Friday, September 30, 2005

Schwartzy ha detto no: California senza confetti

Come aveva annunciato, il governatore Arnold Schwartzenegger ha posto il veto alla legge approvata dalla Camera e dal Senato della California, che estendeva il diritto di sposarsi alle coppie dello stesso sesso.

Per accontentare la comunità lgbt, però, l'ex attore ha annunciato - nello stesso documento - che sosterrà i benefici riconosciuti alle unioni domestiche registrate e si opporrà vigorosamente a ogni tentativo di ridurli. In questo Schwartzenegger si riferisce ai due referendum che i conservatori vorrebbero far votare l'anno prossimo, con cui si proibiscono sia i matrimoni sia altre forme di riconoscimento.

Col suo atto, comunque, il governatore ha scontentato entrambe le parti: i progressisti, che vedono annullata una legge approvata dalle camere, e i reazionari, sconfessati dal loro leader nel tentativo di conculcare diritti.

Il fronte del sì al matrimonio, poi, contesta a Schwartzy di essere stato troppo tiepido: avrebbe dovuto dire, secondo loro, che si opponeva apertamente alla raccolta di firme e che l'avrebbe osteggiata.
I conservatori, invece, sono irritati dalla sua scelta di firmare altre quattro leggi, tre delle quali estendono norme anti-discriminazione alle persone omosessuali e rendono retroattivi, per i dipendenti pubblici, i benefici delle unioni domestiche. Ma la California non segue Olanda, Belgio, Spagna, Canada e Massachusetts.

A la guerre comme à la guerre

«Per difendere le nostre posizioni, siamo disposti a qualsiasi guerra».
Una frase del genere, attribuita dal primo quotidiano italiano - notoriamente moderato - al presidente della Conferenza episcopale italiana è sintomatica dello stato di deterioramento cui sono arrivati i rapporti fra la Repubblica italiana e le gerarchie cattoliche.

Non solo la Cei, che riunisce i vescovi, si prepara a "dare battaglia" sui valori e sulle leggi che coinvolgono scelte di morale, ma il Vaticano non rinuncia a dare il proprio giudizio su un eventuale candidato del centrodestra alternativo a Berlusconi. In questo senso ci sarebbe più di una reticenza ad appoggiare Gianfranco Fini, reo di essersi smarcato pubblicamente, per ben due volte, dai diktat di Oltre Tevere. L'ultima, quando non ha escluso una legge per le coppie di fatto, ma soprattutto quando ha sostenuto il Sì al referendum sulla procreazione, criticando sotto il profilo etico l'invito all'astensione.

In qualsiasi altro paese sarebbe inaudito, se non ridicolo, il solo pensare a una sorta di "gradimento preventivo" da chiedere ai vescovi. In Italia no. E il destino di un uomo politico può essere deciso nelle sale vaticane. Non è un caso quindi che tutti i cittadini interessati a un confronto laico e sereno di opinioni siano oltremodo preoccupati dal clericalsismo, prima strisciante e oggi sfacciato e rivendicato, delle forze politiche.
Quasi che gli unici valori fossere quelli religiosi e non ci fosse, al contrario, una riserva di virtù civili e valori "laici", che in Italia sono stati incarnati da intellettuali di varia estrazione e collocazione politica, come Norberto Bobbio, Indro Montanelli o Ernesto Rossi.

Niente baci, siamo in metro (a Parigi)

Baci gay e lesbici vietati nella metropolitana di Parigi. La società che gestisce la rete metropolitana, Métrobus, ha rifiutato i cartelloni pubblicitari del Rainbow Attitude, la prima esposizione europea dedicata al mondo gay e lesbico, arrivata ormai alla terza edizione.

Da venerdì 21 a lunedì 24 ottobre, più di 400 espositori presenteranno servizi e prodotti dedicati alla comunità lgbt. Eppure la società del metrò non ha voluto i manifesti, pensati contro l'omofobia, perché "rischiavano di choccare i viaggiatori".

Ora non credo che due uomini - o due donne - che si baciano siano un'immagine violenta o choccante. Piuttosto, è sintomatico che un paese che si è dovuto accontentare del Pacs - mentre altri hanno il matrimonio o le unioni civili - abbia ancora questo tipo di problemi rispetto all'omosessualità.

L'associazione, intanto, ha già annunciato una causa contro la Métrobus e ha presentato ricorso alla Alta autorità contro le discriminazioni e per l'uguaglianza (Halde): questa, almeno, in Francia c''è.