Tuesday, February 28, 2006

Alla prova della solidarietà

Ecco l'occasione.
I cattolici impegnati in politica, anche quelli di destra che non perdono occasione per ribadire il loro impegno a difendere la famiglia, hanno una grande opportunità per dimostrare di non essere omofobi, di non voler discriminare nessuno e di essere pronti, al contrario, a eliminare gli ostacoli che rendono la vita più difficile a molte persone, senza dover riconoscere per forza le unioni composte da persone dello stesso sesso.
Proprio qui in Lombardia, dove la politica è in mano a quella macchina di guerra che risponde al nome di Comunione e liberazione, il movimento fondato da don Giussani. Ma andiamo al sodo.

Al Consiglio regionale lombardo Marcello Saponaro, dei Verdi, ha presentato un progetto di legge (pdl) contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere, che agisce in particolare nel campo sanitario dove si consumano quotidianamente veri e propri drammi.
Questa legge, che potete leggere integralmente qui, prevede in particolare all'articolo 7 il "consenso informato ai trattamenti terapeutici", cioè la possibilità di indicare una persona cui i medici si devono rivolgere in caso di gravi condizioni di salute.
Ecco il testo:

1. Ciascuno ha diritto di designare la persona a cui gli operatori sanitari devono riferirsi per riceverne il consenso a un determinato trattamento terapeutico, qualora linteressato versi in condizione di incapacità naturale e il pericolo di un grave pregiudizio alla sua salute o alla sua integrità fisica giustifichi l'urgenza e indifferibilità della decisione.

2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica ai minori di anni diciotto.

3. Nel caso di ricovero ospedaliero in strutture pubbliche o private È fatto obbligo agli operatori sanitari di verificare lavvenuta manifestazione della dichiarazione, di cui al comma 1, e di darvi attuazione.

4. La manifestazione di volontà, di cui al comma 1, garantisce altresì alla persona designata di prestare assistenza al malato in ogni fase della degenza, nel rispetto delle modalità definite dai regolamenti delle strutture di ricovero e cura.


Oltre a questo, il progetto prevede norme anti-discriminazione sul lavoro, nella formazione professionale e per gli esercizi pubblici.
Qui non si parla di Pacs né di unioni; non ci sono matrimoni, né grandi né piccoli, né di serie A né di serie B. Solo una piccola norma di civiltà per garantire a tutti il diritto di essere assistiti da chi desiderano. Vedremo al momento del voto chi dimosterà di avere a cuore le persone in carne e ossa e chi preferirà difendere posizioni ideologiche per un tornaconto elettorale.

Certo, già la lista dei firmatari è significativa di un certo clima, in cui la sinistra è lasciata da sola a difendere i diritti dei più deboli. Dopo l'autore Marcello Saponaro c'è l'altro verde Carlo Monguzzi, Luciano Muhlbauer (Rifondazione), Stefano Zamponi (Italia dei valori - Di Pietro), Giuseppe Civati (Ds), Osvaldo Squassina (Rifondazione), Bebo Storti (Pdci). Anche stavolta, come succede troppo spesso, nessuno della Margherita.
PS: non siedono in Consiglio rappresentanti della Rosa nel pugno.

Egocentrismi

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Monday, February 27, 2006

Sono disperati

Quando una campagna elettorali assume toni sguaiati ed eccessivi, persino quando parlano alte cariche istituzionali, rappresentate da personaggi in genere moderatissimi, vuol dire che il grado di disperazione è alle stelle.

Non si spiega altrimenti come il presidente della Camera, terza carica dello Stato e rappresentante di tutti i cittadini, possa permettersi di attaccare e denigrare quotidianamente gay e lesbiche italiani (oltre a magistrati e altre categorie), per un basso interesse di bottega, che comunque non gli farà superare quel misero 5 per cento di cui la sua formazione politica è accreditata grazie a cospicue clientele.
Ieri Pier Ferdinando Casini si è premurato di ribadire che al centro del suo programma c'è "la famiglia, quella vera, non quella con due uomini, al centro del programma del centrodestra c'è il quoziente familiare: più figli, meno tasse, questo è il nostro obiettivo". Parole in libertà, da uno che ha governato per cinque anni e delle famiglie reali mi pare che non si sia preoccupato minimamente.

Altrettanto, se non più grave, il ministro dell'Interno, che in quanto responsabile della sicurezza dovrebbe difendere le cittadini e i cittadini omosessuali da aggressioni, assalti, offese e ingiustizie. E invece si impegna a diffondere disinformazione, per una carente cultura giuridica giuridica o per malafede.
''I pacs sono accordi omosessuali tra uomini e donne equiparati a famiglie, contravvenendo cosi' al diritto naturale e alla Costituzione'', ha detto Beppe Pisanu, a Catania in occasione di una convention del suo partito. Il ministro ha inoltre stigmatizzato il fatto che ''una famiglia omosessuale puo' allevare un figlio senza avere padre e madre''.

Con tutta evidenza sono disperati, sanno che perderanno e saranno spazzati via, che le lore alte cariche diventeranno solo un ricordo e si agitano furiosamente. Ma fra pochi mesi non sentiremo più parlare di loro.

Sunday, February 26, 2006

Otto e non più d'otto

Ottomila battute per raccontare 8 anni, gli ultimi, della storia di Milano. Otto anni di amministrazione Albertini, di imbarbarimento e incattivimento di una città che per decenni era stata un modello di civiltà, accoglienza e convivenza.

C'è tempo fino al 2 marzo, pochissimo ormai, per partecipare a 8bastano, il concorso lanciato dalla neonata editrice Gran vìa. Serve un racconto inedito, non più lungo di ottomila battute, una horror story ambientata a Milano negli ultimi otto anni. Il regolamento completo è qui.

Saturday, February 25, 2006

Il bello dei Giochi

(post dedicato al mio amico F)
Sì, d'accordo, lo spirito olimpico, la gioia delle medaglie, l'emozione della vittoria per una frazione di secondo.

Ma il bello delle Olimpiadi di Torino, quello vero, è qui.
Si chiama Chad Hedrick ed è uno dei campioni della squadra di pattinaggio velocità. È così bello che dev'essere per forza anche buono. ma chi resisterebbe a un sorriso (e due spalle) così.
Per di più è anche bravo: ha vinto la medaglio d'oro nei 5000 metri e l'argento nel 10000.


Non siete d'accordo?

Friday, February 24, 2006

Una firma inevitabile

La Rosa nel pugno firma oggi il programma dell'Unione, ma allegherà un documento pubblico con le priorità di questa formazione rispetto alle altre forze della coalizione: in particolare i Pacs e la difesa della scuola pubblica.

Una conclusione che non mi sorprende affatto, anzi che davo quasi per scontata, anche se qualcuno - anche su questo blog, come Roberto lt - ha espresso perplessità e delusione, forse anche prevedibili. Secondo me, però, Boselli e Bonino non potevano fare altrimenti e, a mio avviso, hanno fatto la scelta migliore, per loro e per noi.

