada in quella direzione e che sia messa da parte ogni tentazione astensionistica, nonostante la forte delusione di questi giorni. Come ci ricorda Umberto Eco, non c’è scontento, per quanto fondato, che possa superare il timore e l’indignazione per lo scempio della democrazia in atto. Per questo noi voteremo, comunque, quei partiti dell’Unione che hanno ribadito di condividere le nostre richieste.

Lo faremo senza rinunciare, anzi dandovi maggior vigore, al nostro ruolo: quello di un movimento di liberazione che reclama la fine di odiose ed anacronistiche discriminazioni basate su un tratto fondamentale della nostra identità. Una situazione che, come ci ha ricordato poche settimane fa il Parlamento europeo nella sua Risoluzione contro l’omofobia, è paragonabile al razzismo, all’antisemitismo, alla xenofobia.

Noi daremo il nostro contributo per salvare il Paese da uno sfacelo democratico, ma la nostra voce non mancherà di farsi sentire forte e chiara, ora e più avanti, per reclamare, come ci è dovuto da uno Stato che osi dirsi democratico, la piena uguaglianza giuridica e la piena inclusione civile e sociale.

Con la consueta stima,
Francesca Polo, Presidente nazionale ArciLesbica
Sergio Lo Giudice, Presidente nazionale Arcigay

3 comments:

disorder said...

L'intervento di Eco è citato anche, nell'ultimo suo post, da Scalfarotto (leggiti cosa dice, i link li riporto anche da me).

Io il 9 aprile spero di poter festeggiare per un risultato positivo dell'Unione. Ma so già che nel momento in cui festeggerò (e nel caso, sì che festeggerò come cittadino) negherò una parte di me, la sfera della mia affettività e dignità personale: perchè su ciò che potranno combinare questi per *me*, sono un po' disilluso.

Gatto Nero said...

Già disorder, e non sei l'unico disilluso.
Dalla mia posso solo riportare l'aria che tira nelle discussioni nelle tanto bistrattate chat, con un generale spostamento dei voti di sinistra verso La Rosa nel Pugno, naturalmente non considerando i soliti zoccoli duri a sinistra e a destra.
Che dire: darò il mio voto non-sprecato (che non è né un voto che avrà peso politico, né un voto sprecato) alla Rosa nel Pugno, gli unici che per ora mi è sembrato non ci abbiano strumentalizzato.
Più di tanto, per lo meno.

AnelliDiFumo said...

Io sono più ottimista, sarà che sto vedendo il Porta a Porta con Vladimir, Di Pietro, la Mussolini e Castelli che parlano solo di unioni civili, ma penso che se la RnP avrà un buon successo riusciremo a vincere. Intanto le unioni civili, poi l'uguaglianza completa, come dicono bene Sergio e Francesca.