Se fossero usciti dalla coalizione avrebbero avuto bisogno inderogabilmente del 4 per cento dei voti per entrare in parlamento e, per di più, avrebbero quasi certamente condannato l'Unione alla sconfitta. Stando nell'alleaza - e la firma era condicio sine qua non - invece, i radicalsocialisti concorrono all'assegnazione dei seggi con il semplice 2 per cento e soprattutto a far scattare il premio di maggioranza, nazionale alla Camera e regionale al Senato.
Se l'Unione vincerà, i parlamentari della Rosa saranno indispensabili per il governo - spero - e potranno fare pressioni almeno su alcuni punti, quelli della laicità.

In più stando nel centrosinistra la Rosa nel pugno fungerà, come spero, da pungolo e sprone per i Ds, che soffrono già la concorrenza della sinistra radicale, ma non possono sopportare a lungo una sinistra riformista, occidentale, atlantista, epperò inderogabilmente laica e orgogliosamente irriducibile nel sostegno dei diritti civili, nonostante Ruini e Rutelli.
Già diversi esponenti di primo piano dei Ds hanno abbandonato il Botteghino per la Rosa; se, come spero, anche una parte piccola ma significativa dell'elettorato volterà le spalle a Fassino, forse quel partito capirà di aver sbagliato completamente strategia e orizzonte, illudendosi di conquistare un inesistente elettorato moderato e perdendo quei voti della sinistra moderna, che in Italia è orfana del socialismo.

Thursday, February 23, 2006

Più di 3500 nozze gay in Gran Bretagna

Debutto di successo per le "civil partnership" britanniche.
Dal 21 dicembre, quando la nuova legge è entrata in vigore, al 31 gennaio sono state celebrate 3.648 unioni, di cui 2.510 fra coppie di gay e 1.138 i lesbiche. Di queste ben 700 sono state ufficializzate il primo giorno di validità della legge.

I dati sono stati diffusi dal'ufficio nazionale di statistica, che evidentemente non ha pudori nel raccontare che una legge, pensata e approvata esclusivamente per gay e lesbiche, ha avuto un'accoglienza così calorosa.
Noi accontentiamoci del consiglio comunale di Aosta che ha approvato a larghissima maggioranza (25 voti su 30) un mozione per invitare il Parlamento ad approvare una legge sulle unioni civili. Meglio di niente.

Wednesday, February 22, 2006

Bush, Bin Laden, gay e lesbiche: tutti figli di Dio

"Gesù era molto serio quando diceva che Dio è nostro Padre, che noi apparteniamo tutti a una sola famiglia, perché di questa famiglia siamo tutti membri, non solo qualcuno.
"Bush, Bin Laden, tutti ne fanno parte, gay, lesbiche e i cosiddetti normali, tutti appartengono alla stessa famiglia e tutti sono amati, sono preziosi".

Con queste parole, ispirate e illiminate, l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, anglicano e premio Nobel per la pace nel 1984, si è rivolto alla nona assemblea del Consiglio ecumenico delle Chiese a Porto Alegre, in Brasile.
"Solo insieme ci possiamo salvare - ha detto l'arcivescovo - perché siamo tutti esseri umani e dobbiamo essere uniti. Non vinceremo la guerra contro il terrore finché ci saranno condizioni di povertà e di miseria, di ignoranza e di malattia, che gettano nella disperazione tanti figli di Dio, membri della nostra famiglia".
Non è la prima volta che Tutu su ricorda anche dei gay e delle lesbiche e con la sua consueta delicatezza anche stavolta ha preso le difese dei non eterosessuali: "Non posso stare tranquillo finché ci saranno persone penalizzate per qualcosa che non dipende dalla loro volontà".

Indegnità di un ministro

No. Qui non sto parlando di Roberto Calderoli, sul cui show mi sono già espresso a suo tempo.
Ancora più grave - a mio parere - è l'attacco, violentissimo e assolutamente gratuito, sferrato da Beppe Pisanu, altrimenti pio e moderato ministro dell'Interno, contro Vladimir Luxuria.

Non ho legami di amicizia con Vladimiro Guadagno né mi fa velo alcun sostegno per il partito in cui milita (Rifondazione comunista), però mi pare gravissimo che un ministro della Repubblica - che dovrebbe rappresentare e tutelare tutti i cittadini, compresi gay lesbiche bisessuali e transessuali - si lasci andare a offese e insulti, motivati solo dall'orientamento sessuale.

"A me non importa se Luxuria e' un compagno che non ha bisogno di gentile consorte. Ma e' un travestito che sostiene che persone dello stesso sesso possono avere la stessa dignita' della famiglia prevista dalla costituzione e creata dal patto matrimoniale tra una donna ed un uomo. Se si ammette questa idea, si ammette anche che due omosessuali possano generare o adottare un figlio e levare a questa creatura il diritto naturale ad avere un padre e una madre, di godere del loro affetto e della loro educazione. Se si nega questa idea della famiglia, si demolisce alla base una civilta' costruita su duemila anni di cristianesimo, si demolisce l'intero occidente.
In questo caso Luxuria non e' piu' solo carnevalesco, piu' o meno osceno, ma diventa un problema serio perche' viene candidato, come dice Bertinotti, per rappresentare l'esperienza di vita e di ideali che incarna con i suoi comportamenti"
.

Complimenti al democratico Pisanu.

Tuesday, February 21, 2006

Niente insulti, siamo inglesi

Permettetemi per un attimo di alleggerire il tono "politico" degli ultimi post, anche se l'argomento di questo non è proprio futile.

Mentre in Italia insultare i calciatori avversari (e a volte persino quelli della propria squadra) con slogan razzisti è ordinaria amministrazione, in Inghilterra una squadra, il Tottenham, ha deciso di bandire i cori e le offese anti-gay. È un'assoluta novità per le Premier Laegue e forse per il mondo intero, anche se sempre l'Inghilterra - dopo essere stata bandita dall'Europa - è stata la prima a combattere con successo il tifo violento e in fondo è un po' la patria del fair play.

Comunque da ora l'omofobia non avrà posto nello stadio degli Spur e la società - ha spiegato il portavoce - spera che anche gli altri seguano questo percorso. Il Tottenham "è impegnato a combattere ogni forma di discriminazione o attacco basata su razza, religione e orientamento sessuale".
Un bell'esempio per tutti i cittadini, non solo per i tifosi, e un modello per altri paesi dove il rispetto dell'altro è ancora un lontano obiettivo.

Monday, February 20, 2006

Che cosa vogliamo?

Il post precedente ha attirato critiche, commenti e riflessioni superiori alla media di questo blog. E ne sono lieto.
Sono emerse anche posizioni che personalmente condivido poco o per niente, ma che dovrebbero essere chiarite se vogliamo che in Italia esista davvero un movimento glbt, gay lesbico bisessuale e transessuale.

Nel giorno in cui i nostri principali avversari politici e ideologici si preparano alla battaglia in grande stile, battaglia di idee e di pensiero soprattutto, ma anche pressione politica, noi non siamo in grado di creare una "cultura gay", quella stessa contro cui si scaglia il Vaticano, sempre pronto ad accogliere i poveri "omosessuali" (specie se afflitto da senso di colpa), ma spietato appunto con la cultura gay.

Al di là della contingenza elettorale, su cui avremo tempo di tornare, è il caso di decidere se vogliamo agire come un collettivo e porci obiettivi da raggiungere oppure siamo una minoranza folta, ma senza unità. Devo in particolare una risposta al Guapo, che in un commento sostiene che a molti gay - specie i più giovani che vanno al Muccassassina - i Pacs non interessano; mentre i più adulti, che per età sarebbero candidati a sostenerli e sottoscriverli, in realtà non hanno alcuna intenzione di ufficializzare i loro rapporti.

Qui c'è un problema di fondo: le unioni civili (o Pacs) erano una delle richieste del movimento gay, insieme ad altre tre o quattro questioni:
1. una legge contro la discriminazione per l'orientamento sessuale e contro l'omofobia
2. una legge che punisca i crimini dell'odio anti-gay (estensione della legge Mancino)
3. la "piccola soluzione" per i trans e le trans, affinché ottengano il riassegnamento anche senza operazioni chirurgiche invasive che non tutti sono disposti ad affrontare.

Il movimento aveva deciso di insistere sui Pacs perché sembrava un risultato a portata di mano.
ma aggiungo una notazione: le unioni civili - e ancor di più il matrimonio aperto a tutti - non servono solo a chi si vuole sposare o potrebbe farlo in futuro. Il loro valore simbolico e ideale è infinitamente superiore e significa "uguaglianza" e dignità" per le persone omosessuali, oltre che un risarcimento per i secoli di discriminazione.
A questo punto è il caso di riproporvi le parole (traduzione mia) con cui Zapatero, nel suo discorso di insediamento al governo, annunciò il progetto di estendere il matrimonio a tutti:

"... È arrivato anche il momento di mettere fine, una volta per tutte, alle intollerabili discriminazioni che ancora soffrono molti spagnoli, esclusivamente a causa delle loro preferenze sessuali. Lo dirò chiaramente: omosessuali e transessuali meritano la stessa considerazione pubblica degli eterosessuali e hanno il diritto di vivere liberamente la vita che essi stessi hanno scelto.

Modificheremo, quindi, il Codice Civile per riconoscere a loro, su un piano di uguaglianza, il diritto al matrimonio con gli effetti conseguenti in materia di successione, diritto al lavoro e protezione dello stato sociale".

Sunday, February 19, 2006

Ci meritiamo il nulla che abbiamo

Se neppure noi gay, lesbiche, bisessuali e transessuali siamo in grado di lottare e manifestare per i nostri diritti, chi lo fara per noi?
Ci aspettiamo forse che qualcun altro decida di offrirci graziosamente ciò che noi non siamo in grado neppure di reclamare?

Sabato abbiamo manifestato a Roma, in piazza Santi Apostoli, davanti alla sede dell'Unione di centrosinistra. Da Milano siamo scesi in meno di venti, con un pullman offerto dal Cig-Arcigay, più due ragazze salite su con noi a Parma. Ma in piazza, sotto le finestre dell'Unione, non eravamo neppure 50! Fotografi e giornalisti erano più dei manifestanti.

Ma i romani dov'erano? C'erano Lo Giudice, Mancuso, Grillini e Fabrizio Marrazzo, presidente dell'Arcigay capitolina. Ma con lui non c'erano volontari (forse 2 o 3): eppure gli iscritti all'Arcigay Roma sono oltre 30mila. Nessuno di questi è venuto alle 12 di sabato mattina.

Dal circolo Mario Mieli neppure l'ombra. In fondo, la sera prima c'era Muccassassina.
Da Digayproject neppure mi dicono che Imma Battaglia è arrivata (ma fino alle tredici io non l'ho vista)...

Migliaia di gay vanno a ballare il venerdì a Muccassassina, a Roma. Almeno 2mila si ritrovano tutte le domeniche a Milano al Borgo del tempo perso, per la serata organizzata dal Cig. Altre migliaia, nel fine settimana e spesso in altre serate, vanno per parchi e boschetti a cercare sesso veloce e poco impegnativo. E fanno benissimo, per carità.
Ma nessuno di questi sente l'esigenza di scendere in piazza, per una volta una, a chiedere i propri diritti? Evidentemente no.

Se poi non avremo il matrimonio; se non avremo le unioni civili né il Pacs; se non puniranno l'omofobia e i crimini dell'odio; se non ci saranno nuove regole, più umane, per le persone transessuali. Ebbene, sarà solo colpa nostra. Perché i diritti non piovono dal cielo: si combatte per averli e si deve impegnare qualcosa.
A questo punto ha ragione D'Alema a dire che i Pacs non sono una questione prioritaria per l'Italia. Se non interessano al movimento gay, come possono interessare agli altri?

E intanto Grillini dice di protestare contro Prodi, ma non troppo...

Friday, February 17, 2006

Sfuggi a Calderoli e trovi Illy

L'altra sera, mercoledì credo, su Raiuno, dopo il Tg1 delle 20, era ospite del direttore Clemente Mimun a DopoTg1 il ministro per le Riforme Roberto Calderoli, della Legaa Nord.
Oltre a sfoggiare una discutibile maglietta con una vignetta su Allah, Calderoli inopinatamente è tornare a battere il chiodo delle unioni civili, anzi - come dice lui - del matrimonio omosessuale che, a suo dire, il centrosinistra si appresta a introdurre in Italia. (Volesse il cielo che fosse così! Però, impari Rutelli, che anche con tutti i distinguo del mondo le destre accuseranno sempre l'Unione di volere le nozze gay: tanto vale, sostenerle davvero).

Comunque, nel discorso, Calderoli ha tenuto a precisare che due gay che si baciano in tv (di certo non su Mediaset) a lui "fanno schifo". Su queste alate parole, il signor Mimun non ha creduto opportuno prendere le distanze né dissociarsi. Tanto, in Italia, offendere e denigrare i gay è lecito, anzi quasi opportuno. A Matrix, su Canale 5, quando Calderoli si rivolse a Rula Jebreal come "quella signora abbronzata", Mentana saltò su come una furia. E giustamente!
E se Calderoli avesse detto a Mimun che gli facevano schifo due ebrei con le treccine? Come avrebbe reagito il direttore? Invece, silenzio.

Se, però, di Calderoli conoscevamo la facondia e da lui ci aspettiamo simili piacevolezze, ben più grave è l'atteggiamento di Riccardo Illy, che è diventato presidente del Friuli Venezia Giulia con i voti di tutta la sinistra.
Da lui è arrivato un attacco eccessivo, sguaiato, acido (e infarcito di luoghi comuni e ignoranza greve) contro le persone omosessuali e, di riflesso, contro le coppie etero che non hanno figli.

"Sulla famiglia alcune cose vanno dette, con chiarezza. Se in materia sono sempre esistiti dei privilegi, è perché questi sono funzionali alla crescita della società. Non si può correre dietro a richieste che spesso sono dettate dall'invidia, o a quelli che dicono perché no? Il perché no vale per mille cose. E appare poco sensato imporre clausole formali a chi rifiuta la formalizzazione matrimoniale".
"In quanto al matrimonio omosessuale, visto che l'istituto è volto ad allevare i figli, non capisco a cosa possa servire. Eventuali adozioni, poi, fornirebbero un modello comportamentale che non è nell'interesse della società, e potrebbe far sì che il bambino replicasse l'omosessualità. Va da sé che accordi per tutela e diritti interni ad un'unione gay si possono definire con scrittura private, che già esistono".
Da ultimo "anche il fatto che esistano coppie conviventi, omo o eterosessuali, i cui obiettivi siano la cura e il sostegno reciproco, è certamente, un fatto di interesse sociale. E perciò da tutelare, si deve vedere con quali misure. I tanti problemi segnalati credo siano facilmente risolvibili: il subentro nel contratto d'affitto, ad esempio, la si garantisce firmandolo in due. E con un articolo in qualche leggina si stabilisce che il paziente può indicare una persona di riferimento, anche non familiare o parente, in caso di ospedalizzazione, o di incapacità di intendere e di volere".

Thursday, February 16, 2006

Repubblica Ceca, il veto di Klaus sui gay

No alla legge sulle convivenze registrate fra persone dello stesso sesso.
Nonostante il 62 per cento della popolazione sia favorevole a questo nuovo istituto, il presidente della Repubblica, il conservatore Vaklav Klaus, ha posto il veto alla riforma e l'ha rimandata alla Camera. I deputati potrebbero superare il No del presidente, ma solo con la maggioranza assoluta di 101 voti.

La Camera, controllata dai socialdemocratici, aveva approvato la legge a dicembre e il Senato, a maggioranza conservatrice, l'aveva confermata a gennaio. Il presidente, pero', aveva definito la legge ''solo un tentativo di distruggere le istituzioni tradizionali sulle quali e' basata la nostra societa'''. Un provvedimento, aveva aggiunto, che non ha niente a che fare con la liberta' delle minoranze. Fra poco, però, i cechi rivotano per il presidente...

Ci è o ci fa?

L'Unione fa finta di non capire la nostra opposizione al programma e invia una lettera di sorpresa in risposta alla mia lettera di protesta, in cui ritiravo il mio appoggio alla campagna di Prodi. O non capiscono o vogliono fare i furbi. Ma io ho risposto ancora:

Caro Aelred,

ci spiace che la mancanza di una sola parola dal Programma rischi di
cancellare, come sostieni, un lungo percorso di condivisione e vicinanza su
principi e valori tanto importanti. Le semplificazioni e le drammatizzazioni
servono per i titoli ad effetto dei giornali, ma non bisogna lasciarsi
ingannare dalle polemiche e dalle critiche pretestuose. Se nel testo non si
trova la parola "Pacs", non si trova neppure il "no" ai Pacs, anzi. L'impegno
per il riconoscimento pieno delle unioni civili e delle scelte individuali è
totale, sia chiaro. È paradossale, scusaci, che si mettano in dubbio le
politiche sociali del centrosinistra di fronte all'esperienza subìta dagli
italiani in questi cinque anni di governo del centrodestra, tutti incentrati
sulla ghettizzazione dei diritti altrui.
Il Programma dell'Unione rappresenta, come detto da Romano Prodi, i pilastri
attorno al quale costruire l'edificio di governo dei prossimi cinque anni. E
in questo edificio non ci saranno stanze chiuse e senza finestre. Ma spazi
aperti per tutti.

Rimaniamo a tua disposizione per qualsiasi esigenza e ti ringraziamo in
anticipo se vorrai continuare a seguirci e a sostenerci.

Un caro saluto
La Fabbrica del Programma


Cara Xxx,

ti ringrazio per la gentile lettera, ma a questo punto devo chiarirti i motivi della mia contrarietà, che non sono - ci mancherebbe altro! - "la mancanza di una sola parola dal Programma".

1. Innanzitutto pesa la "mancanza" del presidente Prodi, che aveva dato la sua parola per una legge che tutelasse le unioni composte da persone dello stesso sesso. Anche per questo lo votai alle primarie e speravo che 4 milioni di voti gli bastassero per superare i veti di partiti e partitini. Se ha fatto marcia indietro sulle unioni civili chi mi garantisce che non lo farà anche sulla pace o sui diritti dei lavoratori. Magari non per responsabilità sue, ma a causa degli alleati...

2. Nel Programma non manca "una parola", manca l'impegno per una legge e un istituto che tuteli le coppie gay e lesbiche. Al centrosinistra fa paura la parola gay, omosessualità? al punto da non poterla scrivere neppure una volta in duecento e passa pagine? Eppure i socialisti spagnoli hanno difeso a viso aperto, in Parlamento, "la dgnità delle persone omosessuali" che devono essere risarcite da secoli di discriminazione. E da noi tutti a scusarsi e parlare di coppie di fatto e convivenze.

3. Qui andiamo al terzo punto. Già una volta, nel 2000 quando governava il centrosinistra, i moderati della coalizione si opposero a una legge - moderatissima - che dava minimi diritti alle coppie dello stesso sesso, perché "non era nel programma". Per questo motivo stavolta era necessario, per noi gay lesbiche bisessuali e transessuali, che il programma dicesse chiaramente e impegnasse gli alleati a realizzare una riforma.

4. Non si tratta di "diritti alle persone che formano coppie di fatto". I diritti ai singoli li dà la Costituzione. Noi rivendichiamo la dignità delle unioni, che deve essere ratificata pubblicamente con un atto volontario. Solo così si combatte lo stigma sociale, la discriminazione, l'omofobia. E si restituisce un minimo di cittadinanza a donne e uomini omosessuali, transessuali e bisex. Finché il centrosinistra non capirà questi pochi punti e non li trasformerà in parte della sua battaglia, non potrà avere il mio sostegno.

I valori non sono solo quelli della destra e dei conservatori. Una coalizione progressista deve inalberare i propri valori e andarne fiera: uguaglianza dei cittadini, dignità delle persone, libertà, diritto di cittadinanza, autodeterminazione. Sono questi i valori su cui l'Unione deve fondarsi.
Altrimenti non vedrò alcuna differenza rispetto al centrodestra, salvo la biografia personale dei candidati. ma quella, da sola, non basta.

Cordialmente
Aelred

Wednesday, February 15, 2006

Ieri a Milano, sabato a Roma

Forse non eravamo cento - come dice Aurelio Mancuso - ma comunque ieri a Milano, come a Roma e in altre venti città, abbiamo mostrato tutta la nostra rabbia e delusione verso un compromesso che calpesta la dignita di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.
Certo, sarebbe stato meglio che fossimo di più. ma per essere stato organizzato in così poco tempo, senza mezzi e in un giorno feriale va già bene così.

Ora, però, non ci possiamo fermare, dobbiamo protestare fino al 24 febbraio e oltre e far capire al centrosinistra che non ci stiamo a lasciarci calpestare.
Per sabato l'Arcigay ha chiamato a una nuova manifestazione a Roma, alle 12, in piazza Santi Apostoli, davanti alla sede dell'Unione e del costituendo partito democratico.
Dobbiamo essere quanti più possibile.

Nel frattempo, però, ecco un'iniziativa lanciata da Giovanni Dall'Orto.

Appello all'Unione

Caro amico, cara amica, ti preghiamo di aderire alla campagna di pressione sull'Unione affinché reintroduca i Pacs nel suo programma. Segui le istruzioni che trovi in fondo al testo dell'appello:

===========

APPELLO ALL'UNIONE PER I PACS

Onorevole,

la decisione di escludere i Pacs dal programma dell'Unione è un grave errore.

Il riconoscimento giuridico delle Unioni civili è un fatto compiuto in tutta Europa (ad eccezione delle sole Italia, Grecia e Irlanda), ed è un gesto dovuto che prende atto di un cambiamento socioculturale di ampia dimensione, come fu a suo tempo, per esempio, la concessione del voto alle donne in Europa. Rimandare la discussione di questo cambiamento è miope, perché rischia di creare e radicare soltanto in Italia contrapposizioni artificiali su un tema su cui, in realtà, la coscienza sociale del paese è pronta e concorde, come mostrano tutti i sondaggi d'opinione in proposito.

Si aggiunga che la proposta dei Pacs era una mediazione al ribasso raggiunta, a suo tempo, fra le esigenze di non offendere la sensibilità del mondo cattolico da un lato e dall'altro la richiesta di un riconoscimento paritario delle loro relazioni da parte dei cittadini esclusi dal matrimonio (più di tre milioni in Italia). Venire meno a questa mediazione - su cui i partiti dell'Unione si erano più volte impegnati, sia pure verbalmente - azzera la discussione, rischiando di ottenere l'effetto opposto a quello forse da voi auspicato.

Il Pacs è una mediazione forse insoddisfacente per tutti, ma è comunque una mediazione accettata dalla grandissima parte dei diretti interessati. Rinunciarvi può significare inasprire il dibattito e gli animi, radicalizzando le posizioni e spostando il dibattito, senza più alcuna mediazione, sulla richiesta di allargare il matrimonio anche alle persone dello stesso sesso, similmente a quanto è già accaduto in Spagna.

Come se non bastasse, oltre ad escludere i Pacs dal programma, l'Unione non ha neppure fatto cenno nel suo programma a questioni su cui l'Italia è inadempiente da anni rispetto a quanto chiesto dall'Europa, in materia di leggi di protezioni contro la discriminazione verso le persone omosessuali e transessuali, e di leggi di protezione contro i crimini motivati da odio contro le persone omosessuali e transessuali.

Tali dimenticanze rischiano di creare al futuro governo di centrosinistra conflitti non solo con gli elettori dimenticati dalla coalizione, ma anche con le istituzioni europee e con i cittadini di altri paesi dell'area di Schengen che, trasferitisi in Italia, si vedono privare di diritti civili e tutele di cui godono al di fuori d'Italia.

Le chiediamo quindi di volere riconsiderare la decisione presa dal suo partito, e di tenere conto delle esigenze di milioni di cittadini che sono stati troppo a lungo ignorate dallo Stato italiano.

In fede

(Nome e cognome di chi invia questa mail, e sua città)

==========

Per favore copia e incolla il testo che leggi qui sopra in tre mail, aggiungi la tua firma e la città, e mandale separatamente agli indirizzi degli onorevoli Fassino, Bertinotti, e Rutelli:

p.fassino@dsonline.it

fausto.bertinotti@rifondazione.it

segr.rutelli@dlmargherita.it

Se desideri aggiungere qualche considerazione tua, fallo, ma per favore non aggiungere MAI insulti, e non aggredire. Questa è una campagna di pressione politica non-violenta.

Dopo aver spedito le tre mail, invia una copia di questa lettera a tutte le persone che pensi che possano essere sensibili al tema.

La campagna si conclude il 25 febbraio 2006, giorno entro cui le le liste elettorali saranno state consegnate (e i programmi sottoscritti). A quella data valuteremo il risultato e decideremo quali altre eventuali iniziative intraprendere. Per favore, non spedire questa mail dopo il 25 febbraio, perché sarebbe inutile.

Per rimanere aggiornato sulle iniziative consulta il sito: www.arcigay.it

Tuesday, February 14, 2006

Il matrimonio gay fa bene alla salute

L'abbiamo sempre detto che permettere a gay e lesbiche di sposarsi con un compagno dello stesso sesso è l'obiettivo cui noi gay dobbiamo puntare per ottenere vera uguaglianza.
Ora, però, c'è un motivo in più per aspirare a questo traguardo: il matrimonio gay "fa bene alla salute".
Lo sostiene uno studio appena pubblicato dal Journal of Epidemiology and Community Health, secondo cui la presenza di un riconoscimento pubblico delle unioni gay (matrimonio o unioni civili) riduce l'abuso di alcol e droghe nei maschi gay e favorisce la stabilità della coppia. Con un beneficio fisico, ma soprattutto psicologico.

Attenzione a ridere! Uno dei ricercatori che ha realizzato lo studio, Michael King, spiega che "le unioni civili abbattono i pregiudizi, favoriscono il riconoscimento", ma soprattutto "favoriscono la stabilità della coppia e riducono l'esclusione sociale, di cui spesso soffrono gay e lesbiche".

Ho sempre sostenuto che il valore ideale e simbolico del matrimonio per gay e lesbiche, bi e trans è infinitamente superiore alla somma dei diritti che riconosce.
Bene, questo studio ci spiega il perché.

Monday, February 13, 2006

Verso un nuovo movimento gay

"Sarà necessaria una riflessione su un'articolazione differente tra il ruolo degli eletti e una radicalizzazione del movimento...
"Sarà necessario che tra movimento ed eletti si vada verso una maggiore distinzione di ruoli". (Sergio Lo Giudice).
Questo mi ha detto oggi il presidente nazionale dell'Arcigay, rispondendo a qualche domanda sulla manifestazione di domani in 35 città italiane per protestare contro il voltafaccia dell'Unione di Prodi.

Ecco, se da questo schiaffo in pieno viso nascerà un movimento gay italiano più incazzato, meno moderato, meno collaretale ai partiti e più convinto delle battaglie da fare; forse allora ne sarà valsa la pena e, col senno di poi, dovremo ringraziare quei politici neoclericali che ci hanno osteggiato e quegli altri che per convenienze personali non ci hanno difeso.

"Se il programma non cambierà - ha detto ancora Lo Giudice - noi chiederemo il rispetto della Costituzione e del Trattato di Nizza e punteremo a quello che è il nostro vero e unico obiettivo, la piena uguglianza". FINALMENTE! Finalmente, forse, avremo un movimento che non si preoccupa dei partiti, delle coalizioni e delle mediazioni e chiede solo cià che ci spetta di diritto: il pieno riconoscimento e la dignità di persone.

Sunday, February 12, 2006

Martedì sera tutti a protestare

Tenetevi liberi martedì pomeriggio/sera, il 14 febbraio.
A Milano dalle 17,30 alle 20 in piazza Cadorna
A Roma alle 12,30 in via del Corso, angolo piazza Colonna
come mi segnala prontamente il buon Riccardo. Fate girare e passate la voce, ché non siamo sempre i soliti quattro gatti.
Questo invito è rivolto a gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, eterosessuali. Quelli che vengono sempre al Gay Pride e alle manifestazioni di protesta e quelli che preferiscono frequentare solo i locali di svago e i luoghi di ricreazione all'aria aperta. E anche quelli che non frequentano. Per una volta potrebbe prevalere il senso civico e la voglia di farsi sentire da una classe politica lontana anni-luce dalla realtà.

Per martedì 14 febbraio Arcigay e Arcilesbica e le altre associazioni nazionali glbt hanno lanciato una serie di sit-in di protesta in numerose piazze italiane. Ancora non ci sono i particolari, ma cominciate a prepararvi. In piazza vanno la nostra rabbia e la nostra delusione contro il centrosinistra per il programma irricevibile che hanno compilato, contro il voltafaccia di Prodi.

Siamo gli unici in Europa a non avere un istituto pubblico che riconosca i nostri diritti e tuteli la nostra dignità. A parte i paesi che giustamente hanno esteso a tutti i cittadini il matrimonio (Spagna, Olanda e Belgio), tutti gli altri paesi dell'Europa occidentale (tranne Irlanda che si sta attrezzando con la destra al governo e Grecia) hanno introdotto questa innovazione, che ormai fa parte stabilmente delle regole della convivenza. Anche paesi dell'Est come Ungheria, Slovenia e Repubblica Ceca sono decenni avanti a noi.

Martedì 14, San Valentino, noi gay, lesbiche, bisessuali e transessuali non avremo nulla da festeggiare.
UNIONI CIVILI, UN ATTO DI CIVILTÀ

Aggiornamento: aderisco alla proposta di Sciltian (Anellidifumo), che lancia l'idea di un congresso straordinario delle realtà gay, lesbiche, bisex e trans italiane.
Sì. facciamo gli STATI GENERALI del movimento. Non c'è occasione più opportuna di questa.

Saturday, February 11, 2006

Il tradimento di D'Alema e Fassino con Verdi, Pdci e Rifondazione

La Margherita e l'Udeur - dice bene Fda - non hanno più di tante colpe. In fondo fanno il loro (sporco) lavoro, cercando di imporre il moderatismo come cifra di un'alleanza di centrosinistra che dovrebbe essere socialdemocratica e invece si scopre via via sempre più neocentrista.

Le responsabilità più gravi di questa vergognosa soluzione per gay e lesbiche sono da ascrivvere ai Ds, che non contenti di aver perso operai (per compiacere la Confindustria) e impiegati (per accontentare il popolo delle "partite Iva") ora buttano a mare anche noi gay per far felici i vescovi e la Cei. O forse speravano di contare una volta di più sul collateralismo di Arcigay, che in questi anni ha sostenuto le mediazioni più moderate.
Si spiegherebbe così il livore con cui Massimo D'Alema ha liquidato la questione gay, dopo il comunicato di fuoco di Arcigay e Arcilesbica: «Il programma del centrosinistra non fa perno sui Pacs. Credo che noi abbiamo preparato un programma di straordinario valore per il futuro del Paese che si propone di rilanciare lo sviluppo economico, di promuovere l' occupazione e di affrontare i grandi problemi irrisolti dell'Italia sulla scuola, l'universita' e la giustizia. In questo ambito c'è anche questo tema dei Pacs sul quale ci sono anche punti di vista, sensibilità culturali e religiose diverse e su cui, secondo me, si è trovato un buon compromesso, magari non piacerà a tutti. Non credo che per gli italiani questa sia la questione fondamentale».

Di Fassino non merita neppure parlare, dopo avergli sentito dire che lui è pronto a discutere il programma con Ruini. Non con la Bindi e Franco Marini: proprio con don Camillo.
Ma stavolta gay e lesbiche non ci lasciamo incantare dalle parole suadenti di Franco Grillini, un leader buono per l'epoca pionieristica, quando i gay a mala pena uscivano dalle catacombe, ma ormai assolutamente inadeguato. La sua è un'Italia anni Settanta, più vicina a Pasolini e Sandro Penna che a Pedro Zerolo e Zapatero. E infatti Bersani comincia a pensare che i Ds perderanno voti a favore di forze più laiche come la Rosa.

Ma i più sfacciati sono i partiti della sinistra "radicale", sempre pronti a tirare su la bandiera dei diritti gay, ma incapaci di tener testa a Rutelli sulle unioni civili. Se non ci possiamo fidare di loro, se nemmeno Diliberto e Pecoraro Scanio puntano i piedi sui gay, su chi contiamo? Evidentemente solo sulla Rosa nel pugno di socialisti e radicali. Boselli e Bonino hanno deciso che su questo punto non si poteva cedere, anche se la Rosa non uscirà dall'alleanza. A questo punto l'importante è dare a loro tutta la forza possibile, per aumentare il quoziente di laicità dell'Unione.
Penoso anche Bertinotti, che candida Vladimir Luxuria per conquistare titoli di giornale, ma poi di fronte a Rutelli e a Ruini fa anche lui marcia indietro e cede su tutto. Salvo poi perdersi in distinguo.
Quanto al merito della questione, come dice Gianni Rossi Barilli, non si capisce come una legge possa dare alle persone in quanti tali (e singole) più diritti di quanti non ne abbiano già. L'unica evoluzione sarebbe il riconoscimento giuridico dell'unione. Ma su quello, si sa, Ruini non è d'accordo, quindi non se ne farà nulla.

Friday, February 10, 2006

Nessun diritto alle unioni gay

Non ci saranno i Pacs, non ci saranno le unioni civili, non ci sarà alcun riconoscimento per le unioni fra persone dello stesso sesso. Nel programma dell'Unione di centrosinistra è stato raggiunto un compromesso all'insegna del clericalismo.

I Ds ci hanno abbandonato (con Fassino che elogia le proposte di Ruini), Rifondazione, Pdci e Verdi hanno rinunciato a difendere questo punto e solo la Rosa nel pugno, rappresentata da Emma Bonino, ha tenuto duro fino ad abbandonare il tavolo.
Alla fine ha vinto la Margherita di Rutelli, che ha fatto di tutto - e l'ha spuntata - per negare qualsiasi riconoscimento giuridico alle coppie gay. D'altronde il suo partito candiderà al Senato la professoressa Paola Binetti, presidente del comitato Scienza & Vita, quello contro il referendum sulla fecondazione assistita.

Comunque, ecco il testo (grassetto mio) su cui si sono accordati tutti, tranne socialisti e radicali (e vorrei vedere):

«L'Unione proporrà il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di una unione di fatto non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale». «Va considerato piuttosto quale criterio qualificante - continua il testo - il sistema di relazioni sentimentali, assistenziali e di solidarietà da loro stabilito e consiviso».

Quindi, le unioni - la coppia in pratica - non contano niente, proprio come voleva il signor Camillo Ruini. Si daranno - se si daranno - diritti alle persone, ma non sarà riconosciuto il valore dell'unione in sé e della vita in comune.
Questo è il compromesso, questo è quanto hanno accettato Ds, Rifondazione, Verdi e Pdci; questo è il risultato che ha ottenuto l'Arcigay con anni di penosa strategia di "moderatismo", ricordando in continuazione quanto siamo buoni, zitti e rispettosi della sensibilità cattolica. Alla nostra sensibilità non pensa mai nessuno.

È indegno essere trattati in questo modo e, come dice fda, viene voglia di astenersi o di votare Alleanza nazionale. Io invece sono sempre più convinto di sostenere la Rosa. Mi dispiace di Prodi, ma ancora di più dei Ds che hanno perso, se mai l'hanno avuta, l'anima e l'identità.

AGGIORNAMENTO: Arcigay e Arcilesbica almeno hanno replicato spiegando come stanno davvero le cose e hanno tolto l'appoggio dei maggiori movimenti gay all'Unione. Forse è vero che dovremmo manifestare in massa, ma stavolta facendo davvero sentire la nostra voce e non restando i soliti quattro gatti.

Thursday, February 09, 2006

Il destino dei Pacs (e di migliaia di vite)

Si decide oggi la sorte dei Pacs (o meglio delle unioni civili), se entreranno o meno a pieno titolo nel programma dell'Unione di centrosinistra, guidata da Romano Prodi.

Come al solito, per piazzare una bandierina e appuntarsi la medaglia di "cattolicissimo", Udeur e Margherita giocano al ribasso e tentano di svuotare di qualsiasi significato il già striminzito accordo di San Martino in Campo, lì dove si riconoscevano "diritti e prerogative, senza distinzione di genere e orientamento sessuale".

L'Udeur avanza un'improbabile "obiezione di coscienza", per cui alla fine su questioni "etiche" i partiti saranno liberi di seguire la propria coscienza. La Margherita, invece, chiede di cancellare il riferimento all'orientamento sessuale. Insomma, se passasse tutto ciò non resterebbe niente dei Pacs, nel frattempo diventati Unioni civili.
Ovviamente la Margherita deve fare i conti con i cattolici dell'Udc (cui si illude di contendere preferenze), con Casini che spara a pallettoni contro le coppie gay, senza preoccuparsi cristianamente delle vite concrete di queste persone.

Sulle unioni civili si capirà se il centrosinistra può avere un'anima laica o se la sinistra, pur di vincere, è pronta a perdere del tutto l'anima.

Tuesday, February 07, 2006

Pacs, il no di Berlusconi

Berlusconi dice No ai Pacs. Senza sé e senza ma.
Ovviamente una posizione così schietta e chiara può sorprendere solo quelli (fra i gay di destra e i sinceri liberali) che non hanno seguito in questi ultimi anni la politica e le scelte del governo delle destre italiane. Un governo che, primo nella storia dell'Italia unita, ha esplicitamente discriminato gay e lesbiche, proprio nel decreto che recepisce la direttiva europea anti-discriminazione (che sottile crudeltà).

Comunque in nessuna parte del mondo occidentale, neppure dove la destra è più laica e illuminata (Francia o Gran Bretagna), un governo conservatore ha introdotti diritti e riconoscimenti per le coppie gay. Dovunque è stata la sinistra a farlo e in fondo è giusto così, nell'eterno gioco del progresso-conservazione. Quindi anche in Italia, se votate Berlusca, scordatevi che possa rivoluzionare la società. Secondo lui per le coppie dello stesso sesso - e per quelle conviventi di sesso diverso - basta il codice civile.

Il problema italiano è che da noi non esiste la sinistra (ma questo è stato, è e sarà oggetto di altrio post).
Ma che ha detto Berlusconi ai microfoni di Radio Anch'io?
«Per quanto riguarda i pacs non credo che si debba andare ad una legge, che rischierebbe di indebolire l'istituto della famiglia. Questo, però, non toglie che quando ci sono coppie anche omosessuali di fatto queste persone possono regolare fra loro degli accordi anche tutelati» dal codice civile.

Peccato - ma forse questo lui non lo sa - che il codice civile in molti punti privilegia le famiglie di origine e i legami di sangue che mai e poi mai possono essere superati da un semplice accordo privato fra due persone che, legalmente, sono perfetti estranei.

Eppoi, basta con questa storia dei diritti e della gestione di un rapporto sotto il profilo economico e pratico.
Il valore delle unioni civili, non mi stancherò mai di ripeterlo, è principalmente simbolico. È un minimo risarcimento, come ha compreso e detto esplicitamente Zapatero, per le discriminazioni che ingiustamente subiamo da secoli.
Altro che diritti: vogliamo l'uguaglianza!

Monday, February 06, 2006

L'uguaglianza abita in Puglia

(aggiornamento del post precedente)
Con un voto all'unanimità la giunta regionale della Puglia ha approvato il disegno di legge sui servizi sociali che estende anche ai conviventi e ad altri nuclei familiari diritti e tutele, finora riservati alle famiglie santificate dal vincolo del matrimonio..

Un risultato che le destre e i media tendenziosi cercano di travisare, buttando negli occhio dell'elettorato il fumo dei Pacs e lo spauracchio dei "matrimoi gay". In questa legge - che comunque deve ancora passare dal Consiglio regionale - non si parla affatto di cerimonie, di celebrazioni o di unioni. Semplicemente si estendono diritti: non si nega né si toglie alcunché alle famiglie tradizionali né si toglie valore a queste. Solo, si sanano in parte pregiudizi e diseguaglianza che finora hanno colpito una parte della popolazione, cittadine e cittadini che pagano le tasse come gli altri, in teoria sono uguali, ma troppo spesso risultano invisibili alle istituzioni. Questa legge li riporta alla luce.

Arrivano i pasdaràn della famiglia

C'è una giunta regionale del Sud che sta preparando un disegno di legge sui servizi sociali in cui si parla di famiglie (al plurale) e si riconoscono diritti e cittadinanza anche a quei nuclei familiari non benedetti dal sacro vincolo del matrimonio, ma comunque formati da persone che condividono la propria vita, si garantiscono mutuo sostegno e spesso curano la crescita dei figli. Il disegno di legge - che deve essere approvato dalla giunta - non discrimina tra unioni dello stesso sesso o di sesso diverso.

Apriti cielo! I vescovi si indignano, gli ex assessori di destra fondano associazioni "per la difesa famiglie", che lanciano battaglie ideologiche, il Giornale del fratello del presidente del Consiglio cavalca la polemica e prova a spaventare i benpensanti. La Margherita, in giunta con la sinistra, trema si spaventa e minaccia di fare marcia indietro. Ma soprattutto apre un'inutile questione nominalistica per difendere "la" famiglia (singolare) dall'assalto delle famiglie.

Siamo in Puglia, dove un assessore Ds, Elena Gentile, sta conducendo una battaglia di principio e di diritto per riconoscere a tutti i cittadini le tutele previste dalle istituzioni.
Davvero, è disarmante vedere come tutto il dibattito è ideologizzato e in particolare i sedicenti "cattolici" in politica si contentino di piazzare una bandierina e sventolare i "valori" ei "principi" mentre calpestano le persone in carne e ossa.

Sunday, February 05, 2006

Flamingo pink

Carlos e Fernando sono maschi, vivono in Gran Bretagna e stanno insieme da più di cinque anni. Da poco hanno festeggiato il loro quinto anniversario insieme ai figli adottivi nella riserva di Slimbridge, nel Gloucestershire.

Sì perché Carlos e Fernando sono due fenicotteri rosa, gay e innamorati. Tanto che due volte all'anno, nella stagione degli amori, mettono in scena un complesso rituale di corteggiamento e costruiscono insieme il nido. L'ennesima prova, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l'omosessualità esiste serenamente in natura e, anzi, probabilmente ha anche un compito specifico.

Carlo e Fernando, comunque, non si fanno domande, però stanno insieme da cinque anni, al contrario delle altre coppie di fenicotteri, che di solito dopo una stagione si lasciano per cambiare partner l'anno dopo. "Sembrano molto felici" ha detto un responsabile delle riserva. "Resteranno insieme probabilmente per tutto il resto della vita. Gli altri uccelli non se la prendono con loro, casomai hanno maggior rispetto da parte dei simili, perché due maschi insieme intimidiscono gli altri fenicotteri".

I due uccelli hanno già allevato tre generazioni di piccoli, togliendo le uova alle coppie "regolari". "Ma sono ottimi genitori e si comportano con i piccoli come le altre coppie".
Sarebbero un ottimo spot. Altro che il passeggino di Oliviero Toscani.

Friday, February 03, 2006

Quattro passi a Parco Nord

Incontri gay in via Clerici, marchettari nel parcheggio dell'ospedale Bassini, puttane africane vicino al cimitero di Brusuglio, trans in vendita vicino a Villa Torretta a Sesto San Giovanni, scambio di coppie al parcheggio del cimitero di Bruzzano.
Benvenuti a Parco Nord!

Ne avevamo già parlato nella vecchia casa, ma ora sono arrivati i risultati di una ricerca sulla più grande (credo) area di cruising milanese e probabilmente una delle più estese in Italia. Chilometri quadrati di alberi, cespugli, fogliame, ideali per incontri furtivi e clandestini, molto apprezzati da tanti gay (o dovrei dire omosessuali) e anche da un bel po' di miei amici (cui questo post, è ovvio, è dedicato). Oltre che da moltissimi eterosessuali, cultori della prostituzione o del sesso all'aria aperta.

A me sembra un gesto di grande civiltà che il Consorzio del parco si sia preoccupato dei conoscere i fruitori "abituali" della zona e mi pare che non ci sia neppure un intento persecutorio né da "caccia alle streghe", come invece è successo a Milano città dove non cresce più cespuglio dopo il passaggio di Gabriele Albertini.
Certo, dà fastidio - e non posso negare che sia sacrosanto - trovare i residui dei piaceri notturni il mattino dopo; che sia il netturbino a raccattarli o le scolaresche in visita a trovarsi tappeti di fazzolettini e profilattici (ben) usati. Basterebbe un po' di civiltà, ragazzi.

Naturalmente anche qui non poteva mancare il solito leghista - stavolta tocca a Cinisello Balsamo - pronto a lamentarsi per lo spreco di denaro pubblico; mentre il buon Giornale (di Berlusconi) non si smentisce una volta di più, quando parla del fenomeno dell'omosessualità e delle altre devianze.
Consoliamoci pensando che il sabato e la domenica nel parco in via Clerici si danno appuntamento 200 omosessuali. Che tempi, signora mia.

Thursday, February 02, 2006

Tanta voglia di Aznar

In un vecchio post ho raccontato come l'ex presidente del governo spagnolo Aznar non ha mai introdotto pacs né unioni civili in Spagna, ma anzi si è sempre opposto alle proposte di legge presentate dalla sinistra, riuscendo perfettamente a farle fallire.

Qui, però, non voglio parlare del vecchio premier iberico, sconfitto dal voto popolare e dalla propria protervia. Mi preme parlare di questa strana sinistra italiana, che si vanta di non essere "come Zapatero" (un socialista europeo esattamente come i Ds), ma appunto come Aznar, un uomo di destra che ha contribuito ad allontanare progressivamente dal centro l'intero Partito popolare europeo.

Che a rivendicare la linea Aznar sia un vecchio democristiano, seppur di fede dossettiana, come Romano Prodi non sorprende più di tanto; come va ripetendo fino alla nausea fda, invece, è scandaloso che taccia (e quindi acconsenta) il maggior partito della sinistra (o dovrei dire di centrosinistra), quei Ds che fino a prova contraria dovrebbero essere socialdomocratici, se fossero qualcosa.

Di fronte al feticcio Aznar, che Fassino D'Alema e Veltroni dovrebbero rifuggire come la peste, non un'obiezione né un distinguo; neppure un colpo di tosse. Evidentemente a loro va bene così. In fondo la sinistra - Blair docet - già non si distingue dalla destra sui temi economici (legge Biagi, precariato, privilegi alle imprese) e su quelli internazionali (guerra no, guerra sì, guerra forse). Perché dovrebbe essere "di sinistra" sulle questioni civili e sociali. Meglio lasciare una bella libertà di coscienza o, meglio ancora, tacere e sperare che si parli d'altro.

Un vero partito di sinistra non solo respingerebbe le unioni civili per proporre il matrimonio per tutti (etero e gay), non solo risponderebbe a muso duro ai tentativi neocentristi e neomoderati di anacquare il poco che si è raggiunto; ma difenderebbe, e con orgoglio, la propria scelta di tutelare i più deboli e le persone discriminate da secoli.
Come ha fatto quel vero socialista di José Luìs Rodriguez Zapatero.

Noi invece abbiamo Fassino, che andava dalle monache e sbandiera la sua religiosità. Buon per lui. L'11 febbraio, con il programma dell'Unione, vedremo se almeno la linea Aznar ha resistito o se dobbiamo rinunciare financo a quella. Che tristezza.

Wednesday, February 01, 2006

Baci incensurati

In Gran Bretagna non c'è posto per la censura, se l'obiettivo è un casto bacio gay fra due maschi in una pubblicità di orologi.

Dopo un'indagine nata da alcune denunce, l'Autorità britannica che vigila sulla pubblicità ha deciso che lo spot degli orologi D&G non solo non deve essere censurato - solo per il bacio fra due uomini - ma non merita neppure una limitazione temporale.
Cioè, secondo il controllore britannico un bacio fra due uomini non è "inadatto" a un pubblico di bambini o adolescenti, come si affretterebbero a gridare le vestali nostrane della famiglia eterosessuali e i genitori in fermo permanente effettivo, come quei buontemponi del Moige o l'onorevole Maria Burani Procaccini, presidente della commissione parlamentare per l'infanzia.

In Italia pare che lo spot sarà ritrasmesso sulle tv nazionali (dove io però non l'ho mai visto in onda, ma forse perché vedo poca tv).

Bush contro i gay e le "toghe rosse"

I giudici attivisti si confermano la bestia nera dei due mister B, quello che governa qui nell'Italietta e l'altro, più pericoloso e importante, che regna sulla prima e unica superpotenza mondiale.

Non contento di aver ottenuto la conferma del giudice Alito alla Corte Suprema - un italoamericano conservatore che minaccia di stravolgere le regole sull'aborto e su altre questioni sensibili - George Bush nel discorso sullo stato dell'Unione si è scagliato contro "i giudici attivisti" che vogliono "modificare il concetto del matrimonio". Non ha neppure nominato la parola "gay", ma ha espresso chiaramente, una volta di più, il suo pensiero conservatore.

E l'America - e il mondo intero - nel frattempo ha perso una paladini dei diritti delle minoranze, fra cui noi omosessuali. Quella Coretta Scott, vedova di Martin Luther King che non ha mai smesso di far sentire la sua voce in difesa della nostra causa.